Pioniera dell’ambientalismo, Marjory Stoneman Douglas guidò, precorrendo i tempi, l’impegno per la protezione delle Everglades, la più grande area selvaggia subtropicale degli Stati Uniti, una riserva di paludi in Florida, ricoperta di mangrovie e pinete, laghetti e fiumi, e rifugio per centinaia di specie animali a rischio di estinzione. Giornalista affermata, capace di unire rigore, passione e competenza, con la sua attività nel mondo dell’informazione ha diffuso l’impegno ambientalista, riuscendo a ottenere consapevolezza pubblica e sostegno dagli organi politici. Ha contribuito anche al giornalismo d’inchiesta, un giornalismo impegnato, eticamente orientato e profondamente legato al territorio. Chi l’ha frequentata la ricorda di aspetto minuto, con enormi occhiali scuri e un grande cappello a tesa larga.

Nata a Minneapolis, Minnesota, il 7 aprile 1890, da Florence Lillian Trefethen, violinista concertista, e Frank Bryant Stoneman, giudice e direttore di giornale, dopo la separazione dei genitori visse un’infanzia infelice a causa della litigiosità dell’ambiente familiare e della instabilità psichica della mamma. Si diplomò al liceo nel 1908 e frequentò il Wellesley College, dove studiò letteratura inglese e si laureò nel 1912. Sposò Kenneth Douglas nel 1914, un truffatore, di trenta anni più anziano; il matrimonio fallì ben presto e Marjory si trasferì in Florida l’anno successivo per ricongiungersi al padre, che nel 1908 aveva fondato il Miami News Record (ribattezzato Miami Herald nel 1910). Iniziò a lavorare per l’Herald come cronista mondana e redattrice, scrivendo articoli su matrimoni, cronaca rosa e storie della comunità, oltre a racconti personali. Durante la Prima guerra mondiale si arruolò in marina e successivamente prestò servizio per la Croce Rossa Americana a Parigi, scrivendo articoli sull’organizzazione e sul lavoro del suo team. Tornò quindi a Miami, per lavorare di nuovo all’Herald, questa volta come vicedirettora nel 1920. Fondò una rubrica chiamata The Gallery, dove si occupava delle conseguenze del rapido sviluppo, del paesaggio e della geografia della Florida, un’anticipazione del suo successivo lavoro per la protezione delle risorse naturali dello Stato.
In quegli anni, la giovane città di Miami stava vivendo una crescita tumultuosa e un boom edilizio che minacciava di cambiare radicalmente il volto del paesaggio della Florida meridionale. Marjory denunciò questo sviluppo incontrollato e i suoi effetti sociali e ambientali.

Tra le sue prime inchieste, su temi civili, urbanistici e sociali, ci sono articoli che trattavano le condizioni di vita dei lavoratori afroamericani e le differenze razziali presenti nella città in espansione. Dichiarò inoltre il suo sostegno all’uguaglianza delle donne e ai diritti civili, posizioni che sosteneva fin dagli anni trascorsi al college. Promosse il suffragio femminile e nel 1917 viaggiò con altre donne per parlare a favore del diritto di voto alle donne. Questi temi, per l’epoca, erano particolarmente contestati, ma Stoneman continuò a difenderli con determinazione, guadagnandosi ammirazione, ma anche critiche.
Il suo stile giornalistico era sobrio, evocativo e colto; il rigore delle informazioni si univa ad una narrazione coinvolgente, che si rivelò particolarmente efficace nelle sue inchieste ambientali e sociali.
Stoneman si dimise dall’Herald nel 1923 dopo che le fu diagnosticata una sindrome da affaticamento nervoso. Si dedicò alla scrittura freelance per mantenersi, sebbene continuasse a collaborare saltuariamente con l’Herald, scrivendo principalmente racconti. I suoi articoli apparvero su riviste popolari come The Saturday Evening Post, Collier’s e Woman’s Home Companion, e affrontavano tematiche legate alla condizione femminile, alla natura selvaggia e al cambiamento culturale in atto nel Sud degli Stati Uniti.

Ammaliata dalla bellezza e dalla fauna selvatica delle vicine Everglades, Stoneman le visitava spesso, e fu una delle prime sostenitrici dell’iniziativa per destinare l’area a parco nazionale. Il Congresso designò il parco nel 1934, ma ci vollero altri anni per ottenere i finanziamenti e i diritti necessari. L’Everglades National Park fu inaugurato nel 1947, lo stesso anno in cui Stoneman pubblicò Everglades: River of Grass, che inizia con questa affermazione: «Non ci sono altre Everglades al mondo». Molte persone consideravano le zone umide inutili, piene di insetti, inospitali per il campeggio, l’escursionismo o altre attività all’aperto, e adatte solo alla conversione a fini agricoli e residenziali. River of Grass mise in luce la fauna unica delle Everglades, costituita da ibis, spatole, lamantini, fenicotteri, falchi, coccodrilli marini e alligatori d’acqua dolce, tra parecchie altre specie. Avvertì inoltre che la costruzione di dighe e canali avrebbe distrutto l’ecosistema e concluse il libro con un appello al pubblico a difendere il prezioso patrimonio naturale della regione.

Il libro fu un successo immediato, presentava, come al solito, i dati e le informazioni con chiarezza e profondità, e cambiò radicalmente la percezione pubblica e politica dell’ambiente della Florida meridionale.
Dagli anni Cinquanta in poi, la giornalista divenne una figura di riferimento per l’attivismo ecologico. Continuò a pubblicare articoli sul Miami Herald, The Tampa Tribune e The Palm Beach Post, oltre che su riviste specializzate in ecologia, come Audubon Magazine, National Wildlife, ed Environment, mettendo in luce i danni ambientali provocati dagli interventi umani. Trattava di inquinamento, speculazione edilizia, uso eccessivo di pesticidi, e dell’urgenza di proteggere le risorse idriche della Florida. In ognuno di questi articoli univa competenza e chiarezza, talvolta indignazione.
Alla fine degli anni Sessanta, i progetti per la costruzione di un aeroporto vicino alle Everglades rappresentarono una nuova minaccia per la regione. Fondò allora il gruppo Friends of the Everglades, di cui fu la prima presidente, e utilizzò la stampa locale come mezzo principale per promuovere la sua battaglia. Già affetta da un peggioramento della vista che l’avrebbe presto resa cieca, viaggiò attraverso la Florida per denunciare il pericolo e alla fine lo Stato decise di costruire l’aeroporto altrove.

Oltre al suo attivismo ambientalista, Stoneman continuò il suo lavoro di scrittrice. Nel 1951 pubblicò il suo primo romanzo Road to the Sun, ambientato in Florida nel 1845, l’anno in cui lo Stato entrò a far parte dell’Unione, e successivamente diversi libri di saggistica su argomenti regionali tra cui il birdwatching in Florida. La sua autobiografia Marjory Stoneman Douglas: Voice of the River fu pubblicata nel 1987.

Stoneman continuò a scrivere e a partecipare a dibattiti pubblici anche in età avanzata. A cento anni suonati, rilasciava ancora interviste e scriveva lettere ai giornali. Il suo contributo fu riconosciuto con numerose lauree honoris causa e premi, tra cui la Medaglia presidenziale per la libertà, il più alto riconoscimento civile concesso dagli Stati Uniti d’America, conferitale il 30 novembre 1993 dal presidente Bill Clinton. Questa la motivazione: «Donna straordinaria che ha dedicato la sua lunga vita alla protezione dei fragili sistemi delle Everglades e alla causa dell’uguaglianza dei diritti per tutti gli americani, Marjory Stoneman Douglas incarna l’impegno. La sua crociata per preservare e ripristinare le Everglades ha accresciuto il rispetto della nostra Nazione per il nostro prezioso ambiente, ricordando a tutti noi il delicato equilibrio della natura».
Per il suo centenario, la University of North Florida Press pubblicò Nine Florida Stories by Marjory Stoneman Douglas, una raccolta di alcuni dei suoi articoli pubblicati sulle riviste negli anni Venti, Trenta e Quaranta. Ha inoltre digitalizzato una parte significativa dell’archivio personale della giornalista, che include corrispondenze, fotografie, manoscritti e articoli. Questi documenti offrono una panoramica completa del suo lavoro giornalistico e del suo impegno ambientalistico.

Marjory Stoneman Douglas morì all’età di 108 anni a Coconut Grove, Miami, 14 maggio del 1998. La sua casa è stata dichiarata monumento storico nazionale nel 2015.
Diversi edifici portano il suo nome: la Marjory Stoneman Douglas High School, una scuola superiore pubblica a Parkland, in Florida, una scuola elementare a Miami e un edificio del Dipartimento per la Protezione Ambientale della Florida a Tallahassee. Il Marjory Stoneman Douglas Biscayne Nature Center a Key Biscayne è un progetto educativo dei dipartimenti scolastici e dei parchi della contea di Miami-Dade e di un’organizzazione comunitaria no-profit.
Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
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Articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte fino al pensionamento. Tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile e componente del Comitato scientifico della Rete per la parità, ha scritto Le maestre dell’arte, uno studio sull’arte fatta dalle donne dalla preistoria ai nostri giorni e curato La presenza femminile nelle arti minori, ne Le Storie di Toponomastica femminile.
