L’aprile di Toponomastica femminile

In questo quarto mese dell’anno, o forse in un altro mese, di un anno che non si sa bene quale sia, accadde un fatto strano. In Africa, a Ifé, città sacra del regno degli yoruba, un vecchio padre molto malato decise di chiamare a sé i suoi tre figli: «Le mie cose più care saranno di chi riuscirà a riempire completamente questa sala». Detto ciò, si sedette fuori ad attendere che arrivasse la notte. Giunse il primo figlio e portò tutta la paglia che riuscì a mettere insieme, ma la sala si riempì solo a metà. Fu poi il momento del secondo figlio, che prese tutta la sabbia che gli riuscì di recuperare, ma metà della sala rimase vuota. Quando toccò al terzo figlio, egli accese una candela. E la sala si riempì.

Durante questo quarto mese dell’anno, Toponomastica femminile ha riempito altre sale, con un’altra luce, anche questa a suo modo preziosa: la nostra mostra sulle Madri della Repubblica è stata, infatti, presentata e allestita in diverse zone d’Italia.
Si inizia con Viterbo, il 1 aprile, quando in occasione della Notte della Geografia, presso il dipartimento Disucom dell’Università degli Studi della Tuscia, sono intervenute per Tf Sara Marsico e Sara Balzerano.

Si prosegue, il giorno 6, verso la CiviCa Biblioteca di Calenzano.
Ancora il 7 aprile, all’auditorium Cittadella dei Giovani ad Aosta, alla presenza sempre di Sara Marsico.

Il giorno 22, nel comune di Moro in provincia di Trento.
Infine, lunedì 25, nel Comune di Villanova d’Asti.

Continuando con il resto delle attività, il giorno 8, Ester Rizzo è intervenuta alla conferenza organizzata dall’Università di Catania dal titolo Voci di donne. Studi storici, religiosi e linguistici.
Martedì 12 aprile, Emma De Pasquale ha presenziato, in rappresentanza di Toponomastica femminile, al convegno sull’intitolazione di una strada di Roma Capitale a Andreina Sacco Gotta, atleta e insegnante.

Giovedì 14 è stato il giorno dell’immancabile appuntamento con il Salotto Casertano che, in questa occasione, ha trattato del tema tanto complesso quanto prezioso del ruolo delle partigiane nella Resistenza (https://www.youtube.com/watch?v=62YOQil3Uzw).

Il 22 aprile alle 17, a Chiesanuova, nel comune di San Casciano Val di Pesa, si è svolta la cerimonia di intitolazione dei Giardini Elsa Morante, la prima nelle otto frazioni del comune che hanno partecipato al sondaggio su una rosa di trentatré figure femminili, le cui biografie sono state scritte da cittadine e cittadini di ogni età (la più giovane frequenta la scuola Secondaria di primo grado, la più anziana ha 87 anni!).
Alla cerimonia hanno partecipato con vari e significativi elaborati i bambini e le bambine della scuola dell’Infanzia del paese e le classi 3C e 3D della scuola Primaria del capoluogo. Presenti il sindaco e la presidente della commissione Pari Opportunità Paola Malacarne. Toponomastica femminile è stata attiva sia nella prima fase per la concettualizzazione del sondaggio sia in questa seconda parte, dove le scuole, con i loro lavori, hanno anche aderito al concorso di Tf Sulle vie della Parità.

Il 25 aprile c’è stata la presentazione del progetto Un giardino per le Madri Costituenti presso il piazzale Maria Grossi a Tavazzano con Villavesco (LO): per Toponomastica femminile è intervenuta Venera Tomarchio.

Il 30 aprile, infine, a Cherasco, in provincia di Cuneo, è stata inaugurata la mostra Donne, Scienza e Lavoro, fruibile nella Sala Reviglio a Palazzo Salmatoris fino al 15 maggio. In questa occasione, la rappresentante di Tf Giovanna Cristina Gado ha consegnato al sindaco la targa di comune amico di Toponomastica femminile per l’anno 2022.
Il nostro aprile si conclude qui.
E allora io volevo ricordare un altro 30 aprile, il 30 aprile del 1977. Un giovedì. Quattordici madri di figli e figlie scomparsi si riunirono per la prima volta. E dopo quella prima volta si riunirono ancora e ancora. Andarono a bussare a mille e mille porte, sempre tutte insieme, per cercare risposte per quei figli, quelle figlie, e per centinaia di bambini e bambine spartiti come bottino di guerra. Passarono alcuni mesi da quel giorno, e tre di queste madri, Azucena Villaflor, Esther Ballestrino e María Eugenia Ponce, vennero prelevate, torturate e assassinate.
Oramai, però, l’onda si era mossa e i fazzoletti bianchi delle madri di Plaza de Mayo non si fermarono più.

«Siamo tutte madri di tutti i nostri figli; una donna può partorire molti figli in modo diverso: il parto dal proprio ventre e il parto dal proprio cuore non sono differenti».
(Madres de Plaza de Mayo, 1997)

Al prossimo mese.

***

Articolo di Sara Balzerano

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Laureata in Scienze Umanistiche e laureata in Filologia Moderna, ha collaborato con articoli, racconti e recensioni a diverse pagine web. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è quello di continuare a chiedere Shomèr ma mi llailah (“sentinella, quanto [resta] della notte”)? Perché domandare e avere dubbi significa non fermarsi mai. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

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