Camminare nella storia di mezzo. Strade Nuove per nuove traiettorie a Pollenza 

«Un paese che non ci somiglia è un paese che non ci racconta». Sono parole di Adele Bei, partigiana, sindacalista, una delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente nel 1946. Le abbiamo lette ad alta voce domenica 15 marzo, all’inizio della passeggiata letteraria Strade Nuove, davanti a quella che a Pollenza, piccolo borgo medievale in provincia di Macerata, tutti conoscono come Porta di Mezzo. È sembrato il modo più giusto per cominciare: partire da una porta significa sempre attraversare una soglia. Partire da una porta di mezzo significa scegliere di entrare in una storia che a lungo è stata nascosta, taciuta, resa invisibile. Una storia che non occupava il centro della scena, ma che ha tenuto in piedi la scena stessa. 

Un dato, una domanda 

A Pollenza, solo 7 strade su 101 portano il nome di una donna, e l’ultima intitolazione, Largo Iride Pacella nel 2021, è arrivata proprio grazie al lavoro dell’Osservatorio di Genere. Cinquantasei strade sono dedicate a uomini. Non è soltanto un dato quantitativo: è un racconto implicito, sedimentato nel paesaggio urbano, che dice quali storie una comunità ha scelto di tramandare e quali ha lasciato ai margini. La toponomastica non è neutra. I nomi delle strade costruiscono il paesaggio simbolico in cui viviamo, orientano il nostro sguardo, plasmano ciò che consideriamo degno di memoria. In questo senso, lavorare sulla toponomastica è un atto politico, o almeno, così lo abbiamo sempre inteso. 

Strade Nuove nasce da qui, e da un lavoro che viene da lontano. Nel 2015-2016 l’Osservatorio di Genere lanciò il progetto social #leviedelledonnemarchigiane: in poco più di un mese raccolse oltre 400 votazioni e la segnalazione di 47 donne marchigiane, alcune molto note, altre quasi del tutto sconosciute, tutte degne di valorizzazione. Da quella ricerca nacque, nel 2017, il volume #leviedelledonnemarchigiane: non solo toponomastica (ODG Edizioni), curato da Silvia Alessandrini Calisti, Silvia Casilio, Ninfa Contigiani e Claudia Santoni, con i profili delle donne segnalate e gli atti del seminario Cultura, memoria e spazi urbani tenuto il 24 maggio 2016 all’Università di Macerata. Da qui, insieme all’associazione Toponomastica femminile, l’impegno continuo per sensibilizzare le amministrazioni pubbliche a intitolare spazi urbani a donne del territorio: un obiettivo che nel 2021 trovò risposta concreta, proprio a Pollenza, con l’intitolazione di Largo Iride Pacella. Le biografie del volume, riviste e riadattate da Elena Carrano, hanno accompagnato il racconto storico di ogni tappa, e il centro storico di questo piccolo borgo del maceratese è diventato per un giorno una macchina del tempo. 

Sei tappe, sette secoli 

I luoghi — il Vicolo delle Monache, Palazzo Ricci Petrocchini, Via XX Settembre, Piazza Sant’Antonio, Piazza della Libertà, Largo Iride Pacella — non erano mete in sé, ma pretesti: escamotage per ribaltare la prospettiva e raccontare la storia dal punto di vista delle donne, dal Medioevo al Novecento. A ciascuna tappa un concetto, come un filo che tiene insieme i secoli: la sorellanza delle Clarisse, delle poete marchigiane del ‘300 e delle umaniste rinascimentali, la scoperta di sé delle nobildonne illuminate, l’impegno civile delle patriote risorgimentali, la lotta delle sindacaliste e delle attiviste del primo Novecento, la conquista dei diritti politici e civili, fino alla soggettività come pratica quotidiana di libertà. Una storia che, come scriveva Joyce Lussu, le donne «vivono tanto che della loro presenza le cose hanno il segno e il senso», eppure faticano ancora a trovare posto sulle targhe, nei racconti ufficiali, nelle mappe. 
Dal silenzio delle Clarisse, che nel loro monastero di clausura costruivano una forma possibile di autonomia femminile, alla voce colta di Costanza da Varano (Camerino, 1426), che a sedici anni scriveva a Isotta Nogarola: «La tua dolce lettera, Isotta, mi si è scolpita nel cuore, né il tempo potrà più cancellarvela» — lettere latine in un patto di reciproco riconoscimento che la critica ha chiamato “compagnia di splendore”. Dalla mondanità strategica del Settecento, in cui le nobildonne trasformavano i salotti in spazi di pensiero e di potere, all’avventura intellettuale di Margherita Sparapani Gentili Boccapaduli (Camerino, 1735 – Roma, 1820), che a quasi sessant’anni percorse l’Italia in carrozza per studiare «l’indole dei popoli e i diversi metodi di governo», consegnando la sua esperienza in un diario rimasto inedito per due secoli. Dalla stagione risorgimentale — in cui le donne combatterono, scrissero e resistettero senza che la storia ufficiale trovasse spazio per loro — alla poeta e patriota Giulia Centurelli (Ascoli Piceno, 1832 – Roma, 1872), confinata per cospirazione a 27 anni, i cui versi inneggiavano alla patria mentre i fascicoli di polizia la schedavano come sovversiva. Dal Novecento delle fabbriche e delle battaglie sindacali alla maestra, politica e intellettuale Adalgisa Breviglieri (Bologna, 1874 – Roma, 1925), che raccontava la miseria dei borghi rurali con un afflato umanitario assente negli scritti dei suoi compagni di partito, e alla sindacalista Gemma Perchi (Jesi, 1873 – 1957), che guidò lo sciopero delle filandaie jesine durato quarantacinque giorni — donne che lavoravano in condizioni di estrema durezza, esposte a patologie come «il bacio della morte», tubercolosi contratta aspirando il filo dai gomitoli tutto il giorno. Dalla conquista del voto alla prima sindaca d’Italia, Ada Natali (Massa Fermana, 1898 – 1990), che dichiarò: «Anche la pace la si difende nel comune, e quando il comune chiede denaro allo Stato per fare scuole e case, li toglie alla produzione di armi». Fino a Iride Pacella (San Severino Marche, 1935 – Corridonia, 2008), pittrice che dipingeva clown e veneri su tele che spesso barattava con qualcosa da mangiare, e della cui voce — ha raccontato sua figlia Gabriella — «gli occhi parlarono fino all’ultimo istante».
Sette donne, secoli diversi, una sola domanda di fondo: cosa cambia quando la storia la si racconta da un altro punto di vista? 

Mattonelle, voci, mani 

A ogni tappa, la contestualizzazione storica — affidata a Silvia Casilio e Claudia Santoni dell’Osservatorio di Genere — con la consegna ai/alle partecipanti di materiale dedicato alle donne (ritratti, foto, articoli, proclami ecc.) ha aperto il campo, restituendo a ciascuna protagonista il suo tempo e le contraddizioni dentro cui ha vissuto. Poi è arrivata la voce di Elena Carrano con le biografie e le mattonelle d’argilla di Aurora Carassai: piccole opere pensate per la strada, per restare a raccontare una storia altra.

Il laboratorio di ceramica che ha chiuso la giornata ha restituito quel gesto ai partecipanti: imprimere nella materia il segno di storie che non vogliono più essere silenziose. 
La passeggiata è stata organizzata insieme alla Proloco Corporazione del Melograno ed è stata accessibile grazie al servizio di Interpretariato Lis, messo a disposizione dall’Ambito territoriale sociale n. 15 — perché un progetto che parla di inclusione deve esserlo, prima di tutto, nella pratica. 

Il percorso non si esaurisce con il 15 marzo: nei prossimi giorni basterà inquadrare il QR Code alla Porta di Mezzo per seguire la mappa in autonomia, al proprio ritmo. Perché, come ricordava Joyce Lussu, «se nessuno camminasse al nostro fianco non sapremmo che camminiamo, se nessuno ci parlasse non saremmo capaci della parola, se i nostri dati anagrafici non interessassero nessuno non saremmo nemmeno nati». Camminare nella storia, insieme, contribuisce a cambiarla e a veicolare una narrazione in cui tutti e tutte abbiano un posto, il proprio posto. 

Strade Nuove è un progetto del Comune di Pollenza e dell’Osservatorio di Genere, realizzato con il finanziamento del Centro per il libro e la lettura nell’ambito del progetto “So… Star tra i libri: leggere, scoprire, creare”

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Articolo di Silvia Casilio

Silvia Casilio, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Macerata e attualmente collabora con l’Università di Teramo. È autrice di saggi sull’Italia repubblicana e dal 2009 collabora con l’associazione culturale Osservatorio di genere.

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