Editoriale. Uno scandalo che dura da diecimila anni

Carissime lettrici e carissimi lettori,

un bambino, forse un maschio, è sicuramente morto. Sta riverso su un cumulo di macerie causate dalle bombe, cadute a distruggere le case e a uccidere. Senza età, senza sesso, senza religione, senza rispetto. É la guerra. Una delle tante che funestano il mondo con uno scandalo che dura da diecimila anni, come denuncia la frase lapidaria voluta da Elsa Morante sul frontespizio della prima edizione di uno dei suoi libri più belli, La Storia, una copertina che scandalizzò lo stesso editore (Einaudi) che fece di tutto per cambiarla, sostituendola con un’altra, dell’edizione attuale, che mostra un bimbo, vivo, seduto a guardare il disastro creato dal bombardamento, dalla violenza umana in quella Storia, che è scritta con la maiuscola, che racconta le ingiustizie, scandalizza. Perché sono gli umili, gli ultimi, a pagare, e perché, proprio quella Storia, è capace di uccidere anche i bambini con uno scandalo che dura da sempre. Una denuncia che Elsa Morante, nata in questo agosto (il 19 agosto 1912) di centodieci anni fa, scrive contro l’ingiustizia della Storia e della vita, così come creata dall’umanità. Il suo romanzo susciterà molte polemiche che in fondo avveleneranno l’ultima parte dell’esistenza della grande scrittrice. Questo, lo abbiamo già scritto, è l’anno delle celebrazioni di Morante. Sono infatti 65 anni dal Premio Strega vinto da L’Isola di Arturo, anniversario importante anche perché Morante è stata la prima donna in assoluto a vincere il prestigioso riconoscimento.
La guerra non finisce mai, sembra un tarlo innestato nell’umanità che forse (ma noi pensiamo umilmente che sia una soluzione) si annienterà solo con la trasformazione della mentalità oggi maschilista. Quella tra la Russia e l’Ucraina è solo la più vicina a noi, ma anche questo, lo abbiamo ripetuto più volte, con il carico di violenza, di espatriati e espatriate, di morti ingiuste e di tanti bambini e bambine lasciati soli/e. Una massa di minori non accompagnati costretti/e a crescere senza legami e supporti.
Ma si possono considerare atti di guerra anche altri avvenimenti più o meno legati a eventi bellici. In agosto ne ricordiamo accaduti soprattutto due. Il primo riguarda il terribile lancio di due atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto del 1945. Il nome delle atomiche è agghiacciante; Little boy quella destinata a Hiroshima e Fat man quella caduta tre giorni dopo su Nagasaki. Nomi che sembrano appartenere al teatro di una rappresentazione goliardica e comica che invece sono tragici marchi di un lutto che ancora rimane, che ha lasciato il segno, oltre i suoi morti. La paura di quell’agosto di quasi ottanta anni fa non è passata e, anzi, è ritornata e c’è ancora, vivissima, nelle minacce del guardarsi in cagnesco tra gli attori di questa guerra europea che è gestita anche oltreoceano.

Era la notte tra il 20 e il 21 di agosto di un anno particolare per il mondo, il 1968. Quel giorno i carri armati sovietici entrano in Cecoslovacchia per porre fine ad una esperienza iniziata a gennaio dello stesso anno da Aleksander Dubček, appena diventato segretario del partito comunista, che volle portare avanti una via di riforme e un decentramento dell’economia, un periodo bellissimo per quella parte d’Europa. Era la Primavera di Praga, un momento di maggiore libertà concluso nel sangue con oltre settanta morti e centinaia di feriti e che vide la morte, nel gennaio successivo, di Jan Palak, che protestò (emulato da altri giovani) dandosi fuoco sulla centralissima piazza San Venceslao. Era il 19 gennaio 1969 e l’11 agosto Jan avrebbe compiuto 21 anni!

Sa di guerra e è frutto di questa violenza, l’uccisione, il 19 agosto 1936 del poeta repubblicano Garcia Lorca, fucilato dai nazionalisti. Ricordiamo ad agosto anche l’anniversario dell’uscita di un film del grande e indimenticabile Nanni Loy: Le quattro giornate di Napoli (agosto 1962, candidato all’Oscar) con un cast eccezionale, da Gian Maria Volontè a Jean Sorel e Lea Massari. La storia, attraverso il romanzo di Aldo De Jago, è quella dell’eroica rivolta del popolo napoletano e la riuscita cacciata dei tedeschi che avevano fucilato alcuni marinai il 28 settembre del 1943.

Sa di odio, che ha il sapore della guerra, la strumentalizzazione politica, e per di più questa volta con il fine elettorale, operata da donna, la pubblicazione della registrazione di uno stupro, un ulteriore dolore filmato indegnamente, avvenuto in strada, a Piacenza. Si ritorna al non rispetto del corpo e della privacy della donna, a usare l’immigrazione come arma per causare contrasto. Forse anche a spingere incauti cittadini a adoperare i mezzi elettronici a nostra disposizione per oltraggiare il dolore. «Eppure – e ce lo ha ricordato recentemente in un’intervista l’ex magistrato Gherardo Colombo – la nostra costituzione è basata sul riconoscimento reciproco». Tante associazioni hanno chiesto il ritiro e l’obbligo di non trasmettere o postare il filmato dello stupro di Piacenza. Questo deve essere un punto fermo per il giornalismo e per la politica che in questa situazione (una loro parte chiaramente) hanno male agito e sono colpevoli del fatto che la vittima era ed è stata riconosciuta. Un colpo basso di valore illegale. La vittima due volte tale e potenzialmente a livello planetario, come un infame marchio.
Ma la bassa politica (permettetemelo) da campagna elettorale fatta di colpi alla democrazia e non solo metaforicamente sotto la cintura, va avanti imperterrita. L’ultima trovata oscena e fuori luogo (per non dire altro) è il messaggio su un social (tolto subito, ma comunque postato, il che dà un’idea di ciò a cui andiamo incontro!) che intende determinare quali sono le devianze giovanili includendo tra queste l’anoressia e l’obesità. Questo è davvero troppo. Un ritorno e un rimando a un passato orrido, nero (o grigio che sia), quando si facevano campagne contro le persone malate, quando c’erano le scuole speciali. «È assurdo considerare i disturbi del comportamento alimentare delle devianze. Sono patologie gravi che causano la morte di più di 4 mila persone all’anno», fa sapere in un’intervista Daniela Bevivino, presidente dell’associazione di settore Fenice Lazio Odv –  è sintomo di superficialità e non te lo aspetti da un partito politico». Giulia Capogrossi è stata anoressica e ha fondato, dopo la guarigione, l’associazione Animenta e commenta: «Non solo è sbagliato, ma provoca un’ulteriore stigmatizzazione e ci fa sentire sbagliati, ci fa sentire in colpa e diversi. Chi si ammala di un disturbo alimentare non è sbagliato e non ha colpe, sta affrontando una malattia mentale e come tale ha bisogno di cure, rispetto e dignità». E invece, come in quel lontano ventennio che in tante e tanti pensavamo di dimenticare, si consiglia a tutti/e questi/e giovani una massiccia dose di sport! Lo dicevamo: si può anche essere una donna, ma non cambia nulla se predomina, anzi domina, una cultura da perfetto macho!
Prima di chiudere è doveroso dare un saluto, ultimo, a Lorenza Carlassare. Giurista importante, docente emerita a Padova, è stata la prima donna a vincere in Italia una cattedra di Diritto costituzionale. Carlassare, che ci ha lasciati a 91 anni, si è dichiarata sempre contro la guerra, in ogni caso, dunque anche quella tra Russia e Ucraina. Sempre stata impegnata in difesa dei diritti civili, delle donne e soprattutto della Costituzione, tanto da essere indicata come una valida candidata alla presidenza della Repubblica. In tempi oscuri per il progresso femminile, appena laureata, ebbe l’assegno di «assistente straordinario» che le venne tolto appena dopo il matrimonio perché «una donna sposata non può avere interessi scientifici». Erano gli anni cinquanta del secolo scorso e fu un collega che aveva assistito alla riunione ad informala di questa decisione.
Certo, bisogna dirlo, oggi le cose non sono andate così avanti riguardo alla situazione delle donne, e non solo qui da noi, in Italia. Ci ricordiamo ancora le polemiche verso la giornalista, inviata televisiva, Giovanna Botteri (comunque non è stata la sola, ma la più nota al grande pubblico) che venne criticata per i suoi capelli, per la poca cura dedicata al look, cosa che nessuno si sarebbe sognato/a (perché furono tante anche le critiche da parte di donne) di dire a un uomo. Adesso è successo a Lisa La Flamme, una delle più note anchor del Canada, premiata proprio quest’anno con il Canadian Screen Award come miglior conduttrice nazionale. Sembra, perché non si vuole far trapelare nulla, sia «cacciata per la decisione di apparire in video a 58 anni con i capelli grigi». Il sospetto è di sessismo e discriminazione legato all’età. Le donne canadesi sono scese sui social celebrando l’anchor per aver abbracciato i suoi capelli grigi e non aver nascosto la sua età. «Lisa si è permessa di invecchiare in video e facendolo mi ha dato la fiducia di splendere nella mia naturale bellezza mentre l’età avanza», ha scritto Sarah M. Altre hanno messo in guardia che il licenziamento manda alle donne di mezza età il messaggio che potrebbero subire conseguenze professionali se optano per un look più naturale. I media sottolineano inoltre che Lloyd Robertson, il predecessore di LaFlamme, si è ritirato a 77 anni ed è stato onorato con un commiato in video (Ansa). Bella differenza, non vi pare! E che dire del chiasso intorno al ballo della Prima Ministra finlandese Sanna Marin che è stata costretta a pagarsi di tasca sua il test anti-droga per mettere fine alla valanga di accuse sessiste, illazioni quanto mai ridicole e attacchi alla sua persona e non per una sua azione politica sbagliata, ma per aver partecipato a una festa e dimostrato di divertirsi. Ci si domanda ancora: e se fosse stato un maschio?
Abbiamo iniziato ricordando Elsa Morante e gli anniversari a lei legati, al valore alto della sua opera. Quest’anno è anche l’anno di Pier Paolo Pasolini amico di Morante (viaggiò e collaborò con lui molto, ispirando le musiche di Accattone e di Il Vangelo secondo Matteo). Un’amicizia forte tra loro, come forte fu la rottura, ma che non spezzò quel legame sentimentale che Elsa Morante dimostrò, quasi non notata, durante i funerali di Pier Paolo ispirando, si dice, forse, anche parte di quel magnifico discorso di un altro grande artista, affetto comune per entrambi, Alberto Moravia.

A P.P.P. in nessun posto

E così,
tu – come si dice – hai tagliato la corda.
In realtà, tu eri – come si dice – un disadattato
e alla fine te ne sei persuaso
anche se da sempre lo eri stato: Un disadattato.
I vecchi ti compativano dietro le spalle
pure se ti chiedevano la firma per i loro proclami
e i “giovani” ti sputavano  in faccia
perché fascisti come i loro baffi:
(già, tu glielo avevi detto, però
avevi sbagliato in un punto:
questi sono più fascisti dei loro baffi)
ti sputavano in faccia, ma ovviamente anche loro
ti chiedevano la propaganda per i loro volantini
e i soldi per le loro squadrette.
E tu non ti negavi, sempre ti davi e ti davi
E loro pigliavano e poi: “lui dà”
– bisbigliavano nei loro pettegolezzi –
“per amore di se stesso”. Viva, viva
chi ama se stesso e gli altri ama come se stesso.
Loro odiano gli altri come se stessi
e in tale giustizia magari si credono
di fondare una rivoluzione.
Loro ti rinfacciavano la tua diversità
dicendo con questo: l’omosessualità.
Difatti, loro usano il corpo delle femmine
come gli pare. Liberi di usarlo come gli pare.
Il corpo delle femmine è carne d’uso
ma il corpo dei maschi esige rispetto. E come no!
Questa è la loro morale. Se una femminella di strada
avesse assassinato uno dei loro
non la giustificherebbero perché immatura.
Ma in verità in verità in verità
quello per cui tu stesso ti credevi un diverso non era la tua vera diversità.
La tua vera diversità era la poesia.
È quella l’ultima ragione del loro odio
perché i poeti sono il sale della terra
e loro vogliono la terra insipida.
In realtà, LORO sono contro-natura.
E tu sei natura: Poesia cioè natura.
E così, tu adesso hai tagliato la corda.
Non ti curi più dei giornali
– [la] preghiera del mattino – con le crisi di governo
e i cali della lira, e decretoni e decretini
e leggi e leggione. Io spero
che un’ultima sola grazia terrena ti resti ancora – per poco –
ossia ridere e sorridere. Che tu di là dove sei
– ma per poco ancora – di là, dal Nessun Posto
dove ti trovi ora di passaggio –
che tu sorrida e rida dei loro profitti e speculazioni e rendite accumulate
e fughe dei capitali e tasse evase
e delle loro carriere ecc.
Che tu possa riderne e sorriderne per un attimo
prima di tornartene
al Paradiso.
Tu eri un povero
E andavi sull’Alfa come ci vanno i poveri
per farne sfoggio tra i tuoi compaesani: i poveri,
nei tuoi begli abitucci da provinciale ultima moda
come i bambini che ostentano di essere più ricchi degli altri
per bisogno d’amore degli altri.
Tu in realtà questo bramavi: di essere uguale agli altri,
e invece non lo eri. DIVERSO, ma perché?
Perché eri un poeta.
E questo loro non ti perdonano: d’essere un poeta.
Ma tu ridi[ne].
Lasciagli i loro giornali e mezzi di massa
e vattene con le tue poesie solitarie
al Paradiso.
Offri il tuo libro di poesie al guardiano del Paradiso
e vedi come s’apre davanti a te
la porta d’oro
Pier Paolo, amico mio

(Si precisa che l’originale manoscritto della poesia A P.P.P. In nessunposto si trova presso l’archivio Morante conservato alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, che la trascrizione qui messa in rete non è stata fatta sull’originale secondo un’analisi accurata che tenesse conto di correzioni e varianti presenti sul testo, che tale trascrizione potrebbe pertanto non essere attendibile dal punto di vista scientifico).

Roma, 13 febbraio 1976

Buona lettura a tutti e a tutte con la poesia nel cuore.

Presentiamo gli articoli di questo numero. Agosto sta per finire, con l’arrivo di settembre si riparla di scuola, si riuniscono i collegi dei/delle docenti e arriva alla sua decima edizione il Concorso Sulle vie della parità della nostra associazione, destinato alle e agli studenti di ogni ordine e grado.
La donna di Calendaria è Margarete Schütte Lihotzky, prima progettista austriaca, che si è dedicata all’edilizia sociale e ha realizzato strutture, sia pubbliche che private, e spazi interni destinati alle classi lavoratrici e alle donne. La metà dell’arte a Tivoli. Accardi e Loewensberg è un’altra puntata della serie che illustra le artiste della Mostra curata da Toponomastica femminile presso la Procura della Repubblica di questa città e che questa volta ci fa conoscere due pittrici astrattiste. Tempo di vacanze, tempo di letture. Per quelle da assaporare in un bosco o lungo un torrente consigliamo la recensione di Nascere sotto una stella, di Ines Busnarda Luzzi nell’articolo Una storia al femminile che sa di fieno e polenta. L’altro consiglio di lettura è La storia di Elsa Morante, un romanzo che è «una vera e propria opera mondo».

In Verso nord: donne e uomini sul percorso di Stefania Türr continuiamo a seguire i viaggi e gli incontri della esploratrice che abbiamo incontrato in queste settimane di vacanze, con un’attenzione particolare ai diritti delle donne in questa parte d’Europa. Sulle vie di Prato. Anna Rosa Gattorno, religiosa e beata è la passeggiata toponomastica di questa settimana.
Le donne spesso sono associate al desiderio e alla pratica della pace: A me una spada! Duelli al femminile è l’insolito excursus nelle sfide armate tra donne che vi stupirà, come è capitato a noi. Due donne, in campi diversi, lo sport e la politica, meritano di essere conosciute: Wilma Rudolph: l’astro dell’atletica leggera, che ha dato un contributo fondamentale all’abbattimento delle barriere di genere in eventi di atletica leggera riservati esclusivamente agli uomini, e la Premier neozelandese di cui approfondiamo un discorso, insolito per una politica, nell’articolo La versione di Jacinda.
Gli anniversari che celebriamo oggi sono quello della morte nel giorno del suo compleanno di un’attrice inimitabile, in Ricordando Ingrid Bergman, la più brava di tutte e i cento anni dalla nascita di Vittorio Gassman. Nell’articolo Festeggiati a Nuoro i 70 anni del premio letterario Grazia Deledda ricordiamo l’anniversario del Premio intitolato all’unica scrittrice italiana che ha vinto un Premio Nobel per la Letteratura.
Chiudiamo, come sempre, con la ricetta della settimana: Risotto allo yogurt bianco, profumato al rosmarino, un piatto veloce e gustoso, augurandovi buon appetito.
SM

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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