Editoriale. Caccia, pesca e rispetto dell’ambiente

Il 23 giugno scorso è stato approvato al Senato il ddl 1552 in materia di caccia, voluto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi moderati-Udc in cui il cacciatore (presumibilmente maschio) viene definito «custode e protettore dell’ambiente»; quindi è passato alla Camera per la discussione. Sul sito del Wwf troviamo l’elenco degli 80 senatori e, sì, anche senatrici, che hanno votato il decreto, così possiamo talvolta rinfrescarci la memoria, mentre prosegue la raccolta di firme alla petizione che ne chiede lo stop. Se questo provvedimento diventasse legge, le conseguenze potrebbero essere gravissime, aumentando la pressione sulla fauna selvatica, compromettendo gli equilibri già fragili degli ecosistemi e mettendo ulteriormente a rischio specie vulnerabili. 
La legge attuale 157/92 stabilisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, per cui la caccia è regolamentata e l’uccellagione è vietata. Tra le misure previste nel ddl ci sono invece: l’eliminazione del termine massimo della stagione di caccia (anche durante le migrazioni); l’aumento delle specie cacciabili; l’apertura della caccia in aree del demanio forestale e marittimo (ovvero spiagge e parchi); l’ingresso libero di cacciatori stranieri in Italia; la riduzione delle superfici delle aree protette; il ritorno alla pratica dei richiami vivi; la diminuzione del peso dei pareri scientifici. Un bell’articolo di Gian Antonio Stella (“Il discount delle multe ai bracconieri. Tutti i cavilli per evitare l’arresto”, Corriere della Sera, 6-7-26) ha posto una serie di interrogativi sui paradossi del ddl in discussione: «Quattro euro per ogni uccello protetto abbattuto. Chissà le risate che si è fatto poche settimane fa, leggendo la sentenza sul sito del Wwf, il cacciatore Giovanni Esposito di Ischia condannato in appello per aver ucciso “50 esemplari di avifauna” in teoria tutelati dalla legge: 200 euro di multa». Questo bracconiere non aveva la licenza di caccia, usava un fucile vietato con il silenziatore, teneva in casa munizioni illegali; lo chiamavano “Freccianera l’imprendibile”, ma se l’è cavata con poco. Se invece qualcuno osasse disturbare le doppiette all’opera, magari muovendo delle frasche, soffiando in fischietti, facendo insomma un po’ di sgradito rumore, potrebbe ricevere una multa di 900 euro. Più sanzioni solo per chi uccidesse un orso d’Abruzzo; meno male, promotrici e promotori si sono messi una mano sulla coscienza dopo l’uccisione di Amarena che se ne andava a spasso con i cuccioli; semmai erano i “sapiens”, come ama dire Mario Tozzi, a invadere il suo habitat. Tutte le multe previste dalla legge attuale con il nuovo ddl vengono ridimensionate almeno del 10%: ammazzi un muflone, un camoscio, uno stambecco 12.000 euro (anziché oltre 13.000); spari a un’aquila, a un ibis, a un fenicottero? Te la cavi con 4000 euro, ma vuoi mettere la soddisfazione se sei un “appassionato”, e poi si può sempre pagare la metà con una serie di cavilli. Che dire dell’uso illecito di richiami elettronici e fucili non consentiti, con mirini superpotenti e visori notturni? Sembrava ci si fermasse a 3000 euro di multa, ma per la lobby dei cacciatori presente in forze nel nostro Parlamento doveva apparire un’enormità; ecco allora lo sconto: 2000 euro soltanto. «Crepi l’avarizia», chiosa Stella. Un altro punto veramente indecente riguarda la caccia nei parchi naturali, nelle riserve, nelle oasi, laddove è sempre proibita per la salvaguardia ambientale e il rispetto della biodiversità; un semplice cambio di congiunzione e il danno è fatto: nella legge attuale si parla di arresto fino a sei mesi e di un’ammenda proporzionata, nel ddl in discussione si dice invece: arresto o ammenda. Con un po’ di soldi tutto si aggiusta. E pensare che il ministro Lollobrigida, indignato, aveva definito “criminale” chi pratica il bracconaggio e annunciava emendamenti punitivi… Non ci resta che sperare in ripensamenti dell’ultim’ora, mentre il Parlamento, in questa estate bollente, si sta dedicando ad altro, e che il presidente Mattarella non firmi, viste le tante perplessità del mondo scientifico e anche a livello europeo.  

Ma la storia da raccontare non finisce qui; da appassionata ambientalista iscritta praticamente a tutte le principali associazioni attive in Italia, e pure alcune di ambito locale (Amici del Padule per la biodiversità), volontaria nelle scuole elementari per affrontare temi quali l’utilizzo responsabile dell’acqua o la raccolta differenziata dei rifiuti, ricevo di continuo dati, informazioni, immagini, video talvolta agghiaccianti. Vari articoli su Vv hanno affrontato il problema drammatico degli allevamenti intensivi e riflettuto sulle implicazioni del ddl “sparatutto” o “caccia selvaggia” di cui stiamo parlando, a cui andrebbero aggiunte ulteriori riflessioni sulla sperimentazione animale, sui canili lager, su determinati spettacoli circensi (finanziati con soldi pubblici), sulle torture per ottenere il patè di fegato d’oca/anatra e le piume strappate a forza per le marche più prestigiose, ecc. ecc. Volevo allora porre all’attenzione almeno altre due questioni meno note. La prima riguarda la morte accidentale di migliaia di uccelli marini durante le fasi della pesca, anche nel nostro Mediterraneo; in Europa si parla di 200.000 esemplari uccisi per il fenomeno detto bycatch. Tra le specie più colpite sono le berte, animali meravigliosi che vivono gran parte del loro tempo fra vento e mare aperto, tornando a terra solo per nidificare e dare vita a un solo uovo, un solo piccolo alla volta. Gli uccelli, spesso attratti dalle esche, rimangono impigliati nelle reti quando si tuffano o agganciati dagli ami, specie dei palangari (sistema di lenze con centinaia o migliaia di ami), così non possono riemergere. In Italia le aree più a rischio sono le isole Pelagie dove nidificano circa 10.000 coppie di berta maggiore. Fra Lazio e Campania, nella primavera del 2025, si sono riscontrate 500 berte morte in neppure due mesi. Dopo indagini e studi sul campo, è in atto un progetto della Lipu studiato insieme ai pescatori con dissuasori, boe e fasce colorate applicate alle reti per non interrompere l’attività economica, ma salvaguardare intanto l’esistenza degli uccelli. Speriamo si realizzi al meglio e dia buoni risultati. 

Legato alla pesca indiscriminata, praticata in larga scala con i mezzi potentissimi delle flotte industriali, è quanto avviene nell’Oceano Atlantico e nel Pacifico in cui gli ecosistemi marini sono saccheggiati in nome del profitto. Nelle sue recenti missioni Greenpeace ha filmato il peschereccio spagnolo Naboeiro che issava a bordo squali mutilati, privati delle pinne, contravvenendo alla normativa europea. Altrove, in un’unica pesca, erano stati catturati 32 squali, alcuni fatti a pezzi ancora vivi. Scene raccapriccianti che nessuna persona che si dichiara umana dovrebbe vedere. Triste sorte spesso per tartarughe marine, delfini, cetacei, razze che finiscono nelle enormi reti che danneggiano pure il fondo, rastrellando coralli, vegetazione, habitat preziosi. Occorre essere vigili, sostenere le associazioni impegnate in queste battaglie pacifiche (ma necessarie e tenaci), finanziare i centri di recupero, fare in modo che le normative vengano rispettate e che il Trattato globale per gli oceani diventi una realtà concreta. Anche in questo caso è in atto una buona pratica grazie al progetto Life european sharks con il coinvolgimento di pescatori/pescatrici professionali e per diletto, cofinanziato dall’Unione europea fino al settembre 2027, coinvolgente Italia, Francia, Croazia, Slovenia e Spagna. Fra gli scopi principali: aumentare la conoscenza e la consapevolezza della popolazione, rendere partecipe chiunque nel segnalare avvistamenti, sfatare il mito dei pesci pericolosi: squali, verdesche, gattucci, razze svolgono infatti un importante ruolo nell’ecosistema del Mediterraneo, dove gli incontri ravvicinati sono rarissimi e pure se ne contano 50 specie “stanziali” che rischiano l’estinzione sia per l’inquinamento sia per pratiche dissennate di pesca. Molti fra l’altro, come l’enorme squalo elefante che si muove lento nelle acque al largo della Sardegna, non sono neppure carnivori e si nutrono solo di plancton. La biologa marina Simona Clo spiega che occorre rispetto di fronte a questi animali che abitano il pianeta da milioni di anni e sono indicatori preziosi della salute del mare. 

Così torniamo all’inizio: noi “sapiens” siamo ospiti del pianeta Terra, come le altre creature viventi, non ne siamo padroni. La salvaguardia dell’ambiente naturale dovrebbe essere la nostra priorità. 

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La solitudine di Israele. Il numero 5/2026 di Limes. Parte seconda prosegue l’analisi delle profonde fratture interne di Israele dopo il 7 ottobre 2023, tra guerra su più fronti, radicalizzazione politica e religiosa, crisi sociale e crescente disagio psicologico della popolazione. 
A venticinque anni dal G8 di Genova, Genova 2001: Un procedimento non è un processo ricostruisce l’uccisione di Carlo Giuliani e le violenze del 2001, sostenendo che l’archiviazione impedì di accertare pienamente le responsabilità. Si conclude con il racconto delle commemorazioni del luglio 2026 e una riflessione sulla memoria e sulla giustizia.
La rete non ci salverà recensisce il libro dell’attivista Lilia Giugni, mostrando come le tecnologie digitali possano amplificare le discriminazioni di genere e le disuguaglianze del capitalismo contemporaneo. 
L’Animale Narrativo nell’era della saturazione digitale analizza la presentazione del libro di Maura Gancitano al festival “42Gradi”, evidenziando come la narrazione consapevole e il pensiero critico siano indispensabili per resistere alla saturazione dell’era digitale e dell’Ia. 

Le Ribelli del Sud. Le scelte esplora le diverse motivazioni che spinsero molte donne a diventare brigantesse dopo l’Unità d’Italia, mettendo in luce il loro ruolo attivo e spesso dimenticato dalla storiografia. Tra convinzioni personali, legami affettivi, costrizioni e ricerca di libertà, il testo restituisce la complessità delle loro scelte e della loro esperienza. 
Asse Locorotondo-New York. La storia di Elvira Catello, trovatella pugliese che divenne un’attivista anarchica, femminista e scrittrice. Emigrata a New York con il marito, fondò la libreria-editrice “Lux” e una compagnia teatrale, dedicando tutta la sua vita alla lotta per la libertà, i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici l’emancipazione femminile. 
La donna di Calendaria è Fernanda Thomesen Nissen, politica e pioniera del femminismo norvegese, impegnata nella difesa dei diritti delle donne, del suffragio universale e della cultura come strumento di emancipazione. 
Caroline Herschel, la signora delle comete ripercorre la straordinaria vita dell’astronoma tedesca che, superando gravi difficoltà personali e pregiudizi dell’epoca, collaborò con il fratello William e scoprì otto comete, diventando la prima donna a ricevere uno stipendio come scienziata e ad affermarsi nel panorama astronomico mondiale. 
Agatuzza Messia rievoca la figura di un’analfabeta balia palermitana dotata di una memoria straordinaria e di un grande talento affabulatorio. Il suo ricco repertorio di storie orali e fiabe fu fondamentale per consentire a Giuseppe Pitrè di raccogliere e preservare l’antico patrimonio folclorico siciliano. 
Pia Pera e la sua passione per il giardino inteso come spazio filosofico ripercorre la vita e le opere della scrittrice, traduttrice e slavista lucchese, celebrandone la capacità di trasformare il giardinaggio in un’esperienza filosofica, spirituale e di profonda armonia con la natura.

Pelli, fili e tessuti. Pelo e cervello apre una nuova serie dedicata all’evoluzione del filo, della tessitura e dell’abbigliamento collegandola all’evoluzione biologica dell’Homo sapiens. L’articolo mostra come la perdita del pelo, lo sviluppo del cervello e della pelle umana abbiano favorito nuovi adattamenti, ponendo le basi per la nascita dei tessuti e della cultura materiale.
A Pompei la storia si racconta anche al palato spiega come l’archeologia sperimentale e la ricerca scientifica abbiano riportato le antiche vigne a Pompei. Questo progetto unisce le conoscenze agronomiche romane alle moderne tecniche enologiche, trasformando la storia del vino antico in un’esperienza reale.

La consapevolezza dell’eccezione analizza il film I limoni d’inverno di Caterina Carone, evidenziandone la delicatezza narrativa e l’attenzione per i silenzi e le emozioni. 

Concludiamo con la ricetta della settimana che presenta i Conchiglioni al forno ripieni di patate, limone ed erba cipollina, un primo piatto vegano cremoso e gratinato.  

Buone letture a tutte e tutti! 

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Articolo di Laura Candiani

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Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).

Sara Fusco

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.

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