Ricordo di Paola Giannetti, fisica 

Il 5 luglio di questa torrida estate il mondo scientifico è stato colpito da un grave lutto: ci ha lasciato Paola Giannetti, fisica e studiosa delle particelle elementari di fama internazionale
L’ho conosciuta molti anni fa, perché eravamo compagne di corso. 
Non eravamo in molte, noi ragazze, al corso di laurea in fisica a Pisa, quando nel 1977 ho iniziato i miei studi universitari. Forse per questo motivo ci sentivamo tutte, fin da subito, un po’ più legate.

A differenza della maggior parte di noi, io non ero una studente fuori sede. Ogni mattina prendevo il pullman e dopo circa mezz’ora arrivavo in piazza Torricelli, dove aveva ancora la sua storica sede l’Istituto di Fisica. Paola, invece, veniva da Grosseto ed era arrivata insieme al fratello gemello, che studiava medicina. Facemmo subito conoscenza. Era una ragazza gentile, con un’espressione dolce e vivace allo stesso tempo. Si vestiva molto semplicemente, quasi sempre in jeans e maglietta. Le rare volte in cui capitava a una di noi due di mancare a qualche lezione ci scambiavamo gli appunti. Lei usava la penna stilografica, aveva una bella scrittura e i suoi quaderni erano chiarissimi, nella forma come nel contenuto. 
Entrambe avevamo l’abitudine di sederci in prima fila per ascoltare le lezioni; non intendevamo perdere neanche una parola. Io venivo dallo scientifico, dove avevo avuto un bravo insegnante di matematica e fisica, e mi sentivo a mio agio. Lei aveva fatto il classico ed era un po’ preoccupata: diceva che le sembrava tutto nuovo. 
Anni dopo, nel 2010, ci siamo riviste a Pisa insieme a un gruppo di quelle matricole del 1977. Qualcuno ricordò che a quel tempo il suo soprannome era “Maria Curie”, per il suo libretto universitario da record. Lei si diceva convinta che tutti quei trenta erano il risultato dello studio “matto e disperato”, spesso notturno, che si era imposta nei primi mesi per riuscire a seguire bene le lezioni. Si sentiva un po’ in difficoltà, col suo scarno bagaglio della matematica del classico, e studiava così tanto che quando cominciarono gli esami la sua preparazione era talmente accurata da farle prendere sempre il massimo. 
Ma quella sua convinzione era solo una prova della sua grande modestia. La verità è che non si trattava solo di una questione di impegno. I suoi risultati erano così brillanti semplicemente perché lei aveva davvero una marcia in più: oltre a una spiccata intelligenza, aveva il dono della chiarezza ed era animata da una profonda curiosità intellettuale e da un’enorme passione. Infatti continuò a prendere voti eccellenti anche quando non ebbe più bisogno di studiare giorno e notte, e dopo la laurea divenne una fisica di grande valore. 
Durante il nostro incontro in occasione di quella “rimpatriata”, raccontava del suo lavoro e del grande impegno che richiedeva, sempre in viaggio fra Pisa, l’America e Ginevra. Mi chiedevo come fosse riuscita a conciliare una professione così pervasiva con la vita privata e familiare. Suo marito era un collega e condividevano davvero ogni cosa: questo li aveva aiutati entrambi. Mi parlò anche con immenso orgoglio di Anna, la sua bambina arrivata da qualche anno, che lei accompagnava ogni giorno a scuola in bicicletta, anche d’inverno. 

Paola Giannetti era nata a Grosseto il 29 giugno 1958. Era figlia di due insegnanti: il padre, Ado Giannetti, come lei laureato in fisica, è stato per molti anni preside della scuola Leonardo da Vinci di Grosseto; la madre, Lara Bertini, era docente di lettere nelle scuole medie e superiori. Aveva un fratello gemello, Andrea Giannetti, medico gastroenterologo a cui era legatissima. 
Dopo la maturità classica, nel 1977 si iscrisse al corso di laurea in Fisica presso l’Università di Pisa, dove si laureò nel 1982 col massimo dei voti, specializzandosi successivamente nella fisica delle alte energie. A Pisa è rimasta per il resto della vita, senza mai interrompere il legame con la città natale. 
La sua attività di ricercatrice si è svolta in parallelo con quella del marito Mauro Dell’Orso (nato nel 1957), per molti anni professore ordinario di fisica generale a Pisa, anche lui prematuramente scomparso, nel 2018. Il loro è stato un sodalizio profondo, nella scienza come nella vita. Dal loro matrimonio è nata la figlia Anna. La sua lunga carriera, durata più di quarant’anni, si è svolta interamente presso i laboratori dell’Infn di Pisa, in un percorso culminato nel ruolo di Direttrice di ricerca. Durante tutto questo tempo ha collaborato costantemente con i principali laboratori internazionali del settore, prima a Chicago e in seguito a Ginevra. 
Nel 1982, anno della laurea, ha iniziato l’attività di ricerca al Tevatron, un acceleratore di particelle con una circonferenza di 6,3 km situato presso il Fermilab (Fermi National Accelerator Laboratory), alle porte di Chicago, il grande laboratorio del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti dedicato allo studio della fisica delle particelle elementari. Il Tevatron è rimasto attivo fino al 2011 ed è stato, fino al 2010, l’impianto in grado di produrre collisioni all’energia più elevata nel mondo (circa 1,96 TeV), facendo scontrare fasci di protoni e antiprotoni. 
Paola e il marito Mauro, insieme al loro gruppo di ricerca, hanno dato un contributo fondamentale all’esperimento Cdf (Collider Detector at Fermilab), che ha portato nel 1995 alla scoperta di una nuova particella elementare, il quark top, e poi, nel 2007, alla misurazione della sua massa con un’incertezza di solo l’1%. Questa scoperta ha contribuito a completare il cosiddetto Modello Standard, svelando un aspetto profondo della costituzione della materia. 

I fisici di Pisa hanno il merito di aver progettato il Silicon Vertex Trigger (Svt), il sofisticato sistema elettronico che permetteva di analizzare istantaneamente i milioni di collisioni prodotte dall’acceleratore mediante sistemi di trigger che agivano da filtro. In elettronica, un trigger è un sistema di comando capace di sincronizzare gli eventi in modo da stabilizzare le misure e ripulire i segnali dai disturbi. Grazie a questo dispositivo è stato possibile “catturare” e analizzare solo i deboli segnali dei rari ed eccezionali eventi fisici di interesse per i ricercatori. 
Nel 2011, dopo la chiusura del Tevatron e la conclusione dell’esperimento Cdf, Paola ha proseguito la sua attività al Cern di Ginevra. Qui, in qualità di responsabile del progetto europeo Ftk (Fast Tracker), ha guidato la creazione di un potentissimo supercomputer in grado di analizzare e ricostruire in modo velocissimo (nell’ordine dei microsecondi) le traiettorie tridimensionali delle particelle cariche prodotte all’interno del rivelatore Atlas
Il dispositivo progettato dal team di fisici italiani coordinati da Giannetti riesce a selezionare, fra gli innumerevoli eventi che costituiscono il cosiddetto “rumore di fondo”, quelle rarissime collisioni – la cui frequenza è dell’ordine di una ogni 100.000 – significative ai fini dell’esperimento. Il principio di funzionamento di Ftk, evoluzione naturale dell’Svt sviluppato a Chicago, si basa sulle cosiddette “memorie associative”. Mentre un computer tradizionale ricostruisce la traiettoria analizzando matematicamente ogni singolo punto, un sistema basato su memorie associative confronta l’immagine dell’intera traiettoria contemporaneamente (in parallelo) con una serie di modelli memorizzati. In questo modo vengono isolate solo le traiettorie compatibili, inviate poi ai computer tradizionali per il calcolo finale. Questo meccanismo ricalca esattamente il funzionamento del cervello umano, che sfrutta la capacità di attivare ricordi e idee correlate. È una tecnologia nata per la fisica delle alte energie, ma che, come spesso accade nella ricerca di base, si dimostra promettente nei campi più svariati, ovunque sia utile elaborare immagini complesse in tempo reale.  
A titolo di esempio, in medicina sarà possibile applicare l’architettura Ftk nel campo della diagnostica per immagini. Nelle neuroscienze permetterà di simulare i processi legati alla visione nell’occhio e nel cervello, con l’obiettivo di capire i meccanismi attraverso i quali riusciamo a riconoscere i particolari di interesse (forme, volti, oggetti comuni) in tempi brevissimi, anche all’interno di scenari molto complessi. Infine, nel campo dell’intelligenza artificiale, questa tecnologia potrà dare risposte a molti problemi legati all’esigenza di elaborare informazioni rapidamente, limitando al contempo il consumo energetico. 

Si è trattato di un lavoro talmente pionieristico che, per il gran numero di citazioni ricevute, Paola Giannetti è entrata stabilmente ai vertici della lista dei Top Italian Scientists. Questo indice censisce le donne e gli uomini di scienza di maggior impatto in base all’h-index, una misura che valuta la produzione scientifica combinando il numero di pubblicazioni e la frequenza con cui vengono citate nella letteratura internazionale. Con le sue 283.930 citazioni, Paola Giannetti occupa il 33° posto di questa speciale classifica, posizionandosi decima tra le donne

Per saperne di più 

https://topitalianscientists.org/tis/40235/Paola_Giannetti_-_Top_Italian_Scientist_in_Experimental_HEP 
https://inspirehep.net/authors/1057459 

In copertina: Paola col marito Mauro e il loro gruppo, ritratto davanti a rack di strumentazione elettronica e sistemi di acquisizione tipici degli esperimenti di fisica delle particelle (come quelli del Cdf o del Cern). 

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Articolo di Maria Grazia Vitale

Laureata in fisica, ha insegnato per oltre trent’anni nelle scuole superiori. Dal 2015 è dirigente scolastica. Dal 2008 è iscritta all’Associazione per l’Insegnamento della Fisica (AIF) e componente del gruppo di Storia della Fisica. Particolarmente interessata alla promozione della cultura scientifica, ritiene importanti le metodologie della didattica laboratoriale e del “problem solving” nell’insegnamento della fisica.

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