Yoga e ayurveda

Yoga e ayurveda sono due discipline diverse che però hanno molto in comune e per certi versi sono addirittura inscindibili. Fanno parte di un’unica filosofia di vita: per il mantenimento di un corpo sano dicono che ci voglia una pratica di purificazione spirituale. Tramite l’individuazione della propria costituzione si può, infatti, correlare in maniera olistica la cura di corpo, mente, igiene e alimentazione, basandosi sul principio di prevenzione e armonia dei cicli naturali e vitali, in una visione ecologica e globale dell’uomo e della donna. Secondo Charaka, l’Ippocrate dell’ayurveda, «l’essere umano è la personificazione dell’universo» ed è costituito da cinque involucri: grossolano, energetico, mentale, sottile e spirituale. Ogni esercizio dovrebbe essere sempre mirato e adeguato alle caratteristiche dell’individuo, secondo le sue precipue necessità.

Lo yoga nasce come una delle sei scuole di filosofia vedica o sad-dharsana: sankhya, yoga, nyaya, vaisheshika, mimansa e vedanta. L’ayurveda, da ayur durata della vita e veda conoscenza rivelata, è invece uno dei quattro Upaveda o testi vedici secondari il cui testo principale è il Charaka Samhita. Nell’ayurveda si utilizzano per il benessere psicofisico i minerali, i metalli purificati, le erbe e alcune tecniche di rilassamento e respirazione profonda. Seguendo il proprio dosha o tipo di costituzione psicofisica, si ritiene che ogni cosa dipenda dall’armonia interiore e ogni cosa nell’universo sia composta dai cinque elementi, terra, acqua, fuoco, aria ed etere, che si mescolano insieme in diverse proporzioni, per poi formare i tre dosha: vata che rappresenta l’elemento aria principio del movimento, pitta composto da fuoco e acqua come principio di trasformazione, kapha composto da acqua e terra o principio strutturale che regola sistema immunitario e liquidi.

Nella storia mitica del rimescolamento dell’Oceano di latte, chiamata anche Samudra Manthana o zangolatura dell’Oceano di latte (frullamento dell’oceano cosmico) emersero le cosiddette quattordici meraviglie, Laksmi dea della fortuna, il dio della luna Chandra, altre divinità, gioielli, animali sacri e un’ampolla di Nettare tenuta in mano dal dio dell’ayurveda Dhanvantari. Demoni e dei lottarono dodici giorni e dodici notti per impossessarsi del Nettare, e alcune gocce caddero sulla terra e in quei luoghi nacquero alcune importanti città dell’India e piante medicamentose tra le quali il frutto haritaki. Alla fine di questa lotta gli dei ebbero il sopravvento e riuscirono a impossessarsi del Nettare, ritrovarono l’immortalità e scacciarono i demoni. Questa rappresentazione della creazione dell’universo contiene dei simboli metafisici, l’oceano per esempio è come l’inconscio, dimora del nettare o virtù che viene estratto rigoglioso come sinonimo della gioia della libertà illuminata. L’attrito e il lavoro dei piani opposti di dei e demoni, porta alla creazione del complicato piano evolutivo di cui facciamo anche noi parte.

La nascita dell’ayurveda si attribuisce alla divinità di Dhanvantari, un avatara di Vishnu a quattro braccia che tiene un oggetto in ciascuna delle mani: una conchiglia, che simboleggia con lo spazio al suo interno l’origine dell’universo e la capacità di purificazione; una coppa, che contiene il nettare; una sanguisuga che succhia le impurità e un bisturi che rappresenta la capacità chirurgica; infine il disco della conoscenza che taglia via l’ignoranza e dimezza i tempi di degenza. Questa divinità viene invocata come protezione attraverso alcuni mantra, tra i quali quello che aiuta a rimuovere tutte le paure e le malattie:
om namam dhanvantari adidevam
surasuraivandita padapadman
loke jararuk bhayamrutyunasham
dhanventarimramanatham
sarvaroganivarakam
ayurveda pravattara
vande piyushadayakam
om santi, santi, santi
(traduzione: Mi inchino umilmente a Te Signore Dhanvantari/Tu che sei l’incarnazione della assoluta salute, rispettato sia dai grandi veggenti sia dai demoni/Mi inchino a Te, per rimuovere la malattia, allontanare la vecchiaia, la paura e la morte attraverso la Tua presenza divina in tutte le erbe medicinali/a Te che sei il più importante in assoluto nell’Ayurveda, offro il nettare della mia lode).

Egli porta l’ambrosia creata nell’oceano di latte primordiale, porta la scienza dell’ayurveda all’umanità come conoscenza divina rivelata. In particolare trasmise al suo allievo e discepolo più fedele, Sushruta, gli insegnamenti legati alla chirurgia dal punto di vista ayurvedico. L’ayurveda probabilmente possiede la più lunga esperienza clinica di tutti gli altri sistemi medici da oltre 3000 anni. Essa considera l’essere umano come individuo olistico, con corpo, mente, anima e sensi considerati innanzitutto nel loro insieme e poi anche al caso separatamente.
L’ayurveda è considerata la madre di tutte le arti di guarigioni, terapia medico-metafisica per promuovere la felicità degli esseri umani in salute e prosperità. Tende a porre l’enfasi sulla visione d’insieme dell’umano e la correlazione tra le sue parti.

L’ayurveda considera tutte le fasi della vita di uomo e donna e per quanto riguarda la gravidanza essa comincia sei mesi prima del concepimento, quando i genitori cominciano a purificare il loro corpo e prepararsi all’arrivo di una nuova vita. La donna incinta non va turbata in alcun modo, l’anima scende nel grembo materno e a seconda della forma che prende, rotondeggiante, oblunga o irregolare, si capirà il sesso del nascituro. Nel terzo mese di gravidanza gli organi di senso e le parti del corpo si sviluppano simultaneamente e il feto comincia a percepire più distintamente suoni e rumori dall’interno del grembo materno. L’ultimo mese di gravidanza consiste nel condurre l’energia verso il basso con massaggi e riposo. Quando la donna entra in menopausa la sua attenzione dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla meditazione e la trasmissione della conoscenza ai/alle più giovani. La menopausa è vista come una fase naturale della vita in cui è consigliato eseguire regolarmente i massaggi e seguire una dieta regolata. Il modo con cui l’ayurveda vede la donna rispecchia quello di una tradizione più antica descritta nel Mahabharata «Una donna è un campo sacro, in cui nasce il Sé. Persino i saggi non possiedono il potere di procreare senza di lei» (74,51-52).

In copertina. Dhanvantari.

***

Articolo di Nuria Kanzian

Docente di filosofia, amante dello yoga, giornalista freelancer, musicista e scrittrice, ha pubblicato opere di poesie, sceneggiature e saggi filosofici quali Autobiografia e conoscenza del sé e Cosmologia vedica. In qualità di Presidente dell’Associazione Noumeno culture, club di pratiche filosofiche, organizza progetti di formazione nel sociale.

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...