Sassi nello stagno 

Quando si butta un sasso nello stagno, dal punto in cui cade delle onde partono di sicuro. Quando il sasso è una proposta nuova, le onde possono essere favorevoli oppure possono esprimere riprovazione e rifiuto, ma partono sempre, e non è detto che, sasso dopo sasso, qualcosa non cambi nello stagno e nella natura delle onde.
Quando, nel 2014, noi di Tf iniziammo a lanciare sassi nello stagno torinese — si parla della questione di genere, naturalmente, non di altro — e pensammo di esordire prima con una mostra fotografica presso la biblioteca civica di Villa Amoretti e poi con un convegno di tre giorni, le onde furono di vario tipo, ma ricordo comunque che i sopraccigli alzati erano molti e la diffidenza per la novità era palpabile. Il benaltrismo cresceva rigoglioso come un’erbaccia in luoghi insospettabili e in quell’occasione persino qualche amicizia personale finì per perdere smalto.
Erano ben poche a Torino le targhe dedicate alle donne. Tolte le intitolazioni più antiche alla madonna e alle sante, oppure a regine e principesse di casa Savoia, qualche raro nome femminile era spuntato nella toponomastica torinese, nel dopoguerra e fino agli anni ’80, a identificare qualche scuola, qualche via periferica di secondaria importanza. Ma per tutti gli anni ’90 e fino al 2008 (quasi 20 anni!) nulla: non un giardinetto, non una targa apposta a un edificio, a ricordare un’esistenza femminile pregevole. Addirittura sparì una piccola strada periferica dedicata negli anni Venti a una grande attrice (Giacinta Pezzana), perché l’area venne privatizzata per creare un parcheggio. Alle nuove vie e agli spazi verdi si davano solo nomi maschili.
Dal 2008, all’inizio con molta cautela, Torino scoprì l’esistenza delle donne e incominciò a comparire qualche giardino dedicato al ricordo di una personalità femminile, o alle lavoratrici di industrie scomparse. Qualcosa era mutato, ma non da solo, perché non è vero che le cose migliorano “col tempo”: il tempo in sé non serve proprio a niente e le cose cambiano – quando cambiano – soltanto quando c’è chi le fa cambiare. La modifica del regolamento per la toponomastica ha avuto in questo senso una funzione decisiva a Torino, tanto che ora la maggior parte delle proposte di intitolazione che giungono in Comune sono femminili.
Entrata a far parte della Commissione toponomastica con funzioni consultive insieme ad altre due rappresentanti di associazioni femminili e una componente del Cirsde, il Centro universitario di studi di genere, io e le altre new entry ci rendemmo conto che la nostra presenza in quel luogo non era un punto d’arrivo ma di partenza. Le abitudini sono vischiose, cambiare è difficile e faticoso. Non c’era l’abitudine di pensare che i cittadini e le cittadine potessero collaborare con il Comune nel campo della toponomastica, e se qualcuno lo faceva proponeva un nome maschile, non quello di una donna. Capimmo che occorreva prendere contatto con le associazioni per sensibilizzarle e sottolineare le implicazioni del gap di genere nella toponomastica, spiegando perché è importante tentare un riequilibrio e come lo si possa fare. 
Più o meno quattro anni fa, nel quadro di queste iniziative, presi contatto con la sede torinese di Fiab (Associazione italiana ambiente e bicicletta), organizzazione la cui principale finalità è diffondere la bicicletta come mezzo di trasporto ecologico, in vista della riqualificazione dell’ambiente urbano ed extraurbano. Come tutte le sedi Fiab (quasi 200 in tutta Italia) anche quella torinese sostiene la propria causa presso il Comune per ottenere interventi che rendano sicura e confortevole in città la circolazione in bici (estensione delle piste ciclabili, moderazione del traffico, politiche di incentivazione dell’uso della bicicletta), sviluppa progetti e avanza proposte per promuovere il cambiamento attraverso l’uso quotidiano della bicicletta nell’ambiente urbano e la pratica dell’escursionismo su due ruote, vale a dire una forma di turismo particolarmente rispettosa dell’ambiente.
Ero convinta che fosse cosa utile distinguere le ormai numerose piste ciclabili torinesi assegnando loro un nome e che questa fosse una buona occasione per ricordare le tante donne che si sono spese per la causa ambientalista. È stato concordato così con il direttivo di “Fiab Torino. Bici e dintorni” il progetto “Pista alle donne”, iniziativa che prevede l’intitolazione delle piste ciclabili cittadine alle donne che abbiano praticato il ciclismo a livello agonistico, ma anche a quelle, italiane o straniere, che si siano attivamente occupate del problema ambientale.
Si è iniziato proponendo alla Commissione toponomastica di dedicare una pista ciclabile lungo il fiume Dora a una pioniera come Maria Milano, una ragazza che fu capace di sfidare le convenzioni del suo tempo montando in sella, all’inizio del Novecento, per competere nelle prime gare di ciclismo femminile in Piemonte. La richiesta fu accettata e il 20 giugno 2023 la Commissione toponomastica deliberò che la pista ciclabile sui lungodora Napoli e Firenze (un percorso piacevole e rilassante, in gran parte in mezzo al verde) portasse il nome di Maria Milano.

Dopo tre anni finalmente la delibera è stata ufficializzata e giovedì 22 maggio ha avuto luogo la cerimonia di intitolazione, primo momento pubblico del progetto, con lo scoprimento della targa, il gonfalone della Città, la presenza delle istituzioni comunali, dell’Associazione proponente, di Toponomastica femminile e del nipote di Maria Milano, un simpatico anziano signore. È stato interessante sentirlo parlare di sua zia, una donna “tosta”, ha detto, che sapeva bene quello che voleva. 

Durante la bicchierata che ha seguito la cerimonia, in un’atmosfera informale e distesa, i soci Fiab presenti hanno proposto l’idea di una gita collettiva per raggiungere in bicicletta Rivara, nel Canavese, luogo di nascita di Maria Milano, e concludere l’escursione con una sosta al ristorante che apparteneva alla famiglia di Maria, cui lei finì per dedicarsi quando dovette rinunciare alla sua passione per le due ruote: era scoppiata la Prima guerra mondiale e le gare ciclistiche erano state sospese. 
A dodici anni dal primo sasso buttato nello stagno, fa piacere osservare che quelli di oggi sono in grado ormai di produrre solo onde buone. 

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Articolo di Loretta Junck

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Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile, curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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