Le Marche sulle vie della parità. Nove edizioni, un cammino ancora necessario 

Ottant’anni fa le donne italiane votavano per la prima volta. È una data che dovrebbe essere patrimonio condiviso, un punto fermo nella memoria collettiva del Paese. Eppure, ancora oggi, portare nelle scuole la storia delle donne, ragionare di parità, costruire percorsi che mettano al centro la memoria femminile è tutt’altro che scontato. Incontra resistenze, richiede energie supplementari, si scontra con una ritrosia diffusa che è sempre, in qualche misura, politica e culturale. 
È dentro questa contraddizione che si colloca il senso della IX edizione del concorso didattico Le Marche sulle vie della parità, promosso dall’Osservatorio di Genere come sezione regionale del concorso nazionale indetto da Toponomastica femminile, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta il 16 aprile nell’Aula Magna dell’Università di Camerino. 
Il concorso è indetto dall’Osservatorio di Genere con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, in collaborazione con l’ATS 15 di Macerata, l’Università di Camerino e il suo Sistema museale, Settenove edizioni, Cgil Marche, Cisl Marche e Uil Marche, con il sostegno di Coop Alleanza 3.0. Il partenariato di questo concorso rappresenta un vero valore aggiunto: è la mappa di una rete che tiene insieme istruzione, cultura, lavoro e welfare territoriale attorno a un’idea comune, quella che educare alle differenze sia un compito collettivo e non delegabile alla buona volontà dei singoli.  
La cornice istituzionale ha visto i saluti del Rettore Graziano Leoni, della Direttrice dell’Usr Marche Donatella D’Amico, della Delegata del Rettore alla parità di genere Maria Paola Mantovani. Non una formalità ma un impegno tangibile alla cui base c’è la convenzione stipulata tra l’Università di Camerino, l’Osservatorio di Genere e l’Ufficio scolastico regionale il 10 aprile 2025, che formalizza la volontà comune nella promozione della cultura della parità di genere nei contesti educativi. Prima ancora dell’apertura ufficiale della cerimonia, il Rettore e la Direttrice dell’Usr hanno ricevuto in dono due opere d’arte realizzate appositamente da Luisa Gianfelici e Aurora Carassai: perché questo concorso porta con sé, da sempre, la convinzione che la pratica artistica non sia ornamento ma forma di conoscenza, e che ogni riconoscimento debba avere il peso e la materia di un oggetto che continua a significare. 

Alla cerimonia hanno partecipato attivamente premiando i vari progetti i rappresentanti dei partner: Alessandro Blasetti per l’Università di Camerino, Valeria Pasqualini per l’Ats 15 di Macerata, Maria Elena Fermanelli per la Cgil, Maria Grazia Santini per la Cisl, Marina Marozzi per la Uil, Meri Marziali e Vittorio Luciani per Coop Alleanza 3.0.  
Ha portato il proprio saluto anche Danila Baldo, vicepresidente di Toponomastica femminile, con un videomessaggio che ha ricordato alle scuole marchigiane di non essere sole: i progetti premiati nelle Marche, come consuetudine, hanno partecipato alla cerimonia nazionale a Roma il 17 aprile. È un dettaglio che vale la pena sottolineare, perché dice che il lavoro fatto in questa regione ha una qualità riconoscibile oltre i confini regionali, e che il filo che lega le scuole marchigiane a una rete nazionale di pratiche didattiche orientate alla parità è concreto e propaga buone pratiche. 

L’intervento introduttivo di Silvia Casilio, vicepresidente dell’Osservatorio di Genere e responsabile del concorso, ha messo a fuoco il nodo centrale di questa edizione: gli ottant’anni dal voto alle donne come occasione non celebrativa ma critica, per misurare la distanza tra quella conquista e il presente, per chiedersi quanto di quella storia sia davvero entrato nell’immaginario collettivo e quanto invece continui a restare ai margini, rimosso o ignorato. La presenza femminile in tutti i campi della vita sociale e culturale non è ancora un dato acquisito nella narrazione pubblica, e la scuola, quando sceglie di non affrontare questi temi, quando li tratta come opzionali o come terreno scivoloso, rispecchia e riproduce questo silenzio. Educare alle differenze è oggi più che mai necessario: è uno degli strumenti più efficaci di prevenzione della violenza di genere, e rinunciarvi ha conseguenze reali soprattutto tra le giovani generazioni, gli uomini e le donne del futuro. 
Luisa Gianfelici ha presentato le opere delle artiste, realizzate in collaborazione con Elena Borioni e Aurora Carassai, che accompagnano i premi: un elemento identitario del concorso che anno dopo anno costruisce un piccolo patrimonio visivo collettivo. Filo conduttore delle opere ispirate ai lavori delle scuole vincitrici: la cura e la necessità di coltivare idee e speranze. Maria Montessori diceva: «Seminate nei bambini, buone idee, perché anche se oggi non le comprendono, domani si preoccuperanno di farle fiorire».

Le scuole che hanno scelto di partecipare nonostante le difficoltà, che hanno dedicato tempo e cura a progetti di questa natura, compiono dunque qualcosa che va oltre il merito didattico: tengono aperto uno spazio che rischia di chiudersi. I premi assegnati raccontano questa scelta. Nella Sezione A, intitolata a Michela Murgia, il primo premio è andato all’Istituto “Luigi Donati” di Fossombrone per il progetto Caterina, un nome inciso nel marmo più di un secolo fa per parlare di diritti delle donne: memoria storica locale e riflessione sui diritti, tenute insieme con precisione. Nella Sezione B, Lavoro, il riconoscimento è andato all’Iis Garibaldi Bramante Pannaggi di Macerata per il progetto Vandana Shiva: la rivoluzione tra le mani, premiato congiuntamente da Cgil, Cisl e Uil, a segnalare che il lavoro femminile non è tema da relegare all’ora di educazione civica. Nella Sezione D, Percorsi tra istituzioni e carriere, la My School di Civitanova Marche ha ricevuto sia il primo premio sia la menzione speciale per l’originalità con Maestre. Senza Voto: un titolo che porta dentro di sé tutta la storia di un’esclusione. Il secondo posto della stessa sezione è andato all’IC Paladini di Treia con La legge è uguale per tutte e tutti, il terzo al Liceo Caro-Preziotti Licini con Le pagine della mia vita. Gli sguardi della classe 4as sul percorso di Ada Natali

A restituire il senso profondo di questo percorso, più di qualsiasi commento esterno, sono state le parole di una delle studenti della My School, che ha preso la parola durante la cerimonia. Un discorso che vale la pena riportare direttamente, perché dice qualcosa che i premi da soli non riescono a dire: «Quest’anno, nel lavoro insieme, ci sono state risate, grandi emozioni, discussioni accese, perfino litigi, ma tutto ci ha resi più consapevoli di quanto il genere influisca sulle nostre scelte e sui nostri rapporti. Questo progetto, dopo due anni, non ci ha dato solo risposte, ma ci ha cambiati profondamente: ci ha resi più attenti alle ingiustizie, più capaci di ascoltare le storie degli altri, e di riconoscere i piccoli gesti che, sempre, possono fare la differenza. Oggi non siamo gli stessi di quando abbiamo iniziato, e questo è un risultato meraviglioso. Il vero traguardo è uscire da questo progetto con uno sguardo diverso, con la responsabilità di trasformarlo ogni giorno in qualcosa di concreto, perché la parità di genere non è solo un’idea astratta, ma è una scelta che ogni giorno ci permette di trasformare le nostre azioni, le nostre relazioni e il futuro che vogliamo costruire per noi». 
Ottant’anni fa le donne votavano per la prima volta. Oggi alcune scuole marchigiane scelgono, nonostante tutto, di raccontarlo. Non è poco. 

Nei prossimi numeri su Vitamine vaganti viaggeremo dentro questi racconti, presentando i progetti delle scuole marchigiane: le storie che li hanno ispirati, il lavoro di docenti e studenti, le figure femminili che hanno scelto di restituire alla memoria collettiva. E intanto si guarda già avanti: la X edizione, per l’anno scolastico 2026/27, è in preparazione. L’Osservatorio di Genere rivolge alle scuole un invito finale e lo fa con le parole di Antonio Gramsci: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza». 

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Articolo di Silvia Casilio

Silvia Casilio, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Macerata e attualmente collabora con l’Università di Teramo. È autrice di saggi sull’Italia repubblicana e dal 2009 collabora con l’associazione culturale Osservatorio di genere.

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