Dizionari 2023: tra innovazione e tradizione

L’autunno è una stagione di attesa: ci si prepara al freddo dell’inverno che, però, sarà seguito dalla rinascita della primavera. Il paesaggio si veste di colori caldi, gialli, ambrati, rossicci, e – almeno qui negli Stati Uniti – la cannella e la zucca vengono coniugate in tutti i modi possibili e immaginabili, e non solo in ambito culinario. Il cambiamento climatico ha stravolto le stagioni? Forse, ma noi continuiamo a vivere con un ritmo scandito da attese, pause, speranze e ritorni. Siamo ancora nel 2022 ma ci stiamo preparando al prossimo anno ed eccoci dunque a sfogliare (materialmente o digitalmente) alcune nuove edizioni di dizionari, meravigliose opere dell’ingegno umano che documentano e registrano il passato più o meno lontano per poi proiettarsi nel futuro.
Anche nell’epoca di Google e YouTube (e Tiktok, Telegram ecc. ecc.) – ai quali si ricorre sempre più spesso quando non si sa come fare qualcosa – se non si conosce una parola o se si cerca un suo sinonimo, il suo significato o la sua origine, l’unico modo è consultare un dizionario. E ciò che è scritto rimane fisso, difficilmente mutabile e cancellabile: scripta manent, anche in quest’epoca digitale, anzi, forse oggi ciò è ancora più vero ed è esteso a qualsiasi immagine, registrazione audio o video che entra nella rete.
Se i lemmi conservati e via via stratificati nelle pagine testimoniano la nostra storia, linguistica e non, una scorsa ai neologismi ci segnala dove siamo e in quale direzione ci stiamo muovendo come comunità linguistica e come società. La scelta dei neologismi da inserire nelle nuove edizioni è diversa da vocabolario a vocabolario ed è strettamente legata alle scelte del comitato di redazione. Ad esempio selfie (attestato in italiano dal 2012, come descrive Simona Cresti nelle pagine dell’Accademia della Crusca) è un lemma nel vocabolario Treccani (online) ma non c’è nel Sabatini-Coletti (online). E ci sono anche parole che, dopo alcune stagioni, scompaiono e vengono dimenticate ma non cancellate: la parola fax (o telefax) è ancora in uso ma è destinata a scomparire e a ricevere l’etichetta “arcaico”.
Nelle versioni 2023 dello Zanichelli e del Devoto-Oli i prestiti dall’inglese sono molti. Alcuni esempi? I sostantivi decluttering (eliminazione del superfluo, sia in senso materiale sia in senso mentale; ma è davvero così diffuso?) e boomer (che non indica unicamente la generazione nata durante il boom economico e demografico tra il 1946 e il 1964 ma anche – con un misto di compassione e disprezzo – chi non sta al passo con i tempi) e l’aggettivo cringe (che descrive ciò che suscita sensazioni di disagio e imbarazzo). Gli anglicismi non sono certo un fenomeno nuovo ma forse ciò che è cambiata è la velocità con cui questi prestiti entrano nell’italiano. Nello Zanichelli 2023 è stato anche inserito come lemma catcalling, che recentemente si è imposto al posto della perifrasi “molestie di strada”. Ci si può chiedere il perché dell’introduzione di un nuovo sostantivo per un concetto di certo non nuovo come quello delle molestie di strada. Un’ipotesi potrebbe essere legata al fatto che l’adozione di un termine diverso, inglese, aiuta a dare voce a un disagio che in passato non veniva manifestato e veniva tollerato. Un po’, in fondo, come è successo per mobbing o femminicidio: etichettare certi fenomeni aiuta anche a combatterli.
Quello che prendiamo dalle altre lingue è però spesso solo parziale e semplifichiamo la complessità semantica dell’originale. Infatti, anche se abbiamo fatto nostro il solo significato traslato che corrisponde a “molestie di strada”, il verbo e il nome catcall hanno anche altri significati, compreso quello di esprimere disappunto tramite grida forti o rauche (ad esempio se non è piaciuto uno spettacolo o si vuole criticare la prestazione della tua squadra del cuore). Da un punto di vista didattico, dunque, parlare di prestiti rappresenta anche una bella occasione per allargare il discorso e proporre una più profonda riflessione interlinguistica.
Nei neologismi del 2023 non ci sono solo prestiti o calchi, ma anche nuove forme create secondo le regole di formazione delle parole all’interno della grammatica. Spesso si tratta di parole composte come bioispirato, realizzato sul modello di forme o sistemi viventi; pacifinto, cioè un pacifista finto; ecoimpronta, che vale per impronta ecologica, cioè quell’indicatore complesso utilizzato per valutare il consumo di risorse naturali da parte degli esseri umani o anche guerra ibrida. Ci sono parole già presenti nel vocabolario che semplicemente ampliano il proprio campo semantico: nell’italiano contemporaneo l’aggettivo binario non è più limitato ai linguaggi specialistici – chimica, matematica, informatica, linguistica – ma viene usato in contrapposizione a non-binario, locuzione aggettivale specializzatasi nell’identificare “persona che rifiuta lo schema binario maschile-femminile nel genere sessuale e, a prescindere dal sesso attribuito alla nascita, non riconosce di appartenere al genere maschile né a quello femminile” (dalla voce non-binario nel Vocabolario Treccani).
La grande novità del 2023, alla quale è stato dato risalto, è però la diversa impostazione di lemmatizzazione del Vocabolario Treccani: sono stati infatti lemmatizzati i sostantivi femminili che indicano professioni, cariche e titoli, ma anche le forme aggettivali femminili, che non vengono dunque più proposte come parole flesse o originate dal maschile. Questa decisione, che comporta una rottura con la tradizionale impostazione che fa derivare le parole femminili dal maschile, può influenzare il modo di vedere la direzione della formazione morfologica dell’italiano: le nuove generazioni che apprenderanno l’italiano (come lingua madre o straniera) non si chiederanno più «come faccio a formare un femminile dal maschile?», ma, grazie alla forma femminile lemmatizzata, potranno anche pensare: «Come faccio a formare il maschile conoscendo il femminile?». È sicuramente l’inizio di un cambiamento di impostazione mentale. E se è certamente vero che la lingua non è soltanto quella che troviamo nei dizionari, è anche vero che una parola registrata nel vocabolario raggiunge anche chi si pone il dubbio della correttezza di forme come architetta, ingegnera, arbitra, portiera, direttrice d’orchestra, soldata, commissaria, procuratrice, consigliera… Avere queste parole come lemmi potrà dunque aiutare a scardinare alcuni pregiudizi legati all’uso di queste parole (i classici “suonano male”, “non si usano”, “non indicano il ruolo”…). E grazie al dizionario potremo anche accorgerci che in fin dei conti l’uso dei femminili non è necessariamente una forzatura moderna di un gruppo di femministe: provate a cercare medica nel vocabolario Treccani online e troverete che è attestato in Giovanni Boccaccio.

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Articolo di Lorenza Pescia De Lellis

Nata e cresciuta nel Canton ticino, sono stata assistente al Romanisches Seminar di Zurigo e ho collaborato all’edizione degli Scritti linguistici di Carlo Salvioni. Attualmente vivo negli Stati Uniti e sono visiting scholar all’Institute for Advanced Study di Princeton. Tra i miei interessi di ricerca ci sono il linguaggio di genere, il multilinguismo e la politica linguistica, l’analisi del discorso, la storia della linguistica.

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