Georgia O’Keeffe, tra anticonformismo e fragilità

Georgia O’Keeffe nasce negli Stati Uniti, a Sun Prairie il 15 novembre 1887. Sposata con il fotografo-editore-gallerista Alfred Stieglitz che la ritrasse in più di 500 fotografie, esponente dell’avanguardia newyorkese, è fra le artiste più significative del ventesimo secolo per il suo contributo alla Modern Art, e può essere sicuramente classificata tra le pittrici più quotate al mondo. Inoltre, è stata la prima donna ad avere una retrospettiva al Museum of Modern Art di New York. In Europa, per la prima volta, le sue opere sono state esposte alla Tate Modern di Londra nel 2016.

O’Keeffe si pregia di una produzione alquanto eterogenea, che va ben oltre i dipinti floreali – per cui è diventata famosa – e che spazia attraverso svariati soggetti e tecniche tali da meritarsi l’appellativo di “madre del Modernismo”. Seguendo un’analisi più accurata delle sue opere, possiamo osservare che se, inizialmente, si fa conoscere per i suoi dipinti dei grattacieli di New York, in un secondo momento, intorno agli anni ‘20, si concentra, essenzialmente, su astratte rappresentazioni floreali. In queste l’attenzione è posta su un particolare del fiore, ingrandendolo esponenzialmente, sempre nell’intento di evidenziarne quella spazialità che lei stessa coglieva; il suo fine è quello di catturare l’attenzione dell’osservatore. Forme floreali intrise, secondo la critica, di allusioni ai genitali femminili e di riferimenti sessuali. Teorizzazioni che, però, la O’Keeffee ha sempre respinto con forza; l’“interpretazione psicoanalitica”, secondo la quale la critica attribuiva a esse una potente carica erotica, andava, invece, secondo l’interpretazione dell’autrice, incanalata in un’ottica di esaltazione della bellezza della natura.

Georgia O’Keeffe. Series I White & Blue Flower Shapes, 1919. Oil on board, 19 7/8 x 15 3/4 inches. Georgia O’Keeffe Museum. Gift of The Georgia O’Keeffe Foundation. © Georgia O’Keeffe Museum

Georgia, appunto, non accettò mai questa lettura freudiana della sua arte, anzi, spesso, provò a liberarsi dalle impostazioni preconcette di artista erotica che, suo malgrado, le erano state affibbiate. «Chi legge simboli erotici nei miei quadri in realtà parla degli affari suoi», scrisse, dichiarando di dipingere i fiori unicamente per riprodurre la loro bellezza, ingigantendoli per metterne in risalto le forme, con l’intento di prendere in prestito l’idea dello zoom dalla fotografia.
Superata la fase cosiddetta floreale, si sofferma, in seguito, sugli spettacolari paesaggi del New Mexico e di altri suggestivi posti del mondo da lei visitati, alla maniera della straight photography, come risposta immediata a ciò che la circonda.
Soprattutto durante il periodo passato in New Mexico, trascorso a esplorare fiumi, canyons e scogliere, ebbe modo di approfondire il contatto con la natura, ricavandone sensazioni e stati d’animo fino ad allora mai sperimentati. Ciò che le appariva nella realtà veniva analizzato e rielaborato fino a coglierne l’essenza, a ricavarne il significato archetipico, alla ricerca della verità. I suoi dipinti non scaturiscono mai dall’impressione iniziale ma dalle sensazioni che ne derivano.

O’ Keeffe, Pedernal with red cliffs, 1936

Di questi paesaggi coglie e dipinge ogni singolo dettaglio, ogni più piccola sfumatura, rimanendo affascinata anche dagli elementi più strani o scabrosi, come le ossa o i teschi, ritrovati durante le passeggiate sulla sabbia del deserto. Da qui nascono famosi dipinti quali “Padernal”, Gray Line with black blue and Yellow, Lake George, Autumn Leaves, Back Cross, White Place, per citarne alcuni. La maggior parte di questi paesaggi segue una struttura di base standard con la linea delle montagne che supera i due terzi dello spazio, una lunga striscia d’acqua centrale e una fila di alberi sullo sfondo. Tutti gli elementi naturalistici sono, comunque, sempre ridotti all’essenziale, rappresentati nelle loro forme più elementari e il limite fra il descrittivo e l’astratto viene superato rappresentandoli attraverso la fusione degli uni dentro gli altri. Spesso, l’immagine può assumere un duplice orientamento, quello di un paesaggio convenzionale se la si osserva da un lato, verticale o orizzontale, col prevalere dell’aspetto più astratto se la si guarda dall’altro.
In tarda età, a conclusione della sua carriera, affetta da problemi alla vista, la vediamo intenta a realizzare produzioni visionarie di nuvole e cieli osservati al variare della temperatura e delle condizioni climatiche, in una interpretazione sinestetica che associa giochi di luce e variare di emozioni, fino a sfiorare la rappresentazione pittorica dei suoni. L’arte è ciò che lei avvertiva come un dovere, qualcosa da dover restituire a una comunità dalla quale sentiva di aver ricevuto un prisma di sensorialità, oscillanti fra il sonoro, il visivo, l’emozionale. «My painting is what I have to give back to the world for what the world gives to me».
Le opere più celebri della O’Keeffe sono disponibili on line in alcune collezioni digitali, oltre a essere state protagoniste di illustri mostre e retrospettive in giro per il mondo. Esiste un museo a lei interamente dedicato nella città di Santa Fe, New Mexico, da lei amata e scelta per vivere gli ultimi anni, in cui poter ammirare il meglio delle sue innumerevoli produzioni. Inoltre, è possibile prenotare un tour guidato della sua residenza privata; uno speciale percorso emozionale accompagnato da opportune spiegazioni, della durata di circa 90 minuti, attraverso la sua camera da letto, il suo studio, fino alla cosiddetta “salita”, una camera dietro il famoso portone nero, anch’esso rappresentato in un celebre dipinto, in cui preparava le sue tele.

O’Keeffe, Black door with red, 1954 Chrysler Museum of Art

Georgia O’Keeffe resta un’ icona mondiale dell’emancipazione artistica e femminista, sempre in prima linea per la difesa dei propri ideali di indipendenza e anticonformismo. Lasciandosi alle spalle i pregiudizi del tempo e le interpretazioni ambigue di una critica pressoché maschilista, è stata capace di combattere per esprimere liberamente la propria essenza, oltre le forme e i canoni previsti dalla tradizione. Per tali motivi la sua arte energica, stimolante, inflessibile e poco edulcorata sarà per sempre fonte di ricchezza e prestigio per la storia dell’arte.

In copertina: O’Keeffe, Lake George Reflection, 1922.

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Articolo di Cecilia Mazzone.

Nata in Sicilia nel 1999, è laureata in Comunicazione Pubblica e d’impresa all’Università Sapienza di Roma. Frequenta la magistrale in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’impresa presso lo stesso ateneo. Ama la danza, la musica, il cinema e le piace analizzare le dinamiche evolutive della società.

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