Credito alle donne. Una nuova rubrica di Vitamine vaganti

Il titolo scelto per questa nuova rubrica di Vitamine vaganti ‒ Credito alle donne ‒ pone subito una prima considerazione. Quale senso dare alla parola credito? L’accezione più etica e giuridica di riscuotere fiducia, considerazione e segni apprezzabili di stima pubblica oppure quella, più ristretta, che si riferisce a operazioni e scambi economici, monetari e finanziari? O entrambe? A ben guardare i due significati si integrano, l’uno serve all’altro, si combinano e si completano. A seguire altre considerazioni: in passato le donne hanno ricevuto credito? Lo hanno avuto e a loro volta lo hanno dato? In un convegno del 2010 dal titolo Dare credito alle donne. Presenze femminili nell’economia tra medioevo ed età moderna alle domande si era risposto evidenziando come, nel recuperare la memoria del rapporto fra genere femminile ed economia e finanza, si dovessero tener presenti i molteplici ostacoli, non ultimo quello della tutela paterna o maritale, che hanno sempre reso il cammino delle donne un percorso incerto e difficoltoso. Certamente le figure femminili appartenenti a classi sociali elevate hanno potuto avere a disposizione patrimoni personali, anche consistenti, da amministrare e irrobustire e in questi casi le tracce lasciate nei solchi della storia appaiono ancora bel visibili. Ma per le altre donne, quelle appartenenti a una storia “minore” nella quale il più delle volte compaiono solo nomi e fatti sporadici, per loro il mondo economico e finanziario è stato un luogo inaccessibile? La risposta non è così lineare né semplice, ma in estrema sintesi si può affermare che anche negli spazi dell’economia, del credito e delle relazioni finanziarie le donne sono state presenti, con modi ed esperienze diverse, anche in passato. 

Marinus Van Reymerswaele, Il cambiavalute e sua moglie, Valenciennes, Museo delle Belle Arti 

Certo, rispetto alle dinamiche economiche condotte dagli uomini i ruoli femminili risultano marginali perché le donne hanno sempre dovuto scontare la mancanza di diritti, le limitate capacità giuridiche, il ruolo sociale subordinato alle figure maschili. Questa loro condizione le ha confinate in una economia definita “informale” che spesso ha circoscritto i loro spazi di autonomia e azione ai bisogni primari della famiglia, quali la necessità di provvedere all’alimentazione della prole o all’accaparramento del vestiario, solo per fare alcuni esempi.

Marinus Van Reymerswaele, Il cambiavalute e sua moglie, Madrid, Museo del Prado

L’autonomia delle donne è stata limitata e ristretta anche dal concetto di “onore” posto alla base di ogni operazione o scambio economico, finanziario e monetario: la loro “parola” nelle trattative economiche aveva un peso inferiore rispetto a quella maschile e gli spazi di manovra finivano per risultare più angusti. Ma nonostante queste difficoltà le donne sono riuscite a entrare nelle pieghe e negli interstizi della storia economica, a trovare una loro dimensione e, come in ogni campo, a lasciare il segno della loro presenza.
L’affresco che ci appare è un’immagine poliedrica composta da figure femminili capaci di gestire la loro consistenza patrimoniale, a volte anche cospicua, in attività mercantili, in acquisto di latifondi, in compravendite di prodotti agricoli, in acquisto di immobili, ma anche di utilizzare i patrimoni personali, o quelli ereditati dal marito o gestiti per conto dei figli minori, prestando i soldi con tassi da usura, disdicevole attività condannata dalla Chiesa ma assiduamente condotta in passato da innumerevoli uomini. Con quelle somme le donne sono riuscite a partecipare ai finanziamenti per spedizioni, per imprese artigianali o alla concessione di somme in denaro equivalenti ai mutui e al credito moderni.

Quintino Metsys, Il cambiavalute e sua moglie, part., Parigi, Museo del Louvre

Un caso particolare è poi quello delle presenze femminili nei Monti di Pietà, consuetudine più ampiamente documentata di altre. Le donne erano, in questo caso, autorizzate a contrarre debiti, a prescindere dalla tutela del coniuge, perché ciò rientrava nella sfera delle azioni di cura, nella gestione domestica e familiare che il loro ruolo sociale imponeva. Ma le fonti storiche ricordano che la frequentazione dei Monti di Pietà poteva anche dipendere, pur se in misura minore, dal traffico di oggetti non più riscattati, dalle aste e dalla loro rivendita. 
L’arco temporale a cui guarda questa nuova rubrica, o per meglio dire i suoi diversi filoni, è molto ampio e la scelta è meditata e voluta.

Cedola del Monte di Pietà di Roma, 1792, Wikimedia Commons

Guardare solo al presente e a un passato recente, a nostro avviso, ci avrebbe privato ancora una volta di una genealogia in verticale, delle radici che tengono saldo e vitale il corpo e i rami dell’albero attuale. Ma dai concetti di banca, finanza, prestito e credito che, per diversi secoli, hanno avuto contorni poco sovrapponibili a quelli moderni, si deve necessariamente passare a prospettive più vicine e a guardare agli spazi concessi alle donne, ancora una volta limitati. Negli istituti bancari nazionali e internazionali ancora oggi le donne che vogliono raggiungere ruoli apicali devono muoversi lungo percorsi costellati da ostacoli, le loro presenze hanno sempre il gusto della sfida tenace, della risolutezza, ma anche quello delle competenze valutate con pregiudizi duri a morire. 

Un altro sguardo che la rubrica vuole suggerire è quello della specificità dei temi economici approfonditi e proposti dalle economiste degli “esordi”, dal pensiero delle economiste provenienti dal Sud del mondo e quello delle economiste “non ortodosse”, ambientaliste ed ecofemministe e capire se altri modelli economici sono possibili e utilizzabili.

E se diversi sono i campi della rubrica Credito alle donne, differenti sono anche le voci e i linguaggi utilizzati di volta in volta, a partire da chi negli istituti bancari lavora e opera. Una pluralità d’insieme che, a nostro avviso, riflette la molteplicità dell’universo femminile.

***

Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.


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