Europa. Il mito chiave di lettura del presente

Si sa, per noi che viviamo in questo pezzo di mondo, tutto ciò che ci caratterizza e ci appartiene, trova le sue profonde radici nel mito. Un linguaggio plurimo, ricco di infinite sfumature, di tinte fosche e luminose che vedono la convivenza sublime di contraddizioni ancestrali.
Europa, parola semitica dall’etimo incerto, deriverebbe da “ereb”, letteralmente “occidente” per i Fenici, e sarebbero i territori a nord dell’Egeo secondo i Greci. Ma è il mito che rende chiara ed evidente l’origine violenta delle nostre radici, perché quello “stupratore seriale” di Zeus si innamora perdutamente, come è solito fare, della principessa Europa, figlia di Agenore re di Tiro. Decide di rapirla, mentre la giovane gioca sulla spiaggia con le amiche, perché Europa è amante del mare e di tutte le prospettive aperte che questo rappresenta. Ovidio ci racconta che Zeus si trasforma nel toro più bello mai esistito per attirare a sé con l’inganno la bellissima Europa, rapita nel momento in cui la giovane cinge la groppa dell’animale. Europa verrà portata a Creta, lasciata da Zeus con tre figli, perché il re del fulmine si stanca presto delle sue prede e, nonostante tutto, teme le ire della moglie Era. Il mito continua con il racconto dei fratelli di Europa che vagano per ritrovarla, tra questi Cadmo che giunge nella Grecia continentale e fonda Tebe; a lui è anche attribuita la trasmissione dell’alfabeto dalla Fenicia alla Grecia. Il mito in generale rappresenta la migrazione tra Oriente e Occidente e il nome di Europa, che venne poi dato ai territori occidentali, riflette in generale questo spostamento.

Quindi Europa, nata da un atto di violenza, è luogo di spostamenti, di migrazioni, di incontri. Luisa Passerini, attraverso una ricchissima analisi di fonti letterarie e figurative, per collocare il mito di Europa in una prospettiva moderna, legata agli eventi del nostro tempo, lo intende come una vera cosmogonia, che narra di origini, che unisce terra, mare e cielo, continenti e popoli. Un mito che si compone di tre elementi strutturali, ciascuno dei quali è già di per sé molto evocativo: il toro, la donna e l’acqua. Sta qui forse il segreto della ricchezza interpretativa che ne ha caratterizzato la persistenza nel corso della storia. Il toro può rappresentare l’autorità, il potere, il rapporto tra l’essere umano e la natura, il toro di Wall Street, il dominio economico incontrastato del capitalismo. Il mare è il simbolo del movimento, dell’acqua intesa come fonte di vita, il dinamismo del rapporto tra i popoli, l’idea del Mediterraneo come elemento aggregante e di apertura alla dimensione interculturale. La femminilità, infine, sta al centro: la donna viene spesso raffigurata come fanciulla rapita e ingannata dal toro, ma anche come colei che alla fine doma e domina il suo divino seduttore e il mare che insieme attraversano.

Se, da un lato, il nostro momento storico appare minato da ambizioni imperialiste pronte a difendere, con un dominio autodistruttivo, le conquiste di benessere del mondo occidentale, anche a costo di nuovi assurdi conflitti, dall’altro esprime un fermento culturale e sociale che ci impone il desiderio di un’Europa pacificata, aperta a rinnovate forme di identità, fondata sul riconoscimento delle proprie responsabilità per una politica imperialista che ha fagocitato le ricchezze di interi continenti.

E, perciò, immaginiamo un’Europa di speranze, di incertezze sì, ma anche di potenzialità estreme, un’Europa che interroghi ognuna/o di noi, che sia capace di mobilitare la passione di uomini e donne per la Terra a cui tutte e tutti apparteniamo.

In copertina: Guido Reni, Europa and the Bull, 1600-1642.

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Articolo di Vera Parisi

Insegna Filosofia e Storia al Liceo Scientifico Dell’IIS Matteo Raeli di Noto. È referente dei progetti PTOF Toponomastica femminile – Sulle vie della parità ed Educazione relazionale-affettiva e C.I.C. Parte del gruppo Noto/Avola di T.f, è attualmente interessata alle tematiche relative alla comunicazione relazionale, alla cittadinanza attiva e alle pari opportunità, sulle quali svolge il ruolo di formatrice.

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