Le pettegole di Hollywood Hedda Hopper e Louella Parsons raccontate da Paola Calvetti

In questa seconda parte ringraziamo nuovamente Paola Calvetti per il suo bel libro Le rivali, ricco di informazioni e ben documentato, che ci fa conoscere dieci donne di talento che hanno cambiato la Storia, tracciandone in maniera brillante e arguta le biografie; passiamo ora a scorrere le vite parallele delle due “allegre comari di Hollywood”, le autrici di scoop senza precedenti, le lingue più feroci e pungenti d’America: le giornaliste Hedda Hopper e Louella Parsons.

Le foto inserite nel volume sono davvero implacabili: in una Hopper ride sguaiata a un evento a New York, in un’altra sono insieme, a un party, apparentemente felici di trovarsi vicine, nella terza Parsons è quasi patetica, in abito da sera, su una poltrona da regina, immortalata in uno studio fotografico. Ma chi erano davvero?

Hedda e Louella ad un party, 1948

La scena si apre con una raffinata cena al ristorante Romanoff di Los Angeles: è il 16 marzo 1948 e rappresenta una data storica per la stampa americana, è infatti il momento della riconciliazione (provvisoria) in pubblico delle due rivali; «le due columnist assetate di sangue depongono l’ascia di guerra» grazie all’intervento pacificatore di Harriet, figlia di Hedda Hopper. Insieme le giornaliste contano un seguito di circa 75 milioni di persone, fra lettori, lettrici, ascoltatori e ascoltatrici di trasmissioni radiofoniche. Per loro ha cambiato senso la definizione di sobsisters, coniata nel 1907 con l’intento di denigrare le pioniere del giornalismo femminile, presenti (e forse troppo empatiche) al celebre processo a carico di Harry Kendall Thaw. Sob diventa per le due vipere il crudele acronimo di son of bitch, visto che con le loro penne sono in grado di distruggere chiunque.

Louella Parsons

Louella Rose Oettinger è nata il 6 agosto 1881 in Illinois, anche se lei vorrà sempre dirsi più giovane; è una ragazzina ambiziosa e sogna di fare la giornalista, ma all’epoca sono rarissime quelle che emergono dall’anonimato, praticamente solo Nellie Bly e Winifred Black, le altre sono relegate ad argomenti femminili e marginali. Ma lei riesce ad essere assunta al Dixon Morning Star e ascolta le chiacchiere, va a caccia di notizie, sa tutto su nozze, nascite e divorzi. Nel 1905 si sposa con un tale Parsons che le lascerà in breve una figlia e il cognome. A Chicago si appassiona al teatro e al cinema degli esordi; non è bella, non si fa notare, ma è curiosa, sveglia e ha voglia di imparare, così accetta un incarico al Chicago Tribune. Di lì a poco, grazie a un colpo di fortuna, diventa storyeditor presso gli studi cinematografici Essanay; si fa apprezzare e finalmente diventa giornalista con una rubrica quotidiana sul Chicago Record-Herald che la rende la prima gossip column degli Usa, ovvero la pettegola per antonomasia. Un altro colpo di fortuna arriva nel 1915 grazie a una intervista alla diva Mary Pickford che le offre un’idea geniale: quella di scrivere reportage dedicati al mondo del cinema, in tutte le sue sfaccettature.

Louella Parsons parla
con le lettrici

Ma il suo è un successo effimero perché nel 1918 viene licenziata. In breve trova un’altra opportunità con il Telegraph su cui riesce a fare ciò che sa far meglio: interviste a personaggi dello star system, infarcite di pettegolezzi e appetitose curiosità. Così cattura quel genio della carta stampata che è William Randolph Hearst che nel 1923 le fa un contratto importante. La permanenza in un centro californiano per curarsi la tubercolosi vuol dire per Louella l’occasione di restare vicino a Hollywood: «nessuno ormai le dice di no»; peccato che nel 1938 anche Hedda debutti con una rubrica fissa sul Los Angeles Times… Entrambe raccolgono voci, hanno informazioni “segrete”, arrivano ovunque, persino negli ambulatori medici, negli studi legali, nei negozi dei parrucchieri e nei saloni di bellezza. Fanno e disfano matrimoni, scoprono gravidanze, prevedono divorzi eccellenti (come quello fra Fairbanks e Pickford).
Anni dopo il gran colpo di Louella sarà nel 1949 l’annuncio in anteprima del travolgente amore fra il regista Roberto Rossellini e l’attrice Ingrid Bergman; sarà sempre lei a rivelare che la coppia attende già un figlio, con grande scandalo dell’opinione pubblica americana. Non mancheranno questioni di opportunismo, pro o contro l’editore, e anche prese di posizione in ambito politico: se Hedda si rivela repubblicana, razzista, anticomunista, Louella si schiera a favore del genio di Chaplin, nel triste momento del maccartismo, e lui la ripaga con uno scoop sensazionale: l’esclusiva delle nozze con la diciottenne Oona O’Neill; idem quando l’inglese Vivien Leigh interpreta l’americanissimo Via col vento, vincendo l’Oscar, con l’entusiastico supporto di Louella. Pur essendo diventata una “bacchettona”, convertita alla fede cattolica, adora e difende in ogni circostanza Marilyn Monroe che le rilascia interviste per tutta la sua breve vita. Stranamente una volta le due rivali si trovano d’accordo, quando apprezzano le qualità di un giovane attore emergente, stella rapidamente scomparsa: James Dean, dopo il successo strepitoso del film La valle dell’Eden.

Hedda Hopper, giovane attrice

Hedda Hopper nasce come Elda Furry il 2 maggio 1885 in Pennsylvania in una famiglia modesta e numerosa, ma presto viene presa dalla vocazione del palcoscenico: sogna di fare l’attrice e nel 1908 arriva a New York dove diventa ballerina di fila. È alta, slanciata, ha gambe molto belle, anche se voci maligne le negano ogni talento. Nel 1913 sposa un noto attore, di 27 anni più vecchio, giunto al quinto matrimonio: sarà costretta a cambiare nome, raccontava, perché l’uomo si confondeva con le mogli precedenti. Eccola diventare la signora Hedda Hopper. Compare in vari film, in ruoli minori, fino a quando arriva a guadagnare più del marito che è invidioso e l’ha sempre tradita; così divorzia. Continua a interpretare qualche particina, ma ama le cose belle e spende tanto; la crisi del ’29 la lascia disoccupata e poi costretta a umili lavoretti. Tenta altre strade, ma fallisce; nel ’35 rimane vedova con un figlio, Bill, da tirare su. Tuttavia è proprio allora la sua rivincita, quando il suo sarcasmo, il suo spirito di osservazione, la sua conoscenza degli ambienti giusti le fruttano una rubrica fissa sul Washington Herald. Tre anni dopo scriverà sul Los Angeles Times, mentre i giganti dell’editoria alimentano la rivalità con Parsons. Nel ’39 debutta alla radio, per la Cbs, dopo che già Louella aveva ottenuto un suo spazio dedicato agli spettacoli. Il colpo di fortuna, uno di quelli da cogliere al volo, arriva il 21 ottobre quando scopre il figlio del presidente Roosevelt con l’amante in un hotel; è lo scoop del momento che fa un clamore enorme: «nello spazio di un mattino l’ex attrice fallita diventa la giornalista più temuta d’America».

Hedda Hopper, ritratto

C’è anche chi prende male le sue perfide insinuazioni e si vendica: Calvetti ricorda due casi che fecero scalpore; quello dell’attore Joseph Cotten che le tolse la sedia di sotto al ristorante, facendola cadere, e Spencer Tracy che sembra l’abbia presa a calci in pubblico. Ma lei è imperterrita e guidata solo da un sentimento: la cattiveria (almeno così dichiara). Quando esce il film Quarto potere, in cui il protagonista Kane si ispira chiaramente alla vita del potentissimo Hearst, mentre Louella lo vuole annientare, Hedda lo esalta e dialoga in una serie di interviste radiofoniche col giovanissimo (e geniale) Orson Welles. Di lì a poco, con la “caccia alle streghe” degli anni Cinquanta Hedda sfoga tutto il suo veleno contro registi, sceneggiatori, attori e attrici che giudica sovversivi e anti americani; fra le sue vittime: Dalton Trumbo e Simone Signoret.

La sfida fra le rivali non è più solo sulla carta stampata e alla radio; dal 1950 le due si sfidano a colpi di trasmissioni televisive e pubblicano entrambe le proprie autobiografie, più o meno romanzate, con tante omissioni e astuti abbellimenti. Saranno grandi successi di vendite, per un pubblico ghiotto di pettegolezzi e poco avvezzo alle finezze letterarie. Tuttavia per entrambe sta arrivando il viale del tramonto, per riprendere il titolo del celebre film in cui avrebbero dovuto interpretare sé stesse, nell’idea del regista Billy Wilder: ma solo Hedda, da ex attrice, ha accettato e compare in una breve scena. Le due stanno invecchiando, più o meno malamente, l’editore Hearst è morto nel 1951 e i tempi sono in rapido mutamento. Dopo seri malanni, Louella è costretta a diradare i suoi articoli, ad abbandonare molte rubriche, a scendere a compromessi con quotidiani sempre meno prestigiosi. «Ora la sua firma appare su 70 giornali; quella di Hedda in 130. Nel 1965 ad annunciare provocatoriamente l’inesorabile declino della sua carriera è Varietycol titolo Now there is only Hedda». L’anno successivo la figlia Harriet mette all’asta tutti i suoi infiniti beni, una collezione di oltre 15.000 oggetti. Hedda è rimasta davvero sola, in ogni senso, anche se continua ad avere la sua storica rubrica sul Los Angeles Times; il figlio Bill finalmente è indipendente (per chi lo ricordasse, è diventato attore e interpreta il fido Paul Drake nella notissima serie tv Perry Mason); muore il 1° settembre 1966. Louella, ormai in silenzio, la raggiunge il 9 dicembre 1972. Una curiosità: sulla celebre Hollywood Walk of Fame Hedda ha lasciato la sua stella, ma poco oltre Louella ne ha ben due: una per il cinema e una per la radio. Insomma, la rivalità non è finita neppure con la morte.

«Non hanno cambiato i canoni letterari. Non hanno emancipato la lingua. Ma hanno inventato un genere e sono state, a modo loro, due pioniere» (p.211), così conclude la nostra autrice, al termine del capitolo, pronta ad affrontare l’ultima coppia presente nel suo avvincente libro: le due affascinanti sorelle nemiche immortalate in copertina, Olivia de Havilland e Joan Fontaine.

In copertina. L’autrice.

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Paola Calvetti
Le rivali
Mondadori, Milano, 2021
pp. 270

***

Articolo di Laura Candiani

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Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.



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