Anita Augspurg, femminista tedesca dai molteplici interessi

Anita (1857 – 1943) nasce a Verden an der Allercome in Bassa Sassonia il 22 settembre 1857, in una Germania la cui legislazione relegava le donne in una posizione subordinata e dipendente rispetto agli uomini e l’uso della forza fisica e della violenza domestica contro le mogli era legale. 

Verden, Anita Augspurg Platz

La casa della famiglia Augspurg attualmente ospita la canonica di una comunità protestante e la piazza davanti alla chiesa è denominata Anita Augspurg Platz. 
Anita, ultima arrivata a distanza di tempo dopo quattro figli in una famiglia benestante dell’alta borghesia intellettuale, padre avvocato presso la corte suprema e notaio della città e madre discendente da una famiglia di medici, cresce in un ambiente che le consente di sviluppare fiducia in sé stessa e spirito indipendente. Il rapporto privilegiato col padre la introduce al mondo della giurisprudenza e ad una filosofia liberale. La madre dedita alle cosiddette “occupazioni femminili” costituisce per Anita il modello di donna da non imitare. Possiamo ipotizzare un rapporto alquanto conflittuale tra la madre e questa figlia che la rifiuta come modello e per la quale creare disordine, rompere le convenzioni e farsi notare saranno le priorità per sovvertire l’ordine sociale costituito. 

A sedici anni, al termine della scuola femminile, negata la possibilità di proseguire gli studi, inizia a lavorare nello studio legale del padre dove le è permesso di svolgere solo compiti subalterni. Viene poi il tempo dell’addestramento alla vita futura di donna borghese, in età da marito le viene dunque imposta la formazione al lavoro domestico per diventare una perfetta moglie e madre. Lavoro domestico che, a suo dire, piaga l’anima, umilia l’intelligenza e fa disseccare il talento. Il posto delle donne è rappresentato da tre “K”: Kinder, Küche, Kirche – bambini, cucina, chiesa – oltre che dal diritto del marito onnipotente. Questo periodo buio fa crescere in Anita il desiderio di una esistenza che non contempli il matrimonio.
Dovrà attendere la maggiore età per liberarsi dei lacciuoli familiari e sociali. 

Nel 1878 partecipa e supera a Berlino un corso di studi per insegnante di ginnastica, unica formazione socialmente accettata per le ragazze borghesi anche se le insegnanti, secondo una legge del 1879, sposandosi perdono il posto.

Progetta poi di diventare un’attrice professionista e prende lezioni di recitazione che, se pur tollerata come svago, è considerata immorale come lavoro. L’esperienza teatrale comunque le tornerà utile quando deciderà di passare alla scena politica.
A ventinove anni, grazie a una eredità, si trasferisce a Monaco di Baviera dove apre l’atelier di fotografia “Elvira” che diviene presto un centro culturale molto frequentato e le darà successo finanziario e fama.

L’indipendenza finanziaria sosterrà l’indipendenza intellettuale. Conduce una vita fuori dalle convenzioni: fuma, ha i capelli corti, indossa pantaloni, usa la bicicletta, cavalca come un uomo invece di cavalcare la sella di lato, istituisce circoli di sole donne, tiene veementi discorsi femministi. Il suo femminismo ha radici profonde nella identificazione con la figura paterna che rappresenta il successo economico e politico in una Germania che separa nettamente la sfera produttiva maschile dalla sfera domestica femminile, l’attività sociale delle donne più evolute è limitata all’assistenza alle persone bisognose ma Anita vuole rendere accessibili al genere femminile tutte quelle attività riservate agli uomini. Con lo studio fotografico avrà l’occasione di rappresentare le donne fuori dal contesto domestico, inserite nel mondo del potere. 

Anita Augspurg nella sua casa di Monaco in Königstraße (1899)

Dal 1881 a Berlino si lavora al nuovo Codice Civile e l’obiettivo delle femministe radicali di cui Anita è parte integrante è la sua totale riscrittura per quanto riguarda la condizione delle donne. Anita critica a gran voce la legge sul matrimonio che prevedeva di privare le donne del diritto di proprietà oltre che di non avere alcuna autorità sull’educazione della prole, stigmatizza il matrimonio come forma legale di prostituzione.
Entra in contatto con il movimento femminista per il quale nel 1889 scrive l’ articolo La fotografia come professione per le donne con l’obiettivo finale di aprire a tutte le professioni.  

Nel 1891 diventa membro del consiglio della Reform Women’s Association e lotta per l’apertura delle università alle donne, “concessa” nel 1895 anche se potranno assistere alle lezioni solo come ascoltatrici e col permesso dei professori. 

Anita Augspurg e le sue associate femministe “Verein für Frauenstimmrecht”:
Anita Augspurg, Marie Stritt , Lily von Gizycki , Minna Cauer e l’amica Sophia Goudstikker , fotografate all’Elvira Studio, Monaco di Baviera nel 1896

Si iscrive all’Università di Zurigo e sarà la prima tedesca a conseguire la laurea in Legge nel 1897 pur non potendo esercitare la professione di avvocata, non ancora aperta alle donne. 
Si trasferisce quindi a Berlino, centro del potere politico, e nel 1895 esce il primo numero della rivista Die Frauenbewegung alla quale collabora col supplemento Legislazione e affari parlamentari che analizza l’influenza che i dibattiti parlamentari, le leggi e le sentenze hanno sui diritti delle donne. in particolare sul diritto penale sessuale e sul diritto matrimoniale, denunciando la discriminazione di genere. Nel 1896 partecipa alla Conferenza internazionale delle donne a Berlino dove incontra la femminista radicale Lida Gustava Heymann con la quale condividerà quaranta anni di vita affettiva e lotte politiche. 

Nel 1898 è cofondatrice della sezione tedesca della Federazione internazionale abolizionista (Iaf) per rimuovere la regolamentazione statale della prostituzione. Il Codice Penale prevede infatti che le donne che si trovino da sole in luoghi pubblici possano essere arrestate dalla buoncostume, una donna sola è potenzialmente una prostituta. Per questo nel novembre 1902 alla stazione di Weimar Anita, fermata da un poliziotto, inscena un suo arresto come prostituta che avrà grande risonanza sociale. Tutte le lotte portate avanti fino a questo momento mettono in evidenza il lato giuridico delle discriminazioni. Libertà e uguaglianza devono essere garantite dalla legge, le donne devono essere in pieno possesso degli stessi diritti degli uomini con o senza matrimonio. Il Codice Civile del 18 agosto 1896 sancisce: «All’uomo spetta la decisione in tutti gli ambiti coniugali…». La donna per legge è sotto totale tutela, è l’uomo che decide come usare i soldi della donna. 
In una annotazione Augspurg scrive che il diritto riconosce all’uomo la possibilità di «sfruttare la persona, la forza lavorativa e il patrimonio della moglie fino al limite della schiavitù». 

In una lettera aperta nel settimanale Europa a marzo 1905 propone un boicottaggio matrimoniale: per rispetto di sé stessa, per non rinunciare alla propria esistenza giuridica, considerate le conseguenze legali del matrimonio, una donna può scegliere solo una libera convivenza. 

Congresso dell’Alleanza del suffragio, 1909
Riga in alto da sinistra: Thora Dangaard (Danimarca), Louise Qvam (Norvegia), Aletta Jacobs (Paesi Bassi), Annie Furuhjelm (Finlandia), Madame Mirowitch (Russia), Käthe Schirmacher (Germania ) ), Madame Honneger, non identificata. In basso a sinistra: Unidentified, Anna Bugge (Svezia), Anna Howard Shaw (USA), Millicent Fawcett (Presidente, Inghilterra), Carrie Chapman Catt (USA), FM Qvam (Norvegia), Anita Augspurg (Germania).

Dal 1911, dopo aver abbandonato le associazioni femministe che considera ormai obsolete, Anita si dedica con passione alla sua azienda agricola mentre guarda con interesse e si avvicina al movimento femminista inglese e come loro cerca il contatto diretto con l’opinione pubblica attraverso manifestazioni spettacolari, irruzioni in Parlamento, rifiuto di pagare le tasse, sciopero della fame seguendo il modello delle suffragette. Quello stesso anno pubblica il saggio Reformgedanken zur sexuellen Moral che segna il passaggio concettuale da un femminismo egualitario basato sull’universalismo dei diritti alla netta separazione dei sessi, opponendo al principio maschile della violenza e della sopraffazione, il principio femminile dell’amore e della salvaguardia della vita. 

Congresso Internazionale delle Donne, 1915
Da sinistra a destra: 1. Lucy Thoumaian – Armenia, 2. Leopoldine Kulka , 3. Laura Hughes – Canada, 4. Rosika Schwimmer – Ungheria, 5. Anita Augspurg – Germania, 6. Jane Addams – USA, 7. Eugenie Hanner , 8. Aletta Jacobs – Paesi Bassi, 9. Chrystal Macmillan – Regno Unito, 10. Rosa Genoni – Italia, 11. Anna Kleman – Svezia, 12. Thora Daugaard – Danimarca, 13. Louise Keilhau – Norvegia

Da qualsiasi punto di vista parta, legale o biologico, associazionista o di lotta sociale Anita si batterà sempre per il conseguimento del diritto di voto per le donne, il diritto al voto è imprescindibile e arriverà nel 1919. 

Pacifista ad oltranza lotterà contro la guerra, contro ogni forma di discriminazione, contro il colonialismo, contro l’antisemitismo e il nazismo, per la fine del capitalismo, per l’organizzazione matriarcale della società, per il disarmo generale.
Augspurg e Heymann chiederanno l’espulsione di Hitler dalla Germania che costerà loro l’esproprio di tutti i beni e l’esilio a Zurigo, dove moriranno entrambe nel 1943 in condizioni di povertà. 

***

Articolo di Antonella Gargano

Da sempre viaggiatrice solitaria nei luoghi delle emozioni e dei sentimenti che non sa dire a voce alta.  Eremita dello scrivere, ha vissuto la vita di una sconosciuta e a sessant’anni ha cominciato a vivere la sua senza neanche volerlo. Il suo simbolo: il cactus. Segni particolari: nessuno. Osserva l’essere con sguardo disincantato e ironico. Le passioni non sono il suo mestiere.

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