Nada yoga: la musica Kirtan e Bhajan

Nei Veda e nelle Upanishad si trovano numerosi insegnamenti sulla “scienza del suono” per la purificazione ed elevazione dell’anima utile a tutte e tutti e in particolar modo a chi pratica yoga. Secondo alcune/i insegnanti di yoga, le pratiche andrebbero svolte in silenzio, per concentrarsi sul respiro e sull’ascolto, ma questa istruzione è parziale, perché la musica ha altri grandi vantaggi e bisogna considerare che gli effetti che provoca sull’organismo sono enormi. Il Nada yoga prevede l’utilizzo del suono e della voce per ristabilire l’equilibrio psicofisico come strumenti di guarigione.

Si racconta che nell’antica India le/i musicisti più esperti avessero il controllo non solo sulle emozioni umane, ma anche su tutte le manifestazioni naturali, come il far piovere o nevicare. Infatti alcuni documenti narrano come il musicista di corte dell’imperatore Akbar, nel sedicesimo secolo, cantò una melodia Raga notturna durante il giorno e il sole si oscurò. In questo sistema filosofico del Nada, tutto è vibrazione piuttosto che materia e particelle che formano il cosmo. La musica si unisce allo yoga quando si cantano mantra nei Kirtan e Bhajan.
Nello yoga esistono numerose pratiche e una di queste, adatta a chiunque lo eserciti, si basa sul canto mantra che si chiama Kirtan. Il conduttore o kirtankara propone una melodia che il gruppo ripete in forma di risposta. Essa fa parte dello yoga devozionale della bhakti che coinvolge lo spettro emotivo del cuore con canti e danze, musiche, cucina, poesia per canalizzare la relazione col divino attraverso le vibrazioni sonore che amplificano l’accesso a stati profondi di conoscenza.

La voce umana è lo strumento classico per sintonizzarsi e meditare sulle frequenze di espansione della coscienza. Viene utilizzata la lingua sanscrita, che consiste in una serie di lettere akshara, per comporre i mantra, suoni che se ripetuti molte volte liberano la mente e risvegliano la consapevolezza nell’individuo.

Il principio fondamentale del Nada yoga è quello della tonica, la frequenza-base diversa per ciascuna persona su cui vengono impostate le melodie. Ha un’altezza stabile nel tempo e cambia solo se avvengono grandi cambiamenti nella vita, è come un’impronta vocale, una nota sensibile per ritrovare sé stessi e sé stesse e la propria dimensione spirituale. Nei primi mesi di vita la tonica del bambino/a sarà uguale a quella della madre, poi col passare del tempo cambierà in virtù della propria crescita personale, fino a stabilizzarsi nell’adolescenza.
Essa viene fisicamente associata alla zona dell’ombelico. Anche in Occidente il medico otorinolaringoiatra Alfred Tomatis (1920-2001) ha dimostrato scientificamente quello che lo yoga ha sempre asserito, cioè l’importanza della voce materna per l’individuazione corporea nell’infanzia e lo ha sottolineato anche attraverso esperimenti sul feto, il quale percepisce la voce della madre a partire dalla diciottesima settimana di gravidanza: dunque l’orecchio svolge un ruolo importante nello sviluppo cognitivo (L’orecchio e la vita, A. Tomatis, 1987).

L’essere umano entra in vibrazione con la totalità del corpo e può considerarsi racchiuso in tre ottave sonore. La musica ha un ruolo potente per il sistema endocrino, respiratorio e cerebrale, aiuta a rilassare mente e corpo come una formula fisica che ci guida naturalmente verso l’esperienza collettiva del mantra yoga effettuata con strumenti tipici quali harmonium, mridanga, karatala e flauto bansuri.
L’harmonium è uno strumento musicale che ha la forma di un mobiletto rettangolare, con una tastiera di due o tre ottave e si aziona con una specie di mantice a soffietto, con dei tasti per i bordoni di note fisse per il sottofondo. Il karatala è uno strumento a percussione consistente in un paio di cimbali che si suonano con le mani, possono essere di materiali diversi, bronzo, rame, zinco, e possono essere di varie dimensioni. Il mrdanga è invece uno strumento di legno a percussione indiano, formato da due membrane che si percuotono con le dita e con le mani per produrre vari ritmi e altezze diverse.

Dea Saraswati

Nei Veda e nelle Upanishad si descrive il significato di nama-kirtana, canti sacri, lila-kirtana per celebrare le attività trascendentali, sankirtana eseguito in gruppo, il nagarasankirtana eseguito in pubblico nelle strade. La dea Sarasvati è la dea della musica che viene rappresentata solitamente con lo strumento a corde indiano della vina, una specie di liuto formato da zucche vuote. Suo marito Brahma ha creato le scale musicali usando i mantra del Sama Veda e ha creato l’universo con la Om (Brihadaranyaka Upanisad 1.2.4). Il Kirtan è dunque una pratica essenziale dello yoga, eseguita in posizione da seduti o per la danza. Molti pensano allo yoga come a un insieme di esercizi fisici per migliorare la salute, ma essi sono solo una parte del quadro generale delle pratiche. Attraverso l’ascolto e l’emissione dei suoni le emozioni sopite vengono a galla e i traumi di pensieri eccessivi cominciano a guarire senza sforzo particolare. Il mantra conduce la coscienza verso un luogo tranquillo, senza ansia, e unisce i cuori delle persone, aumentando il senso di connessione e unità nel gruppo. Basta seguire il flusso sonoro per rilassarsi e notare la propria voce in armonia con quella degli altri, si stimolano così memoria e attenzione. È un linguaggio universale pieno di energia che contiene un profondo valore spirituale e terapeutico, che ci consente di individuare la pura consapevolezza del tutto.

Navaratri Bhajan

I Bhajan sono invece particolari tipi di canto devozionali (dalla radice sanscrita bha che significa prendere parte, condividere) dove predominano i sentimenti accompagnati da melodia e ritmo su testi delle scritture sanscrite sempre con gli stessi strumenti musicali del Kirtan. Solitamente i testi sono didattici e autobiografici, parlano dei comportamenti virtuosi da imitare. Molti iniziano con un arathi (invocazione) che richiede attraverso il rituale benedizioni e successo.

Un esempio di testo di bhajan è amar jivan (la mia vita, di Bhaktivinoda Thakura tratto da Saranagati): amarajivana, sada pape rata/nahiko punyera lesha/parere udvega,diyachi ye koto,/diyachi jivere klesa (traduzione: sono un peccatore impuro e ho causato grande ansietà e problemi agli altri).
Un altro esempio dello stesso autore è Mama mana mandire (Nel tempio del mio cuore).
Ritornello: mama mana mandire/rasha nisi-din/krishna murari sri krishna murari
(traduzione: per favore risiedi nel tempio del mio cuore giorno e notte, oh Krishna Murari, oh Sri Krishna Murari)

Il primo passo per poter esprimere la propria voce e il canto è l’ascolto profondo prima dei suoni indistinti, poi articolati, poi delle parole, per sviluppare la capacità di udire l’inudibile, ovvero saper comprendere quello che è al di là di ciò che è manifesto e viene richiesto per riarmonizzare mente e corpo. Non è necessario essere musicisti o cantanti professionisti per praticare il Nada yoga, non occorre avere l’orecchio assoluto, il linguaggio del suono organizzato si basa sull’intenzione, che come una “torcia” verso l’interiorità si pone alla ricerca del nostro vero Sé. Dal punto di vista scientifico si può dire che dal prana (na) e dal calore del fuoco agni (da) si sprigioni il suono prodotto da noi esseri vibranti che viviamo immersi nei suoni della natura e dell’universo. Nella nostra civiltà sentiamo sempre più spesso parlare di passeggiate meditative nella foresta, dove si cerca il perduto ronzio delle api e dei calabroni, il canto del ruscelletto di montagna che rinfresca l’animo, come un po’ tutti i suoni naturali che aumentano la concentrazione e riducono lo stress, orientando l’attenzione verso l’esterno. I suoni artificiali, invece, spostano l’attenzione verso l’interno, provocando disturbi d’ansia e di stress (Scientific Reports, 2017). Studi recenti hanno dimostrato le qualità calmanti della natura, basta anche solo uscire all’aperto, e stare per qualche minuto immersi nella natura, e ciò farà la differenza, si potrà sentire diminuire la sensazione di dolore mentre aumenterà il tono dell’umore. Il paesaggio sonoro in cui vorremmo essere immersi è quello dell’acqua che sgorga assieme al cinguettio degli uccelli. Parchi e giardini vicini ai centri urbani sono sempre più rari, ma rappresentano alti benefici per chi abita in città e vuole trascorrere del tempo fuori dal disordine del rumore legato all’antropizzazione. Il rapporto tra territorio, essere umano e natura è strettamente caratterizzato da un ambiente ecologico, che preserva i suoni naturali e trasmette gli echi di una grande orchestra, la colonna sonora ideale della nostra esistenza.

In copertina. Musica Kirtan.

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Articolo di Nuria Kanzian

Docente di filosofia, amante dello yoga, giornalista freelancer, musicista e scrittrice, ha pubblicato opere di poesie, sceneggiature e saggi filosofici quali Autobiografia e conoscenza del sé e Cosmologia vedica. In qualità di Presidente dell’Associazione Noumeno culture, club di pratiche filosofiche, organizza progetti di formazione nel sociale.

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