Il 2024 è stato l’anno delle celebrazioni di una delle più iconiche e influenti band della musica italiana: gli intramontabili Cccp Fedeli alla linea. Erano trascorsi quarant’anni da quando, nel 1984, vide la luce il loro primo singolo e io, nata allora, ho avuto la fortuna di acquistare i biglietti per essere a Berlino, di febbraio, nei tre giorni dell’evento storico del ritorno, sul palco e in grande stile, della formazione al completo. Una simile occasione è sempre stata considerata, almeno fino al settembre precedente, irrealizzabile. L’esperienza dei Cccp sembrava irripetibile: l’ultimo evento dal vivo risaliva a più di trent’anni fa. Il silenzio è durato fino a marzo del 2024, quando, in occasione della mostra allestita a Reggio Emilia per celebrare i quarant’anni di Ortodossia, il primo album dei Cccp, è iniziato un susseguirsi di apparizioni, interviste, esposizioni e dibattiti fino all’annuncio delle tre date, dal vivo, berlinesi.

L’evento è stato il ritorno non solo alle origini, all’Astra Kulturhaus, ai luoghi della Berlino Est dove tutto ebbe inizio nel lontano 1981, alla celebrazione nostalgica di quel tempo sociale e politico di cui i Cccp si sono resi testimoni con la loro arte, ma anche il ritorno alla fine, al 1990 quando, nella stessa Berlino unificata e in festa, decisero di sciogliersi.
Ancora oggi, il gruppo ricopre il ruolo di protagonista della scena alternativa italiana attraverso la sua musica, inconfondibile, caratterizzata da sonorità punk, new wave e alternative rock, da testi critici nei confronti della società e del potere, sempre attuali.
Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Danilo Fatur e Annarella Giudici: i quattro componenti del gruppo, fra cui una magnifica donna.
Ferretti ha così presentato Annarella: «Eravamo troppo freddi, cerebrali, intellettuali. Dovevamo cambiare le carte in tavola, provare qualcosa di diverso. Al nostro palco mancavano dei corpi, il sudore del rock che noi avevamo sempre odiato, perché eravamo statici, asettici. Fatur era un artista/spogliarellista che avevamo conosciuto nel giro delle discoteche e la nostra amica Annarella era bellissima, nonché capace di catalizzare l’attenzione e valorizzare qualsiasi straccio indossasse. Stabilimmo così di portare in scena una donna che si vestiva e un uomo che si spogliava, il contrario di quello che di norma accade. Alla Festa dell’Unità di Modena presentammo per la prima volta Antonella (vero nome di Annarella) e Fatur insieme, senza alcuna scenografia: una ragazza che usciva con abiti sempre nuovi da dietro un piccolo paravento e un ragazzo che all’inizio era vestito da militare e alla fine era nudo. Avevamo davanti settanta signore anziane e altrettanti punk, tutti impazziti. Lì è nata la spettacolarità dei Cccp, che per un annetto è stata travolgente. Nel periodo 1984 – 1986 avremmo fatto duecento date ovunque, spesso con locali devastati e botte. È strano: l’intera avventura Cccp, vista a posteriori, ha un notevole spessore intellettuale, ma in verità tutto succedeva sulla spinta degli eventi. Provavamo quel che ci passava per la testa, non razionalizzandolo più di tanto: erano intuizioni legate a una quotidianità concreta, non comprensibili subito. Avevamo la capacità di prevedere il futuro: Annarella si è vestita da musulmana e nel nostro primo video c’erano donne con il chador. Avvertivamo nell’aria cose che sembravano evidenti solo a noi, delle quali eravamo i primi a stupirci».

Massimo Zamboni ha aggiunto: «Quello che ci ha colpito dell’Antonella (Annarella) era il fatto che, molto banalmente, era l’unica persona che avessi mai conosciuto che riusciva a portare meglio la maggior quantità di vestiti, sempre diversi. Lei ha cominciato a indossare i vestiti, a muoversi sul palco dei Cccp, a prendere sempre più potere all’interno di questa storia, sempre più spazio e, da un’indossatrice, cosa che non andrebbe bene per i Cccp, è diventata “Benemerita soubrette del popolo” e tutto il resto».

Annarella Giudici Benemerita soubrette ha assunto il ruolo di icona sin dalla costituzione del suo personaggio. Sempre di pochissime parole, schiva, riempie il palco con la sua presenza algida, statuaria, bellissima. Incarna il ruolo di soubrette attraverso i cambi d’abito che ne caratterizzano le esibizioni.
A Berlino ha impersonato il suo ruolo in maniera instancabile, per tre sere di seguito, con la padronanza e la grazia di sempre. Riesce a incarnare il perfetto senso estetico: è evidente che lo stesso concerto sarebbe terribilmente smorto senza le sue performance. Veste i panni di «mondina, dottoressa, rezdora, domatrice, fotomodella, presentatrice, danzatrice, suora, cabarettista, militare, guardia rossa, sibilla, Stato, ginnasta, cinese, sposa, matrioska, matrona, ogni tipo di danzatrice: ballerina liscia, classica, danza del ventre, danza classica cinese».


Proprio Annarella ha reso possibile questo ritorno alle scene: ha sempre mantenuto i contatti con tutti i componenti del gruppo e ha continuato a dichiararsi e considerarsi una Cccp nonostante la sua vita avesse preso un’altra strada. Da anni, infatti, è titolare di una erboristeria a Reggio Emilia e si dedica ai viaggi, soprattutto in India. Nessuno è mai riuscito a scoprire la sua data di nascita, resta una soubrette senza età né epoca.
Una volta si è così definita: «A me non piace il termine “arte” perché io non mi definisco un’artista. È che sono una persona forse un po’ particolare, con un immaginario suo, tutto personale, dato dalle esperienze, dato dai viaggi, dato da un certo tipo di gusto. Non definisco questa arte, definisco questa una personalità particolare».

La sua personalità particolare ha fatto dunque da collante tra i componenti del gruppo durante tutti questi anni di lontananza e indipendenza. Giovanni Lindo Ferretti ha raccontato: «Un giorno Annarella mi ha raccontato di un gruppo di giovani registi che stava cercando di costruire un film che potesse diventare un simbolo. […] Era da un po’ di tempo che Zamboni e Annarella pensavano che fosse il caso di festeggiare i quarant’anni dei Cccp ed erano pronti per farlo perché Annarella aveva fatto la mostra Benemerita soubrette. Annarella ha conservato tutta la memoria dei Cccp, in quest’ultimo anno: è l’amministratore delegato e l’esecutore testamentario dei Cccp. Lo è diventata nei fatti: lei è la Benemerita soubrette. Passare da Benemerita soubrette ad amministratore delegato ed esecutore testamentario non è una cosa facile, però io l’ho già vista trasformarsi da ragazzina in Benemerita soubrette. […] A quel punto è scattata una malia, a quel punto tutto è stato semplice, facile. […] Sono stati 13 mesi di un lavoro matto e disperatissimo che hanno fatto soprattutto Annarella e Zamboni. […] Ho detto ad Annarella: “io sono vecchio, non ce la faccio più” e lei mi ha risposto: “calmati”». Il film a cui si riferisce Lindo Ferretti è Kissing Gorbaciov, di cui i Cccp sono protagonisti e che è effettivamente diventato il simbolo del risveglio della cellula dormiente Cccp, in cui si racconta l’incredibile tour di band italiane e sovietiche tra il Salento e l’Urss nel 1988.
Il 21 maggio 2025, a Bologna, ha avuto inizio il tour italiano che ha visto la band impegnata per quell’estate, fino al 30 luglio, ultima data al Teatro greco di Taormina.

Concludiamo l’articolo con la canzone con cui i Cccp hanno concluso la discografia trent’anni fa e con cui, ora, chiudono ogni concerto. Ecco il testo di Annarella, una delle più belle canzoni composte da Giovanni Lindo Ferretti per l’ultimo album, in un momento di particolare sofferenza personale, dedicata alla amata collega: «Lasciami qui / lasciami stare / lasciami così / non dire / una parola / che non sia / d’amore / per me / per la mia vita / che è / tutto quello / che io ho / tutto quello / che io ho / e / non è ancora finita».
Tutte le foto sono di Angela Calabrese e Paola Licheri.
***
Articolo di Michela Di Caro

Originaria di Matera, vivo a Firenze da 15 anni. Studente, femminista, docente di sostegno di Scuola Secondaria di II grado, sono fisioterapista libera professionista e mamma di tre piccole donne.
