We Are All Humans

I mondi si creano con le parole, che nascono e cambiano insieme a ciò che raccontano.
Esse non hanno neutralità, ma si schierano e parteggiano. E combattono. E fanno combattere.
Alle parole, prima o poi, qualcuno crede. Che diventino manifesto o dichiarazione, riescono a vivere attraverso chi ne fa gesti e azioni.
È per questo che vanno usate con criterio e consapevolezza. Perché con loro si può costruire o cancellare, nel tempo di un sospiro di sillaba.
Le parole servono a spiegare. E ciò che è spiegato cambia di dimensione, di unità di misura. Diviene in scala uno a uno con il nostro sentire e il nostro percepire, spesso assumendo contorni di familiarità tale da mutarsi, da straniero/a e dunque estraneo/a, in amico/a e poi in fratello e sorella e poi in me.
Metamorfosi e brinamento, un alito di pensiero e di suono che si compatta per assumere la consistenza della realtà.
Le parole insegnano. E, soprattutto, devono essere usate per insegnare. Perché l’educazione dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze non può avere solo legami di biologicità. Essa deve riguardare la comunità intera, soprattutto lì, dove le mancanze genitoriali creano dislivelli tali da tramutare le differenze in criticità.
Ecco perché è importante inginocchiarsi ad altezza dello sguardo dei nostri figli e delle nostre figlie e raccontare loro quanto di bello viva in ciò che sono. E in ciò che sono gli altri e le altre.

Questo si fa nel piccolo libro di Emanuela Nava e Simona Mulazzani. Si costruisce, mattone dopo mattone, parola dopo parola, un’immaginazione tale che permetta di figurarsi e riconoscersi nell’alterità; un percorso, anche educativo, che utilizza quindici parole, togliendole dalla distanza delle definizioni e facendole divenire pensiero.
Ecco, allora, che colore diviene emozione e unità che crea bellezza; coraggio vuol dire ponte e comunità; rispetto è riguardo, che è osservazione attenta ma anche cura; amicizia significa «creazione continua dell’universo».
Ecco, ancora, che nostalgia vuole significare identità, quel ponte che unisce futuro e passato; i legami sono ciò che ci mantengono in equilibrio e la pace ciò che ci permette il cammino.
La terra è uguaglianza, perché fa sottostare tutti e tutte alla stessa legge di gravità che mantiene a un medesimo livello piedi e teste; l’immaginazione è poi ciò che ci salva. E l’immaginazione nasce con l’ascolto, soprattutto di ciò che non conosciamo e che, in un gioco linguistico di coppia minima, diviene finalmente accolto e accettato.
C’è poi la fiducia, quella cima impervia che si conquista proprio grazie agli appigli di parole; e la giustizia, «virtù della forza e del coraggio. Ma anche virtù dell’equilibrio»: giustizia è partecipazione.
Uguaglianza, che non significa solo parlare la stessa lingua, ma dover affrontare le medesime salite e avere, poi, le stesse discese in cui correre e riprendere fiato.
La migrazione è ciò che dà respiro alla società: se gli uomini e le donne si fermano, con loro termina la storia.
Infine il sogno. Cambiare il mondo è difficile? È irrealizzabile? Probabilmente. Forse, però, se un sogno ci accomuna, vuol dire che siamo davvero fratelli e sorelle; che siamo, magari, la stessa cosa.

Questo piccolo, delicato libro, invita a far uscire il sogno dal cassetto, a metterlo di fronte a noi e a farlo camminare. Ci invita a provare a farlo diventare, se non realtà, almeno una possibilità. Una possibilità che nasce dalle parole, che ci fanno conosce e riconoscere. Un viaggio in cui diventiamo intercambiabili e tutti e tutte assolutamente fondamentali.

Emanuela Nava, Simona Mulazzani
We are all humans
Feltrinelli, Milano, 2021
pp. 48

***

Articolo di Sara Balzerano

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Laureata in Scienze Umanistiche e laureata in Filologia Moderna, ha collaborato con articoli, racconti e recensioni a diverse pagine web. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è quello di continuare a chiedere Shomèr ma mi llailah (“sentinella, quanto [resta] della notte”)? Perché domandare e avere dubbi significa non fermarsi mai. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

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