Educazione civica europea in ottica di genere. Parte seconda

Parlare di Unione Europea senza annoiare l’uditorio è impresa ardua. Se però si comincia dal sogno degli Stati Uniti d’Europa nato sull’isola di Ventotene dall’immaginazione di tre splendidi uomini e una grande donna diventa tutto molto più facile. Peccato che i manuali di relazioni internazionali e di economia politica delle scuole secondarie di secondo grado per decenni l’abbiano ignorato o relegato a un piccolo box o a una nota. Il secondo incontro del Corso di formazione Educazione civica in ottica di genere, che si è tenuto il 14 ottobre 2022 e ha avuto per titolo Le tappe dell’integrazione europea è riuscito nell’intento.
A tenere la relazione è stata Beatrice Pisa, studiosa e formatrice di Storia Contemporanea sui temi della storia delle donne e dell’Unione Europea presso l’Università la Sapienza di Roma, per cui continua a tenere corsi di formazione e componente del Direttivo di Archivia, Biblioteche e Archivi delle donne, ente co-organizzatore di questo corso insieme alla Società italiana delle storiche, di cui Pisa è socia. La docente di Storia contemporanea è stata in grado di rendere l’incontro interessante, fornendo una serie di spunti che potranno essere utilizzati per catturare l’attenzione degli studenti nelle classi.
La lezione è iniziata con la proiezione di un video molto bello su Ventotene, che appassionerebbe sicuramente i nostri ragazzi e le nostre ragazze. A Ventotene, nel carcere borbonico di Santo Stefano dal 1930 al 1943 sono stati confinati 800 antifascisti, tra cui, oltre a Spinelli, Colorni Rossi e Hirschman furono sottoposti al confinamento anche Di Vittorio, Scoccimarro, Terracini, che poi sarebbe diventato Presidente dell’Assemblea Costituente, Pertini e molti altri. A Ventotene il regime aveva mobilitato un poliziotto per ogni confinato, data la pericolosità sociale di queste menti libere. Un film altrettanto bello da utilizzare per immergere le giovani generazioni nel clima degli anni in cui germinò l’idea degli Stati Uniti d’Europa è, per esperienza di chi scrive, Un mondo nuovo di Alberto Negrin, che si presta a una lettura guidata e formativa in classe.
Secondo la relatrice, la creazione della Comunità Europea è stata la più grande idea rivoluzionaria del secolo scorso, una rivoluzione planetaria, nel momento in cui l’Europa stava perdendo potere e prestigio nel mondo multipolare di cui aveva rappresentato il centro, un mondo che poi sarebbe diventato bipolare e in cui l’Europa stessa, teatro di due guerre mondiali in 50 anni, si apprestava a diventare periferia. Pisa ha ripercorso la nascita della Cortina di ferro, della Guerra Fredda e della Nato, l’alleanza militare tra Usa e Europa costruita per il terrore che la Germania riprendesse la forza militare. Ha poi affrontato i principali punti di svolta nel percorso della costruzione di un’Europa sovranazionale e intergovernativa.
La relazione si è soffermata sulle due visioni della costruzione dell’Europa Unita, quella gradualista e funzionalista di Jean Monnet, tecnocrate e poi banchiere e quella costruttivista e federalista di Spinelli, politico con una buona dose di idealità. Come sappiamo, quella che si è affermata nel tempo è stata la teoria funzionalista e il sogno di Spinelli, sul punto di realizzarsi nel 1984, si è poi arenato. La docente di storia contemporanea ha approfondito le cause dell’impossibilità di costruire una politica europea di difesa e ha dovuto convenire che quel work in progress che è stata la costruzione dell’Unione Europea, modellata sul Trattato del 1957, ha gradualmente trasformato il volto di un’Europa fondata su parole come pace, solidarietà fra Stati e benessere, a partire dagli anni 80, in quello di un’Europa neoliberista, monetarista e indifferente alle politiche sociali. L’excursus sui diversi organi dell’Unione Europea è stato interessante e ha sottolineato l’evoluzione e l’ampliamento delle competenze di co-decisione con il Consiglio dei Ministri dell’Unione del Parlamento Europeo, eletto a suffragio universale dal 1979. Importanti sono state la sottolineatura del ruolo assunto dalla Corte di giustizia nel riconoscere i diritti delle donne e le pari opportunità e la mission della Bce, che è da sempre la stabilità dei prezzi, secondaria rispetto alle questioni sociali.
Dopo un excursus sulle competenze dell’Europa, divise in esclusive dell’Unione, esclusive degli Stati e concorrenti tra l’Unione e gli Stati, la docente si è soffermata sui principi di sussidiarietà e proporzionalità. La deregulation degli anni 80 e 90, definiti «anni spietati», ha di fatto capovolto il sogno dei Padri e della Madri fondatrici, che credevano in un mercato comune e unico che avrebbe portato a condizioni di benessere più alte per le popolazioni europee. Col patto di stabilità i vincoli sui bilanci e sulle spese sociali di alcuni Stati, tra cui il nostro, sono stati pesantissimi.
Una speranza verso una maggiore attenzione alle questioni e alle politiche sociali è però apparsa alla fine della relazione, in cui si sono ricordate la Costituzione dei diritti sociali, la Carta di Nizza e il Trattato di Lisbona, l’adesione convinta dell’Unione Europea all’Agenda 2030 dell’Onu e l’assoluta novità del Next Generation Eu, ottenuto dopo la pandemia, quando era Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in cui sono stati stanziati 750 miliardi di euro per un’Unione Europea più verde, più resiliente, più digitale. L’Italia, come ha ricordato la relatrice, è lo Stato per cui sono stati stanziati più miliardi, 68,9 a fondo perduto e 122 in prestito.
La novità del Next Generation Eu è stata nella modalità di finanziamento: la raccolta sui mercati di un debito comune garantito da tutti gli Stati, procedura che dovrebbe diventare regola nell’affrontare i problemi seguiti alla Guerra in cui l’Unione Europea si trova coinvolta con l’invio delle armi all’Ucraina. Notevole il cenno alle donne che hanno fatto l’Europa da parte della relatrice che non ha mancato di sottolineare l’importanza del lavoro di Fausta Deshormes La Valle per la costruzione della lobby delle donne e di figure come Simone Veil, Louise Weiss e Anne Siemsen tra le altre. Ci piace ricordare che Calendaria 2021 è stato dedicato da Toponomastica femminile alle donne d’Europa di cui si possono leggere i racconti biografici in inglese, francese e italiano sul sito.
Anche Toponomastica femminile giovani ha realizzato un percorso digitale multimediale sulle Madri d’Europa che si può trovare qui.
Nel dibattito, molto partecipato, seguito alla lezione, sono stati offerti chiarimenti sulla Costituzione Europea, sulle potenzialità del Parlamento Europeo, sulle difficoltà da parte dei e delle docenti nell’affrontare lo studio dell’integrazione europea in una scuola in cui il taglio delle ore di storia negli Istituti professionali e la mancanza di ore di diritto nelle scuole secondarie superiori produce conseguenze gravissime.

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Articolo di Sara Marsico

Ama definirsi un’escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la c maiuscola. Docente per passione da poco in pensione, è stata presidente dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano e referente di Toponomastica femminile nella sua scuola. Scrive di donne, Costituzione e cammini.

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