Saiza Nabarawi

Saiza (o Ceza) Nabarawi nasce a Il Cairo in Egitto il 24 maggio 1897 e viene subito adottata da una famiglia vicina ai genitori biologici che la porta a vivere in Francia, dove studia prima a Versailles e poi a Parigi. 
Al compimento dei suoi 15 anni, la madre adottiva si suicida e Saiza viene rimandata in Egitto dai genitori di sangue: scopre solo in quel momento di essere stata adottata da piccolissima.
Tornata in patria, riprende gli studi in una scuola francese, mentre un’amica di sua madre, la femminista Hoda Sharawi, si propone di aiutarla e ospitarla in casa sua. Ora che si trova in Egitto, riceve pressioni da più parti, ma soprattutto dal padre conservatore, perché rispetti la tradizione e indossi il velo, ma Saiza si rifiuta e preferisce indossare un cappellino da baseball in segno di ribellione.

Hoda Sharawi (a destra) con Siza Nabarawi

La vicinanza di Hoda Sharawi è importante per Saiza perché da un lato la convince a indossare il velo come simbolo della cultura egiziana e contro il colonialismo e dall’altro la introduce al mondo del femminismo arabo. La loro unione le porta a partecipare alle rivendicazioni per i diritti delle donne e per il diritto all’istruzione delle bambine e delle ragazze, oltre a sostenere le proteste per l’indipendenza egiziana. 
Saiza in particolare si batte affinché venga approvata una legge che preveda un’età minima per il matrimonio di 16 anni per le ragazze e 18 anni per i ragazzi, in modo da consentire loro di avere un’istruzione di base prima di sposarsi.

Copertina della rivista L’Égyptienne fondata da Huda Shaarawi, luglio 1925

Nel gennaio 1920 Sharawi e Nabarawi firmano lo statuto che decreta la nascita di un’organizzazione politica femminista chiamata Comitato centrale delle donne wafdiste, la cui sigla inglese è Wwcc. Questa organizzazione si ispira alle idee del partito Wafd che perora la causa dell’indipendenza. Nel 1923, di ritorno dalla Conferenza internazionale sulle donne a Roma, entrambe si tolgono il velo appena scese dal treno a Il Cairo davanti a giornalisti e compagne femministe. Questo gesto di ribellione aumenta ancora di più la popolarità di Saiza.
Insieme a Sharawi e altre donne impegnate nella causa, fonda l’Unione Femminista Egiziana e nel 1925 diventa caporedattrice della rivista L’Egyptienne di proprietà dell’Unione. Il sottotitolo del periodico femminista è proprio “Femminismo, sociologia e arte”, in supporto alle rivendicazioni delle egiziane per una nuova era di giustizia e pace. La lingua scelta per la rivista è il francese e non l’arabo, motivo per cui il target di riferimento si situa tra l’alta borghesia egiziana e l’opinione pubblica europea.

Saiza

In uno dei suoi articoli, Saiza lamenta l’impossibilità per le giornaliste egiziane di assistere alle sessioni pubbliche del Parlamento e denuncia l’ingiustizia con le seguenti parole: «io spero solo di far sentire la mia voce contro la disparità di trattamento. Devo precisare che i rappresentanti della stampa locale sono spesso meno favoriti di certe donne straniere. Due pesi, due misure! Ciò esisterà sempre fin quando gli uomini regneranno. In questa terra egiziana noi donne dovremmo essere le ultime a godere dei diritti e delle prerogative accordati agli altri?».
Nel 1934 scrive un articolo in cui rivendica le sue posizioni femministe, in sostegno al suffragio universale e alla possibilità per le donne di accedere alle cariche pubbliche. Nel 1937 sposa l’artista Mustafa Najib con il quale ha una figlia, ma la coppia divorzia pochi anni dopo, nel 1941.

Nabawiyya Musa, Huda Shaarawi e Saiza Nabarawi alla Conferenza Internazionale Femminista di Roma, 1923

Negli anni Quaranta, quando Hoda Sharawi si dimette dalla carica di presidente dell’Unione, Saiza ne prende il posto consacrandosi alle battaglie per i diritti e contro le discriminazioni di genere, il colonialismo, la povertà e a favore della causa palestinese. Diventa così la rappresentante dell’Unione anche all’interno dell’Alleanza Internazionale delle Donne (acronimo inglese Iaw) e nel 1949 ne viene eletta vice-presidente. 
Nel 1953 la Iaw organizza a Napoli il congresso di quell’anno, occasione in cui Saiza si pronuncia ancora una volta contro il colonialismo, in particolare sottolinea le gravi violazioni dei diritti umani a cui sono sottoposte le donne palestinesi, vittime dell’occupazione e della violenza sionista; queste sue prese di posizione fanno sì che venga etichettata come “comunista” e “troppo di sinistra”, motivo per cui l’anno successivo abbandona definitivamente l’Unione Femminista Egiziana e aderisce alla Federazione Democratica Internazionale delle Donne. La Federazione, fondata nel 1945 a Parigi, riunisce diverse organizzazioni di donne, con lo scopo di lottare contro il fascismo e difendere i diritti economici, politici, giuridici e sociali femminili. La Rivoluzione del 1952 permette finalmente all’Egitto di ottenere l’indipendenza dall’Inghilterra e, grazie alle loro battaglie, le donne possono esercitare il proprio diritto al voto a partire dal 1956.

Dal 1958, Saiza diventa consulente presso il quartier generale della World Peace Society a Ginevra e tiene diverse conferenze sui temi dell’uguaglianza di genere e l’anticolonialismo, le più importanti a Stoccolma nel 1961 e a Mosca nel 1962.
Nel 1970 a Il Cairo riceve l’importante Premio Lenin, destinato a persone che si sono distinte nei campi della scienza, della letteratura, dell’arte, dell’architettura e della tecnologia, da parte dell’ambasciatore russo. 

Via di Ginevra intitolata a Sayzā, nel quadro di un’iniziativa (chiamata 100elles) mirante a dedicare 100 nuove strade urbane a personalità

Da allora fino alla sua morte, avvenuta nella capitale egiziana nel 1985, continua a battersi per i diritti umani: contro il razzismo, l’imperialismo, la povertà e il sionismo.

Qui le traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

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Articolo di Elisabetta Uboldi

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

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