Scatti urbani. L’aquila

Alla mia città 
L’Altra notte ho fatto un sogno, e ho visto lei, la mia amata L’Aquila! 
Come era prima, prima di quella folle notte e i ricordi mi affollano la mente. 
Odo ancora le voci dei bimbi che rallegravano i vicoli, 
mentre l’orologio di piazza scandiva le ore della nostra tranquilla esistenza! 
Tutto era un vociare e un frusciare di passi, ora lenti ora veloci. 
Nell’aria un ritorno di risate, di canti, solo scorci di una vita serena. 
Altri giorni eran quelli… altra vita! 
Un infausto destino ci ha tolto i sogni e il sorriso. 
Eppure qualcosa è rimasto tra i vicoli ormai polverosi. 
La voglia di rivederti risorger più bella e maestosa di prima, tu che sei del mio cuore potente regina! 
Giovanna Arista 

Fontana delle 99 Cannelle. «Su di essa, un altare per le ninfe», scrive Ezra Pound. Tra i mascheroni in pietra e le cannelle che stillano acqua senza sosta, la fontana custodisce il mito fondativo della città: novantanove volti per altrettanti castelli che nel XIII secolo diedero vita all’Aquila. Nel cuore di Borgo Rivera, accanto alla Chiesa di San Vito alla Rivera e a ridosso dell’Aterno, la fontana disegna il perimetro della piazza come una muraglia d’acqua e memoria. Ogni getto è un segno di appartenenza, ogni pietra un frammento di identità collettiva
Il punto panoramico principale davanti alla Basilica di San Bernardino a L’Aquila è la monumentale Scalinata di San Bernardino. Questa imponente scalinata collega via Fortebraccio al sagrato della basilica, offrendo una vista suggestiva e scenografica sulla chiesa e sulla città, specialmente quando illuminata
Basilica di San Bernardino. Voluta da Giovanni da Capestrano per custodire le spoglie di Bernardino da Siena, la basilica fu eretta tra il 1454 e il 1472 e consacrata alla memoria del grande predicatore morto in città. Ferita dai terremoti del 1703 e del 2009, è tornata a splendere nel 2015, riaffermando il suo ruolo nel cuore dell’Aquila. 
La facciata in pietra calcarea domina lo spazio urbano con un equilibrio rigoroso di linee e volumi: tre livelli, tre partiture verticali, il rosone centrale affiancato dai trigrammi bernardiniani JHS, segno solare di devozione e identità francescana. 
Nella navata destra si erge il mausoleo di San Bernardino, capolavoro rinascimentale realizzato tra il 1489 e il 1505 da Silvestro dell’Aquila: un’arca marmorea monumentale, scolpita con raffinata solennità, che custodisce l’urna del santo e racconta, tra statue e rilievi, la forza spirituale di un’epoca. 
Tra la pala invetriata, il soffitto ligneo dorato e l’organo settecentesco, la basilica intreccia arte e fede, memoria e rinascita, collocando l’esperienza aquilana tra le espressioni più alte del Rinascimento italiano
Corso Vittorio Emanuele II. Nel tratto noto come “Corso Largo”, i portici rinascimentali accompagnano il passeggio tra via Tre Marie e Piazza Duomo, disegnando uno degli scorci più eleganti e vitali del centro storico. 
Tra i Quattro Cantoni e viale Federico II, il corso si divide in “Corso stretto” e “Corso largo”: qui, sotto le arcate restaurate dopo il sisma del 2009 e progressivamente riaperte dal 2020, botteghe, caffè e vetrine restituiscono alla città il suo salotto urbano, cuore dello shopping e dell’incontro quotidiano 
Scorcio di vita quotidiana in Via San Crisante
Piazza del Duomo. «Lasciatemi qui dove la piazza chiara si apre…», scrive Carlo Emilio Gadda in Le meraviglie d’Italia. Da oltre sette secoli cuore sociale e commerciale della città, la piazza del Mercato si distende per più di un ettaro, tra tende, voci e memorie che affondano le radici nel 1303, quando qui si stabilì il mercato cittadino. 
In posizione baricentrica lungo Corso Vittorio Emanuele II, la piazza declina verso la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, affiancata dalla scenografica Chiesa di Santa Maria del Suffragio. Qui il potere religioso si contrapponeva a quello politico di piazza del Palazzo, in un equilibrio che ha segnato la storia urbana fin dal Medioevo. 
Alle due estremità, le “Fontane vecchie” — ridisegnate tra il 1927 e il 1932 da Nicola D’Antino — vegliano sulla piazza con le loro statue bronzee e i delfini zampillanti. Oggi, dopo il recente restyling in travertino e la pedonalizzazione, Piazza Duomo torna a essere spazio aperto e condiviso: un luogo dove passato e presente continuano a incontrarsi 
Forte spagnolo. Edificato nel 1534 su progetto dell’ingegnere valenciano Pirro Luis Escribà, domina la città dall’alto con la sua pianta quadrata e i quattro bastioni a punta di lancia. Nel linguaggio comune è “il Castello”, simbolo della dominazione di Carlo V e delle pesanti tasse imposte agli aquilani per la sua costruzione. 
Cinto da un fossato mai allagato e oggi attraversato da un ponte in pietra ottocentesco, il Forte non conobbe battaglie: nato per difendere, fu soprattutto caserma. Il portale scolpito da Pietro di Stefano introduce a uno spazio interno severo e geometrico, scandito da un porticato a doppio ordine. 
Con il profilo del Gran Sasso sullo sfondo, è tra i luoghi più fotografati dell’Aquila. Fino al sisma ospitava il Museo Nazionale d’Abruzzo, custode anche dello scheletro di Mammuthus meridionalis, icona della memoria più antica del territorio 
Scheletro di Mammuthus meridionalis. Simbolo del Museo Nazionale d’Abruzzo, racconta una storia che affonda a centinaia di migliaia di anni fa. Rinvenuto il 25 marzo 1954, è tra gli esemplari più significativi mai recuperati in Italia, testimonianza preziosa della preistoria della conca aquilana. Dopo il sisma del 2009, un accurato restauro avviato nel 2013 e reso possibile anche grazie al sostegno della Guardia di Finanza ha portato allo smontaggio e allo studio osso per osso nel Bastione est del Castello, restituendo nuove conoscenze scientifiche sul reperto e sul suo ambiente originario. 
Le ricerche e gli aggiornamenti sono raccolti nella guida Il Mammut – Forte Spagnolo, L’Aquila, curata dalla paleontologa Maria Adelaide Rossi e pubblicata da Carsa Edizioni: un percorso tra geologia, fossili e memoria del territorio, che trasforma lo stupore della visione in consapevolezza del passato 
Chiesa di Santa Maria del Suffragio. onosciuta come chiesa delle Anime Sante, si affaccia su Piazza del Duomo accanto alla Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, segnando il volto religioso della piazza. 
Edificata dal 1713 in memoria delle vittime del terremoto del 1703, è il simbolo della rinascita settecentesca della città e la più alta espressione dell’architettura religiosa aquilana del XVIII secolo. Gravemente colpita dal sisma del 2009, è tornata a splendere nel 2018, restituendo alla comunità uno dei suoi luoghi più identitari 
Università degli Studi dell’Aquila. Fondata nel 1596, con licenza concessa nel 1458 da Ferrante d’Aragona, è la più antica università d’Abruzzo e tra le più storiche d’Europa. 
Il sisma del 6 aprile 2009 ne colpì duramente le sedi, tra crolli e gravi danni alle facoltà e al rettorato. Eppure, tra strutture d’emergenza e nuovi spazi a Coppito, Roio, Bazzano e Pile, l’Ateneo seppe reagire con determinazione, garantendo continuità alla didattica e mantenendo quasi invariato il numero degli iscritti. 
Simbolo di resilienza e rinascita, UnivAq continua a rappresentare un presidio fondamentale di cultura, ricerca e futuro per la città e per l’intero territorio abruzzese
Dettaglio Chiesa di Santa Maria di Roio. Nata nel XIII secolo per volontà degli abitanti del castello di Roio, che contribuirono alla fondazione della città, conserva le tracce di una storia segnata dai terremoti e dalle ricostruzioni. Distrutta nel 1703 e riedificata tra il 1715 e il 1757 in forme più contenute, oggi attende nuovi interventi dopo i danni del sisma del 2009. Affacciata sull’omonima piazza lungo via Roio, tra Palazzo Rivera e Palazzo Persichetti, la chiesa si inserisce in uno spazio urbano singolare, dove l’architettura civile prevale su quella religiosa, creando uno degli scorci più raffinati e inattesi del centro storico aquilano 
Ricostruzione palazzo in Via Marrelli. A quindici anni dal sisma del 6 aprile 2009, L’Aquila ha completato circa il 75% della ricostruzione nel capoluogo. Restano tuttavia aree ancora segnate dai cantieri, soprattutto nelle zone limitrofe al centro storico o in contesti edilizi più complessi. In strade come via Marrelli, alcuni edifici risultano ancora in fase di intervento o in attesa dell’avvio dei lavori, parte di quel 25% di ricostruzione privata non ancora conclusa 
Macerie del palazzo in via Cesura. Tra palazzi restaurati e strutture ancora avvolte dalle impalcature, il paesaggio urbano testimonia una rinascita avanzata ma non definitiva, segno di un percorso di ricostruzione che prosegue. 

In copertina: Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Fondata nel 1288 per volontà di Pietro da Morrone e luogo della sua incoronazione nel 1294, è il simbolo spirituale e architettonico dell’Aquila. Qui riposano le spoglie di Celestino V, custodite nel mausoleo rinascimentale di Girolamo da Vicenza. Tra pietra rosa e avorio, la facciata racconta secoli di fede, terremoti e rinascite. La facciata bicroma e le tre “rose” celebrate da Carlo Emilio Gadda in Le tre rose di Collemaggio evocano “chiare acque dai monti”: un equilibrio perfetto tra rigore romanico e slancio simbolico, massima espressione dell’architettura abruzzese. Cuore della Perdonanza Celestiniana, primo giubileo della storia istituito nel 1294 e oggi riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale, la basilica apre ogni anno la Porta Santa, segno di perdono e identità collettiva. Ferita dal sisma del 2009 e restituita alla città nel 2017 dopo un imponente restauro premiato dall’Unione Europea, Collemaggio è testimonianza concreta di resilienza: un monumento nazionale che continua a unire memoria, arte e speranza. 

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Articolo di Veronica Tomaselli

Studente magistrale in Media, comunicazione digitale e giornalismo, laureata in Lettere Moderne presso l’università “La Sapienza” di Roma. Ragazza estroversa, a cui piace leggere romanzi e con una grande passione per la scrittura che coltiva fin da piccola. Il sogno di diventare giornalista per dar voce a chi viene relegata/o nell’ombra.

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