Femminile plurale. Il nostro Premio Italia

Il Premio Italia 2022 per la categoria ‘Articolo su pubblicazione amatoriale’ è nominalmente assegnato a me, Laura Coci.
Nella realtà – per quanto sia straniante parlare di realtà in ambito science fiction – il riconoscimento è ben lontano dall’essere soltanto mio: non è singolare, ma plurale, declinato nel ‘noi’, fantascientiste e femministe, che si è generato spontaneo a Bologna, a Flush in settembre, e ha acquisito consapevolezza di sé a Milano, a Stranimondi in ottobre, alla libreria Il Covo della Ladra in novembre.
Siamo noi ad aver ottenuto l’«apprezzamento dalla comunità degli appassionati di fantascienza e fantastico italiani» (questo è il Premio) per il contributo dedicato a Daniela Piegai (la grande Daniela Piegai) nell’ambito della serie Fantascienza, un genere (femminile) pubblicato on line da Vitamine vaganti il 1° maggio 2021 (il Premio è assegnato alla produzione italiana dell’anno precedente dalla comunità dei partecipanti all’Italcon, la convention annuale della fantascienza e del fantastico in ambito nazionale).
Il Premio Italia mi è stato consegnato a Catania (sede di Aetnacon) la sera di sabato 10 dicembre: ho sollevato il monolite con spada e astronave «dalla forma fallica» (citazione da Nora K. Jemisin!) e l’ho idealmente condiviso con le autrici da me più amate (Judith Merril e Alice Sheldon, per esempio), alle quali risalgo come in una genealogia matrilineare, e con scrittrici e saggiste amiche, che voglio ora ricordare sì in ordine sparso ma per nome e cognome, perché storicamente non è stato né scontato né semplice appropriarci del nostro cognome: ricordo bene che mia madre aveva acquisito quello di mio padre, e io bambina non ne comprendevo il motivo e giuravo a me stessa che io sempre sarei stata ‘Laura Coci’, e basta.

Il ‘monolite’ del Premio Italia assegnato a Laura Coci (foto di Roberto Del Piano)

Eccole, allora, le compagne di questo cammino: Nicoletta Vallorani, Romina Braggion, Elena Di Fazio, Natalia Guerrieri, Elisa Emiliani, Giuliana Misserville, Giulia Abbate, Francesca Cavallero, Oriana Palusci, Angelica De Palo, Elisa Franco, Diletta Crudeli, Tiffany Vecchietti, Antonia Caruso, Silvia Tebaldi, Martina Del Romano, Giovanna Repetto, Franci Conforti, Mariana Marenghi, Barbara Monteverdi… e tante altre che non so dire o ricordare, che ancora non conosco ma conoscerò.
E poi Maria Pia Ercolini e Danila Baldo, perché devo a loro (e a Swastika Night di Katharine Burdekin) la mia discesa e i miei primi passi pesanti in assenza di gravità sui pianeti molteplici della fantascienza delle donne, una discesa avvenuta per caso (ma in coincidenza con la libertà del pensionamento) e proseguita per passione, scoprendo una dimensione nuova del mio impegno civile, del mio desiderio di cambiare il mondo studiando e scrivendo, proprio come Daniela Piegai, che è la prima a cui dedico questo Premio Italia.
Sì, lo condivido anche con alcuni uomini, è ovvio, familiari e congiunti al di fuori della sorellanza, che per una volta non si dorranno se non declinerò al maschile, che per una volta si sentiranno rappresentati dalla maggioranza femminile: mio padre Giuseppe («i padri non muoiono mai» ha scritto Franci, ed è vero), mio marito Roberto (cultore di science fiction di lungo corso), mio figlio Giovanni (e mia figlia Azra, naturalmente). Femminile plurale, dunque.
Sapevo, quando per ispirazione giocosa decisi che la serie si sarebbe chiamata Fantascienza, un genere (femminile), di tentare un azzardo: non anche femminile, ma femminile proprio, oltre la grammatica, perché – ormai l’ho scritto e detto tante volte – dopo dodicimila anni di patriarcato non solo è il momento di dire basta, ma anche di trovare uno spazio nostro di immaginazione e progettazione, da condividere con gli uomini di buona volontà. Ed è la strada sulla quale camminiamo insieme, ciascuna con il suo passo.
Il 10 dicembre rappresenta una stazione importante lungo questo percorso: nell’ambito delle dodici categorie, declinate al maschile, in cui autori e autrici italiane concorrono individualmente per il Premio Italia, sei (il 50%) sono state le donne vincitrici: Giulia Abbate ed Elena Di Fazio (migliori curatrici), Chiara Beltrami (miglior traduttrice), Franci Conforti (miglior romanzo di autore italiano – fantascienza), per la seconda volta Giulia Abbate (miglior racconto di autore italiano su pubblicazione amatoriale) e pure per la terza (miglior articolo su pubblicazione professionale), e, buona ultima, io stessa.
A queste narratrici, curatrici, saggiste italiane si unisce la britannica Susanna Clarke per il miglior romanzo internazionale. Un successo insperato e, come si vedrà, non scontato, celebrato nella prima Italcon siciliana, la 49a convention nazionale della fantascienza e del fantastico, il 10 e l’11 dicembre; bellissima la locandina della due giorni catanese con astronavi antropomorfe in pietra lavica, quasi divinità eruttate dall’Etna in remoti spazi siderali: è stata realizzata da Franco Brambilla, artista di valore assoluto e acclamato vincitore nella categoria illustrazione e copertina.
«La copertina che mi è più cara? – risponde alla mia domanda – Quella di Io Robot, la prima di Urania Collezione. Era il 2003, Mondadori mi aveva affidato questa collana. Sono passati quasi vent’anni, ma ogni volta che la vedo ricordo la gioia e la commozione nell’affrontare questo lavoro».

Locandina di Aetnacon / Italcon 2022 (opera di Franco Brambilla)

Non tutti i vincitori e le vincitrici hanno presenziato alla cerimonia di proclamazione dei Premi Italia; la bella città di Catania, per chi vive nel settentrione, non è vicinissima: a Giulia Abbate, per esempio, che pure è la trionfatrice di questa edizione, non è stato possibile lasciare Milano per impegni familiari. In lei – giovane donna under quaranta – sono state premiate la professionalità e la versatilità, sia nell’attività con l’amica, coetanea, sodale Elena Di Fazio, sia nell’attività come singola.
Ecco come Giulia ha commentato la triplice assegnazione del Premio Italia sul proprio profilo Facebook: «…mando un grande abbraccio alle mie compagne di strada (tremo a definirle tali, datemi l’attenuante dell’euforia), scrittrici e studiose di fantascienza.

Di oggi, come Nicoletta Vallorani, Laura Coci (complimenti!), Giuliana Misserville, Romina Braggion, Nadia Tarantini, Silvia Treves e tante altre. E di ieri: quelle che abbiamo cercato, letto, da cui ci facciamo ispirare (alcune di loro sono anche nel mio racconto premiato). Sono felice che le donne si stiano riprendendo spazio nella fantascienza, e più felice ancora, mia personalissima opinione, quando sono donne femministe, che molto curano, aprono, tengono larghi i pronomi. È bello vederle e vederci, votate e votanti, insieme in questo nuovo percorso».

Era presente, invece, Franci Conforti, che dopo aver vinto pochi mesi fa il Premio Urania con il romanzo Spine (2022), si aggiudica ora il Premio Italia con il precedente romanzo, Eden(2021). «Il 2022 è stato un anno strano, bello ma non facile… – afferma la scrittrice – Vincere entrambi i premi è per me un’emozione e un traguardo, perché ho sempre scritto proprio con l’obiettivo dei premi.
D’altra parte, se per la scrittura non c’è una motivazione economica (e non c’è, perché la fantascienza è comunque un ambito di nicchia), un’altra motivazione ci vuole: dunque provo una grande gioia ma allo stesso tempo anche una sensazione di fine… Certo, continuerò a scrivere: Eden è un romanzo di portata più ampia rispetto al genere, ha veramente bisogno di un altro libro per assumere la sua dimensione ed essere compiuto. Penso comunque che ora mi prenderò qualche mese di tempo per darmi poi delle nuove sfide, che possano essere per me di stimolo».

Disegno preparatorio di Franci Conforti per il proprio romanzo Eden (per gentile concessione dell’autrice)

Il Premio Italia individua vincitori e vincitrici, tuttavia, in sede di premiazione (con tanto di red carpet) sono indicati nell’ambito della cinquina dei finalisti secondi e terzi classificati; tra questi, a confermare la tendenza, non poche donne: Ksenja Laginja (terza nella categoria illustrazione), Laura Sestri (seconda nella categoria traduttore), Elena Di Fazio (seconda nella categoria romanzo di autore italiano – fantascienza), Sara Simoni (seconda nella categoria romanzo di autore italiano – fantasy), Giovanna Repetto (seconda nella categoria racconto di autore italiano su pubblicazione professionale), Tea C. Blanc (terza nella categoria racconto di autore italiano su pubblicazione amatoriale).
«Per me – sorride Giovanna Repetto, pure presente a Catania – è stato già un grande successo essere tra i finalisti, arrivare seconda è stata una bella sorpresa. Ho scritto molto negli ultimi tempi: alcuni racconti che saranno pubblicati in antologie, un giallo che è stato tra i finalisti del Premio Tedeschi del Giallo Mondadori, un romanzo di fantascienza per giovani lettori… Sento l’astinenza dallo scrivere, ma ho anche bisogno di riposo e di riflessione; in questo momento sono un po’ come una tabula rasa!»
Che le donne conquistassero la metà e oltre dei premi non era affatto scontato, in considerazione dei risultati delle fasi che hanno preceduto l’assegnazione, che giova ripercorrere, a fini statistici e non solo.

Dodici categorie in cui si concorre personalmente, e sono queste: illustrazione o copertina, curatore, traduttore, saggio, romanzo di autore italiano – fantascienza, romanzo di autore italiano – fantasy, antologia, racconto di autore italiano su pubblicazione professionale, racconto di autore italiano su pubblicazione amatoriale, articolo su pubblicazione professionale, articolo su pubblicazione amatoriale, romanzo internazionale, fumetto di autore italiano.
La prima fase per l’assegnazione del premio si era chiusa con la segnalazione di autori e autrici e dei relativi contributi: complessivamente 293 uomini (69,43%) e 129 donne (30,57%), ovviamente all’anagrafe; va detto che alcuni e alcune (come me, per esempio) sono stati segnalati per più testi (romanzi, racconti, articoli…).
La seconda fase, ovvero la prima votazione, aveva individuato i cinque (o sei o più in caso di parità) finalisti per ogni categoria (di questi non è stato reso noto quanti voti avessero conseguito): e qui la rappresentanza femminile, in percentuale, era scesa ancora, anche se di poco: 53 uomini (71,62%) e 21 donne (28,38%).

Vale la pena effettuare alcune considerazioni a riguardo. Ci sono categorie quasi precluse alle donne: quella di ‘curatore’, per esempio (declino io pure al maschile, in quanto, ahimè, il mio genere è nettamente minoritario), nella quale sono stati segnalati 39 uomini e soltanto 6 donne (due giunte insieme in finale, Giulia Abbate ed Elena Di Fazio, con 4 uomini); o quella di ‘saggista’, che ha visto concorrere undici uomini e una donna (nessuna in finale); o ancora quella di ‘antologista’, che ha contato trenta uomini e quattro donne (nessuna in finale).

La componente maschile prevale su quella femminile anche nelle categorie ‘illustrazione o copertina’ (27 a 14, in finale 5 a una), ‘racconto su pubblicazione professionale’ (56 a 27, in finale 3 a 2), ‘articolo su pubblicazione professionale’ (12 a 5, ma in finale 2 a 3!), ‘articolo su pubblicazione amatoriale’ (16 a 10, in finale 4 a una, e quella sono io!), ‘fumetto di autore italiano’ (14 a 5, in finale 8 a una). Non è una gara, evidentemente, ma fare qualche conto e calcolare qualche percentuale è un esercizio di realtà utile a meglio comprendere lo stato dell’arte per la realizzazione in editoria di quelle pari opportunità (non esattamente sovrapponibili, ci mancherebbe) auspicate da Joanna Russ.

Quanto ai romanzi, si sa, le donne si sono dedicate e si dedicano meno alla fantascienza (segnalati 18 uomini e 9 donne, in finale 3 a 2) e più al fantasy (segnalati 26 uomini e 19 donne, ma in finale 4 a una).
Le categorie in cui prevalgono le donne, o quelle in cui si trovano sostanzialmente in ugual numero sono ‘traduttore’ (segnalate 15 donne e 17 uomini, 3 a 2 in finale) e ‘racconto su pubblicazione amatoriale’ (segnalate 9 donne e 8 uomini, pure 3 a 2 in finale): è come se le donne si dedicassero o fossero riconosciute in ambiti già per lunga consuetudine occupati (la traduzione) oppure più marginali e forse meno prestigiosi rispetto ad altri (le pubblicazioni non professionali: e qui va detto che, nonostante sia testata registrata al Tribunale di Roma, per regolamento Vitamine vaganti è ricondotta a questa categoria perché pubblicata soltanto on line).

Il successo delle fantascientiste è perciò tanto più eclatante, perché, con i numeri sopra presentati e analizzati, le donne avevano minori probabilità di vittoria rispetto agli uomini. Ma non è stato così. «È un bel giorno, – ha scritto Nicoletta Vallorani – perché ci sono molte donne tra le vincitrici e vincitori del Premio Italia. Congratulazioni millissime a quelle che conosco (Franci Conforti e Giulia Abbate, soprattutto, che ci stupiscono sempre. E Laura Coci, che ci raduna tutte intorno a quel che racconta di noi) e a quelle che non conosco».

Sì, continueremo a camminare insieme.

In copertina: Catania, 10 dicembre 2022, da sinistra: Franci Conforti, Laura Coci, Giovanna Repetto. Foto di Roberto Del Piano.

***

Articolo di Laura Coci

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Fino a metà della vita è stata filologa e studiosa del romanzo del Seicento veneziano. Negli anni della lunga guerra balcanica, ha promosso azioni di sostegno alla società civile e di accoglienza di rifugiati e minori. Dopo aver insegnato letteratura italiana e storia nei licei, è ora presidente dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

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