Editoriale. Fiducia

Ricorrono anniversari importanti in questo 2026.  
Compie ottant’anni la Repubblica italiana, ma sono ottant’anni anche per il diritto di voto alle donne.  
È vero che la decisione politica di estendere l’elettorato attivo alle donne risale alle prime settimane del 1945, ma il governo di allora, il governo di unità nazionale Bonomi, composto da soli uomini, non prese in considerazione la possibilità che alle donne fosse concesso il voto passivo, ossia la possibilità di essere votate e quindi di essere elette. Nessuna apertura alla partecipazione femminile nella rinnovata vita pubblica e politica italiana, né alla loro valorizzazione.  
Si rimediò l’anno successivo — il 1946, appunto, e non senza ostacoli e conflitti all’interno dei partiti — in vista delle amministrative di marzo, delle elezioni per l’Assemblea costituente e del Referendum sulla forma monarchica o repubblicana dello Stato. Fu necessaria una grande mobilitazione delle donne per ottenere la possibilità di partecipare come candidate — e non solo come elettrici — alla vita politica locale e nazionale. «Senza quella mobilitazione — ha scritto la Direttrice responsabile di Vitamine vaganti Sara Marsico nel libro Le Costituenti ‒ avremmo corso il rischio di eleggere un’Assemblea costituente tutta maschile col voto sia degli uomini che delle donne. E probabilmente avremmo avuto una Costituzione diversa».  
Andarono a votare in tante, non so se tutte con lo stesso slancio raccontato dalla camminata verso il seggio di Paola Cortellesi nel film C’è ancora domani, camicetta buona appena stirata e vestito (unico) delle grandi occasioni. Avevano fiducia le elettrici e altrettanta, mescolata con potenti dosi di coraggio, le nuove elette «tutte donne con esperienza e sofferenze proprie — ha raccontato la Costituente Angela Gotelli — […] balzate un po’ in fretta, un po’ di colpo, all’elettorato attivo e all’elettorato passivo unite nel desiderio di ricostruire la patria devastata […]».  
Quando ho votato per la prima volta, alla metà degli anni Settanta, a votare andava oltre il 90% delle persone aventi diritto. Ricordo il mio di slancio, la fiducia di poter cambiare il mondo e anche la preoccupazione che mi accompagnò al seggio: quella di sbagliare la compilazione della scheda, di rendere inutile il voto, come se dal quel mio gesto dipendesse il futuro dello Stato.  
Ora gli slanci appaiono spenti, a votare va poco più della metà delle persone iscritte nelle liste elettorali, meno, ma molto meno, se si tratta di elezioni locali. Il maggior “partito” nel panorama politico italiano, quello dell’astensionismo, non mostra da tempo alcuna flessione anzi registra ancora qualche punto percentuale di aumento; non presenta gender gap ed è trasversale da nord a sud e tra le generazioni.  
Sono cresciute le divisioni tra la cittadinanza e il mondo politico, sembra prevalere da un lato la diffidenza, quando non la sfiducia, e dall’altro l’inabilità all’ascolto, alla comprensione del fenomeno e alla visione della realtà. «Astenendosi — hanno scritto sulla rivista Il Mulino Vittorio Mete e Dario Tuorto — gli elettori intendono ripagare i governanti con la loro stessa moneta, le cui due facce sono l’indifferenza e l’ostilità. La diffusione di questi atteggiamenti dà vita a una sorta di vendetta popolare […] che mette tutti i politici nello stesso mazzo». 
Il confronto con la politica, quella dei partiti, sta perdendo con pericolosa rapidità forme di fiducia. Ma fiducia è la parola che l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani ha scelto per il 2025, l’anno appena concluso. Bisogna portarsela appresso la parola fiducia, ogni giorno, come un aiuto e non come un fardello inutile. Perché in un periodo di così grandi incertezze, paure, capovolgimenti di pensieri e riflessioni la parola fiducia indica una via da seguire, che è più di una speranza. Come scrive l’Istituto Treccani la fiducia «implica sempre la percezione e il riconoscimento di un legame o di una situazione come affidabile». È necessario costruire legami e relazioni per fidarsi, condividere progetti, idee e valori. E il lavoro di questa rivista, Vitamine vaganti, con i suoi tanti contributi, diversi tra loro ma ugualmente preziosi, è il riflesso di un progetto basato sulla fiducia. E allora buon anno a tutte/i noi, con fiducia. 

«Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva» (Michela Murgia): è l’incipit di Donne e Media per evidenziare ancora una volta la disparità di genere anche sui mezzi di comunicazione di massa e quanto questi incidano sui comportamenti e sulle identità di entrambi i sessi. L’articolo presenta anche la rubrica Calendaria 2026, quest’anno dedicata a 63 donne che hanno lavorato nei media. La prima protagonista è Selma Riza, figura pionieristica del giornalismo e del femminismo nell’Impero Ottomano e nella Turchia delle origini. Fu la prima donna giornalista in Turchia, la prima giornalista musulmana dell’Impero Ottomano e una delle prime donne turche a studiare alla Sorbona di Parigi. 
Restiamo ancora tra Ottocento e Novecento e scopriamo la figura delle “paltadori” in Le mani tra le foglie: operaie del tabacco che costituivano la maggioranza dei lavoratori della Manifattura Tabacchi di Modena. In primo piano per scioperi, resistenze al fascismo e un significativo processo di emancipazione femminile, diventando una presenza centrale nella vita economica e sociale della città e un simbolo di dignità, solidarietà e lotta collettiva. 

«Donne indipendenti, audaci, ostili a ogni conformismo, veri cuori pensanti». Dialogos. Con voce di donna presenta il progetto editoriale e laboratoriale “Panta Rei” dedicato al pensiero delle filosofe e ricercatrici del Novecento a cui per questo 2026 Vitamine vaganti ospiterà ogni mese un approfondimento. 
Proseguiamo ed esploriamo l’evoluzione della spiritualità femminile attraverso la storia dell’arte, analizzando come le donne siano state rappresentate o abbiano espresso la propria mistica come autrici con Il linguaggio femminile dello spirito. Parte prima
In Dalla cultura dello stupro alla cultura del consenso. Parte seconda si legge che la cultura del consenso può esistere solo se fondata sulla reale autonomia delle persone. Autonomia che alle donne è stata storicamente negata per gli stereotipi e per una definizione identitaria centrata sul corpo. Per superare la cultura dello stupro è necessario smascherare i meccanismi sociali di dominio e avviare una profonda trasformazione culturale che liberi donne e uomini, ripensando la sessualità come una relazione basata su rispetto, ascolto, dialogo e reciprocità.  

Per il progetto “Cosmopolita” scopriremo Elisabetta Schlippenbach Dentice di Frasso, nobildonna austro-ungarica che giungerà fino al cuore della Puglia per diventare la signora del Castello Dentice di Frasso di Carovigno e la cui storia di emancipazione è emersa grazie al ritrovamento, nel 2007, di una cartella di seta verde contenente le sue memorie manoscritte e La Puglia “fimmina e gialla”, che descrive l’universo letterario e l’impegno civile di Gabriella Genisi, scrittrice barese che ha rivoluzionato il genere poliziesco italiano attraverso la creazione di figure femminili forti e un profondo legame con la terra pugliese. 

Le scritture segrete delle donne è la recensione della settimana dedicata all’opera più recente di Dacia Maraini, “Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola” nel quale si occupa di altre scrittrici, alcune delle tante che l’hanno formata e arricchita, ma che per lo più sono rimaste nell’ombra, cancellate, dimenticate, sottovalutate. 
La Divina di Francia. Un flusso di vita è l’analisi del biopic atopico che rifiuta la struttura cronologica tradizionale per restituire un ritratto sensoriale e identitario di dedicato a Sarah Bernardt.  
Lo sciopero delle piscinine racconta il successo dello spettacolo teatrale “Lo sciopero delle bambine” messo in scena a Milano e Lodi lo scorso dicembre 2025. 
Scopriamo anche una nuova città, Alicante, con scatti in bianco e nero. 

Concludiamo la rassegna con Il dicembre di toponomastica femminile, resoconto delle attività della nostra associazione in giro per l’Italia e una nuova ricetta adatta alla stagione invernale che stiamo vivendo, Sottovetro. Marmellata di arance.
Sara Fusco

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Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.



Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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