A piedi e in bicicletta con le donne della Resistenza a Roma. Prima parte

Dal 2015 nella città di Roma è possibile percorrere un itinerario, a piedi o in bicicletta, che da Ponte Milvio costeggia il Tevere e arriva fino a Ponte di Castel Giubileo.
La particolarità? È stato interamente intitolato a otto figure femminili, nello specifico a otto donne della Resistenza romana.
Il progetto è nato appunto nel 2015, in collaborazione con l’assessorato alle pari opportunità e con Toponomastica Femminile, ed è stato ideato e realizzato grazie al contributo di alcune classi di studenti e studentesse del Liceo classico Socrate di Roma.

L’intero percorso ciclopedonale, che si articola per una decina di chilometri costeggiando il fiume Tevere, è dedicato ad Adele Bei, Egle Gualdi, Adele Maria Jemolo, Laura Lombardo Radice, Marisa Musu, Laura Garroni, Maria Teresa Regard. Lungo tutto il tragitto è infatti possibile osservare otto targhe e pannelli che celebrano queste figure storiche femminili e ne raccontano la storia. 
Abbiamo deciso di ripercorrere nuovamente questo itinerario e di raccontarvi le storie delle donne che vengono qui ricordate. 

Il percorso parte da Ponte Milvio (lato stadio Olimpico) ed è possibile parcheggiare agevolmente dall’altra parte della strada presso un parcheggio a pagamento. 

La prima targa intitolata ad Adele Bei è facilmente riconoscibile proprio ad inizio itinerario.
Adele Bei (1904-1976) proviene da una famiglia povera e sin da piccola inizia a lavorare nel settore agricolo. Vicina alle idee socialiste durante il ventennio fascista matura convinzioni e posizioni apertamente anti-regime, tanto che è costretta all’esilio insieme al marito Domenico Ciufoli. Tra i suoi impegni maggiori sicuramente ricordiamo l’adesione al Pci e il tentativo di diffondere ideali socialisti alle donne attraverso il giornale clandestino L’Operaia.
Tornata a Roma per il partito viene arrestata e condannata al confino a Ventotene.
Con il crollo del fascismo nel 1943 viene liberata dal confino e diventa partigiana. La sua attenzione è sempre rivolta alle donne, alle organizzazioni femminili e al loro lavoro. Fonda infatti alcuni gruppi di difesa della donna. Al termine della guerra si impegna a collaborare con la Cgil sempre con il desiderio di tutelare le donne in ambito sindacale e lavorativo e contribuisce alla fondazione dell’Unione Donne Italiane. Nello specifico, nei primissimi anni del dopoguerra Adele sostiene le donne che rivendicano il loro posto nella società e il loro lavoro. 
Nel 1947 presenta la Carta della lavoratrice, una proposta che vuole tutelare e proteggere le lavoratrici con uguali diritti dei lavoratori. Eletta parlamentare continua la sua attività a salvaguardia delle donne, operaie e di campagna, che in quegli anni ancora non venivano riconosciute lavoratrici vere ed effettive e che ancora non godevano degli stessi diritti degli uomini. 
Dalla targa dedicata ad Adele Bei bisogna percorrere alcune centinaia di metri costeggiando sulla sinistra via di Tor di Quinto e sulla destra il Tevere, per arrivare alla seconda intitolazione dedicata a Egle Gualdi. 

Egle Gualdi (1901-1976) nasce in Emilia Romagna e sin da giovanissima inizia a lavorare in un setificio. Negli anni 1920 aderisce al Pci impegnandosi nella sua regione di lavoro femminile e di attività giovanili legate al partito.
Durante il fascismo viene arrestata più volte e infine condannata al confino a Ponza. Negli anni 1930 riesce a fuggire in Francia e poi a Mosca. Durante la guerra inizialmente collabora clandestinamente dal territorio francese con aperte posizioni antifasciste e in seguito, nel 1943, torna in Italia e diviene capitana partigiana a Roma occupandosi di sezioni operative. Al termine della seconda guerra mondiale Egle continua il suo impegno diventando prima dirigente comunista nazionale e parte della Cgil e poi contribuisce notevolmente alla fondazione dell’Udi. 

Il percorso ciclopedonale da questo momento in avanti si stacca dal caos della città e dalla confusione di via di Tor di Quinto (e della tangenziale) e si addentra verso uno spazio più isolato e tranquillo, che costeggia il fiume (non visibile perché nascosto da un folto canneto) e si fa gradualmente più verde. Percorrendo altri 200 metri arriviamo alla terza intitolazione, quella dedicata ad Adele Maria Jemolo (1926-1970). Adele proviene da una famiglia cattolica e vive a Roma, dove matura sin da subito idee antifasciste; chiede infatti al quarto anno di liceo di iscriversi clandestinamente al Pci e dopo il rifiuto del partito a causa della sua giovane età, sceglie di dare la maturità un anno prima per iscriversi all’Università e in seguito al Pci.
Durante la guerra si impegna (con Adele Bei) nell’aiutare prigionieri in fuga e nell’organizzare manifestazioni attraverso volantinaggio. Protegge inoltre in casa una famiglia di amici ebrei durante l’occupazione nazista. Al termine del conflitto continua a svolgere attività con il Pci e conclude gli studi in medicina e si laurea presso l’università La Sapienza di Roma. L’Israele la inserisce tra “Le Giuste” insieme alla sua famiglia per il suo impegno verso la comunità ebraica durante tra il 1943 e il 1945. (Continua)

In copertina. Paesaggio dell’itinerario.

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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