In viaggio nel Paese dei Giganti

Come abbiamo già visto, MariaSavi Lopez dimostra un’attrazione romantica e idealizzata per le terre esotiche del nord dell’Europa. Nel 1905 pubblica Nel Paese dei Giganti, un romanzo ambientato in Scandinavia, che riprende le modalità già sperimentate con Nei Paesi del Nord, dove un gruppo di viaggiatori e viaggiatrici inglesi aveva raggiunto l’Islanda in piroscafo: in quel caso l’autrice aveva tessuto una narrazione corale in cui tutti i personaggi, ciascuno con un proprio ruolo ben definito, partecipavano all’esplorazione di quell’isola lontana.
Anche in questo libro l’autrice presenta un’ampia varietà di personaggi: tra loro una voce è dominante, quella dell’anziano norvegese Norskiöld, al quale è delegata gran parte della narrazione, sia delle leggende che della cultura, della storia e dei fenomeni geografici e climatici della regione. Le altre figure che lo accompagnano sono volutamente stereotipate, rassicuranti e facilmente riconoscibili, così da permettere a chi legge di identificarsi.
La scrittrice interviene raramente: presenta i protagonisti, indicandoli bonariamente come «i nostri viaggiatori» e incoraggiando, con quel «nostri», una partecipazione empatica, prima ancora che razionale, di lettori e lettrici. La narrazione in terza persona, per bocca di un personaggio locale, di nazionalità diversa, consente invece di rielaborare le informazioni con maggiore distacco – con maggiore obiettività, come sembra suggerire. In questo modo Savi Lopez mantiene l’equilibrio fra emozioni e conoscenza, incoraggiando in primo luogo a un contatto quasi corporeo, basato sulle percezioni, e solo in un secondo momento a una rielaborazione razionale.

L’autrice procede secondo le modalità narrative del tempo, descrivendo innanzitutto la situazione di partenza, coloro che partecipano al viaggio: un piroscafo, il Kaiser, sta attraccando a Bergen dopo una traversata da Amburgo. Sul ponte si trovano quattro componenti di una famiglia italiana che devono raggiungere il quinto, impegnato in Norvegia per lavoro in una «gran casa di commercio genovese», presumibilmente importatrice di pesce. Il piccolo gruppo è composto da Giulia Argeni, una giovane donna in una posizione particolarmente vulnerabile, in transito verso un territorio sconosciuto e straniero; e dai suoi tre figli: Carlo, il maggiore, «un bel ragazzo bruno e forte»; Alberto, il secondogenito, che ambisce a diventare «guardia-marina»; la piccola Maria, che soffre di nostalgia per l’Italia e per la nonna lontana. La famiglia è partita da Genova e si è imbarcata ad Amburgo alla volta di Bergen. Sul piroscafo la signora Argeni ha conosciuto un anziano norvegese, Norskiöld, che avrà un ruolo importante durante tutto il viaggio: è un signore dignitoso e colto, dall’atteggiamento paterno, amichevole e accogliente. Dopo lo sbarco, a questo gruppo familiare si uniscono il padre/marito, definito sempre e solo con il cognome, «Argeni», e Ida Fiorini, coetanea di Maria e figlia di un collega di lui, che vive con il padre a Bergen. Il gruppo protagonista del viaggio corrisponde a quel pubblico che spesso le scrittrici di odeporica indicano come destinatario ideale dei loro lavori: le donne, i bambini, le bambine. In questo panorama la voce isolata del norvegese Norskiöld introdurrà i vari aspetti del folklore, della cultura, della natura e della società scandinava; ciascuna delle bambine e ciascuno dei bambini mostrerà invece le proprie reazioni emotive e la propria curiosità per gli avvenimenti e i racconti; i due adulti, gli Argeni, rimarranno sullo sfondo ad arginare paure e incertezze dei figli e delle bambine, limitandosi a osservazioni sugli aspetti concreti del viaggio.

Copertina  del libro Oberon, il  piccolo  re  selvaggio di  Savi Lopez

L’itinerario inizia dalla città costiera di Bergen, nel sud della Norvegia. Dalle sue strade, affollate di turisti, si prosegue in stolkjarre, la tipica carrozzella norvegese che supera agilmente i sentieri più impervi, verso il Nordfjord e il ghiacciaio di Jostdal. Durante il percorso i viaggiatori sperimentano l’ospitalità dei contadini locali dormendo in abitazioni contadine, osservando divertiti i letti a castello e consumando pasti a base di prodotti quali la carne «dura» di renna, salmone, conserve di frutta e formaggio della «Norlandia». Sono presenti numerosi altri turisti, tutti inglesi e americani, compassati i primi, rumorosi i secondi; in un villaggio assistono all’arrivo di alcuni contadini che hanno catturato un orso e lo trasportano legato a un palo. Mentre risalgono verso nord i protagonisti cominciano a notare la diversa durata della luce: alle 5 del mattino il sole è già alto. Il viaggio prosegue fino ad Ålesund e Trondheim, importante meta di pellegrinaggi, dove è ancora Norskiöld a narrare le vicende di sant’Olaf e di re Harald I, che aveva cristianizzato la Norvegia. D’ora in poi la navigazione è la modalità di viaggio più sicura, per cui il gruppo si imbarca verso le isole Lofoten, quindi raggiunge Hammerfest, «la città più settentrionale del mondo», immersa nel buio invernale per 61 giorni all’anno; infine Tromsø, dove stazionano le navi baleniere. Il gruppo prosegue lungo la costa verso Capo Nord, quindi rientra a Trondheim da dove raggiunge Cristiania in treno. Lungo questo tratto montuoso della Scandinavia la comitiva verrà in contatto con alcuni Sami nei loro accampamenti. Dopo una breve visita a Cristiania il viaggio prosegue fino a Stoccolma e Uppsala. Entrambe le città occupano uno spazio limitato nella narrazione, ma sono occasione di digressioni storiche sulla passata grandezza della Svezia: la capitale appare «bellissima» con i suoi canali, oltre il lago Mälar; Uppsala, città «rumorosa e gaia quando l’Università è aperta», è «immersa nella pace estiva». Rientrati a Stoccolma, le italiane e gli italiani termineranno il loro percorso e torneranno in patria dopo aver salutato il signor Norskiöld, ringraziandolo per la sua gentilezza.

Pur concentrandosi sulla Scandinavia il discorso narrativo tesse una fitta rete di connessioni tra due Paesi, Italia e Norvegia, per creare un continuo, rassicurante rimando fra la destinazione sconosciuta e il Paese natale di chi legge. Questi frequenti riferimenti sono presenti nelle conversazioni dei due giovani Argeni, mentre le bambine aggiungono sempre una nota nostalgica alle loro osservazioni. Inoltre è Norskiöld stesso a conoscere bene l’Italia, poiché vi ha soggiornato a lungo, apprendendone la lingua, a causa della malferma salute della vecchia madre, ormai scomparsa. I due norvegesi risiedevano proprio nella stessa zona da cui provengono gli Argeni, quella Liguria che, fra tutte le regioni italiane, è la più simile alla Norvegia: montagne scoscese a picco sul mare, innevate in inverno, ricche di fiori profumati in estate; natura impervia e selvaggia, mari profondi e burrascosi – una Norvegia in miniatura, scelta certamente non a caso dall’autrice che, avendovi soggiornato in vacanza nei suoi anni torinesi, la conosceva bene. Sullo sfondo di questa Norvegia/Liguria, i lettori e le lettrici sono pronte a concentrarsi sul contenuto del romanzo, guidate dalla voce narrante di Norskiöld. A bordo l’anziano norvegese, con il suo atteggiamento paterno e comprensivo, si era guadagnato la fiducia della signora Giulia, che si era affidata a lui e, una volta sbarcata, lo aveva presentato al marito: «Il signor Norskiöld ci è stato così largo di cortesie, che gli sono molto riconoscente, ed è già divenuto un amico dei nostri ragazzi». Perciò è proprio al signor Argeni, marito e capofamiglia, che il norvegese chiede il permesso di accompagnarli in viaggio: «Se me lo consente, farò qualche volta da cicerone ai suoi cari ragazzi, durante la loro dimora in Norvegia». Inoltre, Norskiöld si rivelerà un’ottima guida anche nelle attività pratiche: cavalca i fjordhest, i robusti cavalli dei fiordi, e guida con perizia la stolkjarre; sarà lui a insegnare al giovane Carlo come condurre la carrozzella dove viaggia con la madre. Savi Lopez è attenta a mantenere sempre formale e mai empatica la relazione tra Giulia e Norskiöld, due personaggi di sesso opposto e distanti di età; l’uomo è collocato a debita distanza fisica dalla signora e interloquisce con il marito e il figlio maggiore, mentre lei rimane vicina al figlio più piccolo e alle bambine.

Tuttavia, pur osservando tutte le regole e tenendo un comportamento corretto e rispettoso dei ruoli sociali di ciascuno, il norvegese introduce alcuni elementi di modernità, rivolgendosi agli altri in un linguaggio diretto e informale e usando il pronome allocutivo di terza persona lei, mentre nell’italiano del tempo era ancora in uso il più antiquato voi. Attraverso questo portavoce della tradizione e della cultura scandinava Maria Savi Lopez mostra la sua ampia conoscenza in materia: che si tratti di economia o di geografia, di leggende, tradizioni, letteratura, arte, Norskiöld è molto preciso e ricco di informazioni: affronta gli argomenti più disparati, dagli effetti della Corrente del Golfo che mitiga il freddo lungo le coste, ai venti che sferzano la Scandinavia d’inverno, dal sole di mezzanotte alla notte polare. Soprattutto, tramite l’anziano norvegese, il pubblico italiano viene a conoscenza di innumerevoli leggende nordiche: quella del «serpente di Bergen», il terribile Kraken che «verso la metà del Settecento» si diceva che vivesse al largo di Bergen e risucchiasse i velieri nell’abisso; un mostro così grande, che un monaco aveva celebrato messa sul suo dorso, scambiandolo per un isolotto. Partendo da questa leggenda Norskiöld amplia il panorama del suo uditorio (e di chi legge), narrando dell’esistenza di autentici mostri marini in oceani lontani. Numerose, e ancora diffuse, le storie di fate malvagie che rapiscono le ragazze nella notte e di altre, buone, che le liberano e conducono in un Paese dal clima mite, subito paragonato dai ragazzi Argeni alla loro amata Liguria. Naturalmente Norskiöld conosce storie di giganti, fra i quali quello senza cuore, che ha conquistato l’immortalità proprio nascondendo il proprio su un’isola lontana e inaccessibile. I giganti, che danno il titolo al libro, tornano nelle leggende lapponi, che il norvegese ha appreso dallo zio, maestro proprio in un villaggio Sami. Una di queste narra di un giovane locale, ridotto in schiavitù da un gigante, che riesce a fuggire usando un astuto stratagemma; mentre protagonista di un’altra leggenda lappone è la Regina delle renne, una bellissima giovane che vive in un palazzo circondato da un giardino fiorito e governa un branco di animali bianchissimi. Anche la mitologia scandinava è presente nella narrazione di Norskiöld, ed è attraverso il suo racconto che Savi Lopez crea la suggestione di ciò che il gruppo, viaggiando in estate, non potrà vedere: l’aurora boreale, un fenomeno ottico che si verifica solo d’inverno. Arrivati all’estremo nord, nella regione che l’autrice definisce Norlandia, il norvegese allude ai «padri» degli Scandinavi originari dell’India che, giunti in quest’area inospitale, avevano elaborato leggende e superstizioni su giganti misteriosi e sul terribile serpente marino Mitgard, che un giorno avrebbe distrutto la terra con un getto di fuoco. Per questi antenati le luci variegate dell’aurora boreale rappresentavano il palazzo di Odino, fatto di «archi luminosi, ardite colonne, facciate mirabili di templi, splendidi di viva luce».
Nel palazzo «dalle 540 porte» vivevano i guerrieri morti in valorose battaglie, che Odino teneva intorno a sé, con i loro «elmi con orribili teste di mostri»; e le Valchirie «su cavalli bianchi, con lunghe vesti ondeggianti, […] le visiere abbassate sui volti bellissimi e luminosi». I due eserciti si davano battaglia fino all’ora del rientro a palazzo, dove si riunivano a bere idromele in coppe d’oro. Nel nord, afferma Norskiöld, la mitologia e la religione spesso sconfinano l’una nell’altra: è così che nelle stavekirche, le chiese di legno, sovente sono raffigurati eroi mitologici, come Sigurd, che aveva combattuto contro il drago Fafnir, restituendo la luce all’umanità dopo che il mostro l’aveva rubata e aveva condannato il mondo all’oscurità.

Il porto di Bergen pullulante di persone nella baia di Vegen, nella città di Bergen, Hordaland, Norvegia. Incisione vintage a mezzatinta di fine del XIX secolo

Il viaggio non è solo occasione di contatto con leggende e miti del passato: la presenza di Norskiöld favorisce i rapporti con la popolazione scandinava, ma soprattutto rende possibile la visita a un accampamento Sami: l’incontro è amichevole, gli ospiti sono cortesi e invitano i turisti a visitare le tende, anche se l’esperienza sarà breve, perché tutti sono sopraffatti dal cattivo odore e dal fumo. L’atteggiamento verso questo popolo dall’aria «tarda d’ingegno», costretto dall’allevamento delle renne a una vita estremamente faticosa e al nomadismo, è di benevola compassione; l’autrice stessa descrive con un linguaggio partecipativo l’incontro fra «i ragazzi gialli e sudici, pastori di renne nei deserti polari, ed i ragazzi italiani, nati a poca distanza dal Tirreno azzurro, in mezzo alla primavera eterna della Riviera Ligure [che] risposero ai sorrisi dei ragazzi italiani, fratelli loro innanzi a Dio».

Attraverso il narratore interno al romanzo Savi Lopez mostra di ammirare l’istruzione e il modo di vivere del nord Europa: come afferma Norskiöld «in Norvegia, alle persone non è permesso essere ignoranti. Tutti devono studiare ed essere interessati agli eventi nazionali». Per questo ragazze e ragazzi nella bella stagione raggiungono le scuole anche a costo di lunghe camminate, mentre in inverno devono servirsi di «certi pattini lunghi e stretti, gli ski» che al tempo sono ancora quasi sconosciuti in Italia. Inoltre,quella norvegese è una società coesa, in cui gli abitanti sono informati sugli avvenimenti contemporanei: tutti conoscono l’impresa di Fritdjorf Nansen in Groenlandia, motivo di orgoglio per la nazione intera. Infine, Norskiöld si dimostra non solo colto, ma anche sensibile: quando ritorna nella sua terra e rivede il bellissimo Loenvand con la sua corona di montagne gigantesche, che aveva sempre ricordato con nostalgia dall’Italia «dove la primavera è perenne», ripensa a come «anche allora, in mezzo ai giardini fioriti, l’animo suo era stretto da un affetto infinito al paese delle lunghe tenebre e della triste nebbia dove era nato […] A rivederlo nella gloria estiva della sua bellezza un nobile orgoglio faceva battere il suo cuore».

Savi Lopez ha affidato all’anfitrione norvegese il compito di illustrare tutti gli aspetti più importanti della cultura scandinava; agli altri personaggi rimangono necessariamente spazi di comunicazione ristretti. La signora Giulia sottolinea la pulizia delle gaard, le fattorie che ospitano il gruppo, l’eleganza e l’originalità dei costumi indossati dalle contadine che, a confermare l’alto livello di istruzione condiviso da tutta la popolazione, si rivolgono a lei in inglese. Il marito, «Argeni», si limita ad alcuni commenti sulle località visitate e sulle escursioni praticate durante la sua permanenza nel Paese. Le osservazioni su flora e fauna sono suddivise fra la voce dell’autrice e quella dei giovani e delle giovani del gruppo: la prima introduce le specie animali sconosciute, soprattutto gli uccelli più comuni, gli edredoni e i pulcinella di mare. Invece i bambini e le bambine osservano la vegetazione: Ida conosce molte specie di fiori locali mentre Carlo, Alberto e Maria riconoscono quelle che si trovano anche sulle Alpi italiane. Il pensiero della patria lontana prevale nel finale del libro, quando i viaggiatori salutano l’amico norvegese con «le lagrime agli occhi» per la gratitudine, ma nelle ultime righe chi viaggia e chi legge condividono la stessa impazienza, pensando «all’ora dolcissima in cui sarebbe dato loro di rivedere l’Italia, finalmente!».

In copertina. Panorama di Stoccolma nel 1868.

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Articolo di Rossella Perugi

Laureata in lingue a Genova e in studi umanistici a Turku (FI), è stata docente di inglese in Italia e di italiano in Iran, Finlandia, Egitto, dove ha curato mostre e attività culturali. Collabora con diverse riviste e ha contribuito al volume Gender, Companionship, and Travel-Discourses in Pre-Modern and Modern Travel Literature. Fa parte di DARIAH-Women Writers in History. Ama leggere, scrivere, camminare, ballare, coltivare amicizie e piante.

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