Il dicembre di Toponomastica femminile

Hallie Flanagan era la direttrice nazionale del Federal Theatre Project. Il 6 dicembre del 1938 dovette rispondere di una sua scelta davanti al Comitato per le attività antiamericane. Ella citava in un articolo Christopher Marlowe, e Joe Starnes, deputato dell’Alabama, gliene chiese conto: «Questo Marlowe è forse un comunista?»

«È stato, dopo Shakespeare, il più grande drammaturgo dell’epoca elisabettiana», gli rispose.

L’intera stanza rise di questo scambio di battute surreale. L’intera stanza, ma non Hallie Flanagan, che nel giudizio obnubilato dall’ignoranza vide tutto il pericolo dell’idiozia al potere.
Noi di Tf questo pericolo lo sentiamo, con esso ci scontriamo e tentiamo, sempre, di armare e armarci per poterlo tacitare una volta per tutte.

Passando, ora, al consueto report, l’ultimo mese dell’anno, per Toponomastica femminile, si apre venerdì 2 dicembre, con l’inaugurazione del punto bookcrossing di Caiazzo, in provincia di Caserta, e la presentazione del libro Bella per sempre, un’antologia di racconti sulla discriminazione di genere. Per noi c’era Fosca Pizzaroni.

Il giorno 5, Vera Parisi ha partecipato all’incontro culturale dal tema Le fornaie ad Avola: dalla panificazione all’Arte Bianca, ovviamente nel comune siracusano.

Martedì 6 c’è stata la distribuzione e la presentazione di copie di Calendaria alle classi dell’istituto Margherita Hack di Montemurlo, alla presenza del sindaco, dell’assessora alla pubblica istruzione e della preside.

Il giorno 15 proseguono gli eventi dell’iniziativa Note a margine, con la quale Tf ha vinto il bando dell’VIII municipio di Roma: si è inaugurata, presso il centro anziani Casale Ceribelli, la mostra sulle vincitrici del premio Nobel per la letteratura. 

Domenica 18, presso il Tyche – Bivona di Agrigento, Ester Rizzo ha presentato il suo libro Il labirinto delle perdute.

Infine, il giorno 20 dicembre, presso Isola del Liri, si è svolta la cerimonia di inaugurazione di piazza Rita Levi Montalcini.

Si conclude così il mese e l’anno di Toponomastica femminile
Al tramonto di questo passato 2022, chi scrive vuole augurare a tutte e tutti voi un 2023 pieno di parità e meraviglia.

Vi auguro un anno di giornate intense, ma anche di libri pronti ad aspettarvi sul comodino, la sera, talmente belli da farvi maledire la notte che con le sue ore corre inevitabilmente verso l’alba. Libri usati, passati di mano in mano, adottati da una bancarella che vi ha fatto perdere il treno, con le pagine così vissute da rimanere aperte da sole per permettervi di masticare pane e parole. Vi auguro un anno di profumi che sanno di ricordi. E di ricordi così preziosi che, al sentire quel profumo, si spalanchi il più aperto dei vostri sorrisi. Vi auguro tante colazioni, tanti caffè, da mescolare e addolcire con le confidenze di amiche e amici.

Vi auguro una musica che possa dare forma a tutto il mondo che avete nella testa. Vi auguro cammini, alberi, boschi e montagna: ché su quei sentieri ci passano le storie più incredibili. E vi auguro di incontrare chi, quelle storie, le conosce e le sa raccontare, e che ve le racconti, magari passeggiando tra faggi e larici. Vi auguro poi il mare e l’aspettativa attesa dopo l’ultima curva, quando il blu si sostituisce al grigio.

Vi auguro di sedere a una sedia scomoda intorno a un ideale comune, che vi faccia avere tanto caldo, tanto freddo e tanta, tanta partecipazione.
Vi auguro un anno di sguardi alti. Un anno in cui percepirvi importanti per il mondo. E per voi. 
Vi auguro un anno di femminile, un anno, cioè, in cui sentire forte la bellezza di combattere per permettere alla luce, finalmente, di raggiungere il margine e la periferia.
Auguri, sinceri e profondi. Auguri.

***

Articolo di Sara Balzerano

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Laureata in Scienze Umanistiche e laureata in Filologia Moderna, ha collaborato con articoli, racconti e recensioni a diverse pagine web. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è quello di continuare a chiedere Shomèr ma mi llailah (“sentinella, quanto [resta] della notte”)? Perché domandare e avere dubbi significa non fermarsi mai. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

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