Le indimenticabili della ginnastica artistica

Non si può raccontare della ginnastica artistica senza prima ricordare Nadia Comăneci (1961), l’atleta rumena passata alla storia per aver ottenuto il “dieci” perfetto durante il suo esercizio alle Olimpiadi di Montréal nel 1976, oltre ad essere la più giovane ginnasta ad aver vinto un’Olimpiade nella storia dei Giochi.
Nadia cresce nella Romania di Ceaușescu e sviluppa fin da subito la passione per la ginnastica: già all’età di tre anni, quando entra per la prima volta in una palestra, inizia a pensare che quel luogo è «un posto in cui potrebbe fare cose che la fanno sentire bene». A sei anni viene notata da Bèla Károlyi, un allenatore di ginnastica che la fa entrare nella sua nuova società sportiva. Qui la disciplina è ferrea: poco cibo, nessun carboidrato, pochissima acqua, coprifuoco e 8 ore di allenamenti massacranti al giorno.

Nadia Comăneci durante un esercizio alla trave

A 14 anni vince le Olimpiadi e diventa una celebrità, Ceaușescu la premia addirittura come eroina del lavoro socialista rumeno e la sfrutta per la sua propaganda. Nadia viene trattata come una proprietà di Stato e viene anche obbligata a diventare l’amante del terzogenito del dittatore, Nicu Ceaușescu, che abuserà di lei ripetutamente. Dopo la vittoria alle Olimpiadi di Mosca nel 1980, i suoi allenatori storici, Bela e Marta, durante un tour chiederanno asilo politico negli Stati Uniti e non faranno mai più ritorno in patria. Il regime in Romania diventa sempre più sospettoso nei confronti di Nadia, temendo che possa fare la stessa cosa. Sono anni difficilissimi per lei, che tenta anche il suicidio ingerendo della candeggina. Nel 1989, dopo essersi ritirata dalle competizioni, riesce a fuggire negli Stati Uniti e inizia finalmente una nuova vita.

L’italiana Andreina Sacco Gotta (1904-1988) è una figura poliedrica: nella sua vita è infatti ginnasta, cestista, dirigente sportiva e insegnante di educazione fisica. Appassionata di ginnastica e composizione musicale, inizia la carriera nell’atletica leggera, dove conquista sette titoli nazionali in 5 diverse specialità. Nel 1933 comincia a insegnare presso alcune scuole superiori. Grazie al suo instancabile lavoro riesce, durante il Congresso internazionale di Educazione fisica e sportiva, a dimostrare il valore educativo e didattico della ginnastica ritmica, tanto che la disciplina nel 1953 viene inserita nei programmi della riforma scolastica italiana. La sua è un’idea di ginnastica dinamica che collega il ritmo al movimento. Dopo il 1973 la sua carriera assume una svolta più politica: Andreina infatti lavora per il Comitato tecnico femminile della Federazione internazionale di Ginnastica e si adopera per far diventare la ginnastica ritmica una disciplina olimpica a Mosca 1980. 

Věra Čáslavská durante un esercizio alla trave

La ginnasta olimpica per eccellenza è Věra Čáslavská (1942-2016), originaria della Cecoslovacchia. Věra infatti, con 22 titoli internazionali, sette medaglie d’oro olimpiche, quattro argenti, quattro titoli mondiali e undici campionati europei, è la ginnasta ceca più decorata della storia ed è una delle sole due ginnaste, insieme alla sovietica Larisa Latynina, a vincere la medaglia d’oro all-around in due Olimpiadi consecutive. Ai Giochi di Città del Messico nel 1968 inoltre passa alla storia per essere l’unica ginnasta, maschio o femmina, ad aver vinto una medaglia d’oro olimpica in ogni singolo evento. 
E non solo: successi sportivi a parte, Věra è conosciuta anche per il sostegno al movimento democratico cecoslovacco: sempre alle Olimpiadi del 1968 infatti, per esprimere la sua opposizione all’invasione sovietica del suo Paese, non rende omaggio all’inno sovietico e per questo subisce tutte le ripercussioni del regime, che la considera un “soggetto indesiderato”. Solo dopo gli anni Novanta Věra riesce a rientrare nei comitati organizzativi olimpici e viene nominata prima presidente del Comitato olimpico ceco. 

Una stella della ginnastica artistica è sicuramente l’americana Simone Biles (1997). Sin dalla tenera età si mostra interessata alla ginnastica artistica, al termine di una gita scolastica. Dopo alcuni successi a livello giovanile, Simone esplode nel 2013 e, a seguito di diverse vittorie, approda a Rio 2016 dove conquista quattro ori e un bronzo, segnando la storia della disciplina. Le sue continue vittorie alzano le aspettative nei quattro anni successivi. Approdata nel 2021 a Tokyo 2020, l’atleta sceglie di ritirarsi a causa dei “twisties”, ovvero dei blocchi mentali per i quali le ginnaste perdono il loro orientamento spaziale durante il volo. A Tokyo ha pertanto partecipato solo alla finale delle parallele asimmetriche, vincendo la medaglia di bronzo. Simone ha avuto la forza di raccontare le sue difficoltà dimostrando a tutte le ginnaste del mondo che è normale avere dei periodi bui e che gli ostacoli possono essere superati. Da qui iniziano i suoi impegni a difesa della salute mentale delle ginnaste statunitensi attraverso diverse iniziative. 

Vanessa Ferrari alla fine dell’esercizio a corpo libero

Non possiamo a questo punto non raccontare della carriera di Vanessa Ferrari (1990), l’atleta italiana che a oggi ha vinto oltre 70 medaglie nella ginnastica artistica. Vanessa si avvicina alla ginnastica da piccolissima, tant’è che sin dall’età di otto anni frequenta la scuola serale per potersi allenare. 
Tra il 2002 e il 2003 arrivano i primi risultati giovanili: vince i campionati nazionali della categoria allieve a Fermo ed esordisce con la Nazionale italiana juniores, portando a casa l’argento nel concorso generale individuale. A 13 anni vince il suo primo campionato italiano e nel 2004 è convocata per gli Europei juniores ad Amsterdam, dove ottiene la medaglia di bronzo a squadre, l’argento nell’all-around individuale e il bronzo alla trave. L’anno successivo passa alle categorie senior, a soli 15 anni, arrivando a gareggiare dunque nella massima categoria. 

In copertina: Simone Biles durante un esercizio alla trave.

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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