Sulle vie di Prato. Clara Calamai, attrice

Prato, 7 settembre 1909–Rimini, 21 settembre 1998
«È stato il caso a portarmi per mano nei labirinti di Cinelandia: un giorno andavo per una strada qualunque, senza scopo, senza meta, disperatissima…Mi si è avvicinato un tale… mi parlò di cinematografo, mi fece una proposta di lavoro… Ecco tutto».
Fu una delle risposte che l’attrice diede a una delle tante domande poste dai giornalisti, riportata dal quotidiano La Stampa, nel 1998.

Clara Calamai era figlia del capostazione di Porta al Serraglio, Priamo, e di una casalinga, di cui non si conosce il nome. Era l’ultima di tre sorelle e faceva parte della Prato operosa e “perbene”. Fin da adolescente mostrava una bellezza luminosa, chela fece notare all’interno della buona società pratese. Fu molto corteggiata soprattutto da un ragazzo ricco e più grande, appartenente ad una delle famiglie più note. I genitori di entrambi erano contrari alla relazione, tanto che si generò uno scandalo dovuto proprio alla differenza di ceto sociale e che segnò profondamente la vita della giovane a causa di pettegolezzi e malignità, portandola a chiudersi in sé stessa. Tutto ciò la spinse a tentare il suicidio, con un colpo di pistola al cuore. Fu un mezzo miracolo poiché la pallottola venne deviata da una costola e la futura attrice rimase in convalescenza per alcuni giorni, che lei stessa vide come una rinascita. Decise di trasferirsi a Roma, dove frequentò il Centro sperimentale di cinematografia e fu subito notata per la sua bellezza. Partecipò ad un provino per Pietro Micca, film propagandistico voluto dal regime fascista, del regista Aldo Vergano realizzato nel 1938, anno che segnò il debuttò con lo pseudonimo Clara Mais. Dal 1941 realizzò diversi film che le diedero notorietà anche a livello internazionale.

Tra le sue più celebri apparizioni, si ha la famosa scena a seno nudo in La cena delle beffe del 1942, una trasposizione cinematografica del dramma di Sem Benelli, diretta da Alessandro Blasetti, che fece enorme scalpore nel pubblico, tanto che il film venne vietato ai minori di 16 anni. Nel 1943 recitò in Ossessione di Luchino Visconti, la sua più celebre interpretazione (in cui sostituì all’ultimo Anna Magnani); fu un film manifesto del Neorealismo, girato in piena Seconda guerra mondiale al fianco dell’attore Massimo Girotti. Come è risaputo, si tratta dell’adattamento del romanzo di James Cain Il postino suona sempre due volte, ambientato per lo più nei pressi del delta del Po, un capolavoro senza tempo inserito fra i 100 film italiani da salvare. Nel 1946 girò L’adultera di Duilio Coletti, grazie al quale vinse l’unico premio della sua carriera: il Nastro d’argento come migliore attrice protagonista.

Insieme a molte altre attrici italiane, divenne il simbolo di quello che fu definito il cinema dei “telefoni bianchi”, un sottogenere della commedia italiana, tra gli anni Trenta e Quaranta. Il nome derivava appunto dalla presenza di eleganti telefoni di colore bianco che simboleggiavano il benessere; spesso si raccontava l’ascesa di una ragazza povera, che si elevava, diventando una signora borghese ricca, elegante e felice. Film che rappresentavano un mondo immaginario, in grado di fare dimenticare al pubblico italiano i problemi economici e sociali. Nel 1945, Clara Calamai si sposò con il conte e produttore cinematografico Leonardo Bonzi, dal quale ebbe due figlie; successivamente iniziò volutamente a trascurare il cinema. Il matrimonio durò fino al 1959; in seguito, l’attrice si legò al comandante d’aviazione Valerio Andreoni. Nonostante il grande successo di Ossessione, l’attrice uscì spossata da questa esperienza e in piena crisi esistenziale. Le occorsero alcuni anni per riprendersi e per tornare alla realtà. Girò qualche film, come la parte di una prostituta in Le notti bianche, ancora di Luchino Visconti, nel 1957. Calamai, nonostante la ripresa, cominciò a sentire che il filo che la legava a quel mondo artificiale si stava spezzando e arrivò alla decisione di allontanarsi dalla professione. Apparve sulla scena solo dopo diversi anni, nel 1960, in una miniserie televisiva della Rai, dal titolo Tom Jones e nel film Profondo rosso di Dario Argento, del 1975, che ottenne un successo mondiale e viene ancora celebrato.

Negli anni Ottanta, Clara Calamai prese definitivamente la decisione di abbandonare la carriera cinematografica. Da allora non si ebbero più sue notizie fino al giorno della morte avvenuta a causa di un infarto nel1998. Clara Calamai fu una donna coraggiosa che inizialmente aveva sfidato le chiacchiere fino a essere stata la prima attrice italiana a comparire a seno nudo in un film (anche se in realtà questo primato apparterrebbe a Vittoria Carpi, apparsa sul grande schermo a seno nudo nel 1941, nel film diretto da Alessandro Blasetti La corona di ferro). Nonostante ciò, divenne una delle attrici cinematografiche più note tanto da monopolizzare il cinema italiano. Sensuale, bella, affascinante e di talento, Clara Calamai fu una vera e propria diva, spesso messa alla pari di Anna Magnani, essendo state definite entrambe come l’immagine esemplare del Neorealismo italiano. Una curiosa coincidenza volle che quest’ultima fosse stata scelta come protagonista di Ossessione, a cui dovette rinunciare per la gravidanza sempre più evidente, e rimpiazzata da Calamai. Al contrario successe alcuni anni dopo, quando l’attrice pratese venne selezionata come interprete di Roma, città aperta, ma poi fu Anna Magnani a ottenere la parte. Clara Calamai fu un bell’esempio femminile che dalle umili origini arrivò a conquistare il cinema italiano e internazionale, grazie al suo grande talento, con il quale costruì una carriera invidiabile. Diverse le iniziative che la ricordano, sia prima che dopo la morte, ancora oggi, soprattutto a Prato.

Nel 1996 fu realizzata a Palazzo Pretorio una mostra dal titolo Clara Calamai. L’ossessione di essere diva, a cura del critico Italo Moscati, che poi divenne presidente del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e che proprio nel 1996 aveva pubblicato un libro-catalogo, con lo stesso titolo della mostra, dove raccontava la biografia e l’incontro con l’attrice. L’esposizione occupava due piani: al pianterreno, era visibile il materiale documentario sulla carriera di Clara Calamai, soprattutto negli anni Quaranta, con locandine, riviste, foto di scena, costumi e abiti del guardaroba personale, il tutto accompagnato dalle musiche in voga all’epoca. Al piano superiore, sullo schermo principale, era allestito un montaggio di 22 minuti con le scene più celebri dei suoi film, con le sue frasi memorabili, come: «Il mio costumista mi ama perché ho la vita lunga» o «Il cinema è stato il mio unico grande amante». Nell’occasione furono proiettati i film più noti tra cui Ossessione, nella versione restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia, al Teatro Politeama di Prato, sempre a cura di Italo Moscati.

Un piazzale è stato intitolato a suo nome, a Prato Ovest; mentre in un ciclo di iniziative estive, al Palazzo Datini, nel 2014, fu promosso un evento in onore dell’attrice, con la proiezione dei suoi film più celebri, grazie alla Fondazione Casa Pia dei Ceppi Onlus, in collaborazione con l’Associazione Artemìa.Nel2019, al Giardino Buonamici, fu organizzata una serata di conversazione e musica dal titolo Buon Compleanno Diva: Prato celebra Clara Calamai, a cura del Comitato Provinciale Area Pratese. Più di recente si segnala, nel 2020, uno spettacolo teatrale dal titolo Contro diva. Appuntamento con Clara Calamai, sul palco di Officina Giovani, scritto e interpretato da Maila Ermini, a cura dell’assessorato alla cultura del Comune di Prato, dove si ripercorre la vicenda dell’attrice che prima si lasciò trasformare in diva dal regime fascista e poi fece di tutto per “cancellarsi”, portando alla riflessione di come una vita diventi un’ombra. Oggi, grazie al catalogo di Rai Play, è possibile rivedere una delle ultime sue interviste avvenuta nel 1979, nel talk show di Maurizio Costanzo Acquario.

***

Articolo di Sara Benesperi

Nata a Prato e laureata in Scienze umanistiche per la comunicazione all’Università di Firenze, sono laureanda in Media, Comunicazione e Giornalismo all’Università di Roma La Sapienza. Sono una ragazza solare, a cui piace passare il tempo libero nei più svariati modi e fare nuove esperienze, ma soprattutto guardare film, ascoltare la musica, di ogni genere, e leggere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...