Festeggiati a Nuoro i 70 anni del premio letterario Grazia Deledda

Era il 29 agosto 1952 quando nel campo sportivo di Nuoro si tenne la cerimonia conclusiva del premio letterario Grazia Deledda, alla sua prima edizione.

Fu decretato vincitore il giovane e allora sconosciuto scrittore sardo Paride Rombi (1921-97), con il suo romanzo Perdu, ambientato nel Sulcis, opera che a distanza di tempo non ha perso il suo fascino e non manca di commuovere. Racconta la saggista Maria Elvira Ciusa che la serata ebbe il momento culminante quando si presentò Grazia Madesani-Deledda, nipote della scrittrice, che indossava il bellissimo costume delle spose nuoresi; dalle sue mani il premio passò in quelle del festeggiato, fra l’emozione e l’entusiasmo del folto pubblico. Ma questo era solo l’atto finale di un processo iniziato molti mesi prima, quando lo scrittore Mario Ciusa Romagna ed Enrico Macciotta, presidente dell’Ente provinciale per il turismo, ebbero l’idea di dedicare un premio nazionale di letteratura a Grazia Deledda (1871-1936), concepito come una sorta di ponte fra la tradizione isolana e la produzione del continente. A questo intento si univano l’impegno per valorizzare scrittori e scrittrici della Sardegna e l’idea di lanciare dal punto di vista turistico un’area di grande interesse culturale e naturalistico, ma all’epoca poco conosciuta. Una tappa fondamentale si ebbe nel villino romano di via Imperia 51 in cui si insediò ufficialmente la giuria, presieduta dallo scrittore Marino Moretti e accolta con soddisfazione da Franz, il secondogenito di Deledda.

Da allora sono trascorsi ben settanta anni e il premio è più vivo che mai; questa edizione poi ha un’ulteriore valenza visto che continuano le celebrazioni del 150° anno dalla nascita della nostra unica Nobel per la letteratura (1926) che, man mano che il tempo passa, viene meglio inquadrata e studiata in tutta la sua modernità. La cerimonia si è svolta la sera del 10 agosto scorso, nel giardino della biblioteca Satta a Nuoro, davanti a un’ampia platea e alla presenza delle autorità cittadine e regionali, della presidente Antonella Polimeni, rettrice dell’Università La Sapienza di Roma, di giornalisti/e, di studenti locali, di docenti di vari atenei e del direttore del quotidiano La Nuova Sardegna, partner dell’iniziativa. Nell’occasione è stata eseguita per la prima volta la canzone La Grazia del Nobel di Antonio Rojch, con le voci e l’accompagnamento degli Istentales e della cantante Leena Galte. Per la narrativa e la saggistica erano in concorso dieci opere per sezione; sono risultate vincitrici L’inverno dei Leoni di Stefania Auci e Il tribunale della storia di Paolo Mieli; autrice e autore hanno ringraziato e salutato con brevi interventi. «Non programmi ma fatti per dimostrare di essere degne eredi di una donna come Grazia Deledda ― ha detto Auci ― Affrontare la scrittura delle donne come scrittura e basta» ha sottolineato, per rimarcare come le differenze di genere siano tutt’oggi dominanti anche in ambito letterario. Erano stati poi selezionati tre volumi dedicati all’opera deleddiana: di Franca Carboni Grazia Deledda e il lettino dello psicanalista; di Isabella Mastino Il viaggio; di Ilaria Muggianu Scano Il compromesso. Le tre lingue di Grazia Deledda, che è risultato vincitore. Sono stati inoltre assegnati riconoscimenti e premi minori, fra cui quello a Fabio Stassi per il suo romanzo Mastro Geppetto, bella reinterpretazione della vicenda di Pinocchio, vista da un’altra prospettiva.

Stefania Auci – L’invero dei leoni
Paolo Mieli – Il tribunale della storia
Ilaria Muggianu Scano – Il compromesso

Proprio sul quotidiano sardo, il 7 agosto, erano comparsi interessanti articoli che intendevano offrire spunti originali per la conoscenza e la comprensione della narrativa deleddiana, inquadrandola sotto una luce nuova a seguito di studi, ricerche, approfondimenti sulla sua vasta produzione. Anche noi toponomaste nel tempo ce ne siamo occupate in vario modo, sia su Vitamine vaganti (n.5, 61, 127) sia nel volume Le Mille, a cui si rimanda, e avevamo sottolineato il fecondo rapporto fra la scrittrice e i classici russi, ma anche il frequente avvicinamento al Verismo attraverso una visione critica parziale. Le sue opere sono sì ambientate in Sardegna, ma non si tratta di “regionalismo” alla Verga: la Sardegna non è altro che uno spaccato del mondo e dell’eterno conflitto fra male e bene; i drammi sono gli stessi ovunque; scrive Deledda: «L’uomo è, in fondo, uguale dappertutto». I romanzi della maturità sono spesso incentrati (come Delitto e castigo o I fratelli Karamazov) su conflitti familiari, sul senso di colpa, sulla potenza del peccato, sulla forza implacabile del destino, sul caos morale, ma «i suoi colpevoli e i suoi delinquenti» ― scrisse Attilio Momigliano ― incutono in chi legge un «interesse intenso», «rispetto», «senso di pietà e di elevazione»: la colpa non viene rappresentata in modo superficiale o semplicistico, ma porta «a meditare sul drammatico destino che a tutti è imposto di peccare per poter sapere veramente che cosa è il bene e che cosa è il male». Sempre Momigliano ebbe a dire: «Nessuno dopo il Manzoni ha arricchito e approfondito come lei, in una vera opera d’arte, il nostro senso della vita». E potremmo aggiungere che la sua presunta “incultura” in realtà fosse una precisa scelta antiaccademica, proprio come accade a Svevo, accusato da certa critica di “scrivere male” perché scrive in modo originale. A proposito dello scrittore triestino, che portò in maniera aperta anche se ironica la psicanalisi nella nostra narrativa (era il 1923 quando uscì La coscienza di Zeno), non si può ignorare che già due anni prima, con il romanzo Il segreto dell’uomo solitario, Deledda aveva con finezza introdotto l’analisi psicologica del personaggio, i confini sfumati fra ragione e follia, lo scavo nell’inconscio, il ruolo imponderabile del Fato, influenzata ancora una volta da Dostoevskij, ma anche da Nietzsche e da Freud. Questo significa anticipare i tempi, come ha efficacemente spiegato il prof. Aldo Maria Morace, italianista presso l’Università di Sassari.

Assai interessante pure la riflessione di Attilio Mastino (Università di Sassari) su un altro aspetto della produzione deleddiana, ovvero il rapporto con la natura; “Così avanti da essere anche ecologista” è titolato l’articolo (La Nuova Sardegna, 7 agosto 2022) in cui vengono richiamati alla memoria passi dai romanzi e dalle novelle, da Cenere a Canne al vento, a Colpi di scure (1905). Sul tema dell'”anima green” di Grazia si segnala anche l’intervento di Ilaria Muggianu Scano sull’allegato Pianeta 2030 al Corriere della Sera (23 ottobre 2021). Attenta alla vita animale, al trascorrere delle stagioni, al paesaggio, nell’intenso legame fra l’essere umano e il mondo naturale che lo circonda, da amare e conservare, mentre si aprono piccole e grandi fratture: dall’incendio nell’uliveto (nel romanzo omonimo) all’uccisione di un avvoltoio, fino al taglio insensato di piante millenarie. «In realtà Deledda sente come propria la sofferenza della natura e considera i cambiamenti di una modernità invasiva come una coltellata contro la Sardegna e i Sardi, contro la loro cultura ancestrale, contro la loro lingua, incompresi nella loro tragica solitudine per come misurano il tempo, per come rispettano un codice non scritto, per come guardano al mondo» (Mastino). Un messaggio di grande attualità da diffondere in particolare fra le giovani generazioni, tanto sensibili a queste problematiche.

Dino Manca (Università di Sassari) ha rivolto lo sguardo sul rilievo internazionale della scrittrice che, grazie al Nobel, accese l’interesse sulla sua terra e portò la Sardegna al centro dell’immaginario europeo: «isola intesa come luogo mitico e archetipo di tutti i luoghi, terra senza tempo e sentimento di un tempo irrimediabilmente perduto, spazio ontologico e insieme antropologico entro cui si consuma l’eterno dramma del vivere». A corredo dell’articolo compare una fotografia significativa: un Boeing delle linee norvegesi, dai primi del 2019, porta l’effigie della grande nuorese sulla sua coda, simbolo di un volo non solo metaforico attraverso i cieli e la cultura.
In copertina: Boeing norvegese Grazia Deledda.

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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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