Interrogarsi ancora e ancora sul patriarcato 

Interrogarsi ancora e ancora e ancora, con determinazione e onestà, sulle dinamiche del patriarcato, sulla sua pervasività, sulla sua forza e le peculiari modalità di colonizzare le menti che sa mettere in atto, è una pratica che richiede grande pazienza, grande coraggio, grande intelligenza. Un’importante occasione per affrontare queste tematiche, senza retorica, è stata la lectio magistralis di Lea Melandri All’origine del patriarcato. Il legame insospettabile tra amore e violenza e l’inaugurazione della mostra delle opere di Marta Fontana Il pane, ma anche le rose. Lea e Marta si conoscono da anni e da anni si confrontano sui temi della lettura della realtà delle donne nei suoi vari aspetti. 

Lea Melandri durante la lectio magistralis nella sala comunale di Este dal titolo All’origine del patriarcato: Il legame insospettabile tra amore e violenza
Lea Melandri durante la lectio magistralis nella sala comunale di Este dal titolo All’origine del patriarcato: Il legame insospettabile tra amore e violenza

A me, da vecchia femminista, è stato chiesto di presentare Lea. 

Riprendo la mia introduzione e alcuni passaggi del suo discorso, per poi illustrare brevemente la mostra di Marta Fontana. 

Mostra di Marta Fontana all’ex Chiesetta dell’Annunziata a Este. Storie e impronte di donne nella memoria delle cose del passato: reti da materasso raccolte tolte dalla struttura rigida

Ascoltare e dialogare con Lea Melandri è davvero sempre una grande opportunità perché è una di quelle persone che, con il suo pensiero e con il suo modo di stare nel mondo, ha cambiato profondamente lo sguardo con cui esaminiamo i rapporti tra uomini e donne, le relazioni, l’amore, il corpo, il potere in un mondo ormai a livello globale basato sulla centralità dell’economia come misura dei rapporti tra gli esseri umani e con l’ambiente in cui viviamo; in un mondo in cui il dominio maschile si esercita senza limiti sui corpi, sui territori, sul tempo, sulla vita e sulla morte come emerge, a esempio, dai cosiddetti Epstein files: torture, abusi, stupri, sparizioni sospette di ragazze, traffico di bambini e bambine, impunità e insabbiamenti. 

Lea Melandri durante la lectio magistralis nella sala comunale di Este dal titolo All’origine del patriarcato: Il legame insospettabile tra amore e violenza

Un impegno, quello di Lea, che dura da oltre cinquant’anni perché, come scrive lei stessa, «per una confusione che ha radici così profonde e oscure, come quelle tra uomo e donna, occorre un esame paziente, senza fretta e senza paura». Un pensiero, il suo, che si è sviluppato legando i vari aspetti — economico, sociale, politico — ma con un di più per il rilievo che ha sempre dato anche alla dimensione più profonda, psicologica ed emotiva, che segna da sempre le relazioni e che va assolutamente considerata. Lo ha fatto con rara onestà, con sincerità, mettendo in gioco sé stessa e la sua esperienza di vita personale e professionale, senza nascondere — anzi andandole a cercare — le contraddizioni che segnano il percorso delle donne nel mantenere — o tentare di distruggere — la colonizzazione delle loro menti e del loro agire secondo i canoni di una cultura maschile e patriarcale. Un pensiero complesso, espresso attraverso innumerevoli articoli su giornali e riviste e una ventina di saggi. 

Sono stata molto emozionata nel presentarla perché è stata una fonte importante nel mio percorso femminista. Con Lea ci siamo incrociate per la prima volta nel 1974 in un campeggio femminista internazionale in una sperduta isola del mare del nord. Richiamo questo viaggio per riportare un episodio che è stato fondamentale nella mia formazione. Era uscito in quell’anno un libro intitolato Noi e il nostro corpo. Un libro scritto dalle femministe statunitensi — da donne per le donne — che a lungo avevano lavorato per rendere accessibili a tutte informazioni di anatomia, fisiologia, medicina che riguardavano il corpo femminile e i suoi cicli di sviluppo con l’obiettivo di dare strumenti che permettessero alle donne una buona conoscenza del proprio corpo per non dipendere da una concezione della sessualità in funzione del piacere maschile e della riproduzione e da una visione medica che manteneva stereotipi e azioni di potere, anche violente, sul corpo delle donne. Libro utile e interessante ancora oggi. Tra le varie attività che erano state organizzate durante il campeggio, era possibile partecipare anche a sedute di self help. Alcune donne in diversa situazione (una giovane/una più avanti negli anni, una che non aveva mai partorito/una che aveva avuto due figli/una mestruata) avevano accettato di stare in posizione ginecologica con uno speculum ad aprire la vagina perché altre potessero osservare l’interno dei genitali. 

La mia non era una famiglia bigotta, io avevo allora 22 anni ed esperienze sessuali ne avevo avute, mi sentivo emancipata… ma l’emozione che ho provato, in particolare fortissima quella di vedere una goccia di sangue rosso rubino uscire dal collo dell’utero della donna mestruata, ha radicalmente cambiato il mio atteggiamento rispetto al corpo e alla sessualità delle donne. Di colpo sono caduti tutti i tabù che avevo interiorizzato, il senso che “quella” fosse una cosa sporca, che le mestruazioni mi rendessero impura e dovessero essere nascoste; di colpo ho considerato con amore il corpo mio e delle altre. Ho raccontato questo episodio per evidenziare come le pratiche del femminismo radicale sappiano andare in profondità e possano modificare la percezione che si ha di sé stesse e del mondo perché il femminismo, i femminismi, non sono solo denuncia, ma sono soprattutto una pratica di trasformazione, di liberazione dalle gabbie in cui siamo cresciute/cresciuti, che è stata avviata dalle donne ma che sarebbe saggio che anche gli uomini seguissero; una lente che ci permette di vedere, con occhio strabico, dice Lea, ciò che normalmente resta invisibile: le emozioni taciute, le piccole violenze normalizzate, il lavoro invisibile che regge le nostre relazioni; una pratica di liberazione, di trasformazione del proprio rapporto col mondo senza restare imbrigliate nella ricerca solo di pari opportunità, comunque interne alla logica del patriarcato e del capitalismo. 

Con quali strumenti? Partire da noi stesse, da noi stessi, dalle nostre esperienze quotidiane, anche da quelle più intime e più difficili da raccontare. Perché è lì che spesso si nascondono le tracce della storia collettiva: nella famiglia, nell’educazione sentimentale, nelle aspettative che ci portiamo addosso senza rendercene conto; imparare a leggere i legami esistenti tra il vissuto personale e l’ambito politico e chiederci da dove vengono certi modi di amare, di desiderare, di convivere. E se davvero rispondono a noi, oppure a una storia che abbiamo ereditato; cercare le radici della violenza patriarcale, materiale e simbolica, nascosta dentro alle relazioni più intime interrogandosi non solo sulla condizione femminile all’interno della società, ma anche sulle dinamiche che si sviluppano all’interno di tutte le relazioni e, quindi, anche della famiglia; capire il nesso che lega patriarcato e capitalismo in riferimento ai vari piani di distribuzione del potere e dello sfruttamento in base all’appartenenza di sesso, classe e razza (parola usata solo per rendere più immediato il concetto); costruire un sapere che sappia tenere uniti corpo e linguaggi, vita e cultura, esperienza e teoria. 

Di questo e molto altro Lea Melandri parla nei suoi libri. Quelli a cui ha fatto riferimento nel corso del suo intervento sono: Come nasce il sogno d’amore in cui Lea esplora le illusioni del sogno d’amore scavando in profondità per smascherare le dinamiche di potere nei rapporti affettivi. Lo fa attraverso un’analisi attenta e sapiente dei testi (libri, lettere, diari) di Sibilla Aleramo che per tutta la vita ha riflettuto sul suo sogno d’amore, dell’interezza, della fusione di maschile e femminile nel mondo della prima metà del Novecento dominato dalla cultura maschile. 

Specularmente Lea, attraverso i testi di alcuni pensatori (Freud, Mantegazza, Michelstaedtler per citarne alcuni), individua quali sono le caratteristiche del sogno d’amore nel pensiero maschile. E, nel corso dell’opera, ricerca, insieme a Sibilla, se e come questo sogno si può ripensare, in modo di entrare in contatto con l’altro da sé, il diverso, accettando la propria finitezza e cercando di realizzare comunque compiutamente sé stesse/i. Amore e violenza esamina come amore e violenza non siano opposti ma si intreccino, a partire dalla nascita in cui avviene una separazione violenta tra il corpo della madre e quello della figlia o del figlio. Nella prima parte, Melandri esplora le conseguenze di un pensiero che rimuove il corpo che non è considerato per quello che è: materia pensante o pensiero incarnato, a seconda dei punti di vista; invece, a seconda del potere che vuole controllarlo (lo Stato, la Chiesa, il Mercato, la Scienza, la Medicina, la Tecnologia), è considerato pura vita biologica, di volta in volta oggetto da sfruttare nel lavoro o nelle guerre, da sottomettere e punire, da modificare e controllare nell’interesse del profitto e del potere; una visione che, separando pensiero e vita, rimuove con esso le domande fondamentali sulla vita e sulla morte, sulla felicità, sul dolore, sulla solidarietà umana e produce società basate sullo sfruttamento e sulla violenza. Successivamente Lea esplora la violenza materiale e simbolica annidata all’interno delle relazioni più intime come la sessualità e la maternità. 

Nella seconda parte descrive come il movimento antiautoritario e il femminismo degli anni Settanta abbiano messo in discussione i principi patriarcali di dominio e proposto analisi e pratiche per un cambiamento dei rapporti tra i sessi e le classi che partisse dalle radici dei problemi. 

Dialogo tra una femminista e un misogino, è un libro in cui l’autrice intesse un dialogo immaginario e ardito con Otto Weininger, filosofo e autore di Sesso e carattere, costellato di definizioni piene di disprezzo per le donne. Melandri ammette in apertura del libro che «Ha ragione Weininger» e si chiede come da femminista poteva dare un simile giudizio su un pensatore così misogino e razzista. Lo può fare una femminista attenta e onesta come lei, che sa riconoscere la precisione della fotografia che Weininger fa del suo tempo, che sa mettere in luce le forme di dipendenza delle donne che tutte conosciamo portate a consapevolezza dal femminismo. 

Un incontro, quello con Lea, che ha messo in evidenza i nodi del suo pensiero attorno alle radici del patriarcato e alle sue conseguenze, un incontro che ha certamente consentito di capire meglio il mondo in cui viviamo e quello che vogliamo costruire. Molti gli interventi al termine della lectio magistralis a cui hanno partecipato un centinaio di persone tra cui, fatto non scontato e che ha sorpreso Lea, molti uomini; poi le persone che lo desideravano, tante, si sono spostate all’inaugurazione della mostra di Marta Fontana in cui Lea ha ricordato il suo incontro con Marta e l’esperienza della vacanza femminista che dal 1975 si tiene a Carloforte, vacanza a cui Lea ha partecipato da allora ogni anno. 

Lea Melandri con Marta Fontana al vernissage
Laboratorio impronte femminili al vernissage tra le presenti
Laboratorio impronte femminili al vernissage tra le presenti

La ricerca artistica di Marta Fontana attraversa il tema delle qualità e abilità in genere considerate di ambito femminile, come il prendersi cura delle persone e dei luoghi, il mantenere salde le relazioni affettive, la docilità nel garantire ordine e pulizia, l’accuratezza del lavoro manuale, la gentilezza, l’obbedienza, la pazienza, la sensibilità. 

Le piastrelle in creta di Este raccontano un passato domestico femminile con drammi descritti nei genogrammi disegnati sulla piastrella, speranze, saperi

L’artista, ispirata dalle parole di Joyce Lussu e Forough Farrokhzad, crea un dialogo tra condizioni di repressione ed emancipazione femminile, anche attraverso il recupero di materiali provenienti dall’ambito domestico, ma la cui funzione viene completamente ribaltata. Così una vecchia rete da letto in metallo, liberata dalla struttura rigida che la contiene, diventa il simbolo della capacità di reazione e collaborazione tra donne; le mattonelle in cemento e le teglie da forno, annerite dal fumo, si prestano a nuove geometrie per una denuncia che apra al cambiamento; i pigmenti naturali dell’isola di San Pietro, dove Marta Fontana originaria di Este vive e lavora dal 2001, l’argilla, il gres e la ceramica d’Este, diventano traccia di memoria, di un fare condiviso, segno d’identità che si apre all’incontro. 

A punta di ditainstallazione che trasforma gli intrecci di storie famigliari e di amicizia in connessioni di espressione artistica
A punta di ditainstallazione che trasforma gli intrecci di storie famigliari e di amicizia in connessioni di espressione artistica
Dalle fasce per neonate al panno da mestruazioni: impronte femminili e connessioni tra passato e presente, tra materia e umanità
Dalle fasce per neonate al panno da mestruazioni: impronte femminili e connessioni tra passato e presente, tra materia e umanità

La mostra è stata voluta in collaborazione con le associazioni antiviolenza di Regione Veneto e Regione Sardegna. 

Impronte femminili indurite dallo smalto lapislazzulo che ricordano la resistenza silenziosa di tante donne e la rivendicazione che ritorna nel titolo della mostra Vogliamo il pane, ma anche le rose

Le due occasioni di incontro e riflessione, organizzate il 28 febbraio 2026 da Beatrice Andreose, assessora alle pari opportunità del Comune di Este, hanno rappresentato due eventi significativi e tra loro collegati e hanno contribuito a rendere più piena la ricorrenza della giornata internazionale dei diritti delle donne. 

Per chi volesse approfondire: https://archiviodilea.it/ e https://www.martafontana.it/index.htm

In copertina: Marta Fontana. 

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Articolo di Carla Manfrin

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Dopo la laurea a Magistero, ho insegnato 36 anni in tutti gli ordini di scuola dove ho organizzato corsi di aggiornamento e laboratori per insegnanti su identità e differenza. A Padova, nel 1976, insieme alle compagne del Centro Femminista, ho scritto il libro di divulgazione femminista L’erba sotto l’asfalto; nel 2008 sono stata tra le organizzatrici di 1968 – 2008: Memoria e Desiderio delle Donne. Insieme a Flavia e Sandra Busatta nel 2012 ho costituito www.femminismo-ruggente.it

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