Scatti urbani. Lecce

Il fotoreportage di questa settimana è dedicato alla città di Lecce, ripercorsa attraverso i suoi luoghi più caratteristici.

Me ne vado per i campi
dove c’è il bosco di querce
da un lato, e dall’altro
la voce del mare.
Le fronde dell’alloro
stormiscono al vento che doma
le cime svettanti dei pini,
e i rametti degli ulivi
s’umiliano ai piedi dell’olmo
che ondeggia superbo, appena.
Ma la mia patria vera,
è su questo quadrato di terra
da tutti abbandonato,
dove mormora un vento di ninnananne
non mai dimenticate
nelle notte estasiate di primavera.

(Rina Durante – Alla mia terra)

Giardini Pubblici Giuseppe Garibaldi. Noto come Villa Comunale e progettato da Bernardino Bernardini e Gaetano Sella, il giardino nacque in età preunitaria (1830), attraversato da due assi rettilinei, tra cui uno che collegava la città entro le mura con la marina di San Cataldo. In foto, il piazzale centrale, in cui emerge una edicola circolare in stile neoclassico
Basilica di Santa Croce. Nel XVI secolo, laddove era già stato fondato un monastero, si decise che l’area sarebbe diventata una zona monumentale, a discapito dei cittadini ebrei residenti in zona, che furono cacciati definitivamente da Lecce nel 1510. Dopo quasi un secolo di lavori, la basilica fu completata a metà XVII secolo e divenne ben presto il simbolo del barocco leccese
Statua di Sant’Oronzo. Risalente alla metà del Settecento, il 30 agosto 2025 è stata collocata nel Sedile, accanto alla colonna romana della via Appia sui cui è situata la copia, nella Piazza Sant’Oronzo
Anfiteatro romano nella Piazza Sant’Oronzo. Nei primi decenni del I secolo d.C., l’imperatore Ottaviano Augusto fece costruire a Lupiae, città periferica del grande impero romano, un Anfiteatro molto grande, in grado di ospitare fino a 20.000 spettatori e spettatrici. Nell’arena si svolgevano venationes (cacce tra animali e tra uomini e animali) e le murena gladiatoria, ovvero le lotte tra i gladiatori. Grazie agli scavi dell’archeologo Cosimo De Giorgi, all’inizio del Novecento, fu riscoperta la sua testimonianza. Ad oggi è visibile soltanto un terzo dell’intero monumento, compresi una parte dell’arena e alcuni resti delle strutture del porticato e della cavea gradinata
L’orologio delle meraviglie, in piazza Sant’Oronzo. Commissionata dalla Banca Commerciale Italiana e realizzato dall’artista leccese Francesco Barbieri, fu inaugurato il 6 agosto 1955, in occasione dell’apertura dell’istituto di credito. L’allora sindaco di Lecce, Oreste Massari, concluse il discorso dicendo «l’augurio che l’orologio segni per tutti le ore più belle». Opera che coniuga sacro e profano, la parte centrale raffigura la volta celeste, con l’Orsa maggiore, la stella polare e i dodici mesi dell’anno personificati da figure femminili
Artigiana leccese
Via Giuseppe Libertini
Monumento dedicato a Tito da Lodi, detto Fanfulla. L’autore fu Antonio Bortone, artista salentino, che concluse l’opera nel 1921. Il personaggio rappresentato è Bartolomeo Tito Alon (1477-1525), chiamato Fanfulla da Lodi, condottiero italiano che assieme a Ettore Fieramosca partecipò alla disfida di Barletta: uno scontro del 1503 tra tredici guerrieri italiani e tredici guerrieri francesi, durante il quale Tito rimase appiedato e uccise le cavalcature dei giostratori francesi. L’artista decide qui di rappresentarlo in modo anticonvenzionale: “mezzo frate mezzo guerriero” è seduto su una panca, chinato, penitente, mentre indossa il saio domenicano e ripone tra le mani la misericordia, uno spadino
Castello Carlo V di Lecce. Nato come residenza dei Conti di Lecce in età normanna, nel XII secolo, fu ristrutturato in età rinascimentale e intitolato all’imperatore Carlo V d’Asburgo
Scorcio nell’atrio del Castello Carlo V
Monumento a Sigismondo Castromediano, patriota salentino e deputato della prima legislatura del regno d’Italia. Al lato sinistro una sedia su cui è poggiata una coperta, nella mano destra si trova il manoscritto delle sue memorie. Ai suoi piedi vi è la personificazione femminile della Libertà
Scorcio nel centro storico di Lecce
Chiesa di San Matteo, risalente al XVII secolo
Porta San Biagio. Fu costruita in età normanno-sveva e rappresentava l’uscita per una delle passeggiate privilegiate al di là delle mura, la Torre del Parco, residenza del principe di Taranto e ultimo duca di Lecce, Giovanni Antonio del Balzo Orsini. Ad oggi la porta è una ricostruzione dell’architetto Emanuele Manieri del 1774
Monumento ai Caduti di Lecce, in Piazza d’Italia. L’artista, Eugenio Maccagnani, raffigurò, secondo il gusto umanistico della convergenza tra architettura e scultura, una statua bronzea: una figura femminile alata che nella mano destra impugna un ramo di palma e con la sinistra stringe un elmo

In copertina: Altra facciata di piazza Sant’Oronzo. A destra, Chiesa di Santa Maria della Grazia.

***

Articolo di Alice Lippolis

Sono laureata in Editoria e Scrittura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo Il medium e il reale: Matilde Serao tra letteratura e giornalismo. Amo viaggiare, tanto quanto amo leggere sotto l’ombrellone in spiaggia (ma anche un po’ dove capita).

Lascia un commento