Una voyageuse en fauteuil: Maria Savi Lopez

Come accade spesso per le autrici del passato anche per Maria Savi Lopez non è facile reperire dati anagrafici certi. Secondo Angelo de Gubernatis, il famoso linguista e orientalista con il quale ha collaborato per molti anni, è nata a Napoli intorno al 1850, mentre Carlo Villani, nel libro Stelle femminili che raccoglie le biografie di donne italiane del suo tempo, sostiene che sia nata nel 1846.
Nel suo testo Della storia di Bari Giulio Petroni scrive che è nata a Terlizzi, in Puglia. Savi Lopez stessa indica invece Napoli come sua città natale: nella Prefazione di Leggende del mare inserisce un lungo paragrafo autobiografico, che attesta il suo profondo legame affettivo con la città partenopea: «Nata a pochi passi dal mare, ho sentito di certo la sua gran voce unita al canto della mamma che mi cullava, e l’amo con passione infinita. […] Lontana dalla mia città, sulle vette delle Alpi, che ho pur tanto amate; sulla sterminata pianura lombarda o sui colli piemontesi, io tornavo sempre col pensiero verso il mare del mio golfo, più azzurro ancora del cielo […] con tutta l’intensità della passione che dura quanto la vita ed oltre la vita […]. Ed ora, nella mia città natia, piacemi evocare, guardando il mare, le più bizzarre e poetiche creazioni della fantasia del popolo».

Lopez approda giovanissima a Torino in seguito all’esilio del padre, fuggito per motivi politici da Napoli, allora capitale del Regno delle due Sicilie. Nella città sabauda si dimostra una studente eccezionale, capace di assimilare argomenti diversi e connettere in maniera proficua materie letterarie e scientifiche. Nel 1875 sposa il medico piemontese Savi e nel 1876 nasce il figlio Paolo; rimasta vedova, nel 1882 decide di far ritorno a Napoli. Per far fronte alle difficoltà economiche accetta alcuni incarichi di insegnamento al Reale Educatorio, all’Istituto Vittorio Emanuele II, all’educatorio femminile Principessa Maria Clotilde e all’Istituto femminile per stranieri Bech. Tiene anche diverse conferenze, ma è la scrittura che rappresenta la sua principale occupazione, insieme con l’attività di studio che l’accompagnerà senza interruzioni; a partire dal 1885 pubblica per le maggiori case editrici italiane del tempo (Bemporad, Sandron, Dante Alighieri, Vallardi, Loescher).
Nel 1919 subisce il grave lutto della morte improvvisa del figlio, al quale era particolarmente legata; si ritira perciò a vivere nel convento delle Figlie della Carità, dove rimarrà fino alla morte, nel 1940. 

L’impegno di studio di Savi Lopez la porta ad approfondire argomenti di varia natura, ma il suo interesse principale è senz’altro il folklore, a partire da quello delle Alpi piemontesi.

Durante la sua permanenza a Torino inizia una ricerca etnografica nelle valli alpine, basata sulla testimonianza diretta di narratrici e narratori popolari e sui rari documenti scritti che può reperire. La sua figura è dunque quella di un’etnologa ante litteram, che si inserisce in un nucleo ristretto di studi del settore: l’interesse per il folklore era sorto in Italia nei primi decenni dell’Ottocento, secondo un orientamento tardo-illuminista, con l’intento di documentare, e dove possibile estirpare, pregiudizi e superstizioni presenti sul territorio italiano. Gli strumenti analitici di questa disciplina sono al tempo alquanto limitati e strettamente connessi con la frenologia e l’antropologia; tuttavia, mentre tali scienze erano orientate soprattutto alla classificazione, Savi Lopez mantiene un approccio non privo di entusiasmo e di empatia.
Inoltre, se prima dell’Unità le ricerche erano state condotte necessariamente a livello regionale, nel 1894 Giuseppe Pitrè, il primo a studiare in modo sistematico il folklore nazionale, pubblica la Bibliografia delle tradizioni popolari italiane. Anche Savi Lopez ha contribuito, se pure indirettamente, a quest’opera: Pitrè stesso la definisce «versatile figura di letterata, poetessa, storica, scrittrice di materia folklorica e locale, musicista».

Nello stesso periodo l’autrice entra anche a far parte della Società per le tradizioni popolari italiane, fondata da Angelo De Gubernatis nel 1892: sarà proprio lo studioso a citarla, nella sua autobiografia, come una «valorosa donna» che, a suo parere, avrebbe sicuramente occupato un posto nella storia della cultura femminile italiana. La scrittrice intrattiene rapporti proficui con i maggiori intellettuali del periodo: dal filosofo Benedetto Croce, che frequenta durante la sua permanenza a Napoli, al “vate della Terza Italia”, il poeta Giosuè Carducci; dallo scrittore Antonio Fogazzaro, al vulcanologo Giuseppe Mercalli. Emilio Salgari avrebbe tratto numerose suggestioni per i propri romanzi da alcuni suoi studi sugli indigeni americani e dal suo Le leggende del mare, pubblicato nel 1893, con le illustrazioni del famoso disegnatore Carlo Chessa. 

L’intensa produzione di Savi Lopez, oggi quasi del tutto dimenticata, comprende 69 titoli, ripubblicati fino a raggiungere 146 edizioni fra il 1885 e il 1944. La sua attività letteraria non è limitata al folklore ma spazia dalla narrativa alla saggistica alla poesia: esordisce con un romanzo e una raccolta di racconti “per giovinette”, per proseguire con vari testi sulle leggende alpine: tra questi, la prima edizione di Le leggende delle Alpi, del 1886, è subito tradotta in tedesco e ristampata più volte. Nell’Introduzione l’autrice mostra di avere ben chiaro lo scopo divulgativo della sua opera: «Ma all’uomo che non abbia la fantasia morta e il cuore gelido piaceranno sempre i meravigliosi racconti che possono allettarlo, e mentre ammirerà le dotte dissertazioni, che toglieranno ad una reminiscenza mitologica, ad un fatto storico la grandezza leggendaria acquistata nel volgere dei secoli, ricorderà con profonda compiacenza le leggende, e non saprà mai dimenticare l’affascinante poesia». Si tratta infatti di un lavoro enciclopedico che raccoglie miti, tradizioni e leggende di tutto l’arco alpino e che evidenzia l’attenzione scrupolosa dell’autrice nel confrontare e individuare relazioni fra racconti reperibili a centinaia di chilometri di distanza, in valli diverse, che apparentemente non hanno nessuna forma di comunicazione fra loro. Savi Lopez tratta sempre la sua materia di studio con grande empatia, anche se in questo periodo è diffusa una certa sufficienza verso la cultura popolare e i valligiani sono considerati superstiziosi e ignoranti. 

La produzione di Savi Lopez si rivolge anche ad altri ambiti del settore umanistico, dalla cultura letteraria alla storia e alla didattica: commenta le opere della letteratura italiana, comprese la Divina Commedia e l’Orlando Furioso; scrive un saggio sulla donna nel Trecento.
Le sue opere più interessanti, quelle di carattere etnografico, pubblicate a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, sono senz’altro, oltre alle già citate leggende alpine, i resoconti di viaggi nel nord Europa, che avvicinano il pubblico a una zona di confine del continente; la traduzione di leggende “degli indiani americani”, un settore nuovo per lettori e lettrici italiane; infine temi e soggetti della cultura popolare legata al mare, riuniti in un unico percorso narrativo di leggende provenienti da tutto il mondo. Nello stesso tempo continua a produrre testi per le scuole e biografie romanzate riguardanti personaggi illustri del passato, sia donne che uomini, in un linguaggio adatto a un pubblico giovanile.
Collabora inoltre con diversi periodici per ragazze e ragazzi: tra questi la rivista Cordelia, “foglio settimanale per le giovinette italiane”, che Angelo de Gubernatis aveva fondato nel novembre 1881 per la figlia; Il Giardino della Vita, settimanale di “letture amene per la famiglia” edito da Vallardi fra il 1896 e il 1897; Il Giovedì, edito dalla casa editrice Speirani di Torino fra il 1888 e il 1906 e, infine, Il Giornalino della domenica, diretto dal famoso Vamba (Luigi Bertelli), dove scrivevano gli autori più noti della scena letteraria italiana.

Non stupisce che, prima di essere dimenticata, Savi Lopez abbia goduto di una certa fama; una testimonianza è data dal n. 18-19 della Rassegna Pugliese di Scienze, Lettere ed Arti del 15 novembre 1890, dove compare una recensione della sua ultima pubblicazione, Il Medioevo in relazione con i maggiori poemi italiani, a firma dell’avvocato Francesco Cutinelli, che loda le sue qualità di «infaticabile scrittrice», le sue capacità di indagare sui «misteri e le fole» delle montagne alpine, la sua «squisita acutezza letteraria e storica».

Le idee di Savi Lopez sulla letteratura non sono spesso espresse direttamente, ma da alcuni documenti si può dedurre la sua opinione critica su un certo filone di romanzi che godevano al tempo di una discreta popolarità. In una lettera indirizzata all’amico Antonio Fogazzaro afferma: «Da quest’autunno mi venivano per le mani libri cattivi, che guardavo, perché mi piace sapere quanto si va scrivendo in Italia, ma che mi lasciavano lo sconforto nel cuore». Savi Lopez cita romanzi di Domenico Ciampoli, Matilde Serao e Marchesa Colombi, che a suo parere sono sconvenienti perché «è duro veder delle donne che si servono dell’ingegno per colorire colla magia delle parole la viltà del suicidio».
È invece molto precisa nel dichiarare la sua missione, quella di riportare fedelmente quanto “il popolo” ha narrato, e diffondere su più vasta scala ciò di cui è venuta a conoscenza, come scrive nella Prefazione a Leggende del mare «senza trasformare le leggende, perché il popolo è poeta sovrano, e l’opera va rispettata dall’artista che ammira la sublime poesia formatasi nei secoli, ho scritto per i poeti, per gli artisti, per ogni essere gentile che sogni e ami guardando il mare». Il suo testo è avvincente sia per il linguaggio sia per lo spirito di stupore e di meraviglia sviluppato nell’illustrare racconti e leggende di draghi, valli incantate ed esseri misteriosi. Oltre alla sua abilità nel riportare quanto appreso attraverso studi accurati in maniera da coinvolgere chi legge e condurlo lungo itinerari fantastici lontano nel tempo e nello spazio, Savi Lopez ha capacità di creare viaggi di fantasia e un apparato di narratori esterni che guidano i lettori e le lettrici in luoghi sconosciuti e lontani: la finzione le consente di raccontare non solo leggende, ma anche eventi storici e aspetti scientifici di queste aree, intessuti tra loro in una rete narrativa complessa e avvincente. 

Lentamente, ma inesorabilmente, dopo circa cento anni alcune case editrici hanno ripreso a pubblicare le opere di Savi Lopez; forse si avvicina il momento in cui anche il suo nome potrà trovare il suo posto, come aveva auspicato De Gubernatis, nella storia della cultura femminile.

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Articolo di Rossella Perugi

Laureata in lingue a Genova e in studi umanistici a Turku (FI), è stata docente di inglese in Italia e di italiano in Iran, Finlandia, Egitto, dove ha curato mostre e attività culturali. Collabora con diverse riviste e ha contribuito al volume Gender, Companionship, and Travel-Discourses in Pre-Modern and Modern Travel Literature. Fa parte di DARIAH-Women Writers in History. Ama leggere, scrivere, camminare, ballare, coltivare amicizie e piante.

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