Il 26 maggio ho partecipato a Spilimbergo-città del mosaico all’evento conclusivo del progetto Piazza Idea: le strade delle donne, di cui Toponomastica femminile è partner. Dell’avvio del progetto abbiamo scritto a gennaio, illustrando gli interventi di Tf nelle scuole e nell’incontro aperto alla cittadinanza.

Ripartiamo proprio da qui per raccontare come Piazza Idea si è sviluppato in questi mesi. L’appuntamento è alle 10 nella centrale piazza Garibaldi, per oggi re-intitolata Piazza Novella Cantarutti, a ricordo della poeta e scrittrice nata proprio a Spilimbergo nel 1920.
Chiedo alla prof. Francesca Provenzano dell’Istituto Comprensivo di Spilimbergo di descrivere cosa sta succedendo: «Quindici vie del centro cambiano nome per un giorno, grazie al progetto Piazza Idea – Le strade delle donne. Alcune ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo grado “B. Partenio” hanno esplorato le vite di quindici figure straordinarie del passato o del presente e, immedesimandosi in loro, hanno scritto brevi testi biografici. Ne cito qualcuna, oltre a Novella Cantarutti: Margherita Hack astrofisica, Tina Merlin giornalista e scrittrice, Tina Modotti fotografa, Anna Politkovskaja giornalista, Wangari Maathai premio Nobel per la pace, Samantha Cristoforetti ingegnera aerospaziale e astronauta… Poi, con la guida della Cooperativa Puntozero, hanno trasformato queste storie in podcast, scoprendo la potenza della parola parlata. Come si scrive per l’ascolto? Come incuriosire senza svelare tutto e per catturare l’attenzione, soppesando le parole?
Una splendida iniziativa che ha reso ragazze e ragazzi veri protagonisti, consapevoli che il rispetto nasce dalla stima del valore altrui».
I podcast sulle 15 figure femminili si possono ascoltare qui.

Completata la prima costruzione e stesura delle 15 biografie, è intervenuta la Cooperativa Puntozero. Chiedo a Laura Pizzini di raccontare l’esperienza: «Abbiamo ideato e realizzato una lezione per spiegare a ragazze e ragazzi come si scrivono i podcast; abbiamo analizzato ritmi e tempi della scrittura, per renderla coinvolgente e adatta all’ascolto. Abbiamo anche svelato alcuni aspetti tecnici indispensabili per i podcast: i suoni, i rumori, la musica.
Con queste nuove competenze e suggerimenti, i testi biografici sono stati riscritti da ragazze e ragazzi. A quel punto abbiamo capito che potevamo spingerci oltre, che era importante per il podcast formulare domande precise: che cosa ha suscitato in te l’incontro con queste donne? che cosa ti accomuna a loro? cosa ti differenzia? cosa queste donne dicono oggi a te e alle tue e ai tuoi coetanei?
La mattinata in cui si sono svolte le registrazioni delle interviste ha rappresentato un’esperienza importante, un succedersi di momenti emotivamente forti, arricchenti; in altre parole, questa fase del progetto è stata coinvolgente e potente sia per noi di Puntozero che per le ragazze e i ragazzi. Perché, come diciamo in premessa a ogni podcast, queste storie non parlano solo del passato, parlano anche di noi».

Per le belle immagini che accompagnano il progetto raccolgo la testimonianza di Caterina Di Paolo, art director grafica e illustratrice friulana, spilimberghese di origine. «Ho tenuto tre laboratori con il doposcuola delle medie in cui ho osservato insieme a ragazze e ragazzi i volti delle donne da ritrarre, per poi disegnarle insieme. È stato interessante chiedere chi, secondo loro, fossero le donne nelle immagini: ogni ritratto faceva emergere vari indizi e quindi vari quesiti. Un esempio: tutte le foto in bianco e nero sono “vecchie”? Ha fatto riflettere il ritratto di Tina Modotti: un bianco e nero artistico a prima vista, ma l’acconciatura di Tina rivela che sicuramente quella non è una foto di oggi. E così, per ogni donna, c’erano mille domande e osservazioni che nascevano proprio dai loro ritratti fotografici o pittorici. Dopo questo primo esperimento, ho lavorato personalmente ai ritratti definitivi, usando solo tre colori, come avevo chiesto di fare in classe. Soprattutto spero che il risultato finale piaccia!»

Poi, nel corso della mattinata, ho chiesto di accompagnarmi nella passeggiata toponomastica nelle vie e piazze “re-intitolate” a Francesca Floreani dell’Ufficio Politiche giovanili del Comune di Spilimbergo, che è stata, dal primo all’ultimo giorno, regista attivissima ed entusiasta di questa bella avventura. Mi racconta: «Solo per oggi i nomi di queste donne — artiste, scienziate, attiviste, partigiane, giornaliste, premi Nobel — prenderanno simbolicamente il posto di generali, patrioti, nobili locali; poi le potrete ritrovare nelle aule delle nostre scuole, in biblioteca, al Progetto Giovani, dove continueranno a vivere attraverso i nostri totem illustrativi, senza bisogno di una targa di marmo».
Sono uscita, da questa passeggiata immersiva nella toponomastica femminile a Spilimbergo, molto soddisfatta per il provvisorio, ma simbolico riequilibrio di genere nelle intitolazioni, per l’ascolto in diretta o attraverso i podcast delle biografie di 15 figure femminili raccontate da studentesse e studenti — emozionati, coinvolti, concentrati — “in presidio” davanti ai bellissimi totem: a ogni nuova via ho guadagnato un adesivo, fino a completare la mia tessera di Piazza Idea.

Torno a casa arricchita dal bel clima (non solo atmosferico) che ho respirato a Spilimbergo, dalla sua Piazza Idea, esempio concreto di vie della parità, realizzato in condivisione tra tante realtà diverse: in altre parole un racconto nuovo degli spazi pubblici, esito di una narrazione corale, lunga tutto un anno scolastico e che ha saputo dare vita a tanti linguaggi espressivi.
A conclusione, riporto alcune righe del precedente numero 359 di gennaio 2026 di Vitamine vaganti, che oggi suonano ancora più chiare e convincenti:
«Piazza Idea: Le strade delle donne si propone come un modello replicabile, capace di coniugare ricerca, educazione e partecipazione. La toponomastica femminile emerge qui non solo come ambito di studio, ma come pratica trasformativa, in grado di incidere sulle rappresentazioni collettive e di promuovere una cultura della parità. Restituire alle donne un posto nella geografia simbolica delle nostre città significa riconoscere il loro contributo alla storia, alla scienza, all’arte, alla politica e alla vita quotidiana. Significa, soprattutto, offrire alle nuove generazioni strumenti critici per leggere il mondo e per immaginare spazi più giusti, inclusivi e consapevoli.
E infine il mio grazie a tutte le persone che hanno partecipato alla scrittura collettiva di questo articolo. Viva Piazza Idea!
***
Articolo di Bruna Proclemer

Referente per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione Toponomastica femminile e componente della Comm. Toponomastica del Comune di Udine. Laureata in Giurisprudenza, dirigente amministrativa prima per la Sanità Alto Friuli, poi per il Comune di Udine. Ha seguito attività, eventi e progetti della Comm. Pari opportunità di Udine, della Casa delle Donne e del suo Centro di documentazione.
