Chi conosce il mio interesse per le Costituenti, volendomi prendere un po’ in giro, mi ha regalato per il compleanno La promessa di Marianna Aprile, con questa dedica: «A Sara, ventiduesima Madre costituente, con tanto affetto». Voleva essere uno scherzo da buontempone, qual è l’amico che me lo ha regalato e che non sapeva che in uno dei tanti libri pubblicati in questi ultimi anni sulla Madri Costituenti ce ne è uno che contiene un errore madornale passato sotto silenzio: l’esistenza di una 22esima Costituente, con tanto di nome e cognome e affiliazione a un partito. Chi volesse sapere di che libro si tratta può contattarmi in privato. Purtroppo non è il solo che contiene imprecisioni notevoli e vere e proprie falsità, ora che, dopo 80 anni dal loro ingresso in Costituente, l’interesse per le Madri della Repubblica è diventato trendy.
Marianna Aprile, volto noto al grande pubblico dei talk-show, giornalista televisiva e della carta stampata, autrice di saggi e di un romanzo, ha riflettuto a lungo sul titolo da dare al libro che ha come sottotitolo: Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta. La scelta si è rivelata felice perché la conquista della piena cittadinanza delle donne presenta molte sfaccettature e non sono bastati il diritto di voto attivo (peraltro, come ben ricorda l’autrice, riconosciuto dal decreto legislativo Bonomi nel febbraio 1945, e non nel 1946, come spesso si dice, ed esercitato nelle elezioni amministrative del marzo e dell’ottobre 1946) e passivo con il decreto 10 marzo 1946.
Dopo la proclamazione costituzionale dell’uguaglianza tra i sessi le donne hanno dovuto lottare per ottenere tutti i diritti figli del voto: «quello a studiare dove e come gli uomini; a non essere discriminate sul lavoro; a essere tutelate in quanto madri lavoratrici; a divorziare; a scegliere se e quando diventare madri; a essere considerate alla pari in famiglia e in relazione ai figli; a non essere internate in un manicomio solo perché diverse da come ci vogliono; a non dover sposare il nostro stupratore né essere processate al suo posto nelle aule dei tribunali; a non dover vendere il nostro corpo nei bordelli di Stato».
Con uno stile molto piacevole, appassionato e rigoroso, da cui traspare uno studio approfondito delle fonti, l’autrice si sofferma sulle storie delle tante donne che hanno preparato la conquista della piena cittadinanza femminile: Cristina da Pizzano, diventata poi Christine de Pizan, prima donna a vivere della sua professione di scrittrice, con La città delle dame, «un cigno nero», «un’eccellenza e un’eccezione» che nel 1405 scrive: «Te lo ripeto, e non dubitare del contrario, che se ci fosse l’usanza di mandare le bambine a scuola e di insegnare loro le scienze come si fa con i bambini, imparerebbero altrettanto bene e capirebbero le sottigliezze di tutte le arti, come essi fanno»; Elena Cornaro prima laureata italiana nel 1678, a cui però fu negato l’insegnamento; Maria Gaetana Agnesi, un vero genio delle lingue e della matematica che rifiutò una cattedra universitaria e si dedicò alla teologia e all’aiuto delle persone indigenti, fondando il Pio Albergo Trivulzio. Tre donne pienamente realizzate negli studi senza avere accanto un marito, ma a volte un padre che ha saputo credere in loro. Le figure di Olympe de Gouges, Mary Wollstonecraft, Elena de Fonseca Pimentel sono tratteggiate con grande sapienza, ma è su Anna Maria Mozzoni, scrittrice, giornalista e attivista per il voto alle donne ancora troppo poco conosciuta, e Anna Kuliscioff, la dottora dei poveri, che Aprile dimostra la stima più grande, soffermandosi poi sulla figura di Salvatore Morelli, il parlamentare morto in miseria che per primo si batté per l’uguaglianza delle donne in Parlamento.
A colpire di più sono le storie meno conosciute, come quella delle dieci maestre marchigiane che riuscirono a convincere il grande giurista e giudice Lodovico Mortara, ad accettare un ricorso per il diritto femminile al voto. La sentenza, ben motivata, fu naturalmente respinta dalla Corte d’appello di Ancona. Ma ci avevano provato.
L’autrice si sofferma sulle giravolte di Mussolini sul voto alle donne, sul femminismo sui generis delle donne fasciste e sulle varie forme di impegno e lotta della Resistenza delle donne.
Tra le tante storie raccontate in questo libro ce ne sono alcune molto belle e poco conosciute, come quella della moglie del medico del carcere di Regina Coeli, Marcella Ficca, che rivestì un ruolo fondamentale nell’evasione di Pertini e Saragat dal carcere, con uno stratagemma eccezionale.
La parte sulle Costituenti, che Aprile chiama consultrici, è particolarmente approfondita e racconta il clima di sorellanza che contraddistinse il loro lavoro prezioso nel costruire il percorso di parità nella Costituzione. Ricorderà la democristiana Filomena Delli Castelli: «Quando nel 1946 entrai nell’aula di Montecitorio rimasi turbata e nel contempo fui felice […] nel guardarmi intorno e incontrando nell’Aula e nel transatlantico le colleghe democristiane, socialiste, monarchiche, comuniste, ci sorridevamo pronte tutte a riconoscere le responsabilità e le attese che gli elettori si attendevano dalle donne elette deputate all’Assemblea costituente». Emergono a una a una anche figure meno note di quelle di Teresa Mattei e Lina Merlin, fondamentali per i loro interventi sul testo dell’articolo 3, o di Iotti e Federici, relatrici nelle diverse Sottocommissioni a cui furono assegnate.
Il cammino delle donne nel dopoguerra è descritto con precisione, attraversando le fasi del femminismo e con la giusta attenzione riservata anche alle formazioni femminili della destra. Una carrellata sulle principali leggi ottenute — se pur con grande ritardo rispetto a quanto previsto dalla Costituzione del 1948 — richiama le figure fondamentali, tra le altre, di Tina Anselmi per il Servizio Sanitario nazionale universale e Tina Lagostena Bassi, per il ruolo importante svolto nei processi sulla violenza contro le donne; giunge fino ai giorni nostri con una parte dedicata alle due politiche oggi a capo di due forze contrapposte: Giorgia Meloni ed Elly Schlein, arrivate per strade diverse a occupare posizioni di potere.
A conclusione una serie di dati che confermano quanto è ancora difficile ottenere la piena parità nella realtà per le donne.
Diversamente da quando votarono per la prima volta oggi l’astensione delle donne dal voto è molto alta, ma nel campo dell’associazionismo sono presenti in modo massiccio, forse perché quello è il modo di fare politica in cui maggiormente oggi si riconoscono, un modo diverso dal voto e dalla delega politica, in attesa di tempi migliori.
La promessa è un libro che regalerei volentieri alle mie nipoti e alle mie ex studenti e in genere a tutte le donne. Nel suo bel lavoro Aprile riesce, con un tono leggero, coinvolgente e divulgativo, a raccontare — anche grazie a un apparato iconografico molto accurato — il lungo, faticoso e non ancora concluso cammino, preparato da molte figure femminili, per il pieno riconoscimento del nostro ruolo nella società.

Marianna Aprile
La promessa
Rizzoli, 2026
pp. 353
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
