Nata 150 anni fa a Milano, il 7 marzo 1876, Laura Cantoni fu una donna colta, una critica letteraria e una scrittrice che realizzò un’opera rimasta celebre: Storie della storia del mondo. Greche e barbare, edita da Bemporad nel 1911 e rivolta a un pubblico giovanile.

Sposata all’intellettuale fiorentino Angiolo Orvieto, visse nel capoluogo toscano, dove morì il 9 maggio 1953. Angiolo e il fratello Adolfo furono i fondatori di una importante rivista culturale, Il Marzocco, pubblicata da Vallecchi fra 1896 e 1932, su cui scrissero i più bei nomi del tempo: proprio su queste pagine uscì nel 1897 il famoso manifesto letterario di Giovanni Pascoli Il fanciullino. Il titolo del periodico ricorda il leoncino rampante che costituiva uno degli stemmi dell’antica repubblica fiorentina, simbolo dunque di tradizione letteraria e artistica, ma anche di apertura al rinnovamento verso l’estetismo e contro l’accademismo erudito. In questo clima si inserisce la figura di Laura che qui pubblicò numerosi articoli, soprattutto recensioni, ma pure animò vivaci dibattiti con scrittrici come Sibilla Aleramo e Amelia Pincherle Rosselli. Ma, come spesso accade quando si parla di donne intellettuali, la riscoperta si deve a un’altra donna, la studiosa Caterina Del Vivo, ex responsabile dell’Archivio storico del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze dove è custodito il fondo Orvieto, inserito nell’Archivio Bonsanti; praticamente ha operato a lungo uno scavo all’interno di un patrimonio prezioso, però intitolato genericamente a uomini. La donna va rintracciata in questa enorme quantità di documenti: nel caso in questione, oltre 35 mila lettere, manoscritti, appunti, diari che i fratelli Orvieto hanno lasciato e tramandato, mostrando i loro fitti legami con personaggi come D’Annunzio, Pirandello, Capuana. Oltre trent’anni fa Del Vivo ha iniziato a comprendere il valore di Laura Cantoni su cui ha dialogato con la giornalista Chiara Dino (Corriere della Sera, ediz. fiorentina, 4-3-26) in occasione dell’incontro che si sarebbe tenuto nella Sala Ferri al Vieusseux (Palazzo Strozzi) sul tema I 150 anni di Laura Orvieto tra storia e nuove ricerche.

Ha spiegato infatti che al tempo rimase colpita dal bellissimo lavoro svolto sui classici e sui miti omerici: «Lei era molto attenta alla veridicità di quanto scriveva. Sceglieva le traduzioni migliori grazie ai consigli di Girolamo Vitelli, grande filologo e grecista, e, partendo da questo rigore, riusciva a trasferire ai piccoli il senso morale dell’Iliade e dell’Odissea. Il sentimento dell’ospitalità, l’integrità che deve informare l’agire umano». Naturalmente la studiosa si sta riferendo all’opera citata e più nota di Laura, rivolta proprio a un pubblico infantile, da coinvolgere e istruire con garbo e piacevolezza. Aveva infatti utilizzato un espediente assai appropriato per far conoscere le vicende dei poemi omerici, quello di una mamma che narra mille avventure e risponde alle domande e ai dubbi quando si tratta di guerra, di battaglie, di duelli, di inganni, di viaggi perigliosi, ma anche di prove di coraggio e di generosità.

Laura avrebbe voluto occuparsi fino da giovane dell’infanzia, in termini sociali e culturali, ma fu frenata dai genitori, come racconta nell’autobiografia postuma, intitolata Storia di Angiolo e Laura (Olschki) e curata da Del Vivo nel 2001; dovette quindi aspettare il matrimonio e l’incoraggiamento del marito, anche se in vita non riuscì a pubblicare molto. Il suo esordio era stato dunque con la rubrica Marginalia, sul Marzocco, dal 1905; con lo pseudonimo Mrs El uscì quattro anni dopo il suo primo libro: Leo e Lia. Storia di due bimbi italiani con una governante inglese, ispirato alla sua esperienza di mamma con Leonfrancesco e Annalia, il figlio e la figlia.

Interessante scoprire che, dopo i Patti lateranensi, il volume fu ristampato, visto il suo successo duraturo, ma censurato: venne infatti privato di due capitoli che evidentemente sembravano inadatti in quella fase storica. Uno trattava la nascita e la morte, con una descrizione del cimitero di Trespiano, l’altro il Paradiso e l’Inferno, con una visione ritenuta poco ortodossa dell’Aldilà. Sarà poi la volta dell’opera più famosa, Storie della storia del mondo, più volte ripubblicata, anche in tempi recenti. A questa seguirono due nuovi volumi dedicati alla storia di Roma (1928 e 1934) e Storie di bambini molto antichi (Mondadori, 1937), in un’epoca ormai dominata dal fascismo che intendeva esaltare le origini dell’Impero e indottrinare la gioventù. Laura aveva in mente di andare avanti con il suo progetto ben più libero e originale, secondo la studiosa Del Vivo, e avrebbe volentieri trattato culture e mondi lontani, affascinanti e misteriosi, come quelli orientali e americani, ma di questo non si hanno tracce. Negli anni successivi uscirono presso Bemporad Principesse, bambini e bestie (1914) e Beppe racconta la guerra (1925), presso Le Monnier Sono la tua serva e tu sei il mio Signore. Così visse Florence Nightingale (1920). In compenso fra gli inediti Del Vivo trovò un manoscritto rifiutato negli anni Trenta da Bemporad: Il viaggio meraviglioso di Gianni nel paese delle parole, che grazie al suo impegno ha visto la luce solo nel 2007, presso l’editore Olschki.

Si tratta di un viaggio divertente, ma educativo, in cui il piccolo protagonista, studiando la grammatica, come Alice si addormenta e in sogno viene guidato da due personaggi raffigurati con il verbo essere e il verbo avere. Grazie a loro fa un percorso nel mondo avvincente e sterminato della nostra lingua, incontrando nomi, verbi, aggettivi, e così via.
Durante il fascismo Laura trovò svariati ostacoli alla sua libertà creativa e, con le leggi razziali, essendo di famiglia ebraica, dovette nascondersi con Angiolo e i figli a Borgo San Lorenzo in un rifugio organizzato dal cappuccino padre Massimo. Nel dopoguerra riprese la sua attività in campo editoriale, dirigendo dal 1945 al 1947 il periodico fiorentino La settimana dei ragazzi.
In onore della scrittrice è stato istituito un premio letterario a suo nome e le è stata intitolata una strada a Milano, il 16 maggio 2016.

Il suo lavoro a fine marzo entrerà pienamente nella mostra Raccontare il mondo. Donne, letteratura e infanzia al Vieusseux, curata da Benedetta Gallerini ed Elisa Martini, che raccoglierà materiali e documenti presenti nell’importantissimo Archivio contemporaneo Bonsanti. Non mancheranno durante l’anno un doveroso ricordo di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, in occasione del bicentenario, con una esposizione intitolata C’era una volta… un Re!, e iniziative culturali ad ampio raggio: cento anni dalla scomparsa di Piero Gobetti, sessanta dall’alluvione di Firenze, ottanta dalla nascita della Repubblica, venti dalla morte di Oriana Fallaci, a dimostrazione della vitalità della prestigiosa istituzione fiorentina (fondata nel 1819), visitata annualmente da oltre 11.000 persone e attiva in molteplici progetti educativi.
In copertina: via Laura Orvieto, Milano. Foto di Loredana Metta.
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).
