Il nostro progetto Calendaria 2026 è stato dedicato alle giornaliste, alcune delle quali hanno perso la vita per le loro inchieste. Tra queste figurano Ilaria Alpi, che insieme al suo operatore trovò la morte nel 1994 a Mogadiscio, in Somalia, mentre indagava su traffici illegali; Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan nel 2001, dopo che aveva scoperto un deposito di gas nervino in una base talebana abbandonata. E ancora Gerda Taro, fotoreporter tedesca, che morì nel 1937 a soli ventisei anni, schiacciata da un carro armato in Spagna durante la guerra civile; Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese, assassinata nel 2017 in un attentato dinamitardo, e Anna Politkovskaja, uccisa nel 2006 a Mosca. Negli ultimi anni il mestiere di giornalista è diventato purtroppo uno dei più pericolosi al mondo. Raccontare la guerra, dall’Ucraina alla Striscia di Gaza, passando per il Libano e l’Iran, espone a rischi mortali. Documentare bombardamenti, assedi e distruzioni significa oggi operare in prima linea, in contesti in cui si è esposti al fuoco nemico.
Nel passato le persone impegnate nell’informazione erano meno numerose sui fronti, spesso venivano considerate a seguito dell’esercito. Ernie Pyle, giornalista statunitense, Premio Pulitzer nel 1944, fu ucciso nel 1945 sull’isola giapponese di lejima. I fotoreporter Sean Flynn e Dana Stone scomparirono in Cambogia nel 1970, presumibilmente uccisi dai Khmer Rossi. E più recentemente hanno perso la vita Daniel Pearl, reporter del Wall Street Journal, sequestrato e assassinato in Pakistan nel 2002; Marie Colvin, reporter del Sunday Times, riconoscibile per la benda sull’occhio indossata dopo aver perso l’occhio sinistro in Sri Lanka, uccisa ad Homs, in Siria, nel 2012; e sempre in Siria James Foley, giornalista del Global Post, rapito e poi decapitato nel 2014 dallo Stato Islamico. L’11 maggio 2022 Shireen Abu Akleh, giornalista palestinese, è stata uccisa dalle forze israeliane.
I numeri raccontano una realtà drammatica: mai, nei passati trent’anni, tante morti come negli ultimi due anni. Secondo il Committee to Protect Journalists (CPJ), organizzazione che ha come scopo la tutela di chi fa informazione, nel mondo 129 reporter nel 2025 hanno perso la vita per il loro lavoro, il numero più alto da quando l’organizzazione ha iniziato a raccogliere dati nel 1992, superando il tragico record del 2024 di 124 morti. In entrambi i casi la maggioranza delle vittime è caduta in zone di guerra. L’organizzazione Reporters Without Borders ha lanciato un programma di sovvenzioni per aiutare a procurarsi dispositivi di protezione individuale a fronte di un aumento del pericolo per coloro che operano sul campo.
I contesti più pericolosi sono le recenti guerre, come quelle in Siria, Iraq, Ucraina, Gaza, Libano, Iran.
Il conflitto che ha causato il numero più alto di morti nel mondo dell’informazione è quello esploso tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, in uno scenario devastato da condizioni estreme, dove i media hanno comunque continuato a lavorare.
Secondo le indagini del CPJ, aggiornate al 28 aprile 2026, almeno 262 vittime nel mondo dei media figurano tra le decine di migliaia di persone uccise a Gaza, in Yemen, in Libano, in Israele e in Iran dall’inizio della guerra tra Israele e Gaza, il 7 ottobre 2023, e della guerra con l’Iran, il 28 febbraio 2026. Israele ha ucciso più reporter di qualsiasi altro governo: il 9 ottobre 2023 Saeed al-Taweel, caporedattore del sito web Al-Khamsa News, è stato ucciso quando aerei da guerra israeliani hanno colpito un’area che ospitava diverse testate giornalistiche nella Striscia di Gaza occidentale. Nei giorni successivi la lista delle vittime si è allungata. L’8 aprile di quest’anno in un solo giorno Israele ha ucciso tre giornalisti in Libano e a Gaza, Mohammed Washah, Ghada Dayekh e Suzan Khalil, in una netta escalation degli attacchi contro la stampa. Il CPJ ha condannato con la massima fermezza questi attacchi, che evidenziano un palese disprezzo per il diritto internazionale, e propone di considerarli crimini di guerra. L’ultima vittima degli attacchi delle Israeli Defence Forces (Idf) è stata Amal Khalil, giornalista del quotidiano Al-Akhbar. Si trovava in missione nel sud del paese insieme alla fotoreporter freelance Zeinab Faraj quando il 22 aprile scorso un raid ha colpito il mezzo davanti a loro. Le due giornaliste hanno trovato rifugio in un edificio lungo la strada che a sua volta è stato colpito dalle granate israeliane. Faraj è riuscita a mettersi in salvo, mentre Khalil è rimasta intrappolata tra detriti e calcinacci. A quel punto l’esercito israeliano ha continuato a prendere di mira l’edificio e ha esploso proiettili contro l’ambulanza costringendo a interrompere i soccorsi. Dopo diverse ore la protezione civile è riuscita a entrare nell’edificio e ha recuperato il corpo senza vita di Amal Khalil. L’accusa verso Israele non è solo di aver colpito deliberatamente una giornalista ma anche di aver ostacolato i soccorsi.
Il rischio non riguarda soltanto il Medio Oriente. Anche la guerra in Ucraina, iniziata con l’invasione russa nel febbraio 2022, ha provocato numerose vittime. Giornalisti e giornaliste operano spesso vicino alla linea del fronte per documentare bombardamenti, avanzate militari e condizioni della popolazione civile. In queste situazioni diventano possibili bersagli di missili, artiglieria e mine, mentre viaggiano in auto nonostante siano contrassegnate come veicoli della stampa, o durante riprese nei quartieri appena bombardati. Non mancano nemmeno casi di detenzioni e intimidazioni da parte degli eserciti coinvolti.
Tra tanti voglio ricordare la giornalista ucraina Oleksandra Kuvshynova, detta Sasha, che lavorava per Fox News come consulente. Aveva solo ventiquattro anni, era una persona solidale, impegnata anche nel sociale, ed è rimasta uccisa il 15 marzo 2022 quando il suo veicolo è stato colpito dal fuoco nemico a Horenka, nella periferia di Kiev.
La guerra non ha smesso di colpire nemmeno negli anni successivi, spesso con droni, come il fotogiornalista francese Antoni Lallican, ucciso nel 2025 da un drone russo mentre stava documentando il conflitto nel Donbass, e nello stesso anno due reporter ucraini, Olena Hubanova e Yevhen Karmazin, morti vicino alla linea del fronte a Kramatorsk.
Eppure, nonostante i rischi, continuano a lavorare. Fotografano città distrutte, raccolgono testimonianze tra le macerie, raccontano la vita quotidiana di chi vive sotto le bombe.
In questo contesto il lavoro di giornalista continua a essere fondamentale per raccontare ciò che accade ai civili e ai territori devastati dai combattimenti.
Le organizzazioni per la difesa della libertà di stampa sottolineano però un problema sempre più evidente: l’impunità. In molti casi le loro morti non vengono investigate in modo trasparente o non portano all’individuazione dei responsabili.
Ogni guerra produce distruzione e morte, ma senza lo sguardo di chi si reca sul posto per raccogliere informazioni e documentare la realtà, anche con grande pericolo e rischio della propria vita, non sarebbe possibile conoscere ciò che accade davvero.
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«Da don Milani a Tullio De Mauro, quanti nostri maestri ci hanno esortati/e a prestare attenzione alle parole come intelligenza del mondo?» Prendiamoci cura delle parole apre la rassegna della settimana sottolineando che le parole non sono mai neutre. Attraverso esempi storici e attuali l’autrice invita a difendere la precisione del linguaggio e il pensiero critico, perché cambiare le parole può cambiare la percezione della realtà.
La donna di Calendaria è Daphne Caruana Galizia, la cui storia racconta il coraggio di una giornalista che ha denunciato corruzione, riciclaggio e abuso di potere a Malta pagando con la vita il suo impegno per la verità.
Annarella Giudici. Benemerita soubrette del popolo e i Cccp riporta il ritorno dei Cccp– Fedeli alla linea e il ruolo centrale di Annarella Giudici, figura iconica del gruppo. Con la sua presenza scenica, il suo stile unico e il legame mantenuto tra i membri negli anni, Annarella è diventata simbolo dell’identità dei Cccp e protagonista della loro reunion.
Il nuovo appuntamento con la serie “Lupe” riporta la storia di Tanaquilla. Una donna etrusca a Roma che, grazie alla sua intelligenza politica e capacità di leggere i segni del destino, favorì l’ascesa al trono del marito Lucio Tarquinio Prisco e poi di Servio Tullio, mostrando il ruolo influente e autonomo delle donne etrusche nella società e nella politica.
Palazzo Bonaparte ospita, dal 27 marzo al 27 giugno 2026, una mostra dedicata al famoso artista Katsushika Hokusai. L’arte del Giappone in mostra a Roma, maestro dell’ukiyo-e. Il testo ripercorre la sua vita e la sua arte, mettendo in luce la capacità di rappresentare natura, vita quotidiana, figure femminili e leggende giapponesi con uno stile innovativo.
Proseguiamo con le diverse iniziative della nostra associazione:
Memoria e cittadinanza attiva. A Casa Blu per raccontare le straordinarie 21 Madri Costituenti presenta il progetto di Toponomastica femminile per intitolare un parco di Vicenza alle 21 Madri Costituenti, in vista dell’80° anniversario della Repubblica nel 2026. L’iniziativa vuole valorizzare il ruolo delle donne nella storia, promuovere la cittadinanza attiva e ridurre il divario di genere nella toponomastica urbana.
“Tutta mia la città.” Itinerario di genere a Firenze per infanzia e gioventù riporta il progetto di Toponomastica femminile inserito nel programma europeo Erasmus+Azione KA154-You che ha coinvolto giovani in un itinerario di genere a Firenze per far conoscere a bambini, bambine e adolescenti le donne che hanno segnato la storia della città. Con mappe, materiali digitali e visite guidate, il progetto promuove memoria storica, parità di genere, cittadinanza attiva e valorizzazione del contributo femminile nello spazio urbano.
Prosegue, inoltre, il racconto dell’incontro all’Università di Roma Tre dello scorso 17 aprile dedicato alla scrittura in L’intrinseca potenza della scrittura. Parte seconda in cui Gabriella De Angelis e Antonio Bortoluzzi riflettono sulla scrittura come strumento di conoscenza di sé, memoria e creatività, capace di trasformare esperienze personali in consapevolezza condivisa.
Sotto i nostri piedi descrive come la superficie terrestre, che percepiamo come stabile, sia in realtà in continuo movimento a causa della Tettonica delle placche: enormi placche di roccia scorrono, si scontrano e si deformano sopra il mantello, modellando continenti, montagne, terremoti e vulcani presentando anche scoperte recenti.
Toponomastica di montagna. Femminile naturale riflette sulla toponomastica delle montagne vicentine, mostrando come i luoghi naturali siano spesso nominati al femminile, simbolo di natura, origine e sacralità, mentre i luoghi trasformati dall’uomo assumono nomi maschili, legati al lavoro, al possesso e all’organizzazione del territorio. Ne emerge una lettura culturale in cui il femminile rappresenta il legame profondo con la natura, la memoria e l’identità dei luoghi.
La poesia del ruscello è una riflessione personale sul valore simbolico e rigenerante del ruscello di montagna, visto come immagine di pace, bellezza e armonia con la natura. Attraverso ricordi, esperienze e osservazione del paesaggio, l’autrice racconta come l’acqua, la vita che la circonda e il contatto diretto con essa aiutino a ritrovare equilibrio interiore e gratitudine, anche verso il proprio corpo e la natura di cui facciamo parte.
La recensione della settimana presenta l’ultimo saggio di Fiorenza Taricone.
Donne e uomini. Pace e guerra che analizza il rapporto tra donne, uomini, pace e guerra con uno sguardo storico e di genere.
Per concludere, Scatti urbani. Torino che illustra una nuova città con fotografie in bianco e nero e Pesto fresco di tofu e zucchine, una crema fresca, leggera e profumata.
Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco
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Articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
