Alla mia città
L’Altra notte ho fatto un sogno, e ho visto lei, la mia amata L’Aquila!
Come era prima, prima di quella folle notte e i ricordi mi affollano la mente.
Odo ancora le voci dei bimbi che rallegravano i vicoli,
mentre l’orologio di piazza scandiva le ore della nostra tranquilla esistenza!
Tutto era un vociare e un frusciare di passi, ora lenti ora veloci.
Nell’aria un ritorno di risate, di canti, solo scorci di una vita serena.
Altri giorni eran quelli… altra vita!
Un infausto destino ci ha tolto i sogni e il sorriso.
Eppure qualcosa è rimasto tra i vicoli ormai polverosi.
La voglia di rivederti risorger più bella e maestosa di prima, tu che sei del mio cuore potente regina!
Giovanna Arista



La facciata in pietra calcarea domina lo spazio urbano con un equilibrio rigoroso di linee e volumi: tre livelli, tre partiture verticali, il rosone centrale affiancato dai trigrammi bernardiniani JHS, segno solare di devozione e identità francescana.
Nella navata destra si erge il mausoleo di San Bernardino, capolavoro rinascimentale realizzato tra il 1489 e il 1505 da Silvestro dell’Aquila: un’arca marmorea monumentale, scolpita con raffinata solennità, che custodisce l’urna del santo e racconta, tra statue e rilievi, la forza spirituale di un’epoca.
Tra la pala invetriata, il soffitto ligneo dorato e l’organo settecentesco, la basilica intreccia arte e fede, memoria e rinascita, collocando l’esperienza aquilana tra le espressioni più alte del Rinascimento italiano

Tra i Quattro Cantoni e viale Federico II, il corso si divide in “Corso stretto” e “Corso largo”: qui, sotto le arcate restaurate dopo il sisma del 2009 e progressivamente riaperte dal 2020, botteghe, caffè e vetrine restituiscono alla città il suo salotto urbano, cuore dello shopping e dell’incontro quotidiano


In posizione baricentrica lungo Corso Vittorio Emanuele II, la piazza declina verso la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, affiancata dalla scenografica Chiesa di Santa Maria del Suffragio. Qui il potere religioso si contrapponeva a quello politico di piazza del Palazzo, in un equilibrio che ha segnato la storia urbana fin dal Medioevo.
Alle due estremità, le “Fontane vecchie” — ridisegnate tra il 1927 e il 1932 da Nicola D’Antino — vegliano sulla piazza con le loro statue bronzee e i delfini zampillanti. Oggi, dopo il recente restyling in travertino e la pedonalizzazione, Piazza Duomo torna a essere spazio aperto e condiviso: un luogo dove passato e presente continuano a incontrarsi

Cinto da un fossato mai allagato e oggi attraversato da un ponte in pietra ottocentesco, il Forte non conobbe battaglie: nato per difendere, fu soprattutto caserma. Il portale scolpito da Pietro di Stefano introduce a uno spazio interno severo e geometrico, scandito da un porticato a doppio ordine.
Con il profilo del Gran Sasso sullo sfondo, è tra i luoghi più fotografati dell’Aquila. Fino al sisma ospitava il Museo Nazionale d’Abruzzo, custode anche dello scheletro di Mammuthus meridionalis, icona della memoria più antica del territorio

Le ricerche e gli aggiornamenti sono raccolti nella guida Il Mammut – Forte Spagnolo, L’Aquila, curata dalla paleontologa Maria Adelaide Rossi e pubblicata da Carsa Edizioni: un percorso tra geologia, fossili e memoria del territorio, che trasforma lo stupore della visione in consapevolezza del passato

Edificata dal 1713 in memoria delle vittime del terremoto del 1703, è il simbolo della rinascita settecentesca della città e la più alta espressione dell’architettura religiosa aquilana del XVIII secolo. Gravemente colpita dal sisma del 2009, è tornata a splendere nel 2018, restituendo alla comunità uno dei suoi luoghi più identitari

Il sisma del 6 aprile 2009 ne colpì duramente le sedi, tra crolli e gravi danni alle facoltà e al rettorato. Eppure, tra strutture d’emergenza e nuovi spazi a Coppito, Roio, Bazzano e Pile, l’Ateneo seppe reagire con determinazione, garantendo continuità alla didattica e mantenendo quasi invariato il numero degli iscritti.
Simbolo di resilienza e rinascita, UnivAq continua a rappresentare un presidio fondamentale di cultura, ricerca e futuro per la città e per l’intero territorio abruzzese



In copertina: Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Fondata nel 1288 per volontà di Pietro da Morrone e luogo della sua incoronazione nel 1294, è il simbolo spirituale e architettonico dell’Aquila. Qui riposano le spoglie di Celestino V, custodite nel mausoleo rinascimentale di Girolamo da Vicenza. Tra pietra rosa e avorio, la facciata racconta secoli di fede, terremoti e rinascite. La facciata bicroma e le tre “rose” celebrate da Carlo Emilio Gadda in Le tre rose di Collemaggio evocano “chiare acque dai monti”: un equilibrio perfetto tra rigore romanico e slancio simbolico, massima espressione dell’architettura abruzzese. Cuore della Perdonanza Celestiniana, primo giubileo della storia istituito nel 1294 e oggi riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale, la basilica apre ogni anno la Porta Santa, segno di perdono e identità collettiva. Ferita dal sisma del 2009 e restituita alla città nel 2017 dopo un imponente restauro premiato dall’Unione Europea, Collemaggio è testimonianza concreta di resilienza: un monumento nazionale che continua a unire memoria, arte e speranza.
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Articolo di Veronica Tomaselli

Studente magistrale in Media, comunicazione digitale e giornalismo, laureata in Lettere Moderne presso l’università “La Sapienza” di Roma. Ragazza estroversa, a cui piace leggere romanzi e con una grande passione per la scrittura che coltiva fin da piccola. Il sogno di diventare giornalista per dar voce a chi viene relegata/o nell’ombra.
