Le indimenticabili dell’atletica leggera

Trebisonda Valla detta Ondina (1916-2006) è la prima donna italiana a vincere una medaglia d’oro ai Giochi Olimpici. A Berlino nel 1936 infatti si impone negli 80 metri a ostacoli. La sua storia sembra essere quella di una predestinata: a soli 14 anni diventa campionessa italiana assoluta e viene convocata in nazionale. Da qui la sua carriera decolla fino ad arrivare all’oro del 1936 e alla sua consacrazione da parte del governo fascista, che la esalta come esempio di benessere e robustezza giovanile. La stampa la descrive, addirittura, come «il sole in un sorriso».
Il suo successo, benchè strumentalizzato dal regime in chiave razzista e nazionalista, riesce comunque ad aprire la strada alla partecipazione delle donne nello sport agonistico. 

Tresibonda (detta Ondina) Valla
Via Ondina Valla a Bologna
Clementina Balbo

Italiana è anche Clementina Balbo (1919-1984), detta Cleo, che è una delle prime atlete impegnate su più discipline. Le sue specialità infatti sono la scherma e l’atletica leggera e in entrambe ottiene numerosi successi. Tra i traguardi più prestigiosi si annoverano il bronzo ai mondiali nella gara a squadre di fioretto e il record italiano negli 800 metri con il tempo di 2’25″2, stabilito nel 1938. La prima parte della sua carriera è tutta dedicata alla corsa, con la partecipazione alle staffette 3×800 e all’individuale negli 800m. piani. Nel 1940 lascia l’atletica leggera e si dedica alla scherma, in particolare al fioretto. Ai mondiali di Lisbona del 1947 ottiene il bronzo insieme alla squadra femminile italiana. Lasciato lo sport agonistico Cleo Balbo si appassiona anche alla scrittura; nel 1964 infatti pubblica la raccolta di poesie Minny e vince l’11° premio Torino per la letteratura. 

Alice Coachman

L’americana Alice Coachman (1923-2014) invece è la prima donna di colore a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1948 di Londra con record olimpico di m 1.68 nel salto in alto. Nonostante le grandi qualità atletiche e il suo successo, a causa del colore della pelle, negli Usa a stento se ne riconoscono i meriti, se non in un secondo momento. Al ritorno in Georgia con la medaglia al collo, infatti, durante la cerimonia di accoglienza il sindaco non le stringe neanche la mano e lei è costretta a lasciare il luogo della celebrazione da una porta laterale. Il periodo storico e la nazione in cui vive non le rendono la vita facile e molti ostacoli si interpongono tra lei e la sua passione sportiva. Per esempio non può allenarsi su campi di atletica con atleti/e bianchi/e e finisce per correre fuori, sull’erba e sul cemento. Nonostante le difficoltà dovute alla segregazione razziale, Alice vince ben dieci titoli nazionali consecutivi tra il 1939 e il 1948, riuscendo a «fare la differenza tra i neri» e incoraggiando «le donne a lavorare di più e a lottare di più». Nel 1975 entra a far parte della National Track & Field Hall of Fame, ma solo nel 2004 rientra nella Olympic Hall of Fame.

A una generazione successiva appartiene Sara Simeoni (1953), una delle atlete italiane migliori di tutti i tempi. Il suo palmares parla per lei: medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Mosca 1980 nel salto in alto. Due medaglie d’argento olimpiche, rispettivamente aMontreal nel 1976 e a Los Angeles nel 1984. Due bronzi ai Campionati Europei (nel 1974 a Roma e nel 1982 ad Atene), quattro ori ai Campionati indoor e due ori alle Universiadi e ai Giochi del Mediterraneo. E infine 24 titoli italiani. Portabandiera a Los Angeles, Sara ha fatto la storia del salto in alto femminile agli Europei del 1978 a Praga dove, saltando 2.01m, batte un nuovo record mondiale che detiene senza rivali per ben ventiquattro anni, fino al 2002.

Sara Simeoni

Indimenticabile è la storia di Samia Yusuf Omar (1991-2012), l’atleta somala proveniente da una famiglia molto povera di Mogadiscio. Samia si appassiona allo sport e alla corsa fin da piccola: per questo motivo subisce sin da subito i giudizi della sua società, profondamente patriarcale e tradizionalista. La sua attività sportiva non è infatti reputata “consona” a una donna e per questo si trova spesso a subire intimidazioni, arresti e persino minacce di morte. In un’intervista proprio lei racconta che «tradizionalmente i somali considerano “rovinate” le ragazze che praticano sport, musica e che indossano abiti trasparenti o pantaloncini». 

Samia Yusuf Omar

Nonostante le pressioni e gli ostacoli per non farla correre, nel 2008 riesce a partecipare alle Olimpiadi di Pechino in rappresentanza del suo Paese. Pur classificandosi ultima nelle batterie nei 200 metri piani, Samia con le sue battaglie guadagna una forte simpatia e affetto da parte del pubblico. Il mancato risultato innesca tuttavia in lei un moto di orgoglio e un bisogno di rivincita; e così l’idea di partecipare alle successive Olimpiadi diventa un obiettivo fisso da raggiungere. Per questo scopo, nel 2010 si trasferisce in Etiopia sperando di trovare un/a coach e avere la possibilità di allenarsi con costanza. Le notizie di questo periodo non sono attestate né chiare; quello che si sa è che Samia Yusuf Omar intraprende in seguito il viaggio verso l’Europa attraverso il deserto, il Sudan e la Libia. Il 2 febbraio 2012 il percorso finisce in tragedia con Samia morta probabilmente annegata nel Mar Mediterraneo al largo di Lampedusa nel tentativo di raggiungere l’Italia e di far avverare il suo sogno olimpico. Un grande esempio di tenacia e resistenza. Molte altre donne somale infatti hanno preso ispirazione dalla sua storia e hanno iniziato a cambiare e a lottare per le loro vite e le loro passioni.

Elaine Thompson-Herah

La più grande velocista del nostro tempo è la giamaicana Elaine Thompson-Herah (1992). Detentrice attuale del record olimpico nella gara regina della velocità, i 100 metri piani, Elaine è una vera campionessa. Considerata una delle più grandi velociste di tutti i tempi, vince l’oro olimpico per cinque volte consecutive sui 100 e 200 metri piani e un oro a squadre nella staffetta 4×100 con la nazionale femminile giamaicana, per un totale di sei ori in due sole edizioni. Inoltre è la prima velocista nella storia, e la seconda dopo Usain Bolt, a vincere il “doppio sprint” in due edizioni olimpiche consecutive, conquistando l’oro nei 100m e nei 200m sia alle Olimpiadi di Rio 2016, che a Tokyo 2020. Esordisce nel 2015 a un Campionato del mondo ed è subito argento: da qui in poi colleziona solo successi e piazzamenti, oltre a numerosi record nazionali e olimpici. 

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

Articolo di Camilla Valerio

Sono nata a Bolzano, ma vivo a Salerno e amo giocare a basket da ben 19 anni. Ho conseguito una laurea specialistica in Global Studies presso l’Università Karl-Franzens di Graz con una tesi che poi è diventata anche un libro: The Normalization of Far-right Populism. Narratives on Migration by the Italian Minister of the Interior between 2017 and 2018. Scrivo per diverse testate e ho iniziato ad interessarmi al femminismo quando ho capito che tante delle cose che mi facevano arrabbiare avevano un nome, ovvero “patriarcato”. Frequento il Master in Studi e Politiche di genere presso l’Università di Roma Tre.

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