La coincidenza dell’uscita di questo editoriale col Ferragosto mi suggerisce di indagare quale storia si cela dietro la festività che segna il cuore dell’estate.
Nell’antica Roma le Feriae Augusti erano una festività istituita nel 18 a.C. dall’imperatore Augusto con lo scopo di celebrare la conclusione dei principali lavori agricoli estivi e concedere un periodo di riposo a contadini, artigiani e animali da lavoro, tra le fatiche appena concluse dei raccolti e quelle della imminente vendemmia e semina.
Questa ricorrenza unificava feste agricole preesistenti, dedicate a varie divinità romane, che si svolgevano già nel mese di agosto, ed era occasione di feste e giochi, con banchetti, corse di cavalli e celebrazioni pubbliche. Il periodo di festività era distribuito in tutto il mese di agosto, solo in seguito la tradizione si concentrò sulla data del 15, quando, durante il Medioevo, la ricorrenza si fuse con la festa cristiana dell’Assunzione di Maria.
Ferragosto è il simbolo italiano dell’estate: spiagge affollate, città deserte, tavolate all’aperto, vacanze e tempo libero. È la festa del riposo per eccellenza. Eppure, guardando alla storia delle donne, una domanda sorge spontanea: riposo per chi? Dietro questa immagine tradizionale del Ferragosto si nasconde anche una storia che parla di donne e di cambiamenti sociali.
Io andavo al mare tutta l’estate, perché il mare ce l’avevo sotto casa. Avevamo la tessera per entrare al Lido Azzurro, noto stabilimento balneare della città, che offriva la possibilità di fare anche bagni termali e di notte diventava un night club che ha ospitato negli anni tutte le star famose del tempo, Mina, Peppino di Capri, Fred Bongusto, Ornella Vanoni. Ma il giorno di Ferragosto era particolare perché arrivavano i parenti e la spiaggia era ancora più affollata del solito. Coi miei cugini andavo al bar del lido a prendere le graffe: tipiche della pasticceria napoletana, sono ciambelle fritte sofficissime cosparse di zucchero semolato, preparate con farina, uova, burro e l’immancabile aggiunta di patate lesse nell’impasto. Mettevamo i gettoni nel juke-box, ritrovo di tutti i giovani della spiaggia e ascoltavamo Rita Pavone, Gianni Morandi e i Beatles. «Ti voglio tenere legata a un granello di sabbia»: la musica si diffondeva dagli altoparlanti e si mischiava al rumore delle onde, alle voci dei venditori di cocco e di granite e al rimbalzo delle palline del vicino campo da tennis.
Questa giornata di festa paradossalmente comportava per molte donne un carico aggiuntivo di lavoro. Madri, nonne e mogli erano le principali organizzatrici dei pranzi, e delle riunioni tra parenti: frittata di maccheroni, pasta ripiena al forno, cotolette e polpette, parmigiana di melanzane e peperoni arrostiti. E per finire una fetta di anguria tagliata da un cocomero che era rimasto tutta la mattina in una vaschetta di acqua raffreddata da cubetti di ghiaccio. Mentre gli altri si godevano il riposo, molte donne avevano trascorso ore ai fornelli per i preparativi. La retorica della “regina della casa” ha mascherato da sempre una realtà meno romantica: la distribuzione diseguale del lavoro domestico e di cura. Anche nei giorni dedicati allo svago, le donne hanno continuato a sostenere il peso dell’organizzazione familiare, trasformando il tempo libero degli altri in tempo di lavoro per sé stesse.
Da quei Ferragosti sono passati tanti anni. Eppure, quando sento il profumo del mare e una vecchia canzone, mi sembra ancora di essere quella ragazza con il costume intero a volant, davanti a un juke-box in mezzo a tanti ragazzi.
Negli ultimi anni il volto del Ferragosto è cambiato insieme a quello delle donne italiane. L’aumento dell’occupazione femminile, una maggiore condivisione dei compiti domestici e nuovi modelli familiari hanno contribuito a trasformare la festività in un momento più equilibrato e partecipato. Sempre più donne scelgono di trascorrere il Ferragosto viaggiando, dedicandosi al benessere personale o vivendo esperienze culturali e sportive, lontano dagli stereotipi tradizionali.
Anche il settore turistico riflette questa evoluzione. Cresce infatti il numero di donne che viaggiano da sole o con gruppi di amiche, una tendenza che testimonia maggiore autonomia economica e libertà di scelta.
Ferragosto diventa così uno specchio della società contemporanea: una festa che continua a celebrare il riposo e la convivialità, ma che racconta anche il percorso di emancipazione femminile.
Tuttavia ancora i dati sul lavoro di cura mostrano che la divisione dei compiti domestici resta ancora lontana dall’equilibrio. Le festività rappresentano spesso uno specchio di questa disparità: chi continua a cucinare? Chi prepara la valigia e innaffia le piante prima della partenza? Chi si occupa della logistica familiare? Chi può davvero staccare?
Dietro la narrazione della festa nazionale esiste un’altra Italia, composta in larga parte dalle donne che continuano a lavorare negli alberghi, nei ristoranti, negli stabilimenti balneari, negli ospedali, nelle case di cura. Sono le lavoratrici stagionali che proprio ad agosto affrontano i turni più pesanti. Sono le badanti che assistono persone anziane mentre le famiglie sono in vacanza. Sono le madri che, anche durante le ferie, continuano a gestire la complessa macchina organizzativa della vita familiare.
Ferragosto è spesso raccontato come un momento di libertà. Ma la libertà, come il tempo libero, non è distribuita in modo uguale.
E c’è un’altra dimensione che merita attenzione. Non tutte le donne vivono Ferragosto nello stesso modo. Le differenze di classe, origine, età e condizione lavorativa producono esperienze profondamente diverse. Per molte donne benestanti la vacanza rappresenta un momento di libertà. Per altre, spesso migranti e precarie, l’estate coincide con un aumento del lavoro necessario a garantire il benessere degli altri.
Il turismo che alimenta l’economia estiva italiana si regge in larga misura su lavoro femminile sottopagato e spesso invisibile. Camere da rifare, tavoli da servire, persone da assistere. Dietro ogni immagine patinata di Ferragosto esiste una rete di lavoro che continua a funzionare perché qualcuno, molto spesso una donna, non può permettersi di staccare.
In un’epoca in cui si parla sempre più di benessere, salute mentale e qualità della vita, il diritto a fermarsi non dovrebbe essere un privilegio. Dovrebbe essere una possibilità reale per tutte e tutti.
Per questo Ferragosto può essere letto anche come una lente sulle disuguaglianze contemporanee. Chi riposa e chi lavora? Chi viene servito e chi serve? Chi dispone del proprio tempo e chi continua a mettere il proprio tempo a disposizione degli altri? Perché una società più equa si misura anche da chi può permettersi di non fare nulla, almeno per un giorno.
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Buone letture a tutte e tutti!
Sara Fusco
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Articolo di Livia Capasso

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile. Ha scritto Le maestre dell’arte, pubblicato da Nemapress nel 2021, una storia dell’arte tutta al femminile, dalla preistoria ai nostri giorni.

Studente dell’Università La Sapienza di Roma, iscritta al corso di studi Letteratura, musica e spettacolo, sono un’amante dei libri e della lettura e un’appassionata di tutto quello che riguarda l’editoria e la scrittura.
