Sulle vie di Prato. Rosa Giorgi, benefattrice e mistica

Prato, 12 luglio 1863 – Prato, 23 novembre 1910

«Questa donna, cieca e affetta da una grave malattia, non ha mai smesso di fare del bene agli altri» così monsignor Eligio Francioni ricorda Rosa Giorgi nel centenario della morte.

Rosa Giorgi nacque il 12 luglio 1863 a Prato, in una famiglia povera, ma onesta e religiosa. Il padre si chiamava Giuseppe e faceva il verniciatore, mentre la madre era Agnese Bechelli; i due ebbero anche un secondo figlio, Pietro. Rosa fu una bambina molto obbediente e fin da piccola si dedicò alla preghiera, infatti spesso conversava da sola con Gesù. A soli dieci anni rimase orfana di madre e fu cresciuta da alcuni parenti. Venne mandata alla scuola elementare, dove imparò a lavorare a maglia e fu talmente abile che ricevette l’appellativo di “calzettaia”. Iniziò ad avere problemi fisici già dalla prima giovinezza, tanto che fu ricoverata all’ospedale per dieci anni. Fu tormentata da numerose malattie, tra cui una che la portò alla cecità. Nonostante l’impedimento fisico, non smise mai di confortare e aiutare il prossimo; in ospedale, nei pochi momenti in cui non era costretta a stare a letto, la giovane andava a tenere compagnia e ad assistere le altre persone ricoverate, specialmente quelle più anziane.

Fu dimessa tra i diciassette e i diciotto anni e ritornò a vivere nella casa paterna, insieme al fratello, alla cognata Ada, che si era portata con sé anche la sorella minore, Luisa, con la quale Rosa strinse una profonda amicizia. Tra i ventinove e i trent’anni visse un gravissimo stato di sofferenza, tanto che arrivò a pensare al suicidio e per questo venne costantemente vigilata. Fu proprio in questo periodo che spesso si sentiva come se fosse posseduta da uno spirito maligno; si sosteneva addirittura che avesse le visioni e che fosse in grado di parlare con le anime del Purgatorio. Nonostante ciò, diverse persone chiedevano di incontrarla, contando sulla sua capacità di guarire.

Fin dall’adolescenza ebbe il desiderio di aprire un luogo di assistenza per fanciulle orfane e povere. Sebbene fosse semianalfabeta, priva di relazioni e cieca, riuscì comunque a realizzare il suo proposito. Insieme a due amiche, Luisa Rosati e Maria Pieri, prese una modesta casa in Piazza Sant’Agostino e iniziò ad accogliere le prime bambine nel 1892, assumendo anche alcune maestre. Nel 1895 il piccolo asilo si espanse e venne trasferito in una abitazione più grande, con un ampio orto, in quella che oggi è Via Giovanni di Gherardo, vicino alla Chiesa di San Domenico a Prato. Dal 1900 il numero delle bambine continuò ad aumentare.

Nel 1903 Rosa Giorgi rimase paralizzata e mentre i giorni passavano la sua salute continuava a peggiorare. Qualche anno dopo, ebbe una visione della Santa Vergine con il divino infante, la quale le annunciò che la morte sarebbe stata per lei come un passaggio dal dolore al godimento. Nel 1910 la sua condizione si era ulteriormente aggravata e venne trasferita in una casa di salute a Firenze per un intervento chirurgico. In seguito, fu rimandata alla sua abitazione, senza aver ottenuto alcun miglioramento. Morì a soli 47 anni, il 23 novembre dello stesso anno, e venne sepolta al Cimitero comunale di Chiesanuova, nella sua città natia.

Le guarigioni di Rosa Giorgi non smisero neanche dopo la sua morte; ne fu un esempio l’amica e impiegata nel servizio dell’Istituto, Maria Pieri, che ebbe una malattia al braccio destro, che lo rendeva gonfio e rosso con frequenti spasmi e dolori acuti e che non si riusciva a curare. Un giorno, vicino all’anniversario della morte di Rosa, andò alla sua tomba per pregare e chiedere aiuto per l’asilo delle giovani. Tornata a casa, con il passare dei giorni il braccio cominciò a migliorare fino alla completa guarigione.

Rosa Giorgi ebbe una vita spirituale molto intensa e degna di ammirazione; grazie alle sue attivita benefiche, venne conosciuta con il soprannome “Rosina la buona”, perché riuscì a portare sollievo e a fare del bene, nonostante le precarie condizioni fisiche ed economiche. Fu considerata da molti e molte concittadine come una santa e spesso andavano a chiederle consigli. Il canonico Luigi Pasquetti, che si occupò della sua vita, spinse per iniziare un processo di canonizzazione, tanto che le furono riconosciuti tre miracoli post mortem.

L’Istituto di Carità Rosa Giorgi era nel palazzo Muzzarelli situato in Piazza del Collegio, e faceva parte degli Istituti d’Assistenza e Beneficenza pratese. Inizialmente accoglieva bambine orfane, dove venivano educate, arrivando a creare una vera e propria scuola di lavori femminili; inoltre, le fanciulle venivano concepite come le regine della casa, alle quali Dio aveva dato una missione. Dopo la morte della fondatrice, l’Istituto, che aveva ricevuto sempre riconoscimenti positivi, mantenne il proprio obiettivo. Fu ampliato con la nuova direttrice Massimina Poli, che acquistò perfino una grande area di terreno dall’ospedale vicino. Successivamente ebbe un periodo di decadenza finché venne affidato alla Congregazione delle Sorelle dei poveri, che ripristinarono l’Istituto nella sua funzione primaria. Oggi entrambi gli enti non esistono più e la struttura è conosciuta come Hospice, un reparto che accoglie le persone malate terminali e che porta il nome della benefattrice. A Rosa Giorgi vennero intitolate anche una Rsa, ovvero una struttura residenziale sanitaria assistenziale che offre servizi sanitari, medici, infermieristici e riabilitativi per anziani/e, situata a Prato, in Via Cavour; e pure una strada, che troviamo nella zona centrale della città.

Nel 2009 fu pubblicata una sua biografia scritta da Anna Maria Nistri, dal titolo La spiritualità mistica di Rosa Giorgi (Edizioni libreriacattolica, Prato). Nel 2010, per il centenario della morte, si svolse una commemorazione presso il cimitero a cui erano presenti anche i parenti di Rosa e Paolo Giusti, figlio di Pietro, l’ultimo presidente dell’allora Ipab, Istituto di pubblica assistenza e beneficenza Rosa Giorgi; prese la parola fra gli altri il capo staff della direzione aziendale Asl, Claudio Sarti, che ricordò la nobile figura: «Il nome di Rosa Giorgi non è solo legato all’attuale Hospice, ma anche alla vicina Rsa, la residenza per anziani che le è intitolata. Sono due strutture che rimarranno in centro, anche quando sarà completato il nuovo ospedale. Un modo per continuare la scia di benefici della Giorgi per tutta la comunità locale».

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Articolo di Sara Benesperi

Nata a Prato e laureata in Scienze umanistiche per la comunicazione all’Università di Firenze, sono laureanda in Media, Comunicazione e Giornalismo all’Università di Roma La Sapienza. Sono una ragazza solare, a cui piace passare il tempo libero nei più svariati modi e fare nuove esperienze, ma soprattutto guardare film, ascoltare la musica, di ogni genere, e leggere.

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