Sette carte alla regina. Intervista a Dale Zaccaria

Noi conosciamo Dale Zaccaria come autrice di Vitamine vaganti, con articoli di politica e attualità. Sappiamo che la sua opera poetica ha ricevuto ottimi apprezzamenti dal critico Giorgio Barberi Squarotti. Nelle presentazioni è definita scrittrice, poeta, giornalista e performer. Le rivolgiamo alcune domande, per scoprire aspetti inediti della sua personalità vivace e poliedrica.

Chi è veramente Dale Zaccaria?
Sono una donna forte e fragile al contempo, sensibile e combattiva. Sono una donna molto generosa, con la vocazione poetica e della poesia sin da piccola. Ho chiaramente i miei lati positivi e negativi come tutte le persone. Sono una donna che ha fatto parecchi errori anche di valutazione delle persone nella vita. Ma sono fermamente convinta che tutto quello che avviene nelle nostre vite, come gli incontri che facciamo, non siano mai casuali. Tutto avviene per un determinato motivo. E finché non apprendiamo dagli errori, dalle esperienze negative, dagli incontri sbagliati, questi si ripresenteranno sotto altre forme e persone.  E sono altrettanto convinta che la vita prima o poi a ognuno di noi restituisca il bene e il male che abbiamo compiuto e seminato. I buddisti lo chiamano karma.

Qual è la storia del tuo nome, che non è certo molto comune?
Il mio nome l’ha scelto mio padre. Un uomo ironico, silenzioso, molto intelligente. Un uomo colto che sin da piccola mi ha spinto a studiare. Mi diceva sempre che io dovevo essere una donna di cultura, una donna intellettuale. Un uomo secondo me molto avanti come persona, anche per le sue idee politiche, amante della fotografia e appassionato di fumetti. Il mio nome lo ha preso dal fumetto di Flash Gordon la cui compagna è Dale Harden, da qui il mio nome, di cui lui andava molto fiero. Devo molto a mio padre. Il mio nome, il mio destino. Penso che ogni nome porti con sé un suo destino.

Regalaci due tue poesie: quella che ti rappresenta meglio e quella che dipinge nel modo più veritiero i nostri tempi!
Quella che mi rappresenta meglio è quella che ho scritto per mio padre e a lui dedicata.

Padre, non ci dissero
che l’amore è coraggio
che la terra è fatica
e pazienza
che ogni fuga è ritorno
che la storia è pietra
su pietra
che il sole è la scintilla
e la vita.
Non ci dissero
che Dio non esiste
e che la morte è solo
uno sbaglio.

Quella che rappresenta meglio questo delicato e difficile momento storico con questa guerra è il mio inedito, l’ultima recentissima poesia, scritta il giorno prima che la Russia attaccasse l’Ucraina. Queste poesie sono legate a mio padre, a Franca Rame e al mio Maestro Giorgio Barberi Squarotti.
Nella lirica Se il mondo va in guerra mi hanno guidato gli insegnamenti di Squarotti, la bellezza e l’intelligenza della Rame.

Se il mondo va in guerra
voglio solo dirti che ti amo,
che l’amore non basta
in questa terra di fiori
e di roghi,
che dovrebbe esserci
la tua bellezza in ogni angolo,
le tue mani salde da metterci
al cuore,
la tua intelligenza a volerci ricordare
che se il mondo va in guerra
non c’è né più giusto o sbagliato
né bene né male,
non c’è nessun oggi o
domani da raccontare.

Quali personalità dell’arte o della cultura hanno avuto più peso nella tua formazione o crescita professionale?
Come formazione culturale Pier Paolo Pasolini, Zygmunt Bauman, Michel Foucault, ma anche molti poeti e poete da Campana a Salinas, dalla Plath alla Merini.  Sono una donna che ha studiato sempre tanto e continuo a farlo, come a ricercare. Poi ovviamente Franca Rame con la quale ho un forte legame e rapporto spirituale e Giorgio Barberi Squarotti.

Dale Zaccaria al Circolo Culturale Belville di Roma, 8 marzo 2012

Tu sei ancora decisamente giovane, quasi una millennial, pur avendo già sperimentato diversi campi professionali. Che consigli daresti a una ragazza o ragazzo giovanissimo, diciamo post-millennial, ossia generazione Z?
Quello di viaggiare, andare all’estero, formarsi in altre città europee e del mondo. Io vado spesso in Spagna, a Madrid, lì ho trovato la mia casa, una città dove sono così libera e me stessa. Alle e ai giovani dico di non farsi mai limitare da luoghi, lingue e culture, di non chiudersi, ma di essere sempre aperti e curiosi, di cercare sempre la meraviglia e la bellezza anche laddove non pensiamo che possa esistere e soprattutto di cercare la poesia nei loro cuori.

Ci vuoi parlare della tua ultima fatica, Sette carte alla regina?
Sette carte alla regina è un libro che ho iniziato dieci anni fa, scrissi i primi tre racconti che inviai anche a Franca Rame, lei è la Regina. Poi l’ho tenuto fermo per molti anni. Fino a concluderlo in poco tempo lo scorso anno. Dovevo chiudere questo lavoro che era rimasto aperto e fermo per troppo tempo. È dedicato anche a mia nonna Lina, che mi disse di raccontare la sua storia. È un libro che trovo di una grande attualità, non solo per le storie e le donne narrate, ma perché è attraversato dalla storia del secondo novecento, dalla Seconda guerra mondiale, e in questo momento dove c’è “guerra”, la paura di un allargamento del conflitto, Sette carte alla regina ricorda con urgenza quanto sia distruttiva la guerra, quanto dolore e morte porta con sé. Sono storie di donne colme di vita, c’è amore, bellezza, miseria, storia, poesia. C’è tutto in questo libro. Ogni aspetto umano, soprattutto femminile, qui è raccontato. Poi mi sono confrontata con la prosa, con la narrativa, mentre la mia vocazione, attitudine è la poesia. Credo che ogni persona che scriva debba mettersi alla prova, capire i propri limiti, dove può arrivare, se superarli. In questi ultimi anni ho cercato di confrontarmi con più generi diversi, dalle favole alle filastrocche alla satira. Su un lavoro solo ho delle incertezze: il libro a cui sto lavorando sulle parafilie femminili, perché temo di sconfinare troppo dal mio ambito letterario e umanistico, andando a toccare materiale di psichiatria, psicologia, neuroscienza. Temo che non mi appartenga, perché alla fine la perversione, sia essa maschile o femminile, mai potrà generare vita, bellezza e poesia. Ci sono dinamiche poco intelligenti e distruttive anche qui, le stesse dinamiche della guerra. Ma penso che potrei osare cimentarmi questa volta con un argomento scientifico, scrivendone un saggio, dato che sono quasi due anni che sto documentandomi su questa tematica poco indagata, su cui c’è poca letteratura scientifica.

Salutiamo Dale Zaccaria, augurandoci di leggerla spesso sulla nostra rivista e augurandole di continuare a esprimere sé stessa nei tanti ambiti artistici in cui ha saputo cimentarsi con entusiasmo e capacità, per diventare un esempio di intraprendenza e impegno.

In copertina. Performance con poesia e musica di Dale Zaccaria, Casa Internazionale delle donne di Roma, Luglio 2016.

***

Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi e vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane fino al settembre 2020.

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