A piedi e in bicicletta con le donne della Resistenza a Roma. Seconda parte

Andando avanti con il nostro itinerario romano di cui abbiamo iniziato a raccontarvi la scorsa settimana, lasciata alle spalle la targa intitolata ad Adele Maria Jemolo ci ritroviamo a costeggiare numerosi centri sportivi, fino ad intravedere il bellissimo parco di Tor di Quinto sulla sinistra (e relativo laghetto).

Percorrendo quasi un chilometro di strada arriviamo a un’altra intitolazione femminile. Si tratta di quella dedicata a Laura Lombardo Radice. 
Laura Lombardo Radice (1913-2003) proviene da una famiglia di intellettuali e filosofi e sin da giovane, dopo essersi iscritta al Pci, inizia a fondare delle organizzazioni di stampo antifascista e lavora come insegnante. Dopo l’8 settembre prende parte attivamente a gruppi della resistenza nelle zone vicino alla capitale. Le sue azioni non sono violente ma consistono in scioperi, boicottaggi, e volantinaggio. Con altre dirigenti clandestine del Pci coordina la cooperazione tra le donne romane tra il 1943 e il 1944, in particolare “l’assalto ai forni”. 
Con la fine della guerra Laura continua a collaborare con il Pci e con l’Udi e a lavorare come insegnante. Ma il suo impegno per la comunità prosegue anche dopo la pensione; Laura infatti continua fino alla fine ad operare come volontaria nel carcere di Rebibbia. 

Proseguendo sul nostro percorso ciclopedonale ci troviamo a percorrere poco più di un chilometro e, dopo essere passati sotto a un ponte su cui passa la trafficatissima Tangenziale Est, si arriva in un punto più isolato, che pare quasi distante dalla città. Qui è possibile osservare la targa dedicata alla partigiana Marisa Musu. 
Marisa Musu (1925-2002) di origine sarde si avvicina sin da subito alle idee antifasciste tanto che cerca di iscriversi a tutti i costi al Pci insieme ad Adele Maria Jemolo nonostante la loro giovane età .
Dopo l’armistizio del 1943 prende parte ai Gap (Gruppi di Azione Patriottica) nei pressi di Roma con il nome “Rosa”, ed è la più giovane del suo gruppo, che prende parte a numerose azioni contro i tedeschi. Si racconta che, dopo aver assistito all’uccisione di Teresa Gullace, per salvare la compagna e amica Carla Capponi, che nei momenti successivi punta una pistola contro il tedesco colpevole della morte di Teresa, riesce ad infilare una tessera del partito fascista in tasca a Carla garantendole la libertà. 
Inoltre “Rosa” partecipa indirettamente all’azione in via Rasella. Dopo essere stata arrestata e condannata a morte insieme a parte del suo gruppo, riesce a fuggire e a vivere clandestinamente fino alla fine della guerra.
Decorata con la medaglia d’argento al valor militare, nel dopoguerra continua ad impegnarsi e a lavorare in associazioni giovanili legate al Pci. Lavora per numerosi quotidiani nazionali per i quali negli anni svolge l’attività di inviata sui fronti di guerra (tra cui ricordo quello in Vietnam). Tra i suoi impegni lavorativi maggiori troviamo un lavoro costante per ottenere un sistema scolastico nuovo, libero, laico e democratico e la partecipazione a diverse associazioni femminili (tra cui, ad esempio, l’Associazione Ragazze d’Italia).

Continuiamo a camminare e la città sembra dissolversi. I rumori delle automobili si affievoliscono e ci si immerge gradualmente in un ambiente sempre meno cittadino, e sempre più verde e silenzioso. Bisogna camminare e pedalare un bel po’ prima di giungere alla penultima targa del percorso, quella intitolata a Laura Garroni. 

Anche Laura Garroni (1922-1996) aderisce sin da subito ai Gap romani contribuendo ad azioni di boicottaggio e di stampa clandestina (in particolare del giornale La voce operaia) insieme ad altre operazione insieme ad un gruppo di artificieri/e (tra le varie operazioni ricordo la partecipazione alla creazione dell’ordigno utilizzato nell’attentato di via Rasella in cui morirono 33 tedeschi e a cui seguì l’eccidio delle Fosse ardeatine). Dopo la guerra Laura si dedica alla sua vita lavorando a Napoli (presso l’Università) come bibliotecaria. 

Dobbiamo camminare diversi chilometri per giungere in zona Castel Giubileo al termine della nostra passeggiata. Qui troviamo la targa dedicata a Maria Teresa Regard. 

Maria Teresa Regard (1924-2000) nasce a Roma ma trascorre i primi anni della sua vita a Napoli. Nella città partenopea ha modo di conoscere e di avvicinarsi alla politica e ad idee socialiste. Tornata a Roma stringe amicizia con Marisa Musu e Adele Maria Jemolo, entrambe studentesse del Liceo Mamiani e con le quali si iscrive clandestinamente al Pci. Attiva nei Gap dopo l’armistizio dell’8 settembre partecipa in prima persona a diverse operazioni di guerriglia, guadagnandosi per questo il grado di tenente. A guerra finita Teresa inizia a lavorare come giornalista e corrispondente, soprattutto nella città di Londra. Ricordo inoltre il suo lavoro da corrispondente durante la Guerra d’Indocina fino al 1954. 

L’itinerario appena raccontato celebra sette figure femminili, sette partigiane che hanno preso parte attivamente alla Resistenza nelle zone limitrofe alla Capitale. Ognuna di queste donne infatti ha un legame particolare con la Capitale, ed è proprio per ricordare e celebrare queste figure che il Comune di Roma ha creato questa passeggiata, percorsa centinaia di migliaia di volte ogni anno dal 2015 fino ad oggi.  

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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