Storia della pallavolo femminile italiana 

Quando ci si appassiona ad uno sport raramente ne sappiamo la storia, focalizziamo l’attenzione sulle sue regole o magari sulle nostre giocatrici e giocatori preferiti. Prendendo in considerazione il panorama sportivo italiano, la pallavolo si affaccia intorno al 1928. Se vogliamo essere precisi, già nell’antica Grecia si praticavano sport di squadra con protagonista la palla, ma la specialità in questione non era conosciuta come tale. Dopo il secondo conflitto mondiale nel 1946, a Bologna, un gruppo di persone si riunì dando vita a quella che oggi è la Fipav, Federazione Italiana Pallavolo, con la quale la disciplina avrà il suo primo regolamento internazionale. Il primo ad essere eletto come presidente fu Arnaldo Eynard, dirigente di una fabbrica. Nell’agosto dello stesso anno le operaie della sua azienda formarono una squadra, Amatori Bergamo, quindi si svolse il primo campionato italiano con il primo scudetto, conquistato anche nell’anno successivo. Dieci anni dopo la Fipav diventò membro effettivo del Coni, istituito prima della Grande Guerra, mentre la Lega Serie A femminile venne creata, per volontà della Lega Nazionale Pallavolo, precisamente il 20 settembre del 1987 ad Abano Terme.  

Anni Ottanta: la svolta e i successi di Manuela Benelli 

In Italia, gli anni Ottanta rappresentarono un momento fondamentale per le donne. Iniziarono ad essere coinvolte nel mondo del lavoro, nello spazio pubblico e nella sfera sociale. L’evoluzione del ruolo femminile si può raccontare attraverso lo sviluppo della pallavolo. In quegli anni, infatti, le donne superarono gli uomini nel volley, dando definitivamente una connotazione femminile a questo sport. Possiamo così comprendere come ad un più grande coinvolgimento nel mondo del lavoro sia corrisposto un loro maggior coinvolgimento nell’attività sportiva.  

Considerata la giocatrice di pallavolo italiana più titolata nella storia, Manuela Benelli iniziò la sua carriera da palleggiatrice nell’Olimpia Ravenna, squadra con cui vinse ben undici scudetti consecutivi, dalla stagione 1980-81 fino a quella del 1990-91. Con la squadra romagnola vinse inoltre sei Coppe Italia, un mondiale per Club e due Coppe dei Campioni. Nel 1995 lascia la città natale, Ravenna, per trasferirsi a Roma, per militare in serie A2, seconda serie del campionato italiano. L’anno successivo viene ingaggiata dal Reggio Emilia vincendo ancora, questa volta una Coppa Cev. Dopo tre anni, decide di tornare nella sua città per concludere la carriera da atleta nei massimi livelli definitivamente nel 2000. Dopo una piccola parentesi nella categoria dilettantistica, Manuela vive la pallavolo sotto un altro ruolo, quello di allenatrice.  

Donne sul tetto del mondo 

Parlando di Nazionale, l’esordio dell’Italvolley femminile avvenne nell’aprile del 1951, ad Alessandria, contro la Francia. Gli anni Cinquanta e Sessanta non furono un grande periodo, infatti la Nazionale non partecipò a nessun tipo di competizione. Il ritorno dell’Italia nelle gare europee avvenne negli anni Settanta, vincendo la sua prima medaglia ai Giochi del Mediterraneo. Negli anni Novanta la Nazionale femminile si confermò tra le prime squadre in Europa. Nel nuovo millennio va ricordata in particolare una data: Berlino 2002. Il dream team storico del mondiale vinto dall’Italia era composto da Simona Rinieri, Darina Mifkova, Francesca Piccinini, Valentina Borrelli, Manuela Leggeri, Sara Anzanello, Paola Paggi, Anna Vania Mello, Eleonora Lo Bianco, Rachele Sangiuliano, Elisa Togut e Paola Cardullo. Tutti e tutte vorremmo averle viste giocare e vincere in Germania contro le favorite statunitensi. La partenza dell’Italia fu da manuale. Il girone A di cui faceva parte era composto da Bulgaria, Giappone, Messico, Repubblica Ceca e le padrone di casa tedesche. Cinque gare, cinque vittorie, tutte imponendosi per 3 set a 0. Passarono così alla seconda fase: prima la vittoria per 3 a 0 sulla Grecia, poi il crollo contro Cuba e Russia. Nonostante questa piccola svista le ragazze guadagnarono l’accesso ai quarti di finale, nei quali batterono la Corea del Sud, per poi sconfiggere in semifinale la terribile Cina, conquistando così la finale. Per coach Bonitta, era già quella una conquista, ma le “dodici meraviglie” hanno fatto molto di più arrivando alla medaglia d’oro. Gli Stati Uniti si presentarono alla finale con un bottino di vittorie, ma questo non buttò giù le giocatrici dell’Italia, tra le quali c’era anche una giovanissima Francesca Piccinini. Questo titolo prestigioso dovrebbe far capire che non solo la squadra maschile ha avuto la cosiddetta “generazione di fenomeni” ma anche quella femminile, tanto che molte pallavoliste hanno smesso solo pochi anni fa di giocare nella massima serie. Importante da sottolineare è il ruolo della donna nell’ambiente del volley. Molte persone associano questo sport agli uomini, perché, essendo più carichi di potenza, portano in campo una pallavolo più “scenica” e meno tecnico-tattica, ma non è proprio come si pensa, e i fatti lo dimostrano.  

La pallavolo femminile non è professionista  

Non essere uomo non significa essere sportivi di serie B. Uno degli sport maggiormente seguiti in Italia, e considerato sport femminile per eccellenza è senza dubbio la pallavolo. Nel 2014 secondo Lega Volley le donne tesserate erano quasi 300mila, la stagione di serie A1 trasmessa quell’anno in Tv ha avuto una media audience pari a 146mila spettatori mentre la semifinale dei Mondiali nel medesimo anno tra Italia e Cina ha prodotto 4 milioni e mezzo di spettatori. Nonostante ciò, la pallavolo femminile non rientra tra le federazioni riconosciute professioniste dalla legge 91/81.                             

Negli ultimi anni la visibilità delle atlete è aumentata moltissimo, ma in Italia, come nel resto del mondo, le donne sono spesso sottopagate, sottorappresentate e scarsamente tutelate rispetto ai colleghi maschi.            

In Italia le donne in campo sono accomunate dallo stesso destino: nessun tipo di tutela. Nel nostro Paese le giocatrici di pallavolo non sono considerate professioniste in nessun caso, neanche se giocano in serie A.                           

Ad avere più tutele e agi sono solo gli uomini, per le donne nessuna garanzia. Un caso successo recentemente nel campionato italiano, riguarda una giocatrice americana, Carli Lloyd. La palleggiatrice a stelle e strisce ha scoperto di essere incinta all’inizio della stagione 2020-21. Il suo contratto, come quello di molte altre donne sportive non poteva tutelarla in nessun modo, tanto che Carli ha deciso di tornare negli Usa.                                     

Questo è solo un piccolo esempio di come donne che vivono con e per lo sport debbano rinunciare al lavoro per poter portare a termine la loro gravidanza, senza dietro nessuno che le tuteli. 

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Articolo di Camilla Mastrogirolamo

Laureata in Comunicazione, Tecnologie e Culture digitali a “La Sapienza” di Roma, mi sto specializzando in Giornalismo. Una vita dedicata allo sport, pallavolista e amante dei viaggi, sono appassionata di fotografia, prettamente quella in bianco e nero, ma in realtà amo i colori. In perenne ricerca di nuovi stimoli e curiosa del mondo che mi circonda.

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