Caroline Herschel, la signora delle comete 

Caroline Lucretia Herschel nacque ad Hannover, in Germania, il 16 marzo 1750, nella numerosa famiglia di Isaac Herschel e di sua moglie, Anna Ilse Moritzen. Il padre lavorava come giardiniere per mantenere la famiglia, ma era un discreto musicista: aveva studiato l’oboe da autodidatta e col tempo divenne direttore della banda del reggimento delle Guardie a piedi hannoveriane. Partecipò con il suo reggimento alla battaglia di Dettingen, durante la Guerra di successione austriaca nel 1743, e le conseguenze di quell’evento sulla sua salute furono gravi e durature: soffrì di dolori cronici e asma per il resto della sua vita. 
Delle sue quattro figlie femmine, le uniche a sopravvivere furono Caroline e Sophie, di 16 anni più grande, che lasciò la famiglia in seguito al suo sfortunato matrimonio con il violinista Joachim Heinrich Griesbach. A quel tempo Caroline aveva solo cinque anni ma ben presto, essendo l’unica figlia rimasta in casa, dovette cominciare a occuparsi delle faccende domestiche, secondo la consuetudine dell’epoca. 
L’educazione di figli e figlie provocò qualche dissidio fra i genitori: la madre riteneva che fosse sufficiente che imparassero a leggere e scrivere, mentre il padre avrebbe voluto che ricevessero un’istruzione migliore. Di tutta la sua numerosa prole, Caroline e William, di dodici anni più anziano, avevano ereditato il talento musicale dal padre, che riuscì a trasmettere al figlio le sue competenze. Avrebbe voluto fare la stessa cosa con la ragazza, ma dovette fare i conti con l’opposizione della madre. Il comune amore per la musica fece sì che fra fratello e sorella si stabilisse, fin da quei primi anni, un forte legame che sarebbe durato per tutta la vita. 

Nel 1756, allo scoppiare della Guerra dei sette anni, tutti gli uomini della famiglia furono chiamati alle armi e spediti a combattere nell’esercito alleato dell’Inghilterra. La madre, con Caroline e i figli minori, rimase sola. L’anno successivo, nel 1757, Hannover subì l’invasione da parte dei francesi: Jacob, il primogenito, fu congedato e tornò a casa, mentre il padre e William, il 26 luglio dello stesso anno, presero parte alla disastrosa battaglia di Hastenbeck contro l’esercito francese. Hannover fu occupata e nella casa della famiglia Herschel si installarono sedici soldati di fanteria francesi. 

Rapidamente si decise che William lasciasse la famiglia per trasferirsi in Inghilterra. Più tardi, in uno dei suoi diari, Caroline ricorderà lo sguardo affettuoso che il fratello le rivolse prima di allontanarsi. A lei, che lo osservava ferma sotto il portone di casa, avevano proibito di chiamarlo per non dare nell’occhio: «Scivolò via come un’ombra, avvolto in un grosso cappotto e seguito da mia madre, con un pacco che conteneva tutto il suo equipaggiamento…». All’ultimo momento anche Jacob si unì a lui, e i due rimasero insieme in Inghilterra fino all’autunno del 1759, quando il fratello maggiore decise di tornare ad Hannover. 
La partenza del fratello prediletto fu devastante per la piccola Caroline, che capì ben presto di essere rimasta veramente sola. Per quasi cinque anni ogni contatto fra loro fu praticamente interrotto. 
A cinque anni Caroline si ammalò di vaiolo, che le lasciò sul viso le sue terribili tracce, e più tardi, quando aveva solo dieci anni, fu colpita da una grave forma di tifo. Riuscì a sopravvivere, ma la malattia le compromise la normale crescita, al punto che non superò i 130 cm di altezza, oltre a privarla completamente della vista dell’occhio destro. Era impossibile sperare in un futuro matrimonio e così sua madre decise che il suo destino era segnato: sarebbe rimasta a occuparsi della famiglia e della casa, una condizione a metà strada fra una governante e una serva. La donna cominciò quindi a opporsi a qualunque tentativo del padre di darle un’istruzione. 

Dopo la morte del padre, Caroline rimase davvero sola nella casa, dove la madre e il fratello primogenito Jacob la consideravano praticamente una sguattera. Nel 1772 William, che intanto nel 1766 era divenuto organista e direttore d’orchestra nella rinomata località balneare di Bath, venne in suo aiuto, chiedendole di raggiungerlo per partecipare come cantante alle sue esibizioni. 
Finalmente, il 15 agosto 1772, Caroline intraprese il suo viaggio verso l’Inghilterra, che più tardi descriverà come una vera e propria liberazione. Non era stato facile abbattere la resistenza della madre per ottenerne il permesso. William riuscì a convincerla promettendo che, con i suoi insegnamenti, ne avrebbe fatto una cantante professionista. Inoltre, lei si sarebbe potuta occupare della sua casa. Se entro due anni questa soluzione non avesse funzionato, l’avrebbe rimandata a casa; alla fine dovette aggiungere anche una rendita annuale da passare alla madre per assumere una domestica al suo posto. 
In realtà, il vero motivo per cui William desiderava portarla con sé in Inghilterra era di fare di lei la sua assistente e collaboratrice in quella che, ancora più della musica, era una passione condivisa: l’astronomia. A Bath Caroline cominciò a occuparsi della casa. Oltre a questo, ogni giorno erano previste una lezione di inglese, una di clavicembalo e tre di canto. Inoltre, Caroline teneva la contabilità e intratteneva gli ospiti come una padrona di casa. 
La relazione fra fratello e sorella era all’apparenza piuttosto formale. William sapeva imporle una disciplina di ferro: lui era uno scapolo di 34 anni, alto e di bell’aspetto, pieno di ambizione; lei una ventiduenne minuta e timida, con un fuoco di sogni dentro e desideri irrealizzati e irrealizzabili nel cuore. In realtà erano legati da un forte amore fraterno: lei gli era estremamente grata per essere stata liberata dal triste destino che l’attendeva in Germania, ma fu lui, col tempo, a sviluppare una sorta di dipendenza nei suoi confronti. Caroline divenne la cantante ufficiale dei suoi concerti ed era talmente dotata che le fu offerto di cantare come solista. Sembrava l’inizio di un percorso che le avrebbe potuto garantire la tanto agognata indipendenza economica, ma lei si rifiutò di cantare se non sotto la direzione di suo fratello, e da quel momento la sua carriera cominciò un lento declino. 

Tutti i momenti di libertà lei e William li dedicavano all’astronomia. L’aiuto fornito da Caroline gli permetteva di dedicare tutte le sue notti all’osservazione del cielo e, come scrisse in una lettera al suo amico Nevil Maskelyne, qualche volta «non era chiaro fra loro chi dei due fosse il pianeta e chi la luna». L’interesse per l’astronomia a poco a poco soppiantò quello per la musica. Inizialmente Caroline non avrebbe voluto trascurare la sua attività di musicista e si adattò malvolentieri. Nei suoi diari annotava di sentirsi molto ostacolata nella pratica musicale dal fatto che il suo aiuto era continuamente richiesto per la realizzazione dei vari congegni astronomici. Ma a poco a poco, man mano che le sue competenze come astronoma crescevano, il suo interesse per lo studio del cielo stellato aumentava. 
William era decisamente insoddisfatto della qualità degli strumenti del suo tempo. Iniziò a costruirsi le lenti da sé e diventò famoso come costruttore di telescopi. Fu il precursore dei telescopi riflettori, che utilizzano specchi concavi invece di lenti, dalle prestazioni di gran lunga superiori e meno soggetti ad aberrazioni rispetto a quelli basati sulla rifrazione. Erano stati ideati da Newton da circa un secolo ma non si erano diffusi, per l’impossibilità di ottenere specchi così grandi e di buona qualità. 
William e Caroline impararono a realizzarseli personalmente. Non era un’impresa facile: dovevano essere di metallo e per questo era necessario avere un forno e degli stampi, che erano realizzati con un terriccio ottenuto con lo sterco di cavallo. Una volta abbozzato lo specchio, questo doveva essere molato a mano: un’operazione che poteva durare diverse ore e che non poteva essere interrotta. Durante questo tempo, oltre a occuparsi di tutte le solite faccende, Caroline assisteva suo fratello e lo rifocillava; nel frattempo, i due discorrevano di astronomia. Entrambi, ormai, avevano acquisito una grande esperienza in materia. 

Nella notte del 3 marzo 1781, mentre osservavano il cielo con il loro telescopio, fecero una grande scoperta: una stella molto più grande delle altre, con un alone luminoso tutt’intorno. In un primo momento la identificarono come una cometa che, a causa della grande distanza dal Sole, era priva della caratteristica coda. Tuttavia nelle notti successive, studiando la sua traiettoria, capirono che questa non aveva la forma di un’ellisse molto schiacciata, come succede per tutte le comete, ma era quasi circolare. Allora compresero di aver fatto una scoperta sensazionale: non poteva trattarsi che di un pianeta, il settimo a essere individuato e il primo dopo quelli conosciuti fin dall’antichità (seguiranno poi Nettuno nel 1846 e Plutone nel 1930). 
William decise di battezzare il suo pianeta Georgium Sidus in onore del re d’Inghilterra Giorgio III, ma dopo la sua morte si decise di nominarlo Urano. Fu una scoperta davvero straordinaria, in seguito alla quale il sovrano lo nominò Astronomo del Re e finanziò la costruzione di un enorme telescopio di 12 metri di apertura, una vera meraviglia per l’epoca. 
William e Caroline abbandonarono definitivamente la loro carriera artistica per dedicarsi esclusivamente all’astronomia e si trasferirono in una nuova casa vicino al Castello di Windsor. William continuò con grande profitto la sua attività di costruttore di telescopi ma, soprattutto, poté dedicare tutto il tempo necessario alle sue osservazioni notturne. Caroline aveva il compito di registrare le osservazioni, elaborare i dati e scrivere i risultati per la pubblicazione, mentre continuava a gestire la casa e a preparare i pasti. 
Nel 1782 ricevette in dono dal fratello un piccolo telescopio tutto suo, con il quale cominciò a scrutare il cielo per conto proprio. Nel 1783 scoprì tre nuove nebulose e nel 1786 una cometa, considerata per molto tempo la prima mai scoperta da una donna, alla quale se ne aggiunsero, negli anni seguenti, altre sette. Queste scoperte le diedero una notevole fama, al punto che, su richiesta di suo fratello, il re le assegnò una piccola rendita annuale di 50 sterline, che le permise finalmente di essere economicamente indipendente. È questo il primo caso nella storia in cui una donna abbia ricevuto un compenso per il suo lavoro come scienziata. 

Nel 1788 William sposò una ricca vedova, Mary Pitt. Questa novità non fu ben accolta da Caroline, che perse il suo ruolo di amministratrice della casa e decise di andare ad abitare in un piccolo edificio separato da quello principale. Le furono perfino tolte le chiavi dell’osservatorio, dove tuttavia si recava ogni giorno a lavorare con suo fratello. Questo cambiamento non fu del tutto negativo per lei, perché le permise di acquistare una maggiore autonomia come astronoma e, anche se non smise mai di collaborare con William, fece alcune importanti scoperte indipendentemente da lui. 
Con il tempo, a poco a poco, le due cognate riuscirono a instaurare un rapporto più amichevole, al punto che Caroline cominciò a occuparsi dell’educazione di suo nipote John, nato dall’unione di William e Mary, che le resterà sempre profondamente legato e diventerà a sua volta un importante e poliedrico scienziato: oltre che astronomo, fu matematico, chimico e botanico. 
Nel 1822 William morì all’età di 83 anni. Caroline decise di lasciare l’Inghilterra per tornare ad Hannover. Nelle sue memorie scriverà di essersi in seguito pentita di questa decisione: l’architettura della sua città natale era incompatibile con l’osservazione del cielo e dovette rinunciarvi. Non abbandonò però mai l’astronomia e negli ultimi anni svolse un lavoro fondamentale: mettere ordine in tutte le scoperte sue e di William. 
Il risultato di quel lavoro paziente fu un enorme catalogo che conteneva la localizzazione di 2.500 nebulose e ammassi stellari grazie al quale, dopo più di un secolo, sarà completato il New General Catalogue, la carta astronomica che fino al Novecento farà da guida agli astronomi nello studio dell’Universo extragalattico. 

Ebbe una vecchiaia serena, durante la quale non perse mai il suo buonumore. Morì ad Hannover il 9 gennaio 1848, alla veneranda età di 97 anni. Sulla sua tomba è stata posta l’iscrizione: «Gli occhi di colei che è glorificata qui sotto si volsero verso i cieli stellati». 
Numerosi sono stati i riconoscimenti ricevuti da Caroline Herschel in vita e dopo la sua morte. Nel 1828 la Royal Astronomical Society le assegnò la sua medaglia d’oro, mai più data a una donna fino al 1996 — quando la ricevette Vera Rubin — e nel 1835 la elesse socia onoraria insieme a Mary Somerville. 
Il 14 maggio 2009 è stato lanciato l’osservatorio spaziale Herschel, così chiamato in onore di lei e di William, come ha precisato l’Agenzia Spaziale Europea. Da lei prendono il nome l’asteroide 281 Lucretia, scoperto nel 1888, il cratere lunare C. Herschel e gli ammassi stellari aperti NGC 2360 (Ammasso di Caroline) e NGC 7789 (Rosa di Caroline). Il 6 novembre 2020, infine, è stato lanciato nello spazio un satellite che porta il suo nome (ÑuSat 10 o Caroline, COSPAR 2020-079B). 

Per saperne di più:
– “Caroline Herschel|Biografia, scoperte e curiosità”Britannica. 5 gennaio 2024. Consultato il 15 agosto 2026
– Caroline Herschel, Memoirs, diari e corrispondenza, (a cura di Mrs. John Herschel), 1879, ristampato dalla Herschel Society per i 250 anni dalla nascita, nel 2000
– Constance Lubock, The Herschel Chronicles, Cambridge University Press, 1933, ristampato dalla Herschel Society nel 2000
– https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/caroline-lucretia-herschel. Consultato il 14 agosto 2026
– L’età della meraviglia, di Holmes Richard, Orville Press, 2023

In copertina: fotografia della Cometa Encke (pubblico dominio). È stata scattata il 5 gennaio 1994 dal Kitt Peak National Observatory in Arizona, Stati Uniti. Essendo un’immagine astronomica ufficiale rilasciata da un ente governativo/scientifico statunitense finanziato pubblicamente (la Nasa e la National Science Foundation), i diritti d’autore non vengono applicati o sono scaduti.

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Articolo di Maria Grazia Vitale

Laureata in fisica, ha insegnato per oltre trent’anni nelle scuole superiori. Dal 2015 è dirigente scolastica. Dal 2008 è iscritta all’Associazione per l’Insegnamento della Fisica (AIF) e componente del gruppo di Storia della Fisica. Particolarmente interessata alla promozione della cultura scientifica, ritiene importanti le metodologie della didattica laboratoriale e del “problem solving” nell’insegnamento della fisica.

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