Itinerario siciliano. Noto e Siracusa, città delle donne. Parte Seconda

Anche Siracusa, insieme alla Necropoli di Pantalica, è stata riconosciuta patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2005, e non stupisce quando se ne visitano le bellezze architettoniche e i reperti archeologici, greci e romani.

Piazza Archimede, Fontana di Diana, Siracusa. Foto di Laura Candiani

Cominciamo allora il nostro itinerario al femminile nel cuore della città vecchia, ovvero l’isola di Ortigia, dove si trova la accogliente piazza Archimede adornata dalla monumentale fontana di Diana; con una breve passeggiata si raggiunge piazza Minerva in cui sorge il Duomo, edificato in stile barocco e dedicato alla Natività di Maria Santissima, un’opera davvero singolare che ingloba il tempio dorico di Atena, le cui colonne imponenti sono all’interno e parzialmente visibili anche all’esterno. A pochi passi sorge un’altra chiesa, dalla facciata abbellita da una originale balconata: Santa Lucia alla Badia, dove per lungo tempo è stato ospitato il celeberrimo dipinto di Caravaggio, il Seppellimento di Santa Lucia (1608), oggi riportato nella sede originaria: la chiesa di Santa Lucia al Sepolcro.

Siracusa. Caravaggio, Seppellimento di Santa Lucia. Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro. Foto di Laura Candiani.

Alla giovane martire, patrona della città, sono dedicate pure una piazza, una strada, le catacombe e un intero quartiere. Ma è d’obbligo fare il punto e rievocare la sua breve esistenza. Nata a Siracusa da nobile famiglia nel 283 e uccisa durante le persecuzioni di Diocleziano il 13 dicembre 304, viene venerata dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, ma è molto amata anche nei Paesi del nord Europa, soprattutto in Svezia; è la protettrice delle persone cieche, di oculisti/e, elettricisti/e e la si invoca durante le carestie e nel caso di malattie alla vista. Sembrerebbe privo di fondamento il fatto che le siano stati cavati gli occhi, che sovente nella iconografia tradizionale vediamo su un piattino, nelle sue mani; denunciata alle autorità dal promesso sposo perché lo aveva rifiutato e si era votata a Cristo, fu accusata di stregoneria, cosparsa d’olio e data alle fiamme, che non la toccarono. Le fu allora conficcato un pugnale nella gola; morente avrebbe ricevuto la Comunione e profetizzato la fine del paganesimo e la pace per il popolo cristiano. Inizialmente sepolta nelle catacombe che hanno preso il suo nome, le sue spoglie hanno subìto vicende travagliate, numerosi trasferimenti e persino un furto; ora si trovano a Venezia, nel santuario omonimo, ex chiesa di San Geremia. Il suo culto iniziò prestissimo, tanto che già alla fine del IV secolo-inizi del V risulta venerata, grazie in particolare alla seguente iscrizione, trovata nelle Catacombe di San Giovanni: «Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine».

Siracusa, Museo Orsi, Iscrizione tomba di Euschia. Foto di Laura Candiani

Nel bellissimo centro storico, perdendosi fra vicoli e piazzette, visitare la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo vuol dire immergersi in un museo ricco di capolavori assoluti, fra i quali si segnalano la dolcissima Annunciazione di Antonello da Messina, il monumento funebre a Eleonora Branciforte Aragona in marmo bianco di Carrara (1525), una graziosa statuetta in marmo alabastrino, di autore anonimo, di santa Rosalia, patrona di Palermo.

Museo Bellomo, Sepolcro di Eleonora Branciforte da Santa Maria alla Catena di Lentini, Siracusa. Foto di Laura Candiani
Museo Orsi, Madre acefala, Siracusa. Foto di Laura Candiani

Uscendo dall’isola di Ortigia, dove attendono visitatori e visitatrici il meraviglioso parco archeologico della Neapolis e la citata chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, una destinazione assolutamente da non perdere sono le interessanti Catacombe di San Giovanni, le seconde per ampiezza dopo quelle di Roma, dove si fanno incontri affascinanti nel mistero dei suoi tanti cunicoli; nel dettaglio ricordiamo il ritrovamento della citata iscrizione riferita alla giovane Euschia morta il 13 dicembre, e il raffinato sarcofago di Adelfia, moglie di Valerio; entrambe le opere sono visibili in un altro museo che non si può tralasciare, quello intitolato all’archeologo Paolo Orsi, che ha la sua splendida sede all’interno della vicina villa Landolina circondata da un bel giardino. Qui si ammirano altri capolavori al femminile, come la notissima Venere “pudica” o Venere Landolina ritrovata l’8 gennaio 1804, la madre acefala in calcare (VI sec. a.C.) che allatta due gemelli, il busto di Vibia Sabina, consorte di Adriano. Al momento della visita (ottobre 2022) era in esposizione la mostra temporanea “Mater dulcissima”, riferita a piccoli frammenti di maternità nelle statuette votive della Sicilia orientale.

A proposito di odonomastica, oltre alle solite sante e madonne, inevitabile qui, nel cuore della Magna Grecia, il richiamo al mito e alle muse, con una ventina di intitolazioni, fra cui via delle Vergini e via delle Sirene. Ma destano piuttosto la nostra attenzione altri personaggi, a cominciare da Costanza Bruno, eroica infermiera volontaria della Croce Rossa, nata a Siracusa nel 1915 e morta a Nicosia il 23 luglio 1943 per le ferite riportate durante lo sbarco anglo-americano sull’isola. È sepolta nella sua città, in San Tommaso al Pantheon, ed è stata ricordata da un articolo di Ester Rizzo sulla nostra rivista (Vv n.19). Se in alcuni casi è stato impossibile trovare notizie (Ada Meli, baronessa Grazia de Martinez La Restia), in altri si tratta di donne note e presenti altrove, come la pedagogista Rosa Agazzi (1866-1951), colei che introdusse il termine “scuola materna” e con la sorella Carolina pose le basi delle future scuole per l’infanzia, e la giornalista Maria Grazia Cutuli, nata a Catania nel 1962, uccisa in Afghanistan nel 2001 mentre svolgeva coraggiosamente il suo lavoro.

È stato interessante conoscere da vicino altre figure, importanti per la storia locale; cominciamo con la danese Christiane Elisabeth Reimann, nata nel 1888, laureata in infermieristica nel 1925 e morta a Siracusa il 12 aprile 1979. In città aveva acquistato villa Fagotto, divenuta poi villa Reimann, dove visse dal 1934 e che donò al comune con il vincolo di utilizzo a fini sociali, culturali, attività formative ed educative; in suo nome è stato istituito il premio Reimann, conferito ogni 4 anni a chi ha meglio valorizzato la professione infermieristica nel mondo. Tuttavia esiste un contenzioso perché, di fatto, sembra che il comune non abbia gestito il bene come richiesto dalla volontà testamentaria; si è formato allora un comitato per salvaguardare la villa, gli arredi e il giardino. Passiamo poi a Maria Laudien, nobildonna austriaca che conobbe nel 1862 il pittore siracusano Salvatore Politi, l’uomo della sua vita; insieme realizzarono villa Politi, a ridosso della Latomia dei Cappuccini, con una vista spettacolare, divenuta hotel raffinato in stile Liberty dove sono stati ospitati i più bei nomi della cultura, della nobiltà, della politica: Churchill, D’Annunzio, Ciampi, papa Giovanni Paolo II. Una curiosa storia riguarda la sepoltura della coppia: risulta infatti che la loro tomba sia vuota. Secondo alcune teorie il pittore fu assassinato e forse la moglie lo fece seppellire in un luogo segreto, magari proprio nella latomia o nell’hotel, per seguirlo lei stessa nel medesimo sepolcro, ma, in mancanza di eredi diretti e ulteriori ricerche, il mistero rimane. Va segnalata infine la pista ciclo-pedonale aperta nel 2008 (una delle più belle e panoramiche d’Italia) dedicata a Rossana Maiorca, la grande apneista nata a Catania nel 1960 e morta a causa di un male incurabile a Mestre nel 2005. Le appartengono numerosi record mondiali in assetto variabile (80 m.) e quello in assetto costante (58 m.), ottenuto nel 1992, con il solo ausilio delle pinne. Da ricordare che in quel mare che tanto amava e dove ha dato il meglio di sé, nei fondali dell’area marina protetta Plemmirio, è stata posta in suo onore una statua a forma di sirena realizzata dallo scultore Pietro Marchese.

Sirena di Sicilia omaggio a Rossana Maiorca. Foto di Gianfranco Mazza
Castello Maniace dal mare, Siracusa. Foto di Laura Candiani
Castello Maniace, Ballerina di Davide Dall’Osso, Siracusa. Foto di Laura Candiani

Abbiamo lasciato alla fine un edificio suggestivo, con una posizione strepitosa affacciata per tre lati sul mare, alla punta estrema di Ortigia: il Castello Maniace, dal nome dal generale bizantino Giorgio Maniace che avrebbe restaurato una fortificazione precedente. In realtà il castello risulta edificato fra 1232 e ’39 per volere di Federico II di Svevia. Con il dominio aragonese, la città fu sede della Camera Reginale, istituzione creata da Federico III come dono di nozze alla moglie, Eleonora d’Angiò, di fatto una dote personale alla regina di turno, dal 1362 al 1536: proprio fra queste mura soggiornarono infatti Costanza d’Aragona, Maria di Sicilia, Bianca d’Evreux e Germana di Foix. Attualmente contiene la mostra-istallazione In un mondo perfetto dell’artista pesarese Davide Dall’Osso, un ex-attore professionista che è passato alla realizzazione di opere d’arte di grandi dimensioni, sperimentando l’utilizzo di materiali vari: rame, ferro, plexiglass, cartonato, per giungere alla scarnificazione e all’essenziale. Una mostra affascinante che affronta temi a noi particolarmente cari, che abbracciano la parità di genere, la battaglia contro gli stereotipi, la lotta contro ogni forma di violenza sulle donne. Dall’incontro con la regista teatrale Rosetta Cucchi, è nata una bella collaborazione per l’opera lirica Griselda di Scarlatti e poi per l’Otello di Rossini. In entrambe ci troviamo di fronte a soprusi nei confronti di creature innocenti: nella prima, tratta dalla novella del Boccaccio, la buona e fedele sposa è sottoposta a una continua serie di umiliazioni a cui reagisce con fermezza e sopportazione, fino a quando viene riconosciuta tutta la sua dignità; nell’altro caso, come si sa, siamo di fronte a un gesto estremo, visto che Desdemona viene uccisa per l’assurda gelosia del marito, istigato dal perfido Iago. Siracusa diventa allora il luogo ideale dove inserire, nella splendida cornice degli spazi esterni del castello e della grande sala interna, le imponenti istallazioni con il percorso fra volti femminili trasparenti e figure sospese di eteree ballerine, in realtà simbolo per l’artista di forza e tenacia.

Castello Maniace, Istallazioni esterne di Davide Dall’Osso, Siracusa. Foto di Laura Candiani

A Dall’Osso, come spiega in un filmato, non interessava mostrare la violenza nel suo compiersi, ma evidenziare piuttosto il percorso di uscita, di emancipazione, di riconquista della libertà. Dove meglio che a Siracusa, allora? Il filo che lega Desdemona e Griselda è infatti rappresentato da Aretusa, la ninfa narrata da Ovidio, che viene inseguita dal dio Alfeo, figlio di Zeus, che l’ha vista nuda e se ne è innamorato perdutamente. Rifiutando le sue attenzioni, Aretusa nella fuga verso l’isola di Ortigia chiede aiuto ad Artemide che la trasforma in fonte; Alfeo, disperato, viene a sua volta mutato dal padre in un fiume, può così raggiungere l’amata, attraversando il mare Ionio e arrivando fino a Siracusa. Qui ancora oggi si ammira uno degli emblemi della città: la fonte di acqua dolce, con piante di papiro e bianchi cigni, proprio all’incrocio fra il passeggio Aretusa e il lungomare Alfeo.

Passeggio Aretusa, Siracusa. Foto di Laura Candiani

Il nostro percorso si conclude con questa immagine di armonia e bellezza, davanti a quelle acque che per Siracusa hanno rappresentato nei secoli conoscenza, vita, ricchezza e ora continuano ad abbracciarla.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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