Facciamo un giro a Monopoli? 

Monopoli è una cittadina pugliese, collocata lungo la costa sud-orientale, in provincia di Bari. Affacciata sul mar Adriatico, è uno dei borghi più suggestivi della regione, in cui il vento profuma di mare e salsedine ed entra delicatamente nei pori della pelle. In questo articolo vorrei portarvi con me in una passeggiata nei pressi dei vicoli del centro storico, spogliando Monopoli delle sue vesti di semplice cartolina turistica, per immergerci in profondità nelle trame invisibili della sua identità. Sposteremo lo sguardo verso le impronte e le memorie di donne che hanno vissuto, custodito e scritto la storia di questa città.  

Il nostro itinerario comincia all’ingresso del centro storico nei pressi di Largo Plebiscito, in via G. Polignani. È qui che viene ricordata, con una targa in sua memoria, Franca Raimondi, cantante monopolitana vincitrice del Festival di Sanremo nel 1956. Nata l’8 luglio 1932, dopo aver studiato canto e lingue, partecipò a un concorso radiofonico per voci nuove tenuto dalla Rai: il suo talento fu talmente apprezzato da essere scelta come una delle cinque esordienti, dopo un’attenta selezione tra circa seimila partecipanti e candidati/e. L’iniziativa permetteva ai vincitori e alle vincitrici di accedere alla sesta edizione del Festival di Sanremo, del 1956. Fu così che Franca Raimondi si esibì con il brano Aprite le finestre, con il quale si aggiudicò il primo premio, ottenendo 171 voti. In quell’occasione cantò anche le canzoni Il trenino del destinoLucia e Tobia, accompagnata dalla voce di Gianni Marzocchi, e Sogni d’or, con Clara Vincenzi. La vittoria le diede l’occasione di partecipare, rappresentando l’Italia, al primo “Concorso Eurovisione della canzone” (l’attuale Eurovision Song Contest), a Lugano. 

Targa dedicata alla memoria di Franca Raimondi in via G. Polignani
Franca Raimondi al VI Festival della Canzone Italiana di Sanremo, 1956.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Festival_di_Sanremo_1956

Quell’anno fu decisivo per il suo successo professionale: nel 1957 partecipò anche al Festival di Nizza e firmò un contratto con la Rai, per cantare alla radio con un’orchestra diretta da Gian Stellari. Successivamente prese parte al Festival di Bari e a Canzonissima. Intraprese persino un tour musicale in Canada e negli Stati Uniti, dove la sua voce diventò particolarmente nota. La sua fu una ricca e proficua carriera, che continuò fino agli anni Ottanta. Per citare solo alcuni traguardi: nel 1960 si esibì al Festival di Napoli con il brano Canzone all’antica, insieme a Mario Trevi; l’anno successivo al Festival di Zurigo con Mostra le tue vite e al terzo Festival della canzone marinaria di Ischia con N’ammore a Surriento e Serenata a Taormina, con Aura D’Angelo e Luciano Glori.
La sua vita fu portata via tragicamente dal cancro, il 28 agosto 1988, a soli 56 anni. Il 22 aprile del medesimo anno, la città di Monopoli inaugurò la targa in suo onore nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele e nel 2004 il primo concorso dedicato alle donne, che porta il suo nome.   

Biblioteca Civica Prospero Rondella 

Addentriamoci nel cuore del centro storico, sorpassando Largo Plebiscito e dirigendoci verso la Biblioteca Civica Prospero Rondella, dove sono custodite le poesie di Rosella Mancini. Quest’ultima, nata a Monopoli nel 1920, era figlia di una nota famiglia borghese di industriali nel settore oleario. Si laureò in Lettere Classiche e Filosofia e pubblicò nel 1950 la sua prima raccolta di poesie, Momenti e fluttuazioni, presto tradotta anche in francese. È a Roma che iniziò la sua carriera lavorativa in collaborazione con diverse riviste letterarie, entrando nel vivo del dibattito culturale romano. Distintasi nel suo campo nelle vesti di poetessa, traduttrice, critica letteraria ed epigrammista, nel 1959 si occupò delle traduzioni di alcuni sonetti e odi di John Keats. La sua vita fu caratterizzata da molte soddisfazioni lavorative, ma anche da lunghe pause esistenziali, che la portarono per alcuni periodi ad abbandonare la produzione letteraria. Nel 1986 pubblicò Madre, mia figlia e, successivamente, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, Gatti e code, La Piuma e il piombo e Gatti Stellari e Terrestri. Morì a Roma, a causa di una lunga malattia, il 22 ottobre 1995. 
Rosella Mancini fu definita, dal critico Ferruccio Ulivi, una delle maggiori poetesse italiane del XX secolo, grazie alla sua percezione profonda della realtà e al suo stile raffinato. 

Castello Carlo V 

Proseguendo lungo la passeggiata costiera, giungiamo in uno dei luoghi più iconici, affascinanti e ricchi di storia di Monopoli: il Molo Margherita, su cui si erige imponente la fortezza seicentesca del Castello Carlo V
Sembra che proprio qui aleggi una figura eterea vestita interamente di bianco, che spesso si affaccia silenziosamente tra le antiche mura del maniero, dalle sue finestre. Chi si è trovato a passare da quelle parti nelle ore della notte giura di aver visto per pochi istanti la sagoma della donna e di aver sentito un particolare eco nei vicoli, quasi ipnotico: il battito di un tamburo.
Nel folklore monopolitano, questa figura leggendaria è conosciuta come la fèmn e tàmborr (o la signora co u tàmborr). Si dice fosse la sposa di un nobile o ufficiale spagnolo che, salpato dal porto, non fece mai più ritorno tra le sue braccia. Il suo destino fu segnato dalle correnti infide e dalle secche di Porto Aspergo, uno specchio di mare storicamente noto ai marinai per aver causato molti naufragi. Rifiutandosi di accettare la spaventosa realtà della perdita, la dama trascorse il resto dei suoi giorni affacciata all’altissimo bastione del castello. Notte dopo notte, percuoteva incessantemente il suo tamburo. Sperava che quel suono cupo, penetrando attraverso la nebbia marina, potesse fare da guida al suo amato, indicandogli la rotta di casa anche nelle notti più oscure. La leggenda vuole che il legame di questa sposa con il suo mare fosse così profondo da superare perfino la soglia della morte. Ancora oggi, a distanza di secoli, diversi passanti e pescatori locali affermano di aver scorto una figura bianca fluttuare lentamente sul molo, la testa sempre rivolta con nostalgia verso l’orizzonte aperto. Altri giurano di sentire ancora distintamente il battito sordo del tamburo risuonare dalle stanze del Castello Carlo V, a testimonianza di una speranza che il tempo non è mai riuscito a scalfire.

Portale della Chiesa di Santa Maria del Suffragio 

Continuiamo il percorso e arriviamo presso la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, nota anche come chiesa delle Anime del Purgatorio, edificata nel 1687. La sua affascinante facciata barocca lascia subito intuire il culto della morte, particolarmente sentito e praticato all’epoca: teschi, ossa, scheletri adornano festoni, cartigli e persino il portale ligneo risalente al 1736. 
La chiesa è molto nota a Monopoli per custodire al suo interno ben otto mummie: corpi esposti verticalmente in delle vetrine e vestiti con gli abiti tradizionali della Confraternita di Nostra Signora del Suffragio. Ogni teca riporta il nome e il cognome del defunto e della defunta e la sua data di morte.
Tra i nominativi, figurano anche due donne, Antonia Minelli e Marianna Laporta. Quest’ultima, però, è accompagnata dalle iscrizioni declinate al maschile “notaio” e “morto”: difatti, le analisi antropologiche svolte sul cranio hanno rivelato che in realtà si trattasse di un uomo. Il mistero legato al nome femminile purtroppo resta tutt’ora irrisolto, a causa della delicatezza dei resti, che non possono essere svestite per ulteriori accertamenti.  

Teca di Antonia Minelli 
Teca di Marianna Laporta

Nella chiesa si trova anche una piccola teca dedicata, in cui è conservato il corpo minuto di una bambina di soli due anni, Plautilla Indelli. Si tratta dell’unica mummia infantile presente in Puglia, appartenente a una nobile casata e vissuta, secondo gli studi condotti sul corpicino, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Plautilla appare quasi come una bambola: il suo viso, ricoperto da una maschera in ceramica, presenta due occhi di vetro e le guance colorate, mentre il corpo è vestito con un abito in tulle e seta e i capelli sono elegantemente raccolti in una cuffietta. Si presume che i genitori fossero membri della Confraternita e abbiano voluto fortemente che la loro figlioletta, morta prematuramente, fosse custodita ed esposta per l’eternità all’interno della chiesa. 

Scorcio sul campanile della Basilica di Maria Santissima della Madia 

Pochi metri più avanti fuori dalla chiesa, sulla sinistra, si trova l’ultima tappa di questo viaggio: la Basilica concattedrale di Maria Santissima della Madia. È qui che sono preservate alcune opere di un’artista monopolitana. Anna Brigida nacque nella cittadina pugliese nel 1926, fu allieva, a Firenze, di Primo Conti e Ottone Rosai e coltivò una profonda passione, oltre che per la pittura, anche per il mosaico e la grafica. Tra le sue opere maggiori, sicuramente vi è il grande mosaico Sant’Antonio Maria Pucci, sull’altare cinquecentesco nella Basilica della Santissima Annunziata a Firenze. Tuttavia, anche Monopoli custodisce alcune opere, tra cui quella dell’icona della Madonna della Madia sul campanile della Cattedrale, realizzata con tarsie vitree. Nel medesimo edificio sono inoltre esposti suoi dipinti come La PentecosteIl Padre e una riproduzione fedele della Madonna della Madia. Il primo aprile di quest’anno sono trascorsi dieci anni dalla sua scomparsa.   

Facciata della Basilica di Maria Santissima della Madia 

Tutte le foto, prive di fonti, sono di Alice Lippolis. 

In copertina: il Molo Margherita. 

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Articolo di Alice Lippolis

Sono laureata in Editoria e Scrittura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo Il medium e il reale: Matilde Serao tra letteratura e giornalismo. Amo viaggiare, tanto quanto amo leggere sotto l’ombrellone in spiaggia (ma anche un po’ dove capita).

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