Il silenzio trova voce 

Il 1° febbraio 1945, con il Paese ancora parzialmente occupato, il governo Bonomi, su pressione dei segretari dei maggiori partiti, Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, emanò il decreto n. 23, che sanciva, per la prima volta in Italia, il diritto di voto per le donne. Certamente, su questa decisione pesarono il ruolo importante delle donne nella lotta di Liberazione e decine di anni di battaglie, discussioni, polemiche. Secoli di patriarcato e venti anni di regime fascista non avevano certo facilitato il percorso, se ancora nel 1939 il regime premiava le donne come le immaginava: madri prolifiche, mogli devote, custodi delle tradizioni, obbedienti. Paesi come la Corsica (1755), la Nuova Zelanda (1893), l’Australia (1902) avevano già provveduto da tempo a riconoscere il diritto di voto delle donne e a utilizzare competenze e capacità femminili per il bene delle loro comunità. L’Italia arrivò fra gli ultimi, ma almeno una conquista era fatta.

Voto alle donne
Voto alle donne

Con il decreto n. 74 del 10 marzo 1946 alle donne con almeno 25 anni di età venne poi riconosciuto il diritto completo di elettorato attivo e passivo, cioè il diritto di eleggere e farsi eleggere. Le donne italiane parteciparono quindi, nella primavera del 1946, alle prime elezioni amministrative libere, e in molti Comuni furono candidate ed elette, come ad esempio le prime sei sindache in Italia: Margherita Sanna a Orune (NU), Ninetta Bartoli a Borutta (SS), Ada Natali a Massa Fermana (FM), Ottavia Fontana a Veronella (VR), Elena Tosetti a Fanano (MO), Lydia Toraldo Serra a Tropea (VV). 

Ma se guardiamo al dato più in profondità, la prospettiva cambia: sugli oltre 8.000 comuni italiani andati al voto nel 1946, le donne elette furono in tutto circa 2.000, pari all’1,9% degli eletti.

A Modena furono chiamati al voto gli elettori e le elettrici di tutti i 46 comuni della provincia: in 18 di essi non furono presentate liste con donne (e quindi non ne furono elette); negli altri 28, su 1.050 seggi da assegnare, le donne elette furono 40, il 3,8% dei consiglieri eletti. La grande maggioranza fu eletta nelle liste del Pci (31), 4 come indipendenti nelle liste del Pci, 3 nelle liste del Psiup, 2 in quelle della Dc. Provenienti da diverse categorie sociali e con diversa formazione, le elette per oltre il 72% avevano un dato in comune: un’età compresa fra i 20 e i 40 anni, segno di una emancipazione culturale e politica recente e fortemente radicata nell’esperienza della guerra e della Resistenza. 

Clementina Gelmini
Carlotta Buganza

Ma già le donne della Resistenza avevano segnalato la cultura patriarcale in cui pure gli antifascisti erano cresciuti e i rischi che i diritti delle donne avrebbero incontrato anche nell’Italia libera. Ricordava Clementina Gelmini: «Anche i compagni più buoni facevano fatica a ritenere le donne adatte o mature per partecipare attivamente al movimento». Carlotta Buganza: «Io pensavo, come prima necessità, al voto alle donne, e come me la pensavano anche le compagne degli altri gruppi. […] Non pensavamo forse ancora alla parità dei diritti con gli uomini, ma volevamo certe libertà che fino ad allora non avevamo mai avuto. Tra di noi si discuteva molto di queste cose. E se ne discuteva anche con i compagni, perché non è che fosse tutto pacifico».

Delle 40 elette, purtroppo, si sono rinvenute pochissime notizie e qualche rara fotografia. Ventinove si insediarono come consigliere comunali, il più delle volte come uniche donne presenti. Solo nei comuni di Concordia e Modena le donne elette furono tre e nei comuni di Castelfranco E., Castelnuovo R., Finale E., Guiglia, Pavullo, S. Prospero, Spilamberto e Vignola ne furono elette due. La nomina ad assessora toccò a Matilde Garutti di Finale E., Iolanda Serrai di Guiglia, Cloe Bellini di S. Felice s/P., Maria Mescoli di Fiorano e Ermellina Boschi di Vignola. 

Maria Mescoli

Maria Mescoli (Carpi 1909-Fiorano 1988), eletta consigliera nel 1946, diventò assessora all’Assistenza nell’ottobre 1947. Terminata la legislatura, continuò l’attività politica nell’Udi e nel Pci, di cui fu responsabile femminile per Fiorano fino al 1954. 

Nata in una famiglia di mezzadri, a nove anni già lavorava come domestica. Sposatasi nel 1931, ebbe quattro figli e con il marito iniziò la gestione di un negozio. Insieme al marito diede rifugio a molti partigiani, anche se non risulta negli elenchi ufficiali dei combattenti della Resistenza, ma è ragionevole ritenere che la sua formazione politica sia iniziata con la lotta di Liberazione. 

Ermellina Boschi

Simile alla sua è la vicenda di Ermellina Boschi (1909-2003), eletta consigliera nel Comune di Vignola. Originaria di una famiglia contadina, frequentò la scuola elementare fino alla sesta classe, con ottimi risultati in tutte le materie. Nel 1931 si sposò con Alfredo Ghelfi e nel 1932 nacque la sua unica figlia. Durante la Resistenza fu fiancheggiatrice dei partigiani e ne nascose uno in casa. Venne eletta nel 1946 al Consiglio Comunale di Vignola nella lista unitaria Pci-Psi come rappresentante del Pci e seguì le travagliate vicende della Giunta vignolese, che già il 7 dicembre 1946 si presentò dimissionaria. Nella nuova Giunta fu nominata assessora Giovanna Bonesi, di cui parleremo e di cui Ermellina Boschi, assessora alle finanze, seguì le decisioni, diventandone nel settembre 1947 la vice. 

Il centro storico di Vignola dopo i bombardamenti dell’aprile 1945. https://www.anpi.it/79deg-anniversario-della-liberazione-vignola

Dopo l’attività di amministratrice, a partire dal 1951 e fino al novembre 1958, Ermellina Boschi fu protagonista della politica sociale del Comune di Vignola, prima come presidente dell’Ente comunale di assistenza, poi in qualità di presidente dell’Ospedale di Vignola e infine della locale Casa-albergo per anziani. L’8 marzo 2026, su segnalazione di cittadini che l’avevano indicata nell’ambito del percorso partecipato “Vignola, le donne della nostra storia”, voluto dall’Amministrazione comunale e dedicato al riconoscimento delle figure femminili che hanno contribuito alla storia di Vignola, un suo ritratto (unica donna) è stato collocato nella sala del Consiglio comunale.

In quegli anni si potevano nominare anche degli assessori “supplenti” (la figura fu in seguito soppressa) e a questo incarico vennero chiamate nel 1946 Sofia Fantoni a Castelnuovo R., Alberta Pancani a Montefiorino, Vanda Mattioli a Zocca e Clelia Manelli a Modena.

Clelia Manelli

Clelia Manelli (1917–1997), proveniente da una famiglia piccolo-borghese di sentimenti anarchici, si diplomò maestra nel 1937. Nel 1942 sposò Oscar Righi, che definì sempre “il suo maestro di politica”. Fino al dicembre 1943 lavorò nell’Ufficio sperimentale anagrafico del Comune di Modena, poi da gennaio a marzo del 1944 insegnò come maestra a Raggia di Frassinoro. Diventata staffetta della Divisione “Modena Pianura” con il nome di Clara, entrò nelle Sap e si occupò in particolare della distribuzione della stampa clandestina. 

Fu una delle fondatrici dell’Udi di Modena e fece parte del Comitato provinciale. In una intervista del 1994 ha dichiarato: «Lottando insieme per la libertà [dell’Italia], lottavamo anche per un futuro migliore per la donna». Nel luglio del 1945 fu chiamata a far parte della Giunta del Cln locale (unica donna) e le furono affidate le attività assistenziali. Con le elezioni amministrative del 1946 entrò nel Consiglio comunale di Modena, insieme ad altre due elette, e fu nominata assessora supplente. Durante il mandato fu anche nominata presidente dell’Opera nazionale maternità e infanzia e membro del Consiglio provinciale della scuola. Dal 1945 al 1951, anno in cui fu rieletta, fu assessora all’Istruzione. Dal novembre 1947 diventò componente del Comitato federale e della Commissione femminile del Pci di Modena. Nel 1956, terminata l’esperienza amministrativa, riprese a insegnare come maestra, riducendo l’impegno politico per poter seguire più da vicino l’educazione dei tre figli. 

Il centro storico di Modena dopo il bombardamento del 13 maggio 1944. Raccolta Fotografica Bandieri in Biblioteca Civica d’arte Luigi Poletti, Modena (consultabile on line)
Fabbriche modenesi dopo il bombardamento del 13 maggio 1944. Dalla pubblicazione: Taurasi Giovanni-Liotti Caterina, 
Libera ogni gioia. I segni delle cittadine a Modena tra Liberazione e Costituzione 1945-1948, 
Roma, Bradypus, 2019 – pag. 47

Chiudiamo infine con la storia delle due sindache della provincia di Modena (Giovanna Bonesi e Elena Tosetti), non senza ricordare che tutti gli amministratori e le amministratrici raccontate in questo articolo si trovarono a operare in un particolare contesto, quello di una difficilissima ricostruzione. Alla devastazione materiale si aggiungevano problemi concreti e quotidiani: la riconversione dell’economia di guerra, la grave carenza di abitazioni, la presenza di numerosi sfollati, la scarsità di generi alimentari, la disoccupazione diffusa e il rientro degli internati e dei reduci. Inoltre il clima del dopoguerra, attraversato anche da un forte bisogno di giustizia e dalle notizie dei primi processi per collaborazionismo che erano iniziati a Modena al Palazzo di Giustizia di Piazza Grande, non fu privo di tensioni e di episodi di violenza e vendette personali, oltre a numerosi problemi di ordine pubblico che attraversarono il territorio. Si pensi che nella sola città di Modena si contavano 10.000 sfollati (a fronte di una popolazione di 110.000 residenti) e il 13% delle case era lesionato; la situazione era simile in tutta la provincia. Ad esempio, solo nell’ottobre 1946 si riuscì a ricostruire il ponte sul fiume Secchia, che collegava Modena, tramite la via Emilia, con Reggio E. e Milano.

Giovanna Bonesi

Giovanna Bonesi (1892-1964) fu eletta al Consiglio comunale di Vignola il 24 marzo 1946. Era sorella di Vermiglio Bonesi, ucciso giovanissimo dai fascisti durante l’attacco alla Casa del Popolo di Vignola del 21 aprile 1921. 

Già nel dicembre 1946 la Giunta dette le dimissioni, e in quella nuova, nominata il 7 dicembre 1946, entrò come assessora effettiva, unica donna. Anche questa Giunta non ebbe vita lunga, poiché il 17 maggio 1947 il sindaco Marcello Zanasi diede le dimissioni e fu sostituito dal compagno di partito Giorgio Zanasi (Pci). Ma pochi mesi dopo, nel settembre 1947, il sindaco Giorgio Zanasi dovette rassegnare le dimissioni per ragioni di salute. Giovanna Bonesi già svolgeva le funzioni di sindaca e la maggioranza che la elesse fu larghissima (10 consiglieri su 15). Eletta sindaca il 13 settembre 1947, scelse come propria vice Ermellina Boschi, assessora alle Finanze. Giovanna Bonesi restò in carica fino al 1951, ma si dimise prima della fine del mandato. Successivamente fu rieletta consigliera. Nel gennaio 2016 il Comune di Vignola le ha intitolato una rotatoria. 

Elena Tosetti

E veniamo infine a Elena Tosetti (1907-1957), fra le prime donne elette sindache in Italia nel 1946, o forse proprio la prima, poiché la data delle elezioni amministrative di Fanano (31 marzo 1946) fu una delle primissime in Italia. 

Candidata dal Pci e appoggiata da una coalizione Pci-Psi, della sua infanzia e della giovinezza non ci sono notizie, poiché l’anagrafe di Fanano andò distrutta, insieme all’archivio comunale, nell’incendio conseguente a un bombardamento nel maggio 1944. Uniche notizie certe, il conseguimento della licenza elementare e il matrimonio con il calzolaio Domenico Foli nel 1930, dal quale nacquero tre figli. Di famiglia molto stimata in paese, e senza alcuna esperienza precedente, si trovò a gestire una situazione disastrosa: il paese semi-distrutto dalla guerra, il bilancio dissestato, i documenti comunali persi sotto i bombardamenti, un’altissima disoccupazione. Mentre si occupava della ricostruzione di Fanano, non trascurò l’infanzia, il potenziamento della scuola (la madre era maestra) e la valorizzazione della vocazione turistica del paese. Nel 1948, dopo che il Consiglio comunale aveva individuato le opere pubbliche più urgenti (macello, scuole, acquedotto e fognature), in mancanza di fondi comunali, Elena Tosetti contrattò un mutuo di oltre 5 milioni di lire con la Cassa depositi e prestiti, dando inizio ai lavori e alleviando almeno in parte la grave disoccupazione del paese. Durante il suo mandato furono ripristinati il posto telefonico pubblico e la linea telefonica diretta con Sestola e fu decisa l’adesione di Fanano al Consorzio volontario pro infanzia, che coordinava gli aiuti ai bambini bisognosi della provincia. Furono organizzate colonie estive al mare per bambine/i poveri e furono costruite case popolari; soprattutto fu deliberato il “prestito d’onore”, cioè la concessione di denaro sulla base della promessa di restituzione sulla parola. Elena Tosetti aveva in mente anche altri progetti per lo sviluppo di Fanano, come la costruzione della strada Fondovalle Panaro per i collegamenti fra l’Appennino e la pianura (i cui lavori furono poi avviati negli anni Cinquanta) e della ferrovia Modena-Lucca. 

Nel settembre 1950, a seguito di una denuncia anonima, venne accusata di truffa per aver indebitamente percepito contributi pubblici per il restauro della sua casa bombardata, e il 9 settembre si autosospese dalla carica di sindaca. Si ritirò quindi dalla vita politica, ma il 13 giugno 1957 — a pochi giorni dalla morte — la sua completa assoluzione al processo dimostrò l’infondatezza delle accuse. Il Comune di Fanano le ha intitolato una strada e, nell’agosto 2017, la sala del Consiglio Comunale. 

Con queste amministratrici, con le 21 donne elette all’Assemblea Costituente, con le 49 elette al Parlamento nel 1948 (45 deputate e 4 senatrici), le donne trovarono la voce, quella voce che ufficialmente non era mai stata loro concessa e che però, tenuto conto dei numeri sulla parità che abbiamo davanti, oggi non è ancora emersa in tutta la sua pienezza. 

In copertina: Giovanna Bonesi, dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019. 

Prime due foto: https://www.cr.piemonte.it/cms/articoli/comunicati-stampa/rassegna-di-foto-storiche-sui-75-anni-del-voto-alle-donne

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Articolo di Roberta Pinelli

Ho lavorato per 42 anni nella scuola pubblica, come docente e dirigente. Negli anni fra il 2019 e il 2024 sono stata Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Modena. Mi occupo da sempre di tematiche femminili e ho pubblicato un Dizionario biografico delle donne modenesi.

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