Paolina Lotito Luise, voce della Lucania e precorritrice dell’emancipazione femminile 

Nelle terre lucane, spesso dimenticate dalla storia ufficiale, le donne hanno custodito con forza la memoria, la famiglia e le radici culturali di un popolo intero. Tra queste figure silenziose ma decisive spicca Paolina Lotito Luise (1908-2005), donna di sorprendente modernità, che con la sua voce e il suo coraggio ha dato suono all’anima contadina della Basilicata e aperto la strada all’affermazione dei diritti delle donne.
La voce di una rivoluzione silenziosa.
Bracciante agricola, madre, donna indipendente e cantrice del popolo, Paolina si impose in un mondo dove alle donne era negata quasi ogni forma di visibilità. Il suo canto, tramandato per tradizione orale, fu insieme un gesto artistico e politico: una rivendicazione di dignità in una società patriarcale, dove le donne portavano lo scialle nero e il capo chino nei campi. Paolina, invece, si alzava a cantare accanto agli uomini, portando con sé una rivoluzione fatta di melodia e coraggio. 
Nel 1946 poté esercitare consapevolmente il diritto di voto alle elezioni amministrative per il giovane candidato sindaco socialista tricaricese di soli 23 anni, Rocco Scotellaro, che guidò una lista civica chiamata “L’aratro”, focalizzandosi sulle necessità dei contadini e dei braccianti lucani nel difficile contesto del dopoguerra. Una grande conquista per le donne che per la prima volta acquisirono un diritto fondamentale, un gesto semplice ma rivoluzionario per una donna del suo tempo. Partecipò ai comizi e alle assemblee del più giovane sindaco italiano, scrittore e poeta della civiltà contadina, condividendone ideali di giustizia e libertà. Negli anni Cinquanta, in piena campagna di alfabetizzazione, ottenne la licenza elementare con ottimi risultati, segno di una mente curiosa e desiderosa di crescita personale.

Dalla Lucania agli archivi della Rai: la voce di Paolina attirò l’interesse di Ernesto de Martino, Diego Carpitella e di un’équipe multidisciplinare che nel 1952 condusse la celebre spedizione in Basilicata, considerata l’atto di nascita dell’etnomusicologia italiana. Furono registrati 147 canti di tradizione orale nei territori di Matera, Tricarico, Ferrandina e altri paesi. 
Quelle registrazioni, oggi conservate presso l’Archivio di Etnomusicologia dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, sono un patrimonio inestimabile.
Paolina fu poi nuovamente studiata e registrata negli anni successivi da Giorgio Adamo (1981) e Nicola Scaldaferri (2003), che ne riconobbero la voce come una delle più autentiche e potenti della tradizione lucana. Anche il musicista Antonio Infantino, suo concittadino, la scelse come fonte e ispirazione, includendo i suoi canti nel cd Tarantata Tarantella (1995). La sua influenza continua a vivere nel lavoro dei giovani artisti lucani, come Pietro Cirillo nel cd Anima Lucana (2017), che ha vinto il premio Mia Martini nel contesto Etnosong 2018. Per la sua peculiare voce, la forte personalità — musicale e non solo — di straordinaria competenza con il rigoroso controllo di complessi melismi, fanno di Paolina una delle figure individuali più straordinarie della raccolta del 1952. 

L’Albero di Canto, Paolina Lotito, ph: Stefano Vaja, 2003 

Viene denominata Albero di Canto, termine che sta a indicare quelle persone specializzate nell’esecuzione di dati repertori vocali. Molti gli studi e libri di diversi etnomusicologi che trattano di lei come la depositaria dei canti di tradizione orale della Basilicata, tra cui una mia tesi di laurea in Sociologia nel 2010, un mio articolo sulla rivista scientifica «Mathera» 2019 e un saggio scientifico edito dalla Lithos editore nel 2024, che ha ottenuto il riconoscimento culturale dal Consiglio della Regione Basilicata con prefazione del suo Presidente, oltre a due convegni a Tricarico da me tenuti assieme agli etnomusicologi sul Canto popolare di Tricarico e la voce di Paolina Luisi. 

Molte esecuzioni di Paolina si possono ascoltare accedendo a www.archiviosonoro.org fondo scaldaferri — Basilicata — i protagonisti.

È stata una donna libera: la libertà di Paolina non fu solo artistica. In anni in cui la separazione era un tabù, ebbe la forza di interrompere un matrimonio infelice, di lavorare per mantenere i suoi figli e di ricostruire una nuova famiglia. Una scelta di autonomia e dignità che la rende, ancora oggi, una figura simbolo di emancipazione femminile nel Sud Italia. 
Negli anni Sessanta emigrò a Roma con la sua numerosa famiglia, per poi tornare a Tricarico in età avanzata, riconciliandosi con le proprie radici. La sua storia, tramandata anche dal legame affettuoso con lo scrittore e giornalista della Rai Mario Trufelli, di cui fu madre di latte, rappresenta l’intera parabola della Lucania del Novecento: un cammino dal mondo rurale alla modernità, dalla marginalità al riconoscimento del valore culturale delle proprie tradizioni.
Oggi i suoi canti vengono studiati nei corsi universitari di etnomusicologia dedicati al Sud Italia. La sua voce è patrimonio condiviso, radice viva della memoria collettiva lucana, come ricordava Antonio Infantino durante la presentazione del libro dell’etnomusicologo Giorgio Adamo Musiche tradizionali in Basilicata, con allegati tre cd delle registrazioni effettuati nel 1952 da Diego Carpitella e Ernesto de Martino, durante la loro mitica ‘spedizione’ sul campo, al Palazzo Ducale di Tricarico nel 2013:
«…vivere questi grandi donatori come Paolina Lotito e zio Paolo Dabraio e molti altri, tutte queste persone che ci servono per vivere, una pianta senza radici non è una pianta. Ognuno di noi ha bisogno delle radici per poter cacciare i fiori, e i nostri occhi si riempiono di gioia quando vedono i fiori».

La sua è un’eredità che fiorisce: Paolina Lotito Luise non fu solo una cantatrice: fu una pioniera della libertà femminile e della conservazione del patrimonio immateriale lucano. La sua eredità è un canto che continua a vibrare, insegnandoci che senza memoria non può esserci evoluzione, e che le donne, anche da un piccolo borgo della Lucania, possono fare la storia.

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Articolo di Alessandra Del Prete

Laureata in Scienze sociali applicate e in Sociologia all’Università degli studi di Roma La Sapienza, ha contribuito agli studi sulle tradizioni e sulla musica orale tricaricese. Autrice di etnoantropologia sulla rivista Mathera e del saggio Dalle tradizioni locali al Patrimonio Culturale Immateriale: il Carnevale di Tricarico in Basilicata, è autrice di poesie e attrice teatrale.

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