Diario femminista a proposito della guerra

Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti (1912-1998), che sceglierà poi di chiamarsi Joyce Lussu, nasce a Firenze da genitori marchigiani con ascendenti inglesi (Vedi La nostra casa sull’Adriatico. Una scrittrice inglese nelle Marche dopo l’Unità). La madre era figlia della scrittrice inglese Margaret Collier.

Suo padre Guglielmo era figlio di un conte di Fermo, ma, insofferente agli agi dell’aristocrazia terriera, si trasferisce a Firenze dove insegna finché il suo impegno antifascista e la pubblicazione di alcuni articoli su Mussolini nella stampa inglese, lo porterà a fuggire in Svizzera con tutta la famiglia. La giovane Joyce, come i suoi fratelli, frequenta scuole alternative e pacifiste; in seguito studia filosofia a Heidelberg e si laurea in Lettere alla Sorbona. Dopo un matrimonio durato pochi anni con Aldo Belluigi, ricco proprietario terriero di Fermo, di ideologia fascista, con il quale visse in Africa dal 1933 al 1937, incontrerà Emilio Lussu con il quale condividerà un’intesa intellettuale e politica oltre che affettiva. Partigiana con il nome di “Simonetta”, medaglia d’argento al valore militare, guerrigliera e madre, partorirà il figlio Giovanni nella Roma appena liberata nel 1944. Storica ma anche traduttrice e scrittrice, tutte le sue opere sono autobiografiche. In Fronti e frontiere del 1946 racconta le imprese pericolose e necessarie del suo impegno politico. In Padre Padrone Padreterno, che esce nel 1976 e poi di nuovo nel 2022 a cura di Chiara Cretella, sono le donne a essere raccontate, quelle che hanno segnato un percorso indelebile nella storia, quelle che hanno subito la storia.

Nel 1982, nel periodo del ritorno nelle Marche, viene pubblicato Il libro Perogno. Questo scritto è un tentativo di riportare un ordine simbolico nel mondo martoriato dai conflitti non solo di guerra ma anche di genere, riabilitando così una sorta di matriarcato del tempo passato mai scomparso del tutto, un mondo antico senza padroni e senza guerre. Il suo impegno politico la porterà successivamente a lavorare nell’Udi (Unione donne italiane) da dove però uscirà delusa nel 1953, perché, dice la scrittrice, lì le donne sono solo un serbatoio di voti a sinistra nella politica fatta dagli uomini. Si avvicina al movimento studentesco del Sessantotto e con grande intelligenza dirà che bisognava indagare i padri simbolici più che i giovani.

L’uomo che voleva nascere donna. Diario femminista a proposito della guerra, esce la prima volta nel 1978, Mazzotta Editore, poi nel 2021 con l’Edizione Malamente. Come una profuga in cerca di risposte e di spiegazioni ho riletto il libro a distanza di anni, proprio all’inizio della guerra in Ucraina. Bisognava affrontare il momento storico e prendere posizione. La Lussu ha attraversato tutto il Novecento, in Italia e in giro per il mondo. Il libro è un documento prezioso, una mappa delle guerre combattute, dei vinti e dei vincitori, delle sofferenze della povera gente. Con la precisione della storica e la determinazione della militante politica ci ha lasciato un resoconto minuzioso della guerra di liberazione dal fascismo in Italia e delle guerre infinite dei popoli colonizzati dell’Africa e del Medio Oriente, mai concluse, contro l’oppressore. Ci ha parlato del popolo curdo e ci ha fatto conoscere il poeta turco Hikmet e anche Agostino Neto, poeta e politico angolano. Proprio tutto l’orrore visto in guerra la porterà a lavorare per la pace di cui sarà testimone indefessa, soprattutto nelle scuole, tra i ragazzi che lei chiamava “futuro vivente”.
Dopo la morte di Emilio Lussu, nel 1975 era tornata a vivere nelle Marche, nella casa di famiglia, a Porto San Giorgio. Sarà la scrittrice Silvia Ballestra, marchigiana anche lei, a raccogliere le sue memorie pubblicate poi nel 1996 in un saggio con il titolo Joyce Lussu. Una vita contro. Edizioni Baldini Castoldi. Figlia del suo tempo Joyce Lussu non è riuscita a cogliere il percorso interclassista del femminismo degli anni Settanta. La donna va liberata dalla schiavitù della classe di appartenenza, non lotta dunque contro il patriarcato, dice Lussu, ma contro i padroni. Le donne compaiono poco nel libro, la scrittrice le cerca disperatamente, vuole portarle con sé comunque fuori dalla casa e dalla domesticità. Non ci riuscirà. Forse solo nella sua ricerca finale sulle Sibille marchigiane dei Monti Sibillini, le donne saranno finalmente protagoniste, padrone solo della storia orale.
E gli uomini che rapporto hanno con la guerra? Sono i soli responsabili di tragedie umane che si perpetuano nel tempo senza altre soluzioni possibili? Nella premessa al libro la scrittrice usa queste parole che forse sono significativamente importanti per sperare in scenari diversi per l’intera umanità: «Mentre correva avvolto nel fuoco, nell’atroce disperazione della morte sicura, sotto i capelli che bruciavano passò un’ultima immagine: vide la madre, la sorella e la fidanzata sulla soglia della sua casa nel Minnesota. “Vorrei essere nato donna vorrei essere nato donna donna donna donna…” furono le parole che gli turbinarono nello spasimo estremo del cervello, finché l’ultimo soffio di ossigeno fu divorato dalle fiamme, e si abbatté bruciando contro il muro di una casa. C’era un gran sole, il cielo era tutto azzurro, e nessuno andò a raccoglierlo». Benedetto Croce voleva fare di lei una poeta, fu invece una guerriera per la pace.

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Articolo di Luciana Marinari

Insegnante di scuola primaria per quasi quarant’anni, ha conseguito nel 2010 il Master Insegnare italiano agli stranieri presso la facoltà di Lingue di Urbino. Studiosa del pensiero della differenza, ha frequentato seminari di lettura e scrittura con Gabriella Fiori, studiosa di Simone Weil. Relatrice a incontri culturali sul tema della differenza, ha pubblicato articoli su riviste specializzate. Insegna italiano per stranieri presso il comune di Senigallia (AN) dove risiede.

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