Per la popolazione italiana la data del 25 aprile significa: pace e libertà, conquistate a caro prezzo, dopo una lunga dittatura e una guerra terribile e interminabile. Nelle nostre menti compaiono testimonianze, immagini, filmati, tornano canti di ribellione e solidarietà, prendono vita frammenti di racconti familiari e di letture sempre attuali. Dalla memoria riemergono sfilate gioiose di partigiani e partigiane, di eroiche staffette, di gente comune, in un coinvolgimento festoso e corale; accanto a loro le truppe dei cosiddetti “eserciti liberatori”: inglesi, indiani, statunitensi, canadesi, australiani, neozelandesi, brasiliani. In alcuni di questi anche le donne ebbero un ruolo prezioso, non solo come mediche e infermiere, ma come combattenti; pensiamo per esempio alle sovietiche spericolate aviatrici soprannominate “le streghe della notte” (Vitamine vaganti, n.108). Ma se per noi dopo quei giorni si aprì un periodo di speranze, di operosità, di fiducia nel futuro, di impegno sociale e politico che culminò con il referendum e le elezioni dell’anno successivo, di cui stiamo per celebrare l’ottantesimo anniversario, e con la stesura di quella insuperabile carta costituzionale che «ripudia» la guerra e traccia le linee guida della nostra democrazia, non è così dappertutto nel mondo, nemmeno oggi. Violenze, guerre, minacce, respingimenti, stragi in mare, vittime innocenti da ogni parte… Iran, Gaza, Libano, Ucraina, Congo, Sudan, Camerun, Sahel, Myanmar, i dati parlano chiaro: 56 conflitti attivi, con 92 Paesi coinvolti, il massimo numero dalla fine della Seconda guerra mondiale. Talvolta si tratta tuttavia di conflitti taciuti, meno vistosi e meno noti perché non armati, ma non meno crudeli: stiamo pensando alla situazione delle donne in Afghanistan, Paese precipitato nell’oscurantismo con il ritorno dei Talebani nel 2021. I suoi leader sono stati accusati dalla Corte penale dell’Aja di «persecuzione di genere». Un bellissimo articolo di Jessica Chia su La Lettura (Corriere della Sera, 1° marzo 2026) ha fatto luce su questa strage annunciata, di cui si parla poco, visto che la situazione internazionale è così turbolenta e mutevole da distrarci e preoccuparci ogni giorno. Nonostante l’impegno assiduo di Emergency, di Medici senza frontiere e di altre associazioni di volontariato con i loro ospedali e ambulatori, le madri rischiano di morire di parto, come un tempo, perché possono essere assistite solo da personale femminile, ma i corsi universitari e la formazione delle ostetriche da cinque anni sono negati alle donne; a breve, dunque, non esisteranno più operatrici sanitarie e ginecologhe. Scarseggiano persino i ginecologi uomini: ne sono rimasti pochissimi per una popolazione di circa 44 milioni di individui, altri, spesso proprio i più bravi, sono partiti. Dovendo andare in ospedale con urgenza, una donna si deve sempre far accompagnare da un familiare uomo, sia che debba salire su un’ambulanza sia che debba essere visitata da un medico. Non parliamo di Medioevo, ma di terzo Millennio; le bambine a 12 anni sono costrette a smettere di frequentare la scuola e la legge vieta ogni forma di libertà, persino passeggiare, andare al parco, viaggiare, leggere libri scritti da autrici o praticare una qualsiasi professione: solo dottoresse e insegnanti, se già lavoravano nel 2021, possono esercitare, ma con enormi limitazioni ai loro spostamenti. L’economia vacilla e il Paese è allo sbando, oppresso da un futuro cupo in cui non si intravedono spiragli di speranza. Una giovane ginecologa, che si cela sotto il nome di Amira e ogni giorno visita da 100 a 150 pazienti, immagina fra dieci anni una società senza alcuna garanzia per le donne e l’infanzia per cui la mortalità crescerà a dismisura e, secondo il nuovo temuto codice penale, che ripristina persino la schiavitù, i mariti potranno picchiare le mogli pur di non procurare loro ferite gravi. Insomma, sarà «un massacro» che il mondo ignora; continua Amira: «Vogliamo la nostra libertà, vogliamo studiare». E se pure le dottoresse se ne andassero all’estero, chi rimarrebbe a curare le donne?
Considerando ciò che sta accadendo in tanti luoghi della Terra, fra sopraffazioni e ingiustizie di ogni genere, pensiamo con gratitudine a quelle madri e a quei padri che fecero nascere la nostra democrazia, sia pure imperfetta; la repubblica è la casa comune entro la quale da ottant’anni possiamo agire liberamente, con impegno e partecipazione, avendo l’obiettivo di rendere la società sempre più progredita e paritaria.
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Lo scorso 17 aprile si è svolta la premiazione del XIII concorso nazionale “Sulle vie della parità” di Toponomastica femminile. Apriamo quindi la rassegna della settimana ripercorrendo l’evento in Per un futuro di parità.
Vecchie e bastonate? Non più denuncia il doppio standard che valorizza gli uomini anziani e rende invisibili le donne, penalizzate da una cultura giovanilista e sessista. L’invito è a decostruire questi pregiudizi e a valorizzare l’invecchiamento femminile come esperienza e consapevolezza.
Costituzione letteraria. Art. 21 invita a riflettere sul declino della libertà di stampa in Italia, segnata da ingerenze politiche e intimidazioni ai giornalisti e alle giornaliste. L’autrice sottolinea la necessità del coraggio civile contro l’omertà, concludendo con un omaggio alle reporter cadute per difendere la verità come pilastro della democrazia.
Il Museo del patriarcato da Roma a Milano e nel mondo espone reperti simbolici delle attuali disparità e violenze di genere immaginando un futuro in cui il patriarcato sarà solo un ricordo museale. Si sottolinea l’importanza di rendere questa mostra un progetto itinerante e formativo per le scuole, trasformando la provocazione artistica in uno strumento concreto per accelerare il raggiungimento della parità.
Il genere alla Centrale Montemartini mette in contrasto macchine industriali e sculture romane, evidenziando diverse rappresentazioni del femminile. Le donne appaiono come figure private e familiari, simboliche (dee e muse) o politiche legate al potere imperiale. Il percorso mostra un femminile costruito socialmente e declinato in forme diverse, tra memoria, ideale e autorità.
Raccontiamo l’iniziativa di Extinction Rebellion a Torino. Attiviste riscrivono le strade intitolandole a partigiane volta a denunciare la scarsa presenza femminile nella toponomastica e stimolare una riflessione sulla memoria storica pubblica.
Gerda Taro, lo sguardo sulla guerra di Spagna racconta di questa giovane ebrea antifascista che, fuggita dalla Germania nazista, si affermò come fotoreporter nella Parigi degli anni Trenta. Partecipò attivamente alla Guerra civile spagnola, documentandola con uno sguardo coinvolto e militante, attento sia ai combattimenti sia alla vita quotidiana.
Proseguiamo con Alla scoperta di Laura Cantoni Orvieto, intellettuale milanese oggi valorizzata come figura importante della letteratura per ragazzi e della cultura del Novecento italiano.
Il tarantismo. Il rituale del rimorso femminile analizza il tarantismo alla luce degli studi di Ernesto De Martino, che lo interpreta non come malattia, ma come fenomeno culturale e simbolico. Attraverso ricerche sul campo, emerge la forte prevalenza femminile e il legame con conflitti interiori, traumi e condizioni sociali oppressive.
Camminare nella storia di mezzo. Strade Nuove per nuove traiettorie a Pollenza è il progetto nato per riflettere sulla scarsa presenza femminile nella toponomastica e nella memoria pubblica. Attraverso una passeggiata culturale, vengono riscoperte figure femminili di diverse epoche, restituendo loro visibilità nella storia locale.
Quando il privato è politico presenta, ancora una volta, l’Ipad (Indice di Parità Domestica), uno strumento volto a misurare le disuguaglianze di genere nella sfera privata. L’indice, co-costruito con alcune organizzazioni per garantirne la legittimità, analizza sia le mansioni fisiche che il carico mentale spesso invisibile con l’obiettivo di spingere chi promuove pubblicamente la parità a tradurre i propri ideali in pratiche concrete e condivise all’interno delle mura domestiche.
La danza della luce sulla neve è il racconto autobiografico in cui l’autrice descrive il suo primo incontro con lo sci di fondo in Valtellina, tra difficoltà iniziali e cadute, fino a imparare e appassionarsi a questo sport. La natura assume qui un valore simbolico e consolatorio, trasformandosi in un legame emotivo con il passato.
Concludiamo la rassegna con Scatti urbani. Andria, il fotoreportage in bianco e nero che ci fa scoprire una nuova città e con Sottovetro. Aceto di mele, la ricetta della settimana facile da preparare e a costo zero.
Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
