Sulle vie di Prato. Nara Marconi, partigiana e politica italiana

Prato, 26 luglio 1924 – 10 ottobre 1988

«Io a Prato, nella mia realtà, nelle mie radici, mi trovo tanto bene. Lì sono me stessa, ho costruito la mia vita in quell’ambiente. Oggi non c’è persona in Prato che non mi conosca» così si descrive Nara Marconi nella biografia pubblicata da Maricla Boggio nel 1991.

Nara Marconi nacque il 26 luglio del 1924 a Prato in una famiglia di contadini. Il padre Filippo era un socialista e un anarchico, amante della letteratura; la madre, di cui non si sa il nome, invece era una montanara, proveniente da Castiglione, una donna molto tradizionalista ma indipendente, una grande lavoratrice. Nara era maggiore di due sorelle – Milena e Nella, detta Nellina, morta a soli due anni per annegamento – e di un fratello, tutti nati nel podere di famiglia. Sentì molto la differenza con il fratello in casa, infatti crebbe con la concezione che sia lei che Milena dovevano servire l’unico figlio maschio.

Fin dalla nascita, ebbe problemi a una gamba, soffrendo di una leggera zoppìa al piede; lei stessa si definiva una bambina delicata e timida. Insieme alla sorella, frequentò la scuola elementare fino al terzo anno e ogni mattina dovevano fare due chilometri e mezzo di strada a piedi per arrivarci. Si trattava di una scuola privata di suore a tempo pieno, dove imparò a lavorare all’uncinetto, a ricamare e a cucire, diversamente dal fratello, che invece frequentava quella pubblica. Gli ultimi due anni scolastici li fece più tardi, quando si trasferì a Roma, dove rimase fino al 1938.

Nara amava fantasticare e costruire bambole, come le aveva insegnato la madre. Ogni estate veniva mandata alcuni giorni in montagna da una zia, che le faceva apprendere molte cose, tra cui i diversi mestieri e rimedi casalinghi; dopo la morte di Nella, fu affidata a una lontana parente da parte del padre, che viveva a Roma. Con lei passava anche gran parte delle estati, considerandola come una zia, la quale le insegnò le regole del galateo e le fece scoprire un altro tenore di vita. Durante la permanenza romana, partì per andare in Africa, dove rimase per un lungo periodo senza frequentare la scuola, destinata solo alle bambine locali. Nara, nel bel libro che Maricla Boggio le ha dedicato, racconta le questioni discriminatorie che aveva vissuto non solo a Roma ma anche in Africa, tra persone nere e bianche, sotto il dominio fascista.

A dodici anni, quando tornò a Prato, iniziò a lavorare in un laboratorio artigiano e ricevette la sua prima paga, anche se venne assicurata con un libretto solo due anni dopo, poiché prima le bambine non potevano essere assunte. Da allora, smise di andare a Roma. A sedici anni passò dal lavoro in un laboratorio ad una vera e propria fabbrica. Fu in questo periodo che scoppiò la Seconda guerra mondiale. Intorno al 1944, il fratello, richiamato militare, andò a combattere in Russia con la Divisione Julia e, quando tornò in Italia, la famiglia lo aiutò a nascondersi dai tedeschi, insieme ad altri soldati sopravvissuti. Fu allora che Nara partecipò attivamente al movimento antifascista, entrando nel Gruppo di Difesa della Donna, una formazione partigiana in cui lei si occupava di portare informazioni e ordini, diversamente da altre giovani che invece svolgevano un ruolo d’azione. Spesso percorreva chilometri a piedi per consegnare messaggi o per trasportare sacchi con dentro armi o bombe, correndo un grave rischio; non solo, talvolta faceva anche a turno con il padre per portare da mangiare al fratello e ai suoi compagni, nascosti sulla montagna. Nara raccontò in seguito che durante la guerra c’era poca differenza tra uomo e donna, visto che la preoccupazione principale era la sopravvivenza.

Nella biografia, ricorda il suo primo amore di quando aveva sedici anni, in seguito rivelatosi violento, e rammenta che, fino ai ventisette anni, aveva deciso di allontanarsi dall’idea dell’innamoramento, arrivando alla convinzione di non sposarsi e di vivere da sola. Diversamente dalle altre ragazze, preferiva seguire il teatro e ascoltare la radio; amava passare del tempo leggendo classici come Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. A volte accompagnava la sorella a ballare, ma solo per farla contenta.

Nel dopoguerra, all’interno delle aziende di tessuti, presso i telai, si lavorava a cottimo. Dal 1953 solo gli uomini potevano lavorare di notte, in seguito la regola venne estesa anche alle donne. Nel periodo seguente si ebbe un’impostazione più moderna, all’americana, e cominciarono a emergere i primi movimenti sindacali. Anche Nara riprese a lavorare ed entrò nel sindacato, dove rimase operativa fino al 1953. Intanto avevano sempre più forza pure i partiti di sinistra. Già nel 1945 Nara, insieme al padre e al fratello, aveva aderito al Partito comunista, pur sapendo poco di ideologia, e nel 1948 era divenuta una vera militante. Nel tempo, insoddisfatta della piega che stava prendendo il partito, passò a occuparsi attivamente del movimento conosciuto come Udi, Unione Donne Italiane, grazie al quale una volta alla settimana, in alcuni circoli, si tenevano delle riunioni di sole donne per discutere di questioni politiche in relazione ai ruoli e alle problematiche femminili.

Nel 1949, durante una gita, aveva conosciuto Gracco, una persona perspicace, educata e rispettosa, che faceva parte come lei del Partito comunista. I due si sposarono nel 1953 ed ebbero due figli, Riccardo e Rodolfo. Lo stesso anno del matrimonio, il padre di Nara morì a causa di una malattia. Gli impegni politici la portarono nuovamente a Roma per quasi un anno, ma successivamente decise di ritornare a Prato a lavorare in fabbrica, dove venne licenziata poco dopo. Nara preferì comprare un vecchio telaio e fare l’artigiana tessile nel proprio domicilio. Alla nascita del primogenito, ritornò tuttavia a lavorare nella fabbrica del cognato. Nel 1958 il marito venne eletto nel Consiglio comunale e nel 1960 nacque il loro secondogenito. Qualche anno dopo, Gracco decise di abbandonare completamente la vita di partito. In questo periodo, Nara dovette affrontare diverse difficoltà, come la morte della madre, una crisi matrimoniale, il mandare avanti l’attività economica da sola e i debiti. Fu il fratello ad aiutarla e il marito, in seguito, andò a lavorare con lei ai telai e l’aiutò a crescere i figli. Nel frattempo, Nara s’interessò ulteriormente alle questioni riguardanti il ruolo della donna, che si stava facendo sempre più spazio all’interno della società in rapida trasformazione.

Nel 1968 lasciò, insieme a Gracco, il Partito comunista e dal 1972 si impegnò attivamente nei movimenti femministi, partecipando alle manifestazioni a Roma a favore della legge sul divorzio nel 1974, mentre l’anno seguente iniziarono ad esserci le prime lotte per l’aborto, fino a quelle contro la violenza sessuale, tenutesi anche a Prato, in cui fu sempre coinvolta. Nel 1979, l’Udi riuscì a organizzare la prima manifestazione femminile alla quale parteciparono in migliaia.

Nara esprimeva la sua insoddisfazione verso i maggiori partiti di sinistra, il Pci e il Psi, Partito socialista italiano, per il loro mancato interesse verso i diritti delle donne, soprattutto per l’incapacità di rappresentarli. Negli anni Settanta creò allora le basi dell’associazione antiviolenza Il Centro la Nara, reso possibile grazie a figure femminili militanti di Prato e guidato proprio da lei. L’iniziativa si concretizzò nel tempo grazie alla legge 66/96 varata il 15 febbraio 1996 e presto finanziata dalla Regione Toscana. Per aiutare le donne, Nara si spostava periodicamente ad Assisi, in Umbria, verso la fine degli anni Settanta, dove si tenevano incontri per discutere, ogni anno, delle diverse tematiche femminili: dalla violenza all’affermazione di sé e al rispetto verso il proprio genere; in queste circostanze anche l’Udi interveniva attivamente a dibattiti e convegni.

Nara Marconi, partecipe di tanti cambiamenti sociali e politici, morì il 10 ottobre del 1988. Nel 1992, le fu intitolata una via nella zona di Prato est. Il 21 novembre del 2018 venne presentato nella sede Soci Coop di Prato il citato libro scritto da Maricla Boggio La Nara. Una donna dentro la storia, edito nel 1991 e ripubblicato da Aracne nel 2017; una biografia nata dalla grande e profonda amicizia tra l’autrice e la protagonista, in cui vengono trattate anche le diverse vicende storiche, politiche e sociali, dai primi decenni del Novecento fino al movimento femminista. Il volume è stato presentato di nuovo a Sarteano, il 13 novembre del 2021, dove all’iniziativa hanno partecipato l’assessora alla cultura Flavia Rossi e la coordinatrice del centro Loredana Dragoni, davanti a un folto pubblico. Ancora oggi Il Centro la Nara è attivo e continua la sua missione, grazie alla cooperativa sociale Alice Onlus, che conta una decina di professioniste, supportate da tirocinanti e volontarie. In occasione del ventennale, nel maggio del 2018 si è svolta a Prato, presso Officina Giovani, una manifestazione pubblica a cui è intervenuto il sindaco Matteo Biffoni; l’attrice Daniela Morozzi ha letto brani dall’opera citata, contenente tra l’altro documenti fotografici, interviste, registrazioni, mentre Loredana Dragoni ha riferito con soddisfazione sulla propria esperienza, sempre più importante e utile per donne di ogni età e provenienza, visto il drammatico perdurare del fenomeno.

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Articolo di Sara Benesperi

Nata a Prato e laureata in Scienze umanistiche per la comunicazione all’Università di Firenze, sono laureanda in Media, Comunicazione e Giornalismo all’Università di Roma La Sapienza. Sono una ragazza solare, a cui piace passare il tempo libero nei più svariati modi e fare nuove esperienze, ma soprattutto guardare film, ascoltare la musica, di ogni genere, e leggere.

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